lunedì 13 febbraio 2012

23a giornata: Betis 2-1 Athletic.


Cade Llorente, a terra come l'Athletic di fronte al Betis (foto Athletic-club.net).

Real Betis: Fabricio, Nelson, Dorado, Paulao, Nacho; Iriney, Beñat, Salva Sevilla (68' Pozuelo); Jefferson Montero (54' Jonathan Pereira), Jorge Molina (75' Santa Cruz), Rubén Castro.
Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Javi Martínez, Amorebieta (92' Toquero), Aurtenetxe; Iturraspe, Iñigo Pérez (46' San José), De Marcos; Susaeta, Llorente, Muniain (68' Ekiza).
Reti: 10' Rubén Castro, 22' Javi Martínez, 91' Nelson.
Arbitro: Jose Antonio Teixeira Vitienes (c. cántabro).
Note: espulso al 63' Javi Martínez (A) per doppia ammonizione.

L'ennesimo gol incassato dopo il 90' ha condannato l'Athletic alla sconfitta sul campo del Betis, che si è confermato una volta di più vera e propria bestia nera dei Leoni. Diciamolo subito: la vittoria dei biancoverdi è limpida e il pareggio sarebbe stato un premio esagerato per il club basco, mai come sabato sera in difficoltà dal primo all'ultimo minuto ed incapace non tanto di creare pericoli (alla fine il golletto, anche se su palla inattiva, c'è scappato), quanto di imporre il proprio gioco all'avversario; la squadra di Bielsa ha dato l'impressione di essere totalmente fuori partita e mai è andata vicino ad impensierire un Betis volitivo, concentrato e in grado di esprimersi ai buonissimi livelli della prima parte di temporada. Descrivere il match sarebbe ingeneroso nei confronti degli zurigorri, basti dire che la partita, già chiaramente nelle mani dei padroni di casa nel primo tempo, nella ripresa è divenuta un monologo degli uomini di Pepe Mel anche a causa dell'espulsione di Javi Martinez per doppia ammonizione; fino a quel momento l'Athletic era riuscito a salvarsi e aveva provato ad impostare dei timidi contropiedi, ma dopo il rosso al navarro è stata notte fonda. L'assedio dei sivigliani è stato premiato dal gol al 91' di Nelson, la quinta rete (se non erro) beccata dai Leoni in pieno recupero: un segno di scarsa maturità ad altissimi livelli e la dimostrazione che l'età verdissima della rosa paga dazio in queste situazioni delicate, quando con un po' più di malizia (e meno "braccino", come si suol dire) si potrebbe portare a casa il risultato. Più che sui singoli episodi vorrei soffermarmi sulle ragioni di questa sconfitta. Da più parti si sono alzati alti lai contro il Loco, reo di non aver effettuato abbastanza turnover tra la semifinale di Copa del Rey e la partita di sabato; critica, questa, che mi lascia basito, perché proviene in molti casi dalle stesse persone che attaccarono Bielsa per le massicce rotazioni effettuate contro il Rayo. Insomma, se il rosarino cambia sbaglia, se non lo fa sbaglia lo stesso: qualcosa non quadra. Scrivo da tempo che la gestione del turnover è uno degli aspetti meno convincenti dell'esperienza del tecnico argentino a Bilbao, ma è evidente che l'allenatore non si fida di determinati elementi, che peraltro non hanno incantato quando sono stati chiamati in campo. Dato che non è pensabile chiamare in prima squadra 3-4 giovani del Bilbao Athletic tutti insieme, forse sarebbe opportuno intervenire in sede di mercato, perché tre competizioni sono francamente troppe per l'attuale rosa. Io ho in mente tre nomi per l'immediato futuro: Beñat per il centrocampo, Ismael Lopez per la trequarti e Kike Sola come vice-Llorente. Tutti cavalli di ritorno, tanto per non tradire troppo la politica del vivaio. Chissà che almeno uno di questi non arrivi davvero in estate.

mercoledì 8 febbraio 2012

Ritorno della semifinale di Copa del Rey: Athletic 6-2 Mirandés.


Il tuffo sotto la curva dei biancorossi a fine partita: è finale! (foto Athletic-club.net).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Javi Martínez, Amorebieta, Aurtenetxe; Iturraspe (58' San José), De Marcos, Herrera (74' Íñigo Pérez); Susaeta, Llorente, Muniain (77' David López).
CD Mirandés: Nauzet; Garmendia, César Caneda, Aitor Blanco, Raúl García; Mujika, Iribas (55' Borrell), Martins (68' Nacho Garro), Pablo Infante; Alain (46' Muneta), Lanbarri.
Reti: 11' Muniain, 14' Susaeta, 22' Aurtenetxe, 57' e 86' Aitor Blanco, 71' e 75' Llorente, 88' César Caneda (ag).
Arbitro: Undiano Mallenco (colegio navarro).

