venerdì 20 aprile 2007

Il punto sulla Liga.

Alta classifica.
Come ha scritto giustamente Valentino (vi invito a visitare il suo blog, Calcio Spagnolo, il cui link trovate nella colonna a destra), nessuno merita di vincere questa Liga. Già il fatto che l'inguardabile Real di Capello, incapace di giocare bene due partite di fila (e forse due partite in tutta la stagione), sia sempre in lotta per il titola dimostra che le prime della classe, quest'anno, stanno lasciando molto a desiderare. Il Barça con tutta probabilità vincerà il campionato, eppure non è riuscito ad aggiudicarsi un solo scontro diretto contro le rivali principali, ovvero Madrid, Siviglia e Valencia. L'annata dei blaugrana, diciamocela tutta, non è stata di quelle memorabili, anche se i catalani potrebbero vincere sia Liga che Coppa, salvando coi trofei una temporada poco esaltante dal punto di vista del gioco. Il Barcellona è mancato soprattutto negli appuntamenti importanti, mostrando spesso preoccupanti imbarazzi nell'applicazione del suo classico 4-3-3, uno schema che gli avversari ormai conoscono benissimo e contro cui ogni squadra di Liga ha imparato a confrontarsi. Le bizze di Ronaldinho, poco presente agli allenamenti, lo scarso apporto dei nuovi acquisti e soprattutto l'infortunio di Eto'o, giocatore imprescindibile per le sue caratteristiche quasi uniche, hanno determinato questo cammino atipico della squadra di Rijkaard: implacabile con le piccole, poco presente con le grandi, uscita di scena al primo scontro impegnativo in Champion's. Il Real Madrid, che per la pochezza di gioco espressa meriterebbe di stare sotto al Nastic, ha sfruttato il cammino incostante del Barça ed è riuscito incredibilmente a tenersi nella sua scia, sfruttando giornata dopo giornata le intuizioni dei suoi solisti. Capello tuttavia ha fallito nel suo obiettivo, riuscire a dare un gioco definito alle merengues ed inaugurare un ciclo vincente. Questo Real non assomiglia per nulla alle sue squadre, spesso brutte da vedere ma estremamente concrete, ben organizzate in difesa e pronte a sfruttare le poche occasioni che creano davanti; non penso che il presidente Calderon si immaginasse un Madrid in grado di imporre il proprio gioco, cosa che le formazioni capelliane raramente fanno, ma nemmeno delle merengues così povere d'idee e tremendamente scomposte quando vengono attaccate. Niente ha funzionato del piano-Real: gli ex juventini sono stati inguardabili, in particolare il Pallone d'Oro (sic!) Cannavaro, la diga frangiflutti Emerson-Diarra è naufragata miseramente e il tentativo di recuperare talenti come Cassano e Reyes, entrambi alla deriva anche se per motivi diversi, non ha funzionato. La confusione si è impadronita di Don Fabio e lo ha portato ad avallare una campagna acquisti di riparazione, improntata su tre dei migliori giovani sudamericani (Marcelo, Gago e Higuain), che ha contraddetto in pieno il progetto iniziale del tecnico friulano. Perchè scartare all'inizio i giovani canterani (De la Red, Torres, Soldado) per puntare poi su pari età di "nome" a gennaio? Insomma, un naufragio. Eppure i blancos sono sempre lì, salvati a turno dai gol di Van Nistelrooy, unico acquisto azzeccato (ma ci voleva poco), Raul, Robinho e da alcune estemporanee invenzioni dei reietti Beckham e Cassano. E se Messi non avesse segnato il gol del 3-3 tra Real e Barça al 93'...
Siviglia e Valencia, pur trovandosi oggettivamente ancora vicine, a parer mio non hanno possibilità di agganciare il treno dei catalani. Gli andalusi hanno disputato un campionato splendido, tuttavia non hanno ancora la cattiveria e la maturità necessarie per aggiudicarsi una competizione come la Liga, e inoltre stanno anche attraversando un periodo di naturale appannamento fisico. Il Valencia per tutto l'anno ha avuto il problema opposto del Barcellona, ovvero ha conseguito vittorie di prestigio con le grandi per poi perdere tanti, troppi punti con le squadre di medio-bassa classifica. Ciò è dovuto in gran parte all'assetto della squadra di Quique Sanchez Flores, che non riesce ad esprimersi al meglio quando deve imporre il suo gioco, ma può liberare tutto il suo potenziale offensivo quando riesce ad andare in contropiede. Un po' poco per avanzare pretese sul titolo.

