venerdì 18 maggio 2007

Ricordi in bianco e nero.


In piedi Iribar, Carlos, Alexanco, Villar, Escalza, Lasa e Zaldua; accosciati Oñaederra, Madariaga, Dani, Irureta, Amorrortu, Gisasola, Churruca, Rojo I e Rojo II: l'Athletic che sfidò la Juventus.

30 anni fa, il 18 maggio del 1977, l'Athletic si aggiudicava la finale di ritorno della Coppa UEFA battendo per 2-1 la Juventus di Trapattoni. I gol di Irureta e Carlos, che andarono a ribaltare lo 0-1 firmato da Bettega con uno splendido colpo di testa, non bastarono però per aggiudicarsi il trofeo, che andò ai bianconeri in virtù dell'1-0 dell'andata siglato da Tardelli. L'impresa dei Leoni guidati da Koldo Agirre, tuttavia, ebbe dell'incredibile: portare la squadra di una regione a competere per una coppa europea resta una perla ancora oggi ineguagliata. Di seguito trovate il cammino dell'Athletic in quella straordinaria edizione di UEFA e la rosa dei grandissimi biancorossi che si guadagnarono la storia.

Trentaduesimi di finale

Budapest, 15/09/1976: Ujpest Dozsa-Athletic Club 1-0 (89' Dunai II)

Bilbao, 29/09/1976: Athletic Club-Ujpest 5-0 (13' e 45' Rojo I, 25', 30' e 53' Dani)

Sedicesimi di finale

Basilea, 20/10/1976: Basilea-Athletic Club 1-1 (1' Marti, 44' Madariaga)

Bilbao, 3/11/1976: Athletic Club-Basilea 3-1 (45' Villar, 61' Carlos, 66' Marti, 68' Carlos)

Ottavi di finale

Bilbao, 24/11/1976: Athletic Club-Milan 4-1 (25' Capello, 44' rig. e 81' Dani, 47' e 86' Carlos)

Milano, 8/12/1976: Milan-Athletic Club 3-1 (9' e 38' rig. Calloni, 15' Biasolo, 88' rig. Madariaga)

Quarti di finale


Bilbao, 2/3/1977: Athletic Club-Barcellona 2-1 (13' Asensi, 40' Churruca, 63' rig. Dani)

Barcellona, 16/3/1977: Barcellona-Athletic Club 2-2 (13' Irureta, 23' Cruiyff, 28' Irureta, 63' Cruiyff)

Semifinale

Molenbeek, 6/4/1977: RWD Molenbeek-Athletic Club 1-1 (25' Churruca, 88' Teugel)

Bilbao, 20/4/1977: Athletic Club-RWD Molenbeek 0-0

Finale

Torino, 4/5/1977: Juventus-Athletic Club 1-0 (15' Tardelli)

Bilbao, 18/5/1977: Athletic Club-Juventus 2-1 (6' Bettega, 11' Irureta, 77' Carlos)

La rosa dell'Athletic Club (tra parentesi presenze/reti):

Portieri: Iribar (11/0), Zaldua (1/0), Armenteros (0/0), Urrutia (0/0).

Difensori:
Escalza (12/0), Lasa (10/0), Gisasola (9/0), Madariaga (5/2), Astrain (4/0), Goikoetxea (4/0), Alexanco (3/0)

Centrocampisti:
Irureta (11/3), Villar (11/1), Amorrortu (11/0), Garay (7/0), Oñaedarrea (6/0), Rojo II (5/0), Martín (0/0).

Attaccanti:
Rojo I (12/2), Dani (10/6), Carlos (8/5), Churruca (6/2), Bengoetxea (1/0), Sarabia (0/0).

Alcune immagini della finale.


Il gol dell'1-1 di Irureta.


Carlos, l'autore dell'illusorio 2-1, qui al tiro.



Gentile su Dani, Txetxu Rojo osserva.



La gioia della Juve a fine match, ma l'Athletic ha perso a testa altissima.

giovedì 17 maggio 2007

Due buone notizie.

Svolta positiva per la vicenda Gurpegi: il centrocampista dell'Athletic ha infatti ricevuto il supporto della AFE, l'associazione dei calciatori spagnoli, che all'unanimità ha deciso di inoltrare alla federazione una richiesta di indulto per lui. Come saprete, Carlos sta scontando una squalifica di due anni per doping che, al di là dei moltissimi dubbi sull'effettiva colpevolezza dell'atleta, resta del tutto sproporzionata rispetto alle sanzioni che generalmente vengono comminate ai giocatori beccati positivi al nandrolone (di solito, pochi mesi bastano per tornare in campo). L'entrata in vigore di una nuova legge sul doping, sbandierata col proclama di "Tolleranza Zero", ha portato i colleghi di Gurpegi a richiere l'annullamento del restante anno di squalifica, visto che la sua condanna è stata stabilita seguendo i dettami della vecchia legge. Non sarebbe un pieno riconoscimento di innocenza, che Gurpegi e club chiedono da anni, ma almeno il nostro amatissimo Carlos potrebbe tornare in campo. Non è poco, per un ragazzo perseguitato e additato da anni come "drogato" da tutte le peggiori tifoserie di Spagna.

Roberto Martinez "Tiko" ha ricevuto il via libera dai medici e torna a disposizione di Mané per questo infuocato finale di stagione. Il centrocampista navarro si ruppe i legamenti del ginocchio in occasione dell'amichevole tra la selezione catalana e quella basca ed ha così saltato 7 mesi di campionato, in pratica tutta la stagione. E il numero 7 sarebbe servito, eccome, considerata la mancanza cronica di centrocampisti centrali che ha afflitto quest'anno l'Athletic. Difficile pensare che il tencico bilbaino lo utilizzerà da titolare, visto che lo stato di forma del giocatore non può essere ottimale, ma a partita in corso il nostro Tiko potrebbe rivelarsi molto utile, specie se tornerà ad esplodere uno dei suoi memorabili tiri da fuori, conosciuti in Spagna come tikotazos. Bentornato!

mercoledì 16 maggio 2007

34a giornata: Athletic 1-1 Deportivo.