Finale, finale, finale! Avrei voluto scriverlo altre 33 volte per arrivare al fatidico 36, il numero delle finali di Copa del Rey raggiunte dall'Athletic nella sua storia, ma lo spazio è quello che è. La felicità, in ogni caso, è tantissima: il ricordo di Valencia 2009 è ancora fresco e in tutta sincerità non credevo che avrei rivisto così presto la mia squadra approdare all'ultima atto della Coppa. Devo però ammettere che, rispetto alle due semifinali che ho seguito da quando sono tifoso dei Leoni, stavolta il pathos è stato molto minore: vuoi per la vittoria nella partita di andata, vuoi per l'oggettiva differenza tra le due squadre, vuoi per la simpatia ispiratami dal Mirandés, non ho provato le stesse sensazioni che, nel bene e nel male, resero indimenticabili le sfide con Betis e Siviglia. Ieri non c'è stata storia, dopo 22 minuti di gioco il punteggio segnava già 3-0 per l'Athletic e a quel punto tutta la tensione del momento è scomparsa, tanto che alla fine mi sono trovato a sperare che i biancorossi non asfaltassero i loro avversari e cancellassero così il loro straordinario percorso fino alla semifinale. Devo dire che ciò non è successo: nonostante il risultato tennistico a favore degli zurigorri, infatti, gli uomini di Pouso hanno lottato fino all'ultimo senza arrendersi, neanche di fronte all'evidenza, e si sono meritati senza alcun dubbio l'ovazione che uno strepitoso San Mamés ha tributato loro dopo il triplice fischio. Della partita in sé c'è poco da dire: i burgalesi ci hanno provato, tuttavia ai bilbaini è bastato accelerare un minimo per arrivare in porta, segno che le energie psicofisiche degli avversari non erano più quelle che li hanno spinti fino al penultimo turno. La fascia destra, con le combinazioni velocissime tra Iraola, De Marcos e Susaeta, è stata devastante ed è da lì che sono nati i primi tre gol: Muniain ha messo dentro un cross di Iraola non controllato da Garmendia, Susaeta ha infilato Nauzet dopo un uno-due tra il capitano e De Marcos e Aurtenetxe, infine, ha segnato il 3-0 con un pallonetto di testa su assist di Susaeta. Sopra di tre dopo neppure mezz'ora, l'Athletic ha alzato il piede dall'acceleratore ed è sembrato non voler infierire su un rivale completamente disorientato. L'intervallo è stato però un toccasana per il Mirandés, che ha potuto riorganizzare le idee ed è rientrato in campo deciso a dare un senso alla sua partita; la pressione di Pablo Infante e compagni, unita all'indolenza di un Athletic con la testa già alla prossima partita di Liga, ha prodotto in rapida successione il 3-1 di Aitor Blanco e un'occasionissima per il 3-2 sprecata da Muneta, entrato a inizio ripresa e subito in palla (niente male il trequartista bizkaino). A questo punto Bielsa si è fatto sentire, i Leoni sono tornati a giocare e in cinque minuti hanno chiuso la pratica con Llorente, che prima ha concluso un contropiede con un gran pallonetto e quindi ha messo dentro il quinto gol deviando da due passi l'ennesimo assist di De Marcos. Le reti finali ancora di Aitor Blanco e di César Caneda (nella porta sbagliata, ahilui) hanno perfezionato il punteggio ma non hanno cambiato il verdetto della sfida: Athletic in finale, Mirandés costretto a un brusco risveglio dopo un torneo da sogno. Questa sconfitta, comunque, non sminuisce l'impresa del club di Segunda B, capace di eliminare ben quattro squadre di Primera prima di arrendersi di fronte ad un avversario che è riuscito ad impostare il doppio confronto soprattutto sul piano tecnico, quello cioè dove le differenze di valori in campo non erano colmabili. Il tributo del San Mamés ai rojillos (ieri in un'improbabile tenuta giallo-verde fosforescente) è stata perciò un premio meritatissimo per una formazione che ha fatto innamorare i calciofili di mezzo mondo. Lasciando da parte i sentimentalismi, i Leoni hanno raggiunto un traguardo eccellente: alzi la mano chi aveva immaginato questo risultato a inizio stagione, e non mi si venga a dire che l'aver incontrato finora solo una squadra di pari categoria, il Maiorca, lo sminuisce; le partite vanno giocate e non si vincono mai sulla carta, chiedere per informazioni a Villarreal, Atletico Madrid ed Espanyol, tanto per fare i nomi di tre squadre sbattute fuori dalla Copa da formazioni di serie inferiori. L'appuntamento per la finale è a fine maggio, avversaria la vincente di Barcellona-Valencia di stasera. Chiaro che un confronto con i valenciani sarebbe più alla nostra portata, ma io vorrei il Barça: sarò matto, ma quel 4-1 di tre anni fa secondo me deve essere vendicato.

mercoledì 1 febbraio 2012

Andata della semifinale di Copa del Rey: Mirandés 1-2 Athletic.


Llorente ha appena scoccato il tiro del raddoppio bilbaino (foto Athletic-club.net).

Mirandés: Nauzet; Garmendia, César Caneda, Corral, Raúl García; Nacho Garro (53' Lanbarri), Martins; Mujika, Muneta (70' José Ángel), Pablo Infante; Alain (63' Borrel).
Athletic: Iraizoz; Iraola, Javi Martínez, Amorebieta, Aurtenetxe; Iturraspe, De Marcos, Herrera; Susaeta (76' David López), Llorente, Muniain (86' Íñigo Pérez).
Reti: 17' e 25' Llorente, 91' Lanbarri.
Arbitro: Estrada Fernández (comité catalán).

Non fosse stato per quel gol subito in pieno recupero, la serata di Coppa del Re avrebbe consegnato all'Athletic un risultato buono per dormire tra due guanciali in vista del ritorno: due gol di scarto in trasferta, infatti, sarebbero stati un margine sufficiente per affrontare la partita del San Mamés con relativa tranquillità. E invece al 91' Ander Lanbarri, bizkaino e tifoso dei Leoni, ha vinto il duello aereo con Javi Martinez, ha controllato in area e ha battuto l'incolpevole Iraizoz con un bel diagonale di sinistro, regalando al Mirandés quantomeno la speranza di poter ribaltare la semifinale a Bilbao. Il gol, è giusto dirlo, è stato un premio meritato per gli uomini di Pouso, che nella ripresa hanno messo in difficoltà i ben più blasonati avversari e hanno sfiorato in altre due occasioni la rete, trovando prima la traversa e poi Iraizoz a respingere un gran colpo di testa dell'ex César. Ma andiamo con ordine. Nel primo tempo l'Athletic ha fatto quello che, nei turni precedenti, non era riuscito a Villarreal, Racing Santander ed Espanyol, ovvero imporre la propria superiorità tecnica, giocare nella metà campo avversaria e sfuggire al pressing ossessivo di Pablo Infante e compagni grazie alle maggiori doti di palleggio. I biancorossi hanno irretito i padroni di casa con la loro ragnatela di passaggi e li hanno fatti sfiancare alla rincorsa di un pallone sempre sfuggente, quindi hanno sferrato il primo colpo al 17': accelerazione violenta di De Marcos, cross preciso al millimetro per Llorente e cabezazo del riojano imparabile per Nauzet. Il numero 9 si è ripetuto dopo pochi minuti e stavolta il gol è stato frutto di una sua percussione centrale, condita da un paio di dribbling e conclusa con un tiro sul quale il portiere non è stato particolarmente reattivo (100° gol di Nando con la zurigorri). Una volta portatosi sullo 0-2, la squadra di Bielsa ha addormentato la partita e non ha mai rischiato niente, anche perché la palla è sempre stata sua; in chiusura Llorente avrebbe pure infilato la terza rete, peccato però che l'arbitro abbia annullato per un fuorigioco inesistente. Personalmente credevo che la ripresa avrebbe seguito la falsariga del primo tempo, invece il Mirandés ha alzato il ritmo e ha iniziato a cercare gli attaccanti attraverso palloni diretti che hanno messo a nudo alcune incertezze della difesa dell'Athletic; dopo un altro fuorigioco assurdo fischiato a Muniain (in posizione regolare di quasi due metri), i Leoni hanno combinato poco, hanno arretrato il baricentro e, pur non concedendo troppo agli avversari, hanno dato l'impressione di non avere più il controllo del match. Come detto all'inizio, il gol di Lanbarri ha certificato la buona ripresa del Mirandés e ha regalato ai tifosi dei rojillos la continuazione del sogno. Alla Catedral non sarà affatto facile contro una squadra fisicamente tosta, in stato di esaltazione psicologica e che, al contrario dei baschi, giocherà senza avere niente da perdere.