Zona UEFA-centro classifica.
Saragozza e Atletico Madrid occupano attualmente i due posti UEFA, ma sono ancora in corsa per i posti Champion's. L'equilibrio quest'anno regna sovrano nella Liga e i giochi son ben lontani dall'essere fatti...se a tutto ciò si aggiunge la presenza di almeno 2-3 squadre rivelazione, il mix che ne viene fuori è davvero esplosivo, anche se lo spettacolo quest'anno è meno bello rispetto a qualche tempo fa. Dicevo delle squadre sorprendenti: Racing Santander, Getafe e Recreativo, mine vaganti di quest'anno. Il Racing di queste tre è la squadra che gioca in modo meno spettacolare, tuttavia mostra una solidità impressionante e un'ottima difesa. I cantabrici mettono in mostra un calcio semplice, fatto di grande partecipazione ai ripiegamenti in fase di non possesso e di un unico (o quasi) schema d'attacco: palla al gigantesco Zigic, ariete serbo di 2 metri, immarcabile di testa, e inserimenti dei trequartisti pronti a sfruttare le sue spizzate. L'attaccante balcanico forma con Munitis, vecchio volpone, una coppia eccellente: i due si trovano a meraviglia, dialogano spesso palla a terra e il buon Pedro riesce a sfruttare benissimo la sua velocità per infilarsi negli spazi aperti per lui dal compagno. All'opposto ci sono Recreativo e Getafe, due squadre che fanno dell'organizzazione e della partecipazione corale alla manovra i loro punti di forza. Certo, entrambe le formazioni hanno nelle loro fila giocatori molto forti (Uche, Sinama Pongolle, Alexis, Guiza...), tuttavia è il collettivo la loro vera forza. Come il primo Chievo di Delneri, Geta e Recre hanno portato una ventata d'aria fresca e si fanno ammirare per la loro applicazione nel pressing, nei movimenti senza palla e nelle verticalizzazioni rapidissime che permettono loro di ribaltare l'azione con pochi tocchi.
L'avanzare delle tre sorprese di stagione ha relegato ai margini il Deportivo, ripresosi dopo un terrificante periodo nero, e un anonimo Villarreal, minato da problemi di spogliatoio, da infortuni di lungo corso e da qualche equivoco tattico di troppo, mentre Osasuna ed Espanyol stanno puntando tutto sulla UEFA, competizione nella quale hanno raggiunto le semifinali. Sotto al Maiorca, bravo a riscattare una partenza tutt'altro che impressionante, si apre il baratro, la zona retrocessione.