Athletic: Aranzubia; Expósito, Prieto, Sarriegi, Javi González; Iraola, Murillo, Javi Martínez, Gabilondo (76' Llorente); Etxeberria (63' Yeste), Urzaiz.
Deportivo: Aouate; Coloccini, Lopo, Andrade, Capdevila; Sergio, De Guzmán (73' Pablo Álvarez); Estoyanoff (46' Bodipo), Juan Rodríguez, Riki (80' Filipe); Arizmendi.
Reti: 57' Murillo, 62' Riki.
Arbitro: Pérez Burrull (Colegio cantabro).
Note: espulsi Capdevila (D) al 78' e Sarriegi (A) al 93', entrambi per doppia ammonizione.

Ha l'amarissimo sapore dell'occasione persa questo 1-1 tra Athletic e Deportivo. Non c'è altro modo per definire una partita che metteva nelle mani dei Leoni un match-point per la salvezza e che invece, al fischio finale, lascia i biancorossi in una situazione di classifica tremendamente pericolosa. Al momento di scendere in campo tutti sapevano che questo Athletic-Depor avrebbe potuto replicare (a campi invertiti) quello dello scorso anno, incontro vinto dai baschi che si guadagnarono al Riazor una sudatissima permanenza in Primera; le premesse c'erano tutte: galiziani sterili e senza nulla da chiedere al campionato, bilbaini motivati da una settimana di dichiarazioni importanti, scontro diretto tra Celta e Levante, le due rivali dell'Athletic nella lotta per evitare il terzultimo posto. E invece...ma andiamo alla cronaca.
Mané, consapevole di avere una mano con cui sbancare il piatto, si gioca le due punte, rinunciando però ad Aduriz cui preferisce Etxebe, con il conseguente spostamento di Iraola sull'out destro; con Yeste a mezzo servizio fino al termine della temporada (è stato deciso di non operarlo per la pubalgia, se ne riparla a Liga finita), giocano come centrali Murillo e Javi Martinez, la cui forma attuale lo fa sembrare solo lontano parente del ciclone di qualche tempo fa. Il primo tempo dei biancorossi, nonostante le buone intenzioni, non si discosta per nulla dallo standard di assoluta mediocrità di questa stagione. La manovra è come al solito lenta e prevedibile, i reparti sono troppo distanti tra loro e le punte, isolate e mal rifornite, non si vedono mai. Finisce così che il Depor, pur attaccando con scarsissima convinzione, crei un paio di palle gol interessanti, prima con Juan Rodríguez (colpo di testa fuori di poco) e quindi con Riki, il cui cabezazo da un metro viene respinto dal palo. Per rendersi pericoloso l'Athletic non può far altro che buttare palloni in avanti e sperare in un miracolo dei suoi santi protettori; al 36', San Joseba doma un lancio nell'area galiziana e lo serve di prima a Sant'Andoni, la cui volee di destro viene toccata dal bravo Aouate in corner. Tutto qui per i primi 45 minuti. Nell'intervallo Mané, oltre a comunicare il doppio vantaggio del Levante a Vigo, probabilmente si incazza come una belva per la partita indecente giocata fin lì dai suoi, e per lo meno l'Athletic rientra in campo più convinto. Il corner di Iraola al 57' è un invito irrinunciabile per Murillo, che segna di testa il suo primo gol in Primera dopo quasi 130 gare (che dire, un bomber). Visto il nome del marcatore la vittoria sembra certa, invece Aranzubia pensa bene di movimentare ancora un po' le ultime giornate di Liga e si fa infilare da una punizione non proprio irresistibile di Riki, alimentando la voglia di Gorka Iraizoz che si respira da un po' di tempo a Bilbao. Sarebbe comunque ingiusto scaricare la colpa sul portiere, visto che l'Athletic non fa nulla per segnare il 2-1, giocando in modo scandaloso per una squadra che deve salvarsi, e non parlo dell'aspetto tecnico-tattico (questo passa il convento), bensì dal punto di vista della voglia di vincere, della rabbia agonistica e dell'orgoglio, totalmente assenti. Nemmeno l'inferiorità numerica del Depor, causata dall'espulsione di Capdevila, riesce a scatenare un'offensiva doverosa, e il colpo di testa finale di Urzaiz sventato alla grandissima da Aouate è troppo poco per potersi aggrappare a recriminazioni del tutto fuori luogo. Una squadra sull'orlo del baratro non dovrebbe giocare col fioretto, che peraltro i 3/4 delle rosa dell'Athletic non sanno usare, ma dovrebbe riversare sul terreno di gioco tutto il furore di cui è capace. Aver pareggiato, dopo essere andati in vantaggio senza merito alcuno, contro una squadra senza motivazioni è una mancanza di rispetto verso quegli splendidi 39.000 che ieri affollavano il San Mamés, nonché verso tutti coloro che soffrono per questi colori. Se riusciremo a salvarci, questa riflessione non dovrà mancare nell'agenda del prossimo presidente.

mercoledì 9 maggio 2007

33a giornata: Recreativo 0-0 Athletic.

Recreativo de Huelva: López Vallejo, Merino, Pablo Amo, Mario, Poli, Juanma (61' Rosu), Jesús Vázquez (69' Javi Guerrero), Barber, Santi Cazorla, Uche, Sinama Pongolle.
Athletic Bilbao: Aranzubia, Expósito, Luis Prieto, Sarriegi, Amorebieta, Iraola (85' Yeste), Javi Martínez, Murillo, Gabilondo, Aduriz (75' Llorente), Urzaiz (59' Ustaritz).
Arbitro: Rubinos Pérez (comité madrileño).
Note: espulso Amorebieta (A) al 67' per fallo da tergo.

