martedì 29 gennaio 2008

21a giornata: Athletic 1-1 Barcelona.


Llorente esulta col pubblico dopo il gol del pareggio (foto Gara).

Athletic Club: Aranzubia; Iraola, Ocio, Ustaritz, Koikili; Orbaiz, Javi Martínez (69' Llorente); Susaeta (46' Garmendia), Yeste, David López; Aduriz (46' Aitor Ramos).
FC Barcelona: Valdés; Zambrotta, Thuram, Puyol, Sylvinho; Iniesta, Xavi (63' Edmilson), Deco; Messi, Bojan (77' Gudjohnsen), Henry.
Reti: 34' Bojan, 78' Llorente.
Arbitro: Undiano Mallenco (Comité Navarro).

Grande, grandissimo Athletic. Uno dei limiti più evidenti di questa squadra è sempre stato il non riuscire a reagire una volta andata in svantaggio (mentre troppe volte si è fatta recuperare dopo aver segnato), ma proprio contro il fantastico Barcellona la "garra" dei Leoni emerge di prepotenza e li conduce al pareggio, giunto quasi in chiusura di gara. Splendido il pubblico, che per 90 minuti incita incessantemente i biancorossi, coraggioso Caparros con le sue mosse a partita in corso e davvero encomiabili i giocatori, che non mollano anche quando tutto sembra perduto e riescono a mettere in cascina un punto che vale oro.
Il Barcellona sale a Bilbao forte di una difesa che non incassa gol da quattro partite, e nonostante assenze pesanti (Eto'o e Touré impegnati in Coppa d'Africa, Ronaldinho e Marquez infortunati) può gioire per la presenza di Messi, che va a dar manforte a Henry e Bojan in avanti. Caparros si affida ancora al 4-2-3-1, schema che sembra aver scelto in pianta stabile, e schiera la formazione-tipo delle ultime domeniche; spazio dunque ad Aduriz e Susaeta, Koikili riprende il suo posto a sinistra e Ustaritz sostituisce lo squalificato Amorebieta. Il Barça deve vincere per mettere pressione al Real Madrid, impegnato nel posticipo serale, ma è l'Athletic che dopo 2 minuti si fa vedere con una gran staffilata di Orbaiz su cui Valdes è pronto alla deviazione in angolo. I Leoni giocano più convinti e dimostrano che il loro allenatore è un vero mago quando deve preparare partite in cui bisogna soprattutto difendersi; visto che il Barcellona gioca molto in orizzontale, stavolta la squadra basca non pressa altissimo come contro il Siviglia, ma aspetta nella propria metà campo i balugrana lasciando nella trequarti avversaria Aduriz e, a turno, qualche centrocampista offensivo. Gli spazi risultano perciò più che intasati e molte volte Thuram e Puyol, dai piedi dei quali iniziano le azioni palla a terra dei catalani, sono costretti al lancio lungo o a sterili scambi tra di loro. Risultato: nel primo quarto d'ora il Barça non tira nemmeno una volta. L'Athletic, splendido quando deve difendere, mostra le solite lacune quando deve passare alla fase offensiva; a dir la verità i Leoni paiono più volenterosi e ispirati rispetto ad altre occasioni, ma tirando le somme riescono a collezionare solo un cabezazo fuori di molto di Aduriz e un paio di percussioni interessanti disinnescate al limite dell'area, anche perchè Yeste, incaricato come sempre dell'ultimo passaggio, sembra girare a vuoto. Al 17' si vedono finalmente gli ospiti, che si fanno vivi dalle parti di Aranzubia con un sinistro da fuori di Messi, controllato in due tempi, e non senza patemi, dall'estremo difensore riojano. E' solo un fuoco di paglia, perchè l'Athletic continua a giocare una partita esemplare in fase di non possesso, coprendo alla perfezione i tagli degli esterni avversari (Henry e Messi, non proprio Paperino e Paperoga) e costringendo gli uomini di Rijkaard a far girare la sfera solo per vie orizzontali, senza mai prestare il fianco alle verticalizzazioni dei centrocampisti culé. Il tecnico olandese decide che così non va e sposta Bojan a destra e Messi centrale, sottraendo l'argentino alla marcatura impeccabile di Koikili e lasciandolo libero di svariare, arretrare a prendere palla per servire i compagni di reparto o tentare lo sfondamento centrale. Intorno alla mezzora, però, sono i Leoni che ruggiscono nei pressi di Valdes, e se la prima occasione è poco pericolosa (tiro floscio di Javi Martinez dopo una bella azione sull'asse Susaeta-Yeste), la seconda è la più ghiotta della partita. Al 33', infatti, David Lopez scappa sulla sinistra e mette al