Bassa classifica.
Eccoci all'acqua, come direbbe un vecchio toscano. Siamo finalmente arrivati alla parte che, purtroppo, riguarda anche l'Athletic. Il discorso sulla retrocessione quest'anno coinvolge sei squadre (anche se, a ben guardare, pure Osasuna e Maiorca potrebbero ripiombarci nel mezzo). Se, un mese fa, qualcuno mi avesse detto che Real Sociedad e Nastic sarebbero state ancora in corsa avrei riso di gusto; invece, catalani e baschi non hanno mollato e sono lì, sotto di sei punti, a sperare in un miracolo che avrebbe dell'incredibile. Alla Real, che considero la squadra tecnicamente più povera della Liga, è bastato l'inserimento di Savio per trovare giocate migliori e qualche gol, anche se la sterilità di due ottime punte come Kovacevic e Skoubo è sintomo di una notevole difficoltà nello sviluppo della manovra. Il Nastic, ritrovatosi nel girone di ritorno, propone un calcio altrettanto povero, tuttavia ha trovato finalmente un Portillo all'altezza del ruolo ed è riuscito a mettere sul campo un catenaccio+contropiede spesso redditizio. Le possibiilità di salvezza delle due squadre sono poche, però bisogna davvero tributare loro un applauso per averci creduto e per aver reso la lotta nei bassifondi ancor più appassionante. Il Levante, a parer mio, è nella situazione peggiore: non segna, non vince e la serie positiva di Abel Resino si è interrotta dopo un paio di gare. Lopez Caro aveva fatto francamente pochino, ma il suo esonero non è servito a risollevare una squadra triste e senza gioco. La lotta per evitare il terzultimo posto coinvolge poi altre tre squadre: l'Athletic, che viene da due vittorie di fila ma deve affrontare Siviglia e Real Madrid, il Celta e il Betis. I galiziani sono il grande equivoco di questa parte della classifica: in parole povere, cosa ci fanno? La risposta non è facile. La rosa è di qualità, anche se ha pochissime alternative alla punta Baiano, e l'ex allenatore Fernando Vazquez aveva un sistema di gioco collaudato ed efficace. Ora Hristo Stoichkov ha il compito di traghettare la squadra fuori dalla zona pericolosa: il bulgaro ha iniziato bene, portando a casa una preziosa vittoria sul Depor che manvaca al Balaidos da diversi mesi. Infine, il Betis di Fernandez. I sivigliani giocano francamente maluccio, tuttavia hanno trovato il bomber-salvezza (il legnoso Robert) e hanno assunto in toto il carattere guerriero del loro mister; certo, il capitombolo interno con la Real Sociedad, causato da una papera di Doblas e da una prestazione offensiva imbarazzante, ha complicato i piani del tecnico francese, tuttavia non credo che i biancoverdi avranno troppi problemi a salvarsi. Insomma, la situazione in coda è quasi più complessa di quella in testa. A parer mio, i verdetti arriveranno praticamente all'ultima giornata: una Liga appassionante, ma se siete tifosi dalle coronarie facili vi consiglio di guardarla con prudenza.

10 commenti:

  1. Ciao Edo, posso linkare il tuo blog su CalcioItalia?

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  2. utente anonimo22 aprile 2007 11:49

    Posso farti una domanda da profano del calcio spagnolo?Perchè L'athletic non può ingaggiare solo giocatori baschi??

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  3. utente anonimo22 aprile 2007 11:58

    sorry,perchè può ingaggiare solo giocatori baschi?

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  4. Certo che puoi linkarmi!

    Anonimo: la politica di ingaggiare solo calciatori baschi non è un dogma, diciamo piuttosto una tradizione. L'Athletic segue questa linea nella convinzione che calciatori-tifosi, nati e cresciuti nelle giovanili, riescano a dare di più di stranieri o spagnoli meno motivati, che sentono meno la maglia. C'è poi una certa componente nazionalistica che però non è quella principale. S vuoi saperne di più, ti consiglio il bellissimo libro di Simone Bertelegni "L'ultimo baluardo - il calcio schietto dell'Athletic Bilbao", dove troverai la storia del club e la spiegazione della sua incredibile filosofia. Ciao!

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  5. utente anonimo23 aprile 2007 14:35

    Grazie x le delucidazioni!è raro trovare certe tradizioni nel calcio moderno cmq...

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  6. utente anonimo23 aprile 2007 15:37

    Come può il real sociedad essere così in basso?fino a 2 anni fa macinava nelle zone uefa...

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  7. Più che raro direi impossibile, l'Athletic è l'unico club del mondo con una politica del genere.

    La Real Sociedad sta attraversando un periodo buio che dura da diversi anni...dopo il titolo sfiorato nel 2003, i txuri urdin hanno smontato pian piano quella squadra (Westerveld, Xabi Alonso, Nihat) e per un paio d'anni ahnno vivacchiato. La scorsa stagione si sono salvati a stento, quest'anno hanno una rosa ancora più povera (probabilmente la peggiore della Liga) e secondo me stanno già facendo tantissimo, per quel che valgono realmente. Con la vittoria di ieri si sono fatti davvero vicini...chissà, magari alla fine si salveranno, anche se mi sembra difficile.

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  8. utente anonimo23 aprile 2007 22:03

    Io sono un simpatizzante del Betis e apprezzo anche il Celta...devo dire che il Betis non si è ripreso dalla perdita di Joaquin,me lo aspettavo più in alto...Cn football manager l'ho allenato nel 2005 e non era affatto male

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  9. utente anonimo23 aprile 2007 23:53

    Speriamo di riuscire a salvarci quest'anno, di sicuro il mio sostegno non mancherà!

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  10. Ottima analisi. Mi raccomando domenica eh... vedete di levarceli dalle scatole!

    Ciao, Valentino

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