Verrà un giorno in cui vedremo giocare bene l'Athletic? La domanda sembrerebbe retorica, eppure sono praticamente due anni che non assistiamo ad un paio di buone partite in fila dei Leoni, imprigionati, dall'addio di Valverde in poi, in un intreccio perverso fatto di errori societari, pessimi movimenti di mercato ed equivoci tattici irrisolti. Certo, la situazione attuale impone di seguire la filosofia del "prima i punti, poi lo spettacolo", ed il pareggio di Huelva vale oro in tal senso, ma non si può tacere della figura barbina rimediata in Andalusia dai biancorossi. In pratica, gli uomini di Mané sono stati messi sotto per 90 minuti da quelli di Marcelino, che praticano un football aggressivo, veloce, piacevolissimo da vedere e tremendamente adatto a demolire la nostra difesa di belle statuine, che deve ringraziare San Dani Aranzubia e due traverse per essere rimasta inviolata. I Leoni hanno disputato un match imbarazzante: pochissima circolazione di palla, pressing inesistente, difesa bassa e schiacciata dalle folate del Recre, tutti elementi che hanno contribuito all'imbarazzante "score" della squadra, che parla di due occasioni da gol create contro le dieci (almeno) nitide dei padroni di casa. Un dato interessante alla luce delle due punte proposte da Mané, a rimarcare che non conta il numero degli attaccanti se non si hanno i giocatori in grado di rifornirli.
La cronaca è quanto di più umiliante si possa immaginare per i colori biancorossi: pronti via e Uche, smarcato da un tacco splendido di Sinama Pongolle, si fa respingere la conclusione da Aranzubia, bravo a distendere il piede e sventare. Passano pochi minuti e si invertono le parti: l'africano, definito il nuovo Eto'o, scappa sulla destra e centra per il compagno di reparto, che conclude a botta sicura ma si vede respingere la conclusione dalla faccia interna della traversa. In campo non c'è storia, il Recre domina nel possesso palla grazie a Juanma e Cazorla, molto ispirato, e trova sempre il movimento tra le maglie difensive di uno dei suoi due formidabili attaccanti; l'unico neo, per gli andalusi, è la mancanza di precisione nelle conclusioni, anche se i tentativi dalla distanza di Cazorla e Barber escono di un niente. Nel secondo tempo il copione non muta, ed ancora Aranzubia è provvidenziale a deviare in apertura un colpo di testa angolato di Uche. I padroni di casa non accennano a diminuire la loro pressione, tanto più che l'Athletic non riesce mai a ripartire in contropiede e Mané decide di non insistere oltre con le due punte, togliendo dunque Urzaiz per inserire lo stopper Ustaritz. I Leoni si fanno vedere per la prima volta con Murillo, che spedisce fuori di testa da buona posizione, ma è un fuoco di paglia perchè il Recre non molla la presa e i cambi di Marcelino restituiscono vigore alla manovra offensiva andalusa. Al 67', poi, Amorebieta si vede sventolare un rosso diretto per un innocuo sgambetto a centrocampo, un intervento inutile ma passibile più che altro di un'ammonizione. I padroni di casa hanno la vittoria a portata di mano e creano due ulteriori palle gol: prima Uche devia un cross di Rosu ma trova pronto Dani, quindi è lo stesso giocatore rumeno a concludere in porta con una splendida volee di sinistro, che batte l'incolpevole portiere basco ma impatta ancora una volta nella parte interna della traversa. Sfortuna massima per il Recre che rischia addirittura la beffa al 90': Yeste serve un pallone d'oro a Gabilondo nell'area avversaria, ma il sinistro del numero 11 se ne va alto di un metro sopra la porta di Lopez Vallejo. Giusto così, la vittoria sarebbe stata sinceramente assurda per un Athletic inguardabile, già troppo fortunato ad ottenere il punticino che gli permette di andare a +3 sul Celta terzultimo. Chiudo con una riflessione: inutile giocare con 2 punte se Yeste è costretto a rimanere in panchina per 85 minuti a causa della pubalgia (a proposito, oggi Fran è volato a Monaco di Baviera per vedere di risolvere questo problema, che lo tormenta ormai da molti mesi). Colgo l'occasione per ribadire che trovo incredibili le critiche al nostro numero 10, l'unico talento vero che abbiamo in rosa, il solo giocatore capace di creare occasioni dal nulla, di assistere i compagni e di inventarsi dei "pasos de la muerte" in spazi ristretti e con le difese altrui schierate. Quest'anno aveva iniziato alla grande e bisogna ringraziare lui per essere arrivati a dicembre con un po' di punti in cascina. Per il bene dei nostri colori, dobbiamo solo sperare che torni in forma il più presto possibile.

martedì 8 maggio 2007

Txapeldunak!

Complimenti alle Leonesse allenate da Juaristi, laureatesi ieri Campionesse di Spagna per la quarta volta in cinque anni. 30.000 persone hanno assistito al San Mamés al pareggio con il Torrejon che, unito alla sconfitta delle rivali dell'Espanyol in casa col Rayo Vallecano, ha consegnato alle biancorosse un titolo strameritato. Personalmente non amo il calcio femminile, che ritengo essere un altro sport rispetto al calcio degli uomini, tuttavia non posso non applaudire la straordinaria impresa delle nostre ragazze. Brave!

sabato 5 maggio 2007

David Lopez all'Athletic?


Il giocatore riojano in azione nella partita di Coppa UEFA tra Osasuna e Lens.