centro, Aduriz tira una prima volta su Puyol, vince il rimpallo e ha sul destro una palla che chiede solo di essere messa in porta...purtroppo per i biancorossi, Aritz la colpisce in scivolata, troppo sotto, e la sfera malvagia si alza sopra la traversa col portiere del Barça immobile e già battuto. Nemmeno il tempo di mangiarsi le mani che i catalani, seguendo l'immutabile adagio del "gol sbagliato, gol subito", ci castigano al primo ribaltamento di fronte. Iniesta vede non si sa come (che giocatore Andrés) il taglio di Messi, Aranzubia esce alla disperata e riesce a respingere, Deco però è più lesto dei difensori rojiblancos e serve a destra Bojan, il cui sinistro è una rasoiata imprendibile per Dani. 1-0 culé, risultato invero poco meritato. I baschi accusano il colpo e non riescono a reagire, il Barcellona controlla e pertanto il tempo si chiude col vantaggio propiziato dal giovane fenomeno serbo-catalano. Al rientro in campo tutti si aspettano un Athletic a due punte, invece Caparros è di un altro avviso e decide di non toccare il modulo, cambiando però due dei suoi interpreti. Fuori Susaeta e Aduriz, entrano Garmendia e il canterano Aitor Ramos, al suo esordio in Liga con la maglia zurigorri; Yeste va a sinistra e David Lopez a destra, mentre Joseba si sistema dietro il numero 45. Una mossa a sorpresa che nei primi minuti non sembra azzeccata. I Leoni rischiano infatti di beccare il secondo gol per due volte in un minuto, prima al 46', con un contropiede sviluppato da Messi e chiuso da Henry con un destro fuori di un niente, e quindi al 47', sempre in virtù di un'azione dell'argentino, che penetra in area da destra, salta un paio di uomini e centra per Deco che conclude clamorosamente alto dal dischetto. Passato il pericolo, l'Athletic ci mette un po' ad organizzarsi e se Garmendia appare in palla, Aitor Ramos non riesce a compensare con la generosità il gap di esperienza e forza fisica che lo separa dalla coppia Thuram-Puyol, troppo grande per fare di lui l'unico riferimento offensivo della squadra. I Leoni si fanno vedere con un destro da fuori di Javi Martinez, maestoso in mediana, agguantato senza troppi problemi da Valdes, però non danno mai l'impressione di poter veramente rendersi pericolosi. La buona volontà e l'impegno non mancano, ma il Barcellona non deve patire troppo per fermare sul nascere le iniziative dei padroni di casa e prova ad addormentare il match, rinunciando quasi ad attaccare per non rischiare di subire il contropiede dei baschi. Caparros decide così di giocarsi, finalmente, le due punte e butta dentro Llorente per l'infortunato Javi Martinez, preda (a quanto ho potuto vedere) di forti crampi. Garmendia si sistema accanto ad Orbaiz in mediana e anche Yeste e David Lopez arretrano il loro raggio d'azione, con Nando come boa centrale e Aitor Ramos nel ruolo di guastatore su tutto il fronte d'attacco. Chi rischia di segnare è però Puyol, che si sgancia con un tempismo perfetto e si trova libero di concludere col sinistro su un invito da destra: Ustaritz si immola e riesce a deviare in corner. Quando tutto sembra perduto e anche i giocatori paiono aver perso le motivazioni (emblematico un cross di Yeste direttamente nella Norte 30 secondi prima del gol), i Leoni riescono a pareggiare grazie all'azione di due giocatori che nel Bilbao Athletic formavano un tandem prolifico, Garmendia e Llorente. Joseba vince un duello di testa con Sylvinho e scappa a destra, mette al centro eludendo l'intervento di Puyol e trova Nando pronto all'appuntamento con il gol del pari. Non è chiaro se il nostro numero 9 tocchi il pallone spedendolo su Thuram o se faccia tutto il francese nel tentativo di anticiparlo, ma il tabellino ufficiale della LFP assegna il gol a Llorente e sono ben felice di adeguarmi. Il pubblico del San Mamés invita i suoi beniamini a cercare il raddoppio, l'Athletic ci crede ed è il Barça che deve difendersi nel concitato finale. Thuram si riscatta per essersi fatto bruciare da Llorente in occasione del gol e mette due pezze davvero provvidenziali, prima anticipando proprio Nando sul servizio di Aitor Ramos e quindi murando in corner una conclusione da dentro l'area di Garmendia, eccezionale nel dribblare