lunedì 30 gennaio 2012

21a giornata: Rayo Vallecano 2-3 Athletic.


Tifosi baschi in festa sulle tribune di Vallecas (foto Athletic-club.net).

Rayo Vallecano: Dani Giménez (54' Cobeño); Tito, Arribas, Labaka, Casado; Movilla, Javi Fuego; Trashorras, Michu, Piti(75' Delibasic); Tamudo (25' Rayco).
Athletic: Iraizoz; Iraola, San José, Amorebieta, Aurtenetxe; Iturraspe, Íñigo Pérez (67' Ekiza), David López; Toquero (82' Herrera), Llorente, Susaeta (62' Muniain).
Reti: 10' Michu, 16' e 22' Llorente, 27' Arribas, 67' Llorente.
Arbitro: Paradas Romero (comité andaluz).

Una delle peggiori prestazioni dell'era Bielsa ha portato in dote all'Athletic tre punti preziosissimi in chiave "europea", e va detto che se una delle caratteristiche delle grandi squadre è quella di riuscire a vincere anche quando giocano male, allora i biancorossi sono sulla buona strada per diventarlo. Senza mezzi termini, il Rayo avrebbe meritato almeno il pareggio per quanto mostrato nei 90 minuti, ma si è scontrato con l'imprecisione dei suoi attaccanti e con la giornata di grazia di Fernando Llorente, autore della prima tripletta liguera in carriera (la seconda in assoluto dopo quella che, alla prima stagione da professionista, rifilò al Lanzarote in Copa del Rey); Bielsa ha comunque sottolineato a fine gara la personalità dei suoi giocatori, capaci di vincere su un campo davvero complicato, e su questo punto ha certamente ragione.
Sono ben quattro le novità in casa Athletic, dovute sia alle condizioni non ottimali di qualcuno (Javi Martinez e Muniain), sia alla scelta del Loco di far rifiatare De Marcos ed Herrera in vista della semifinale di Coppa in programma martedì; al loro posto ecco dunque San José, Iñigo Pérez, David Lopez e Toquero, con il riojano alla prima stagionale da titolare in campionato. Nel Rayo, più che i veterani Labaka (difensore ex Real Sociedad) e Tamudo, i riflettori sono puntati su Michu, un gigante dai piedi discreti che gioca dietro la prima punta e ha già segnato 7 gol. I biancorossi partono forte, peccato però che siano i biancorossi del Rayo e non quelli di Bilbao: i padroni di casa pressano come ossessi fin dalla linea difensiva avversaria, giocano con grande applicazione in fase di non possesso e si distendono sempre con pericolosità. Dal canto suo, l'Athletic paga fin troppo l'assenza dei titolari, soprattutto perché il triangolo Iturraspe-Iñigo Pérez-David Lopez non funziona come dovrebbe e non riesce ad appoggiare i difensori ad inizio azione, motivo per il quale Amorebieta e San José (del tutto fuori fase, quest'ultimo) si vedono costretti a sparacchiare il pallone con una frequenza preoccupante. La rete di Michu al 10' su schema da calcio d'angolo è la normale conseguenza di un inizio disastroso dei Leoni, che non riescono a reagire neppure dopo aver incassato l'1-0: la manovra resta lenta, gli errori in disimpegno sono troppi e in avanti Llorente è abbandonato a sé stesso. Per fortuna il numero 9 dimostra di essere in giornata di grazia trasformando in gol le prime due azioni offensive degli zurigorri: al 16' anticipa Michu e devia di testa una punizione tagliatissima di Iñigo Pérez, al 22' si esibisce in una splendida azione da centravanti puro (controllo di petto spalle alla porta, tocco laterale per superare il proprio marcatore e diagonale imparabile) e regala ai suoi un immeritato vantaggio. Le cose si mettono bene per i bilbaini, anche perché un buon Tamudo è costretto a uscire per infortunio, e invece al 26' è di nuovo parità, perché Iraizoz respinge centralmente un tiro sul primo palo che avrebbe potuto comodamente deviare in angolo e Arribas, solissimo in area, deve solo spingere il pallone in porta. L'Athletic continua a non azzeccarne una quando manovra, i tre attaccanti sono troppo isolati e la difesa è esposta a una pressione continua da parte dei giocatori del Rayo, senza contare che a livello di prestazioni personali tra Aurtenetxe, San José e uno stralunato Iraizoz (autore al 45' di un dribbling fallito su Michu che per poco non frutta il 3-2) c'è una gara a chi combina la frittata più grossa. Nella ripresa, però, i padroni di casa sono costretti a tirare il fiato dopo un primo tempo giocato a cento all'ora e i Leoni ne approfittano per far valere il maggior tasso tecnico a centrocampo; le linee si alzano, il pallone si trova più spesso nella metà campo dei franjirrojos e di conseguenza si contano più occasioni da gol. Al 52' Susaeta, solo davanti al portiere, lo supera con un pallonetto ma viene anticipato sulla linea prima di poter insaccare di testa (in questa azione si infortuna Dani Gimenez, poi sostituito da Cobeño ), quindi al 56' Llorente chiama subito all'intervento il nuovo entrato con un bel cabezazo. I baschi sono adesso in pieno controllo del match, rischiano a causa dell'ennesimo errore di Iraizoz ma al 67' passano di nuovo in vantaggio con il terzo gol di un memorabile Nando, servito alla perfezione da Toquero e fortunato nel trovare una risposta rivedibile del portiere sul suo colpo di testa centrale. Il Rayo non è squadra da arrendersi e dopo un solo minuto Rayco si divora un gol fatto mancando la deviazione da mezzo metro dopo un grande assist di Piti, complice la difesa di burro dell'Athletic; Bielsa a questo punto interviene e, dopo aver già messo dentro Muniain, sostituisce Iñigo Pérez con Ekiza e passa ad una difesa a tre che spesso diventa a 5 quando i padroni di casa spingono. Il finale è incandescente: Llorente si vede respingere dalla traversa il poker personale, poi la squadra di Sandoval, stremata, si butta in avanti alla rinfusa e crea alcune occasioni ghiotte, vanificate però da un Iraizoz capace di riscattarsi e dalla mira sbagliata di Michu nel recupero.
Finisce così 3-2 per l'Athletic, un risultato assolutamente positivo rispetto al poco fatto dagli uomini di Bielsa sul terreno dell'Estadio de Vallecas. Primo tempo da dimenticare, ripresa buona: un bilancio sufficiente per una gara che, va detto, ci ha visti senza 4 titolarissimi e con un Gorka in giornata-no. Buon per i Leoni che Llorente fosse invece in vena di miracoli, senza di lui penso che la partita sarebbe finita prima di cominciare. In ogni caso, vincere anche quando il gioco non riesce a scorrere fluido come sempre è sicuramente un buon segno per il prosieguo della stagione, nonché la dimostrazione che la mentalità portata da Bielsa è stata trasmessa a tutta la rosa e non solo a chi va in campo più spesso.
I migliori e i peggiori dell'Athletic: tre gol e una traversa su cinque occasioni totali, si può chiedere di più a un attaccante? Francamente credo di no, e con un Llorente tornato a questi livelli (il riposo gli ha fatto bene e la forma adesso sembra ottimale) si può guardare al futuro con notevoli speranze. Nando si porta a casa il pallone e la palma di migliore in campo, nient'altro da aggiungere. Solitamente sono critico con David Lopez, però devo dire che come interno di centrocampo non mi dispiace per nulla: nel mezzo il suo passo cadenzato non si nota e lui ha tecnica e visione di gioco molto buone per il ruolo; si è visto che non giocava da un po', com'era ovvio che fosse, ma nel complesso è stato positivo. Iñigo Pérez non dispiace per grinta e applicazione, Iraola è il migliore in difesa e Toquero, pur non brillando, fornisce la solita prestazione grintosa e offre al numero 9 il cross per il 2-3.
Prova da dimenticare per Iraizoz e San José: il primo sembra con la testa altrove e, tra gli altri errori, regala due palloni pazzeschi agli attaccanti del Rayo, il secondo gioca con una leggerezza imperdonabile e fa un notevole passo indietro rispetto alle ultime uscite. Sottotono Iturraspe, che non trova la lunghezza d'onda per scambiare al meglio con i compagni di reparto, mentre Susaeta si nasconde troppo e finisce per pesare in misura marginale sull'economia della partita.