Notizia-bomba (vabbè, si fa per dire...) su As di oggi: David Lopez, talentuoso esterno di centrocampo dell'Osasuna, non rinnoverà il contratto in scadenza a giugno e sarà così acquistabile a parametro zero. Il centrocampista di Logroño avrebbe rivelato la sua predilezione per l'Athletic, nonostante alcune squadre importanti, su tutte il Valencia, siano in pressing su di lui fin dall'anno scorso, nel quale il numero 16 dei navarri si è rivelato al grande pubblico giocando da titolare nella squadra giunta al quarto posto nella Liga. David Lopez Moreno è un centrocampista di 25 anni in grado di giocare indifferentemente sulle due fasce, anche se il suo piede di riferimento è il destro; dotato tecnicamente, trova la porta con continuità ed esprime un football di sostanza, lineare ed efficace, senza tuttavia risultare monocorde e riuscendo a dare un discreto apporto alla sviluppo dell'azione offensiva. Nonostante la giovane età, vanta una discreta esperienza in Primera e quest'anno è stato uno dei protagonisti dell'eccezionale cavalcata dei navarri in Coppa UEFA, conclusasi ieri sera con la sconfitta per 2-0 a Siviglia (a proposito: complimenti agli andalusi, alla loro seconda finale in due anni, e anche all'Espanyol di Valverde, che ha eliminato con grande autorevolezza il Werder). Personalmente ho visto giocare David Lopez diverse volte quest'anno, sia in Europa che in Liga, e pur non rimanendo impressionato ne ho apprezzato la facilità di tocco e l'apporto sempre sopra la sufficienza che sa dare alla squadra. Non ci ho mai pensato in chiave Athletic, se devo essere sincero, ma questa notizia che ho letto mi ha fatto riflettere e devo dire che non sarei affatto dispiaciuto di un suo acquisto, visto che Etxebe a destra ha raggiunto una certa età e che Gabilondo a sinistra è quanto di più banale una squadra possa schierare. Invito tutti a prendere con le molle le "bombe" di mercato di As, giornale notoriamente cazzaro, ma in cuor mio spero di vedere il buon David con la nostra casacca il prossimo anno.

venerdì 4 maggio 2007

Quale futuro?

Il doppio 4-1 rimediato contro Siviglia e Real Madrid ha mostrato chiaramente l'attuale impotenza dell'Athletic nei confronti delle squadre di rango, una situazione francamente impensabile solo due anni fa, quando la squadra di Valverde si permetteva il lusso di vittorie importanti (indimenticabili quelle contro le merengues) ed era un osso duro per tutti, specialmente al San Mamés. Adesso, per dirla con tutta sincerità, facciamo ridere. Qual è la causa dell'attuale, disastroso stato delle cose suelle rive del Nervion? La partenza simultanea dei due cardini della fascia sinistra, il terzino Del Horno ed il trequartista Ezquerro, ha lasciato scoperta un'intera zona del campo e il club non ha saputo coprire quella falla, investendo prima in canterani inadeguati (Casas, la meteora Angulo) per poi tentare di rimediare con un acquisto piuttosto anonimo (Gabilondo). La difesa, poi, è la solita croce e rappresenta un problema che negli ultimi anni sta perseguitando l'Athletic senza pietà; ciò è dovuto sia all'oggettiva assenza di giocatori di rilievo (il miglior centrale basco è in assoluto Aitor Ocio, non certo un Puyol o un Terry), sia ad un atteggiamento tattico della squadra spesso poco adeguato nella fase di non possesso: poco pressing, troppa distanza tra i reparti e difesa lasciata spesso in balia di sè stessa. L'assenza di Gurpegi si sta facendo sentire in tal senso, visto che il navarro fa del dinamismo e della pressione sui portatori di palla avversari le chiavi principali del suo gioco; la sua squalifica ha comportato un evidente squilibrio nel centrocampo dell'Athletic, impossibile da compensare per un mediocre come Murillo e aggravato ulteriormente dalle perdite per infortunio di Orbaiz e Tiko.
Un altro nodo da sciogliere riguarda il reparto offensivo, che l'anno scorso mostrò le corde e in questa stagione sta facendo, se possibile, ancora peggio. Il dilemma più grande riguarda Nando Llorente: bufala o potenziale campione? Finora il ragazzo ha fatto ben poco, ma è indubbio che non possa lasciare il segno se viene schierato solo 10 minuti a partita (non gioca titolare da un anno esatto). La scorsa temporada l'Athletic si salvò soprattutto grazie ai gol di Aduriz, un contropiedista nato che si adattava a meraviglia allo schema catenacciaro di Clemente, ma che non è in grado di giocare da boa in un 4-2-3-1 basato, come attualmente succede, sul lancio dalle retrovie o comunque sui cross dalle fasce. Non a casa Isma Urzaiz, specialista in questo tipo di gioco, un anno fa stava ai margini mentre adesso è uno degli uomini-chiave per la salvezza, insieme a Yeste e all'altro semipensionato Etxeberria. Quello dell'età è un altro bel problema per i bilbaini, che hanno una rosa giovane e inesperta ma al contempo contano ancora moltissimo, come detto, su alcuni senatori, lasciando presagire foschi scenari quando i vecchi della squadra saranno giocoforza costretti al ritiro.
A tutto ciò, credo che vada aggiunta una certa confusione che sta caratterizzando gli ultimi tempi della gestione Mané. Vedere in campo Sarriegi e sapere in panchina Luis Prieto e Ustaritz, di gran lunga il miglior difensore in rosa nonchè uomo decisivo l'anno scorso, fa restare sinceramente basiti, così come è inspiegabile il non utilizzo di Dañobeitia. Giovane di ottime speranze, portato in prima squadra da Clemente, è un brevilineo rapidissimo negli spazi stretti, dotato di un dribbling secco e di quell'imprevedibilità essenziale per un giocatore di fascia che ne fanno un esterno molto migliore di Gabilondo, classico soldatino che avanza sempre con lo stesso passo e gioca senza un briciolo di fantasia; per quale motivo Daño faccia panchina all'ex realista è un mistero che sembra non avere soluzione. Anche alcune mosse tattiche (Ustaritz mediano, Aduriz puntero, Javi Martinez che si è fatto praticamente tutte le zone del centrocampo) sono sembrate leggermente caotiche, e nonostante la buona impressione che il baffuto mister mi ha generalmente fatto, ritengo che il prossimo anno la dirigenza dovrebbe puntare su un altro tecnico (Mendilibar, Clemente ma soprattutto Irureta).
Per rinforzare i punti deboli che ho citato finora serve senza dubbio un mercato all'altezza, come non si vede a Bilbao da diverso tempo, e la probabile retrocessione della Real Sociedad concede all'Athletic un'occasione assolutamente da non perdere per acquistare diversi giocatori interessanti. Tre pezzi pregiati dei donostiarri, infatti, sono in scadenza a giugno e non rinnoveranno in caso di discesa in Segunda: Aranburu, ottimo centrocampista tuttofare (può giocare da mediano d'impostazione, da esterno destro e da trequartista centrale), Garrido, onesto terzino sinistro che ci servirebbe come il pane, e Xabi Prieto, trequartista di grande talento ma tremendamente incostante e con pochissima personalità. Per il resto, le strepitose prestazioni di Gorka Iraizoz in Coppa UEFA fanno nascere più di un pensierino sul portiere dell'Espanyol, vista l'impresentabilità di Lafuente e l'attuale incostanza di Aranzubia, mentre per la difesa il sogno risponde sempre al nome di Aitor Ocio, imprescindibile per restituire dignità ad un reparto che somiglia sempre più ad una barzelletta. Il problema delle punte sembra infine di difficile soluzione, perchè il sebatoio basco scarseggia non poco per quanto riguarda il parco attaccanti, nel quale spicca il solo Joseba Llorente, "pichichi" della Segunda Division con 17 reti. El Matador, come lo chiamano i tifosi del Valladolid, si è trasformato negli anni da seconda punta di movimento a centravanti d'area di rigore, sviluppandosi nel fisico e nelle capacità acrobatiche, tuttavia non ha mai giocato da titolare in Primera e rappresenta una notevole incognita. Dopo di lui, il vuoto o poco più: Diaz de Cerio è un onesto mestierante; Agirretxe ha fatto faville nella Real B ma nel Castellon, squadra di Segunda dov'è in prestito da gennaio, non gioca da un mese e mezzo, e comunque ha solo 20 anni; di Oskitz, campione del mondo under 19 e grandissima promessa del calcio basco, si sono perse le tracce in Segunda B, la serie C spagnola. Insomma, le incognite sono molte, senza contare che tutto dipende dal raggiungimento o meno della salvezza. Se penso che tre anni fa l'Athletic era in UEFA, mi viene da piangere...