nello stretto due difensori catalani prima di andare al tiro. Dopo un break di Messi, che semina il panico in area per poi crossare forte senza trovare la deviazione giusta, al minuto 85' ci prova anche Aitor Ramos, che con un puntero al fianco riesce a mostrare qualità interessanti, ma il suo diagonale non è difficile per un portiere del calibro di Valdes. L'ultimissima occasione è per Yeste, il cui sinistro dal limite al 90' è deviato da Thuram fuori di un metro. Undiano Mallenco fischia la conclusione dopo 3' di recupero e sancisce il pareggio nel classico tra Athletic e Barcellona, risultato giusto per quanto visto in campo ma che non può non lasciare l'amaro in bocca agli uomini di Rijkaard, peraltro finiti a -9 dopo la vittoria del Real Madrid con il Villarreal. Ai blaugrana l'amarezza per non essere riusciti a chiudere la contesa quando potevano, a noi biancorossi la soddisfazione di aver ottenuto un risultato prestigioso grazie ad un ottimo primo tempo e ad una ripresa bruttina sì, ma nella quale c'è stata più convinzione del solito. Non era facile rimontare contro una squadra di palleggiatori come quella catalana, i Leoni ce l'hanno fatta e gliene rendiamo merito. Peccato per il solito calo nel secondo tempo, anche se stavolta va detto che il gol di Bojan ha tagliato le gambe ai nostri e ha permesso al Barça di rientrare giocando quasi sul velluto. Il punto ottenuto è davvero importante, perchè ci permette di distaccarci (seppur di una sola lunghezza) dalla zona retrocessione e di affrontare con più serenità la trasferta di domenica prossima a Saragozza. Prima, però, c'è il ritorno di Coppa col Racing; servirà un'impresa, ma soprattutto servirà la convinzione vista con il Barcellona.
I migliori e i peggiori nell'Athletic: partita "monstre", a parer mio, quella di Javi Martinez, che fa intravedere quale sia il suo potenziale proprio di fronte ad una delle squadre più forti d'Europa. Furibondo nel suo pressing sui centrocampisti blaugrana, il navarro è ovunque si apra una falla, sulla mediana come al limite dell'area, e stavolta si fa anche vedere in avanti con un paio di tentativi da fuori. Instancabile, sempre lucido nel cercare l'appoggio sui compagni smarcati, interrompe l'azione avversaria anche con le cattive ed è sempre pronto a far ripartire quella biancorossa. Stremato, si arrende alla fatica a 20 minuti dal termine, ma dimostra di poter diventare davvero uno dei migliori centrali di centrocampo della Liga (se solo Caparros gli lasciasse un po' di libertà in impostazione...). Mi è piaciuto molto Garmendia, giocatore che mi sta entrando nel cuore per il suo attaccamento alla maglia e per il modo in cui "sente" le partita; il suo ingresso, poi, è decisivo, visto che il pareggio nasce da una sua bella azione personale. Joseba ha grinta, generosità e anche una tecnica non indifferente, come dimostra con una discesa da slalomista in area avversaria, e merita la fiducia che gli sta concedendo ultimamente Caparros. Prova maiuscola di tutta la difesa: Koikili, umiliato da Messi nell'andata al Nou Camp, stavolta lo limita alla grande, Iraola annulla Henry, Aitor Ocio è il comandante ideale del reparto e Ustaritz compie almeno un paio di interventi risolutori. Un plauso a Llorente, che si fa male dopo un minuto dal suo ingresso, resta stoicamente a lottare in campo e segna il suo terzo gol stagionale. Susaeta, sostituito dopo 45', non mi era dispiaciuto nonostante qualche errore di troppo, e mi sento anche di promuovere Aitor Ramos: manca di malizia e mi sembra troppo leggerino per fare l'unica punta, ma è vivace, disturba sempre il portatore di palla nella trequarti avversaria e non mostra grandi timori reverenziali.
Yeste incappa in una di quelle giornate in cui l'indolenza sopravanza la sua grande classe: sbaglia moltissimo, rallenta troppo l'azione e spreca due ghiotte occasioni nel primo tempo, traccheggiando col pallone invece di tirare. Capita, ma quando gioca così andrebbe tolto all'intervallo, anche se quel mancino è sempre in grado di regalare qualcosa... David Lopez continua a sembrarmi un produttore di fumo più che un venditore di arrosto, Aduriz si batte come un leone ma si mangia un gol grande come una casa.