venerdì 27 gennaio 2012

Ritorno dei quarti di Copa del Rey: Mallorca 0-1 Athletic.


Toquero, Iraola e Susaeta festeggiano il rocambolesco gol basco (foto Deia.com).

Mallorca: Calatayud; Cendrós (67' "Chori" Castro), Chico, Ramis, Bigas; Pereira, Joao Víctor (78' Martí), Tissone, Álvaro (57' Víctor); Alfaro, Hemed.
Athletic Club:
Iraizoz; Iraola, Amorebieta, Javi Martínez, Aurtenetxe; Iturraspe, Ander Herrera (61' Iñigo Pérez), De Marcos; Susaeta, Fernando Llorente (85' San José), Muniaín (40' Toquero).
Reti: 75' Ramis (ag).
Arbitro:
Del Cerro Grande (comité madrileño).
Note: espulso al 90' Chico (M) per gioco violento.

Missione compiuta. Con il minimo sforzo l'Athletic supera il Maiorca di Caparros e accede per la 43a volta alle semifinali di Copa del Rey, dove troverà la rivelazione Mirandés. La partita, tanto per chiarire, è stata davvero brutta, proprio come lo fu quella di Liga al Son Moix: emozioni col contagocce, tanti errori da entrambe le parti e, in definitiva, spettacolo ben misero davanti agli occhi dei pochi sostenitori di casa. Se però l'Athletic aveva tutte le ragioni per tenere il ritmo basso e lasciar scorrere i minuti senza rischiare, non si è capito l'atteggiamento dei baleari, che pur dovendo recuperare il 2-0 del San Mamés nel primo tempo hanno del tutto rinunciato ad attaccare; la prima frazione si è così rivelata un surreale confronto tra il possesso palla dei Leoni, per una volta incentrato più su degli infiniti scambi orizzontali che sulla ricerca della profondità, e l'iper-difensivismo di un Maiorca deciso unicamente ad aspettare l'errore dei palleggiatori avversari per poi colpire in contropiede. Tattica poco comprensibile e ancora meno condivisibile, anche alla luce dell'unica occasione costruita dai padrondi di casa, un tiro di Hemed respinto da un difensore a pochi metri dalla porta. La squadra di Bielsa, invece, pur traccheggiando molto (cosa non nel suo stile) è riuscita a creare tre palle-gol nette: un tiro di Muniain propiziato da un liscio di Chico e salvato da Calatayud, una bella conclusione di Herrera sventata ancora dal portiere e un cabezazo di Llorente su corner uscito di un soffio. Nella ripresa il copione è cambiato, il Maiorca si è svegliato e ha attaccato con maggior continuità, ma si è scontrato prima con una difesa solida dell'Athletic (Javi Martinez ancora una volta è stato un gigante) e quindi con il tragicomico autogol di Ramis, il cui retropassaggio non è stato controllato da Calatayud e ha quindi regalato il vantaggio ai biancorossi. Fortunata la truppa bilbaina in questa occasione, giacché i baleari sono andati sotto proprio nel loro momento migliore. Lo 0-1 è stata una vera mazzata per gli uomini di Caparros e la frustrazione ha portato Chico all'espulsione per un brutto fallo su Susaeta (va detto che l'arbitro era stato fin lì troppo tollerante con i maiorchini, che hanno picchiato davvero troppo e hanno pure costretto Muniain ad uscire per un colpo all'anca). In conlusione, partita poco piacevole ma risultato assolutamente positivo per i Leoni, che sono arrivati alle semifinali senza incassare neppure un gol. Adesso ci aspettano i semi-professionisti del Mirandés: andiamoli a conoscere.