mercoledì 2 maggio 2007

32a giornata: Athletic 1-4 Real Madrid.

Athletic Club: Aranzubia; Expósito, Sarriegi, Amorebieta, Javi González; Iraola (70' Llorente), Murillo; Etxeberria (52' Urzaiz), Javi Martínez, Gabilondo (52' Yeste); Aduriz.
Real Madrid: Casillas; Cicinho, Cannavaro, Sergio Ramos, Torres; Diarra, Emerson; Beckham, Raúl (87' Reyes), Robinho (76' Guti); Van Nistelrooy (65' Higuaín).
Reti: 14' Sergio Ramos, 34' e 49' Van Nistelrooy, 80' Llorente, 83' Guti.
Arbitro: Muñiz Fernandez (Colegio Asturiano).

Fa male, malissimo, perdere con questo punteggio contro il "nemico" storico, il Real. Il dolore diventa quasi insostenibile se si considera che Athletic e merengues hanno giocato alla pari fino al 3-0, anzi, a dirla tutta sono stati i biancorossi a farsi preferire; l'unica differenza l'ha fatta la capacità del Madrid di concretizzare ogni occasione, mentre i Leoni hanno palesato un'incredibile leggerezza sotto porta che li ha portati a fallire palle-gol in serie. La solita banda del buco in difesa, poi, ha completato l'opera, guidata dal sempre inguardabile Sarriegi (Amorebieta entra spesso come il peggior Materazzi, ma almeno l'uomo qualche volta lo tiene); vedere per credere i primi due gol dei blancos, con Ramos e Van Nistelrooy, non propriamente Gianni e Pinotto, lasciati liberissimi di colpire di testa all'interno dell'area piccola...roba da tribuna immediata. E pensare che la partita non inizia male per l'Athletic: guidata da un Etxeberria in gran forma, la squadra pratica un bel pressing alto, mette in mostra una buona corsa e supera gli avversari nel possesso palla, prendendo in mano senza troppi problemi le redini del gioco. Nei primi 10 minuti Aduriz si trova per ben due volte davanti a Casillas, sbagliando lo stop nella prima occasione e venendo fermato per un fuorigioco inesistente nella seconda (bellissima l'azione di Etxebe, conclusa con un assist di esterno destro davvero perfetto). Le cose sembrano mettersi bene per i padroni di casa, ma il Real decide di mettere subito le cose in chiaro e passa in vantaggio alla sua prima vera azione del match: solito cross tagliatissimo di Beckham, Sergio Ramos viene dimenticato in area e non ha difficoltà a insaccare di testa, indisturbato, scatenando la rabbia di un esterrefatto Aranzubia verso i proprio difensori. La reazione dell'Athletic c'è ed è veemente, purtroppo la mira difetta sia al Gallo, che spedisce fuori un diagonale di sinistro, sia, soprattutto, ad Iraola, il cui destro sul primo palo, a lato di un metro, getta al vento la più ghiotta occasione creata dai biancorossi nel primo tempo. La sfuriata dei Leoni, purtroppo, si esaurisce presto, anche perchè Javi Martinez non è in condizione, Murillo ha una giornata da incubo e Iraola non può cantare e portare la croce; il risultato è che la squadra si sfilaccia, le distanze tra i reparti si allungano e il centrocampo non riesce a fare filtro e a pressare come nella prima mezz'ora. Logico quindi che il Real, trovando ampi spazi nella trequarti offensiva, riesca a rendersi pericoloso grazie a qualcuno dei suoi eccezionali solisti; con Robinho e Raul fuori dal match, tocca ad un ottimo Beckham guidare l'offensiva merengue, che trova in Van Nistelrooy il solito terminale implacabile. Prima è l'inglese a sforare il 2-0 con un colpo di testa stoppato da Aranzubia, poi la palla per il cabezazo tocca al liberissimo Ruud che, ben imbeccato da Cicinho, non si fa pregare e mette in porta il 2-0 della sicurezza. La doppietta dell'olandese ad inizio ripresa chiude definitivamente il match e a nulla servono i cambi tardivi di Mané; l'ingresso di Urzaiz, paradossalmente, ha l'effetto di peggiorare il gioco dei Leoni, che abbandonano la palla a terra per prodursi in una sfibrante serie di lanci lunghi per Isma, schema usurato a cui si dovrebbe cercare un'alternativa a tutti i costi. Il gol di Llorente serve solo per le statistiche, mentre il sigillo finale di Guti è ottimo per deliziare i palati fini (tocco sotto meraviglioso a chiudere uno splendido contropiede) e umilia oltre i suoi demeriti oggettivi un Athletic capace di tenere testa al Real e di giocare spesso meglio della Capello's band. I complimenti finali del mister italiano, secondo il quale il 4-1 non rispecchia ciò che si è visto sul terreno di gioco, non ripagano i baschi di una partita buttata via per la totale insipienza nelle due fasi, sia quella difensiva che quella offensiva; a parer mio, infine, Mané ha dimostrato di non avere le idee chiarissime, effettuando scelte di uomini francamente inspiegabili. Tratterò nei prossimi giorni questo punto in modo più approfondito.