4 commenti:

  1. utente anonimo29 gennaio 2008 03:28

    Complimenti (come sempre) per l'inappuntabile resoconto.

    Ti volevo chiedere una cosa: su Youtube ho trovato alcuni filmati, o meglio registaz. audio corredate da foto, riguardanti la presunta estromissione dal club di Julen Guerrero (questo ai tempi del suo ritiro, credo 2006).
    Ora, non so se tu ne avessi già parlato al tempo perché non conoscevo il blog, ma queste testimonianze di giornalisti baschi (in spagnolo) sostenevano che vi fosse una 'cupola' che governava lo spogliatoio (Orbaiz su tutti) e che Julen fosse solo un 'paravento' per pubblico e marketing. Si narra anche di un incontro a porte chiuse tra giornalisti e giocatori più rappresentativi in cui mancava Julen e Orbaiz si faceva portavoce di tutti.
    Che ne pensi? puoi dirmi qualcosa in proposito? Giusto per avere un po' di storiografia non ufficiale....
    Grazie
    Alex

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  2. Ciao Alex, innanzi tutto grazie per i complimenti. Sulla questione Julen, solo ieri ho visto i video di cui parli, sto aspettando di approfondirli con l'aiuto di amici che conoscono lo spagnolo meglio di me, quindi posso aaiutarti molto poco...quel che ricordo è che si sapeva che Julen, negli ultimi anni, non aveva molti amici nello spogliatoio, anzi; tranne Javi Gonzalez, suo amico di lunga data, era isolato nel "vestuario", e avevo sentito già in precedenza di contrasti con alcuni compagni, Orbaiz in primis. Mi riservo di dirti di più nei prossimi giorni. Ciao!

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  3. Ottima disamina come sempre. Grandissima partita, ho visto per larghi tratti davvero una buona squadra contro un avversario di livello mondiale, grandi Javi Martinez e Llorente, grandissimo Koikili su Messi: la sua marcatura sembrava quasi quella di Gentile su Maradona ai mondiali dell'82 :) continuiamo così! AUPA ATHLETIC

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  4. Alex: ho fatto un po' di ricerche, la storia della cupola sembra esagerata, di sicuro c'è che Julen non ha ricevuto un grande appoggio all'interno dello spogliatoio. Lui, legatissimo alla vecchia guardia (Alkorta, Larrazabal, Alkiza, Urrutia, Javi Gonzalez) s'è ritrovato un po' solo. La società non l'ha trattato bene, ma questo è evidente anche adesso con Macua. Dispiace per il Capitano, ma quei giornalisti hanno un po' montato il caso.

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