Mirandés, chi erano costoro?
Miranda de Ebro è una cittadina di quasi 40.000 abitanti della provincia di Burgos, nella regione di Castilla y León. La vicinanza con i Paesi Baschi è minima: Bilbao dista un'ottantina di chilometri, Vitoria è a un tiro di schioppo. C'è uno stadio, a Miranda de Ebro, piccolo e molto caratteristico: si chiama Anduva, non ha barriere e sembra più la casa di una squadra di League One inglese che di una formazione iberica. In questo bellissimo impianto gioca il Club Deportivo Mirandés, che milita in Segunda B (suo massimo traguardo) e che da sconosciuto è divenuto noto a tutti gli appassionati di calcio per la splendida cavalcata nell'attuale Coppa del Re. Prima è toccato al Villarreal, fatto fuori nei sedicesimi grazie a uno 0-2 al Madrigal che ha avuto del miracoloso; ma il Submarino Amarillo quest'anno ha perso quasi contro chiunque, e alla cosa non è stato dato molto peso. Poi è stata la volta del Racing Santander: 1-1 al Sardinero, 2-0 ad Anduva e cantabrici a casa; ma il Racing è squadra depressa e deprimente come non mai, e i ragazzi di Pouso, pur meritando grandi applausi, nell'opinione comune sarebbero stati eliminati nei quarti di finale dall'Espanyol, quinto nella Liga. Sul 2-0 per il Mirandés nella partita di andata, disputata al Cornellà-El Prat, a qualcuno stavano venendo un po' di dubbi, ma ci ha pensato il buon Mateu Lahoz a negare due (!) rigori per gli ospiti, che sono stati poi rimontati nel finale e hanno perso 3-2. Il gol di Rui Fonte all'inizio del secondo tempo della partita di ritorno avrebbe fatto calare il sipario in molti stadi, ma non ad Anduva: prima Pablo Infante, personaggio-copertina dei rojillos, ha fatto 1-1, poi in pieno recupero è arivato il gol che sbattutto fuori l'Espanyol e portato il Mirandés in semifinale. È la terza volta che una squadra di Segunda B arriva così lontano: nel 1931 l'impresa fu dello scomparso Deportivo Logroño, eliminato proprio dall'Athletic, mentre nel 2002 il Figueres venne fermato a un passo dal sogno dal Deportivo La Coruña; in entrambi i casi, chi eliminò la "piccola" vinse poi il titolo. Alla guida del Mirandés c'è Carlos "Txarli" Pouso, bizkaino di Leioa e tifoso dei Leoni, che in carriera ha avuto anche un'esperienza in Segunda con l'Eibar. Chiaramente non sono riuscito a vedere partite intere dei rojillos, tuttavia ho letto che in casa puntano molto sul possesso palla e poco sulle palle lunghe (marchio di fabbrica delle serie minori), mentre in trasferta fanno dell'aggressività e del contropiede le proprie armi principali. La stella della squadra, come detto, è il burgales Pablo Infante, direttore di banca e calciatore part-time, a segno contro tutte e tre le formazioni di Primera incontrate finora. 11 giocatori su 20 sono baschi e due di loro (Nacho Garro e Mikel Martins) si sono formati nella cantera dell'Athletic, che qualche anno fa ha seguito l'esterno Muneta e adesso ha chiesto informazioni sul 19enne attaccante Asier Barahona, nato a Miranda de Ebro ma cresciuto calcisticamente nell'Aurrera Vitoria. C'è poi un ex, non un "grande ex" ma comunque con un passato con la zurigorri: è César Caneda (Caneda è il cognome della madre, che lui ha assunto in suo onore), all'epoca conosciuto solo come César, che esordì con l'Athletic nel 1998 e vi giocò a intervalli fino al 2005, mettendo insieme però solo 32 presenze, due delle quali in Champion's. Il gol-qualificazione lo ha segnato lui, e forse non è un caso che sia stato proprio un ex biancorosso a regalare al Mirandés la semifinale contro l'Athletic.

martedì 24 gennaio 2012

Recupero 1a giornata: Real Madrid 4-1 Athletic.


Lo sgambetto di De Marcos a Özil cha causerà il rigore del 3-1 (foto Athletic-club.net).

Real Madrid: Casillas; Arbeloa, Ramos, Varane, Marcelo; Granero (73' Lass), Xabi Alonso; Özil, Kaká (78' Callejón), Cristiano Ronaldo; Benzema (67' Higuaín).
Athletic:
Iraizoz; Iraola, Javi Martinez, San Jose, Amorebieta (61' Ibai); Iturraspe, Herrera, De Marcos; Susaeta (67' Iñigo Pérez), Llorente (61' Toquero), Muniain.
Reti:
12' Llorente; 1-1, 24' Marcelo, 46' e 65' C. Ronaldo (rig.), 85' Callejón.
Arbitro:
Mateu Lahoz (Comité Valenciano).
Note: espulso al 64' De Marcos (A) per fallo da ultimo uomo.