mercoledì 25 aprile 2007

31a giornata: Siviglia 4-1 Athletic.

Sevilla: Cobeño; Daniel Alves, Aitor Ocio, Escudé, David; Jesús Navas (62' Hinkel), Poulsen, Renato (71' Maresca), Puerta; Luis Fabiano, Kerzhakov (67' Chevantón).
Athletic Club: Aranzubia (28' Lafuente); Iraola, Luis Prieto, Sarriegi, Amorebieta, Expósito; Etxeberria, Murillo, Yeste, Gabilondo (68' Ustaritz); Aduriz (68' Urzaiz).
Reti: 48' Kerzhakov, 54' Puerta, 69' Chevanton, 77' Yeste, 82' Luis Fabiano.
Arbitro: Ayza Gamez (Comité Valenciano).

Il difensivismo paga? Il dibattito dura dalla notte dei tempi (calcistici, ovviamente), ma se siete sostenitori della bontà del gioco in trincea, in 10 dietro la linea del pallone, non prendete ad esempio imperituro la partita dell'Athletic a Siviglia. Difesa a cinque, centrocampo praticamente bloccato e una sola punta, Aduriz, sporadicamente supportata da Yeste ed Etxeberria... risultato: 4 pere sul groppone e a casa. Ho sempre pensato che, per difendersi al meglio, una squadra sulla carta inferiore non debba limitarsi ad aumentare il numero dei difensori in campo, perchè intasare gli spazi dal centrocampo in giù non è sinonimo di corretta occupazione del terreno di gioco. Prova ne è il primo gol del Siviglia, con Luis Fabiano che attira su di sé tutti e tre (ripeto, tutti e tre) i centrali biancorossi per poi scaricare su Kerzhakov, liberissimo, il più comodo dei palloni da recapitare in porta. Insomma, a parer mio una difesa efficiente nasce dal pressing corale e dai movimenti collaudati di tutti i reparti, non solo di quello arretrato: due cose che sono assolutamente mancate all'Athletic di ieri. Giusta la decisione di Mané di bloccare le fasce, principale fonte di gioco degli andalusi, ma se si hanno giocatori di scarsa qualità è impensabile di poter arginare gente come Dani Alves, Jesus Navas e company...sarà forse un caso, ma nel primo tempo il Siviglia sfonda spesso e volentieri a sinistra, dove Exposito e Gabilondo non riescono mai a mettere in difficoltà i loro dirimpettai. Mi ripeto, ma ho sempre pensato che l'unico modo per tenere sulle loro le ali e i terzini di spinta è quello di attaccarli, di costringerli in primis a difendersi, e per questo avrei messo Javi Gonzalez e magari Dañobeitia a sinistra. Il baffuto mister basco, invece, scende in campo con una tattica rinunciataria e schiera gli uomini sbagliati (cosa ci faceva Yeste sulla linea del centrocampo?), perdendola insomma in partenza; giova a poco ricordare che i primi 45' si chiudono sullo 0-0, perchè il Siviglia non avrebbe rubato nulla se fosse andato al riposo avanti di due o tre gol. Già nei primi dieci minuti, infatti, gli uomini di Juande Ramos hanno due ghiottissime occasioni per il vantaggio: Poulsen si vede annullare un gol di testa per fuorigioco, quindi Yeste stende nettamente Kerzhakov in area, ma il rigore di Luis Fabiano va a sbattere sul palo con Aranzubia spiazzato. Dopo un'estemporanea occasionissima di Etxeberria, che batte in tunnel Cobeño ma centra il primo palo, i padroni di casa riprendono il comando delle operazioni, creando palle gol importanti con Poulsen, Renato e Kerzhakov (gran giocatore, su di lui anche un secondo rigore non dato al Siviglia, causato da un'entrata scomposta di Amorebieta). La ripresa restituisce con gli interessi ciò che il primo tempo aveva tolto agli andalusi, in gol con la punta russa dopo appena 3 minuti. Contesa chiusa al 54': azione avvolgente del Siviglia, sfondamento di Puerta a sinistra e tiro cross che batte sul primo palo il colpevolissimo Lafuente, entrato alla mezz'ora della prima frazione al posto di Dani, colpito duro da Poulsen in occasione del gol annullato al danese. L'Athletic esce dal campo e lascia completamente il proscenio agli avversari, a cui non pare vero di poter affondare ad ogni minima accelerazione. L'atmosfera da partitella post-picnic rivitalizza anche Chevanton, bollito come non mai in questa stagione, che capitalizza al massimo l'assist di uno scatenato Luis Fabiano, autore di una delle sue migliori prestazioni dell'anno. Dopo l'inutile gol di Yeste, che ritrova la via della rete grazie ad un bel colpo di testa, la gloria finale spetta proprio al brasiliano ex San Paolo, bravo a girare in rete un assist al bacio di Dani Alves (ma la difesa di belle statuine dei Leoni ci mette del suo, come al solito). Insomma, finisce in goleada un disastro semi-annunciato. Purtroppo anche Mané cade spesso vittima di questo eccesso di difensivismo, quando una tattica leggermente più spregiudicata (pressing, difesa più alta, maggior spinta sulle fasce) potrebbe essere talvolta tentata. Tanto, 4-1 più, 4-1 meno...