Mai tabellino fu più ingannevole: i numeri diranno pure che l'Athletic ha perso di goleada il Clasico col Madrid (ebbene sì, non c'è solo quello tra merengues e Barcellona), ma non raccontano la storia di una partita che i Leoni hanno giocato meglio per un tempo e disputato alla pari fino al secondo calcio di rigore assegnato ai padroni di casa. Da parte mia, sono comunque più che orgoglioso della squadra biancorossa, che non ha rinnegato la sua natura e ha quindi cercato di impostare la sua partita sul fraseggio e sulla qualità delle azioni offensive; non mi aspettavo niente di meno dal Loco Bielsa, tuttavia vedere l'Athletic "torellare" il Madrid (quando solo un anno fa contro certe squadre si vedevano solo botte e pallonate a casaccio...) è stata una grandissima soddisfazione. Peccato per il risultato, chiaramente, però certe sconfitte aiutano a crescere più delle vittorie e credo che questo sia stato un caso del genere.
Bielsa deve fare a meno di Aurtenetxe, squalificato, e per sostituirlo piazza la mossa a sorpresa: sulla sinistra va infatti Amorebieta, che non giocava terzino dai tempi del Clemente-ter, e ad affiancare Javi Martinez al centro c'è San José; nessuna novità nel resto della formazione, mentre a livello di ruoli bisogna sottolineare che, come nelle ultime due uscite, Herrera gioca più arretrato e De Marcos agisce da finto-trequartista, poiché in realtà si scambia spesso e volentieri con Muniain lasciando al giovane navarro lo spazio centrale alle spalle di Llorente. Nel Madrid non c'è Pepe, fermo per infortunio (diplomatico?) dopo le polemiche della partita col Barça, e al suo posto gioca Varane; in attacco si rivede Özil, che insieme a Kaká risulterà il migliore dei blancos. Pronti via e l'Athletic fa vedere anche agli uomini di Mourinho che non è più la squadra timorosa e senza idee di qualche mese fa: gli zurigorri, infatti, provano subito a impadronirsi del centrocampo e a dominare il possesso palla come sono soliti fare da quando alla loro guida c'è il Loco, senza distinzioni tra casa e trasferta; le meringhe dimostrano invece di attraversare un momento poco brillante, riflesso del periodo grigio del loro cervello Xabi Alonso, e si affidano unicamente alle loro enormi individualità e al contropiede, letale quando in rosa ci sono giocatori tanto dotati di classe e velocità. Al 12', però, sono i Leoni a colpire su un contrattacco rapidissimo: Javi Martinez, servito direttamente da Iraizoz, parte con una delle sue classiche cavalcate, scambia con Herrera (splendido il pallone di ritorno del bilbaino) e centra per Llorente, che sbuca sul secondo palo eludendo la diagonale di Arbeloa e insacca al volo di piatto sinistro. I baschi legittimano il vantaggio esibendo un ottimo calcio, fatto di applicazione difensiva, pressing e rapide combinazioni palla a terra, ma purtroppo mancano il colpo del k.o. con De Marcos, che sbuccia incredibilmente a porta vuota un pallone respinto da Casillas dopo una conclusione di Muniain. Gol sbagliato, gol subito: l'Athletic perde un brutto pallone in transizione offensiva, Marcelo triangola prima con Ronaldo e poi con Benzema, sfrutta un rimpallo per entrare in area e fulmina Iraizoz, fin lì chiamato in causa solo con tiri centrali. Si interrompe così l'imbattibilità di Gorka, che si ferma a 20' dal record di Iribar. Iraola e compagni non si scompongono dopo il pari, continuano a cercare di tenere il pallone e, pur sbagliando qualche passaggio di troppo (cosa che facilita le ripartenze madridiste), si fanno apprezzare molto più dei tanto decantati avversari, che per tutto il primo tempo non fanno che sperare nell'invenzione di uno dei loro campioni senza mostrare uno straccio di elaborazione. I biancorossi, al contrario, impressionano per il loro futbol de toque e potrebbero anche andare al riposo in vantaggio, ma prima De Marcos fa la barba al palo con un destro da fuori, quindi Llorente, pescato solo davanti a Casillas al termine di un esaltante 4 contro 3, controlla male, è costretto a calciare col sinistro per evitare il ritorno di un difensore e la mette incredibilmente fuori da posizione favorevolissima. Si va all'intervallo con la sensazione che i Leoni pagheranno i troppi errori di finalizzazione, e puntualmente quello che era un vago sospetto diventa realtà dopo un minuto della ripresa, quando Iturraspe strattona ingenuamente Kaká in area: calcio di rigore e Ronaldo, fin lì pressoché invisibile, trasforma il 2-1. I bilbaini accusano il colpo e iniziano a latitare davanti, dunque Bielsa prova a dare una sterzata al match con un doppio cambio col quale dimostra di avere un'audacia non inferiore alla propria locura. Se l'ingresso di Toquero per Llorente si può spiegare sulla base della necessità di avere in campo un attaccante capace di portare il pressing sulla linea difensiva avversaria (compito che Nando, non al 100%, non riusciva più a svolgere), la mossa di togliere Amorebieta per Ibai, un attaccante, col conseguente arretramento di De Marcos nel ruolo di terzino è un colpo di genio, o di follia, di cui sarebbe stato interessante valutare l'efficacia; purtroppo, l'espulsione dello stesso numero 10 a causa di un fallo da ultimo uomo su Özil, oltre a provocare il secondo penalty segnato da Ronaldo ha l'effetto di depotenziare immediatamente l'intuizione del tecnico argentino, buona o cattiva che fosse, e va da sé che in 10 contro 11 e sotto di due gol l'Athletic si vede impossibilitato a cambiare l'andamento della partita. A mettere la definitiva parola "fine" sulla gara ci pensa poi la terna arbitrale, che prima non vede un calcione a palla lontana di Lass su Toquero, meritevole senza dubbio del rosso diretto, e dopo appena un minuto ignora l'entrata di Sergio Ramos direttamente sulla caviglia di Ibai in piena area di rigore, fallo che avrebbe dovuto portare al rigore per gli ospiti e all'espulsione dell'andaluso per doppia ammonizione. Il signor Mateu Lahoz non è di questo avviso e fa finta di nulla, aggiungendo queste due notevoli macchie a una direzione casalinga e poco equilibrata, col Madrid lasciato libero di picchiare a centrocampo mentre ai Leoni non è stato concesso niente. I 20 minuti finali sono di pura accademia per i padroni di casa, che rimpinguano il loro bottino con la rete del 4-1 di Callejon e mettono così a referto l'ennesima goleada stagionale (del tutto immeritata, stavolta).
La serie di 7 partite senza sconfitte dell'Athletic si interrompe dunque al Bernabeu, tra errori, sfortuna e un arbitraggio ancora una volta ostile ai baschi. Resta comunque la soddisfazione per aver giocato una partita da protagonisti e per aver messo in difficoltà la squadra di Mourinho come a nessun altro, Barcellona a parte, era riuscito. La sconfitta brucia, tuttavia preferisco mille volte perdere una partita del genere che vincere segnando un gol e facendo le barricate per 89 minuti. Le partite contro le prime della classe dicono che siamo tornati a guardare dritto negli occhi le migliori squadre della Liga, e anche se stavolta non abbiamo raccolto niente resta la convinzione di poter puntare ancora più in alto, quando i nostri giocatori (che, ricordiamolo, hanno un'età media bassissima) avranno accumulato l'esperienza necessaria per portare a casa incontri come quello di domenica sera.

Le pagelle dell'Athletic.

Iraizoz 6: punito ben oltre i propri demeriti, sembra davvero un altro rispetto a qualche settimana fa. Sicuro in ogni fase del gioco, uscite comprese, è sempre attento e risponde presente quando il Madrid lo chiama in causa. Il primato di Iribar è lì a un passo, tuttavia il gol di Marcelo non gli permette di superarlo. Non posso dire di essere troppo scontento: il Txopo è il Txopo...
Iraola 6,5: preoccupato più di difendere che di attaccare, in avanti si vede molto meno del solito e la fase offensiva ne risente. C'è da dire, però, che dietro disinnesca un cliente come Cristiano Ronaldo, che in pratica non lo salta mai e finisce per giocare una partita molto sotto la sufficienza (rigori a parte). Positivo.
Javi Martinez 7: gigantesco. Solo il mese scorso avevo sollevato qualche dubbio sul suo spostamento in difesa, tuttavia le sue ultime prestazioni mi hanno fatto ricredere, e di molto. Nonostante il centrocampo continui ad essere un altro senza di lui, non si può negare che il navarro sia sempre più autorevole e sicuro dietro; se poi riesce a unire questa nuova attitudine al ruolo con la vecchia predisposizione a partire in progressione palla al piede (come in occasione del gol biancorosso), beh, il quadro si fa veramente interessante. Chiedere per informazioni a Benzema, bravo ma contenuto benissimo e mai in grado di liberarsi per il tiro.
San José 6,5: Bielsa gli dà fiducia e lui lo ripaga con una prestazione solida e senza sbavature. Non mostra la ruggine da panchina ed è sempre concentrato, cosa che talvolta gli manca, specie quando deve chiudere in seconda battuta su Kaká. Nel secondo tempo soffre come tutti i compagni della difesa.
Amorebieta 6: mossa a sorpresa del Loco, torna ad occupare la corsia sinistra come faceva talvolta a Lezama e con Clemente. Chiaramente la sua indole lo porta a contenere più che a proporsi, e anche quando si spinge avanti mostra tutti i suoi limiti tecnici. Pure non demerita, e anzi presidia con buona sicurezza la sua zona di competenza. Sacrificato sull'altare del tentativo di rimonta (dal 61' Ibai 6: continua a mostrare sprazzi interessanti, anche se gioca sempre troppo poco per incidere. Stavolta avrebbe mezz'ora a disposizione, ma ci si mette l'espulsione di De Marcos a complicare le cose. Si guadagna comunque un rigore visto da tutti tranne che dall'arbitro).
Iturraspe 5: non è un mediano di ruolo, e se contro altri avversari riesce a cavarsela, in questa occasione può fare poco quando viene puntato da un certo Kaká. In difficoltà fin dall'inizio, mostra buone cose solo in fase di possesso, mentre in contenimento si accanisce cercando anticipi che non gli riescono. Ingenuo, troppo ingenuo sul rigore: trattenere a quel modo un avversario che non aspetta altro per cadere è un errore marchiano.
Herrera 7,5: a parer mio il migliore in campo per l'Athletic, e non è una novità nelle ultime partite. Abbina geometrie deliziose a un senso della posizione che lo fa essere sempre nel cuore del gioco: orchestra la manovra biancorossa come un regista consumato, si prende tanti falli e mette lo zampino in ogni azione pericolosa. Cala alla distanza, com'è normale che sia, ma è indubbio che il suo arretramento sia stato assolutamente proficuo.
De Marcos 5: non offre una prestazione da applausi, vero, però il suo match non sarebbe neanche da buttare. Purtroppo per lui, c'è la sua firma su due degli episodi che decidono in negativo la sfida: prima spreca un pallone che è più di un rigore in movimento, quindi provoca il penalty del 3-1 e si becca pure il rosso. Con più lucidità sarebbe potuto essere uno dei protagonisti di questo Clasico. Peccato.
Susaeta 5,5: non incide e, in generale, non fa niente che sia degno di nota, cosa che per un attaccante non è proprio il massimo. Prova a proporsi, si offre per l'uno-due e mette dentro un paio di cross, tuttavia non salta mai l'uomo e non riesce a creare la superiorità dal suo lato, per tacere dei buchi in fase di ripiegamento che lascia alle scorrerie di Marcelo. Partita anonima, merita la sostituzione (dal 67' Iñigo Pérez s.v.).
Llorente 6: bel gol a parte non è il solito Nando. Preso nella morsa Ramos-Varane, gli riesce difficile liberarsi e per tutto il primo tempo viene fermato regolarmente quando prova qualcosa, ragion per cui comincia a cercare l'appoggio invece dello spunto personale. Fallisce in modo clamoroso il possibile 2-1 per l'Athletic e da lì non si riprende più. Ancora non è al meglio, Bielsa lo toglie perché non riesce a pressare il portatore di palla ad inizio azione (dal 61' Toquero 6: messo dentro per disturbare i centrali del Madrid e creare scompiglio coi suoi movimenti da trottola, non ha tempo per far nulla perché dopo pochi minuti dal suo ingresso in campo la squadra resta in 10. Ci mette comunque la solita abnegazione e provocherebbe pure l'espulsione di Lass, se solo Lahoz e i suoi collaboratori non chiudessero gli occhi).
Muniain 6: meno intreprendente del solito, sembra più preoccupato di rientrare in difesa che di smarcarsi tra le linee per attaccare centralmente l'area del Madrid. Quando lo fa, peraltro, crea i presupposti del 2-0 e risulta difficilmente marcabile, ma continua ad accendersi a intermittenza. Paradossalmente si prende maggiori responsabilità dopo il rosso a De Marcos: troppo tardi.

Bielsa 6,5: ho letto diverse critiche al nostro allenatore, soprattutto per la gestione dei cambi, critiche che però non condivido. Imposta una partita gagliarda e ha il merito di non snaturare la sua squadra, ottenendone in cambio un primo tempo che l'Athletic avrebbe meritato di chiudere con almeno un gol di vantaggio. Nella ripresa decide di osare e lo fa senza guardare in faccia a nessuno, cosa che me lo fa apprezzare ancora di più: sostituisce senza troppi riguardi un Llorente che non correva più e prova l'azzardo con Ibai al posto di Amorebieta, spostando De Marcos nella posizione di terzino sinistro ultraoffensivo. La mossa secondo me era giusta, purtroppo l'espulsione di Oscar non permette di verificarla all'atto pratico. Nel dopo-partita è sempre un signore: dichiara che il Madrid ha meritato (mica tanto...) e non fa polemica con l'arbitro. Altro stile.

mercoledì 18 gennaio 2012

Andata dei quarti di Copa del Rey: Athletic 2-0 Mallorca.