venerdì 20 aprile 2007

Il punto sulla Liga.

Alta classifica.
Come ha scritto giustamente Valentino (vi invito a visitare il suo blog, Calcio Spagnolo, il cui link trovate nella colonna a destra), nessuno merita di vincere questa Liga. Già il fatto che l'inguardabile Real di Capello, incapace di giocare bene due partite di fila (e forse due partite in tutta la stagione), sia sempre in lotta per il titola dimostra che le prime della classe, quest'anno, stanno lasciando molto a desiderare. Il Barça con tutta probabilità vincerà il campionato, eppure non è riuscito ad aggiudicarsi un solo scontro diretto contro le rivali principali, ovvero Madrid, Siviglia e Valencia. L'annata dei blaugrana, diciamocela tutta, non è stata di quelle memorabili, anche se i catalani potrebbero vincere sia Liga che Coppa, salvando coi trofei una temporada poco esaltante dal punto di vista del gioco. Il Barcellona è mancato soprattutto negli appuntamenti importanti, mostrando spesso preoccupanti imbarazzi nell'applicazione del suo classico 4-3-3, uno schema che gli avversari ormai conoscono benissimo e contro cui ogni squadra di Liga ha imparato a confrontarsi. Le bizze di Ronaldinho, poco presente agli allenamenti, lo scarso apporto dei nuovi acquisti e soprattutto l'infortunio di Eto'o, giocatore imprescindibile per le sue caratteristiche quasi uniche, hanno determinato questo cammino atipico della squadra di Rijkaard: implacabile con le piccole, poco presente con le grandi, uscita di scena al primo scontro impegnativo in Champion's. Il Real Madrid, che per la pochezza di gioco espressa meriterebbe di stare sotto al Nastic, ha sfruttato il cammino incostante del Barça ed è riuscito incredibilmente a tenersi nella sua scia, sfruttando giornata dopo giornata le intuizioni dei suoi solisti. Capello tuttavia ha fallito nel suo obiettivo, riuscire a dare un gioco definito alle merengues ed inaugurare un ciclo vincente. Questo Real non assomiglia per nulla alle sue squadre, spesso brutte da vedere ma estremamente concrete, ben organizzate in difesa e pronte a sfruttare le poche occasioni che creano davanti; non penso che il presidente Calderon si immaginasse un Madrid in grado di imporre il proprio gioco, cosa che le formazioni capelliane raramente fanno, ma nemmeno delle merengues così povere d'idee e tremendamente scomposte quando vengono attaccate. Niente ha funzionato del piano-Real: gli ex juventini sono stati inguardabili, in particolare il Pallone d'Oro (sic!) Cannavaro, la diga frangiflutti Emerson-Diarra è naufragata miseramente e il tentativo di recuperare talenti come Cassano e Reyes, entrambi alla deriva anche se per motivi diversi, non ha funzionato. La confusione si è impadronita di Don Fabio e lo ha portato ad avallare una campagna acquisti di riparazione, improntata su tre dei migliori giovani sudamericani (Marcelo, Gago e Higuain), che ha contraddetto in pieno il progetto iniziale del tecnico friulano. Perchè scartare all'inizio i giovani canterani (De la Red, Torres, Soldado) per puntare poi su pari età di "nome" a gennaio? Insomma, un naufragio. Eppure i blancos sono sempre lì, salvati a turno dai gol di Van Nistelrooy, unico acquisto azzeccato (ma ci voleva poco), Raul, Robinho e da alcune estemporanee invenzioni dei reietti Beckham e Cassano. E se Messi non avesse segnato il gol del 3-3 tra Real e Barça al 93'...
Siviglia e Valencia, pur trovandosi oggettivamente ancora vicine, a parer mio non hanno possibilità di agganciare il treno dei catalani. Gli andalusi hanno disputato un campionato splendido, tuttavia non hanno ancora la cattiveria e la maturità necessarie per aggiudicarsi una competizione come la Liga, e inoltre stanno anche attraversando un periodo di naturale appannamento fisico. Il Valencia per tutto l'anno ha avuto il problema opposto del Barcellona, ovvero ha conseguito vittorie di prestigio con le grandi per poi perdere tanti, troppi punti con le squadre di medio-bassa classifica. Ciò è dovuto in gran parte all'assetto della squadra di Quique Sanchez Flores, che non riesce ad esprimersi al meglio quando deve imporre il suo gioco, ma può liberare tutto il suo potenziale offensivo quando riesce ad andare in contropiede. Un po' poco per avanzare pretese sul titolo.