Llorente ha appena incornato il pallone dell'1-0 biancorosso (foto Athletic-club.net).

Athletic Club:
Iraizoz; Iraola (46' Íñigo Pérez), Javi Martínez, Amorebieta, Aurtenetxe; Iturraspe, Herrera (87' San José), Muniain; De Marcos, Llorente, Susaeta (89' Toquero).
Real Mallorca:
Calatayud; Cendrós, Nunes, Ramis, Cáceres; Pereira, Tissone (56' Martí), Joao Víctor, Castro (66' Nsue); Hemed (46' Alfaro), Víctor Casadesus.
Reti:
35' Llorente, 59' Muniain.
Arbitro:
González González (Castilla y León).

Non era facile: partita di andata in casa, riposo minimo dopo l'impegno contro il Levante (match più difficile di quanto mostrato dal punteggio di 3-0), un avversario come il Maiorca di Caparros, squadra ostica e guidata da un tecnico che conosce alla perfezione i Leoni dopo 4 anni passati a Bilbao. Personalmente temevo molto questo incontro, e invece è andata bene, benissimo, con l'unico rammarico del gol annullato nel finale a Susaeta per un fuorigioco inesistente; l'Athletic ha giocato una gara intelligente, ineccepibile dal punto di vista della fase difensiva e molto positiva per qualità ed efficacia delle trame d'attacco. Una vittoria meritata, dunque, anche se il passaggio del turno non è ancora certo.
Bielsa schiera la sua formazione-tipo, ma c'è una variante tattica nel suo sistema di gioco: Herrera gioca qualche metro più indietro rispetto alla sua posizione abituale, cosicché in posizione di treqartista va Muniain, con Susaeta e De Marcos rispettivamente sulla sinistra e sulla destra del fronte offensivo (è la soluzione che speravo da qualche tempo, perché è in quel ruolo che Iker dà il meglio di sé). Caparros risponde col suo classico 4-4-2 molto abbottonato, lascia Hemed isolato in avanti (con Victor a muoversi a piacimento dietro di lui) e punta tutto sui contropiedi orchestrati dal Chori Castro e da Pereira. La prima parte del match è molto equilibrata: i biancorossi tengono palla ma cercano di scoprirsi il meno possibile, i baleari attuano un buon pressing, presidiano con ordine la propria metà campo e ripartono con i due velocisti sulle fasce, ma in definitiva le occasioni da gol prima della mezz'ora sono solo due. Al minuto 8 un tiro di Castro deviato da Herrera obbliga Iraizoz a un grande intervento, mentre al 20' Aurtenetxe spaventa Calatayud con un bel colpo di testa su cross di De Marcos. La partita si accende intorno alla mezz'ora, perché i padroni di casa premono con più insistenza e in tal modo finiscono fatalmente per mostrare il fianco al contropiede ospite: De Marcos ed Herrera sfiorano l'1-0 con due tiri da fuori, quindi Pereira si vede respingere da un ottimo Gorka una conclusione in diagonale dalla media distanza. Il gol è alla portata di entrambe le squadre e per fortuna al 35' arriva quello dell'Athletic: Herrera premia da par suo la sovrapposizione di De Marcos, il cross di Oscar è al bacio e Llorente, smarcatosi benissimo in mezzo all'area, insacca di testa senza dover neppure saltare. Bellissima azione e rete simile a quella dello stesso Nando contro il Levante. Ottenuto il vantaggio, i Leoni iniziano un vero e proprio monologo con il Maiorca a fare da spettatore, anche perché a questo punto si vedono tutti i limiti delle squadre di Caparros: finché c'è da difendere a oltranza va bene, ma quando c'è da proporre qualcosa è notte fonda. Gli uomini di Jokin si mettono così a difendere l'1-0, risultato che comunque potrebbe anche andare bene in vista della gara di ritorno, ma rinunciando ad attaccare non fanno altro che agevolare gli zurigorri. L'uscita di Iraola durante l'intervallo (Llorente diventa capitano, bel segnale mentre ci sono le trattative per il rinnovo del giocatore) è quasi fuzionale al secondo tempo pensato da Bielsa, in quanto il posto a centrocampo lasciato libero da De Marcos, scalato terzino, viene occupato da Iñigo Perez, con Herrera trequartista e Muniain di nuovo in fascia. Il nuovo schieramento permette all'Athletic di avere un palleggiatore in più in mezzo e, in tal modo, di aggirare il pressing meno convinto del Maiorca, premessa di una ripresa letteralmente dominata dai bilbaini. Il nuovo entrato spaventa su punizione Calatayud, quindi Muniain trova il gol che stava cercando inutilmente da diverso tempo con un colpo di testa (!) su cross di Susaeta, splendido nel controllare di esterno-tacco un pallone arrivatogli leggermente indietro. Sul 2-0 l'Athletic va in controllo e non rischia nulla, anzi segnerebbe pure il 3-0 con Susa se il guardalinee non fischiasse un fuorigioco inesistente al numero 14; un peccato, perché la terza rete avrebbe probabilmente chiuso ogni discorso riguardo alla qualificazione, che invece - pur pendendo dalla parte dei biancorossi - rimane ancora da guadagnarsi al Son Moix.
Tirando le somme, i Leoni hanno sfoderato un'ottima prestazione e hanno ottenuto un risultato importante, che andrà difeso con le unghie e coi denti nella gara di ritorno. Sugli scudi Herrera, Susaeta, Muniain, De Marcos e Iturraspe, Llorente sta tornando quello di prima dell'infortunio, dietro Javi Martinez è sempre più sicuro. Domenica prossima il banco di prova più importante, il Real Madrid al Bernabeu. L'anno scorso non avrei neanche sperato nel pareggio, mentre stavolta so che sarà una partita aperta a ogni risultato: forse è questo il merito principale di Bielsa, e peggio per chi non l'ha ancora capito.