Zona UEFA-centro classifica.
Saragozza e Atletico Madrid occupano attualmente i due posti UEFA, ma sono ancora in corsa per i posti Champion's. L'equilibrio quest'anno regna sovrano nella Liga e i giochi son ben lontani dall'essere fatti...se a tutto ciò si aggiunge la presenza di almeno 2-3 squadre rivelazione, il mix che ne viene fuori è davvero esplosivo, anche se lo spettacolo quest'anno è meno bello rispetto a qualche tempo fa. Dicevo delle squadre sorprendenti: Racing Santander, Getafe e Recreativo, mine vaganti di quest'anno. Il Racing di queste tre è la squadra che gioca in modo meno spettacolare, tuttavia mostra una solidità impressionante e un'ottima difesa. I cantabrici mettono in mostra un calcio semplice, fatto di grande partecipazione ai ripiegamenti in fase di non possesso e di un unico (o quasi) schema d'attacco: palla al gigantesco Zigic, ariete serbo di 2 metri, immarcabile di testa, e inserimenti dei trequartisti pronti a sfruttare le sue spizzate. L'attaccante balcanico forma con Munitis, vecchio volpone, una coppia eccellente: i due si trovano a meraviglia, dialogano spesso palla a terra e il buon Pedro riesce a sfruttare benissimo la sua velocità per infilarsi negli spazi aperti per lui dal compagno. All'opposto ci sono Recreativo e Getafe, due squadre che fanno dell'organizzazione e della partecipazione corale alla manovra i loro punti di forza. Certo, entrambe le formazioni hanno nelle loro fila giocatori molto forti (Uche, Sinama Pongolle, Alexis, Guiza...), tuttavia è il collettivo la loro vera forza. Come il primo Chievo di Delneri, Geta e Recre hanno portato una ventata d'aria fresca e si fanno ammirare per la loro applicazione nel pressing, nei movimenti senza palla e nelle verticalizzazioni rapidissime che permettono loro di ribaltare l'azione con pochi tocchi.
L'avanzare delle tre sorprese di stagione ha relegato ai margini il Deportivo, ripresosi dopo un terrificante periodo nero, e un anonimo Villarreal, minato da problemi di spogliatoio, da infortuni di lungo corso e da qualche equivoco tattico di troppo, mentre Osasuna ed Espanyol stanno puntando tutto sulla UEFA, competizione nella quale hanno raggiunto le semifinali. Sotto al Maiorca, bravo a riscattare una partenza tutt'altro che impressionante, si apre il baratro, la zona retrocessione.

Bassa classifica.
Eccoci all'acqua, come direbbe un vecchio toscano. Siamo finalmente arrivati alla parte che, purtroppo, riguarda anche l'Athletic. Il discorso sulla retrocessione quest'anno coinvolge sei squadre (anche se, a ben guardare, pure Osasuna e Maiorca potrebbero ripiombarci nel mezzo). Se, un mese fa, qualcuno mi avesse detto che Real Sociedad e Nastic sarebbero state ancora in corsa avrei riso di gusto; invece, catalani e baschi non hanno mollato e sono lì, sotto di sei punti, a sperare in un miracolo che avrebbe dell'incredibile. Alla Real, che considero la squadra tecnicamente più povera della Liga, è bastato l'inserimento di Savio per trovare giocate migliori e qualche gol, anche se la sterilità di due ottime punte come Kovacevic e Skoubo è sintomo di una notevole difficoltà nello sviluppo della manovra. Il Nastic, ritrovatosi nel girone di ritorno, propone un calcio altrettanto povero, tuttavia ha trovato finalmente un Portillo all'altezza del ruolo ed è riuscito a mettere sul campo un catenaccio+contropiede spesso redditizio. Le possibiilità di salvezza delle due squadre sono poche, però bisogna davvero tributare loro un applauso per averci creduto e per aver reso la lotta nei bassifondi ancor più appassionante. Il Levante, a parer mio, è nella situazione peggiore: non segna, non vince e la serie positiva di Abel Resino si è interrotta dopo un paio di gare. Lopez Caro aveva fatto francamente pochino, ma il suo esonero non è servito a risollevare una squadra triste e senza gioco. La lotta per evitare il terzultimo posto coinvolge poi altre tre squadre: l'Athletic, che viene da due vittorie di fila ma deve affrontare Siviglia e Real Madrid, il Celta e il Betis. I galiziani sono il grande equivoco di questa parte della classifica: in parole povere, cosa ci fanno? La risposta non è facile. La rosa è di qualità, anche se ha pochissime alternative alla punta Baiano, e l'ex allenatore Fernando Vazquez aveva un sistema di gioco collaudato ed efficace. Ora Hristo Stoichkov ha il compito di traghettare la squadra fuori dalla zona pericolosa: il bulgaro ha iniziato bene, portando a casa una preziosa vittoria sul Depor che manvaca al Balaidos da diversi mesi. Infine, il Betis di Fernandez. I sivigliani giocano francamente maluccio, tuttavia hanno trovato il bomber-salvezza (il legnoso Robert) e hanno assunto in toto il carattere guerriero del loro mister; certo, il capitombolo interno con la Real Sociedad, causato da una papera di Doblas e da una prestazione offensiva imbarazzante, ha complicato i piani del tecnico francese, tuttavia non credo che i biancoverdi avranno troppi problemi a salvarsi. Insomma, la situazione in coda è quasi più complessa di quella in testa. A parer mio, i verdetti arriveranno praticamente all'ultima giornata: una Liga appassionante, ma se siete tifosi dalle coronarie facili vi consiglio di guardarla con prudenza.