Athletic Club: Aranzubia; Expósito, Prieto, Sarriegi, Amorebieta (65' Yeste); Garmendia (46' Urzaiz,), Iraola, Murillo, Gabilondo (71' Iturriaga); Etxeberria, Aduriz.
RCD Espanyol: Kameni; Velasco, Jarque, Lacruz, David García (63' Torrejón); Rufete (81' De la Peña), Eduardo Costa, Jonatas, Moha; Coro, Pandiani (72' Luis García).
Reti: 3' Jonatas, 62' e 78' Urzaiz.
Arbitro: Rodriguez Santiago (Colegio Castellano-leonés).
Quando, al minuto numero 3, Jonatas ha visto Aranzubia piazzato malissimo e lo ha beffato con un tiro secco e angolato da centrocampo, mi sono sentito con un piede in Segunda. Perdere in casa contro una squadra tranquilla, senza ambizioni di classifica e per di più reduce dall'impegno europeo con il Benfica mi sembrava una sentenza di condanna a morte (e, visti i risultati delle altre squadre in lotta per non retrocedere, lo sarebbe stata). Il grande cuore e l'orgoglio dei nostri, tuttavia, sono venuti fuori di prepotenza e ancora una volta dobbiamo ringraziare un rappresentate della vecchia guardia, in questo caso Urzaiz, se siamo riusciti a venire a capo di un match che si era messo malissimo. Questo Athletic, nonostante sia una delle squadre dall'età media più bassa della Liga, se è ancora a galla lo deve soprattutto ai senatori della squadra (Etxebe, svegliatosi nel momento clou della stagione, Isma, Iraola, che nonostante la giovane età è già un veterano); sicuramente è logico che le reclute si aggrappino all'esperienza dei guerrieri dalle mille cicatrici, ma non dimentichiamoci che fra poco questi filibustieri smetteranno, e allora forse saranno dolori veri, se i ragazzini non matureranno in fretta. Venendo alla gara, nel primo tempo un Espanyol rimaneggiato, ma comunque in grado di proporre un buon calcio, domina letteralmente il match; la squadra di Valverde, mai così rimpianto in riva al Nervion, dopo il vantaggio controlla in scioltezza, sfiorando il colpo del ko con Pandiani (grande Dani sulla sua conclusione a botta sicura) e lasciando all'Athletic solo un paio di occasioni sporadiche, anche se il palo colto al volo da Aduriz alimenta non pochi rimpianti. Mané si rende conto che l'assetto della squadra, con Garmendia fuori dal gioco a destra, non è quello ottimale e cambia: dentro Urzaiz per il giovane numero 8, Etxebe viene spostato sulla fascia e l'Athletic attacca con due punte di ruolo, Isma e Aduriz. L'Espanyol ricomincia come aveva concluso e Coro si invola in contropiede verso Aranzubia, ma Amorebieta è prodigioso nel recuperare l'avversario e sporcargli il pallone in corner. La fiammata dei catalani è solo un fuoco di paglia, perchè l'assetto dell'Athletic, più logico, costringe nella loro metà campo i biancoblù e mette grande pressione ai loro difensori, che adesso devono guardarsi dalle terribili spizzate dell'ariete tudelano. Dopo un occasione per Aduriz, che riceve da Urzaiz ma trova la pronta uscita di Kameni, ecco il pari: Iraola mette una punzione tagliata sul primo palo, Isma si muove da par suo, svetta in anticipo e brucia tutti per l'1-1. L'Athletic ci crede, il San Mamés diventa una bolgia pazzesca e l'Espanyol, tranne un break di Coro stoppato da Aranzubia, non riesce più a mettere la testa fuori dalla propria metà campo. Quando Yeste va a battere una punizione sulla trequarti sinistra, lo stadio trattiene il respiro...Urzaiz (partito in posizione di fuorigioco) va altissimo e schiaccia da par suo il pallone del 2-1 alle spalle di Kameni. Il numero 10 potrebbe fare il 3-1, ma la sua volee mancina, deliziosa, esce di pochissimo alla sinistra del portiere camerunense. La beffa, però, è in agguato e quasi riesce a Jarque, che al 90' incorna un pallone vagante in area e lo indirizza sotto l'incrocio: sembra gol, Dani però non è di questo parere e riscatta l'errore iniziale con un colpo di reni incredibile, andando a togliere dal sacco il 2-2 e soffocando sul nascere l'urlo di gioia del giocatore catalano, costretto a guardare incredulo il miracolo del nostro portierone. Finisce dunque 2-1 e i tre punti sono davvero fondamentali in una giornata nella quale vincono quasi tutte le squadre in coda, tranne Betis e Levante. BETI AUPA ATHLETIC!
martedì 17 aprile 2007
sabato 14 aprile 2007
La bolemiga (alla Biscardi).
Le immagini incriminate di Canale 4: Mejuto Gonzalez dice al Gallo: "...sicuro che vi salvate" (da As.com).
In questi giorni sta montando una forte polemica attorno all'Athletic, innescata dalle parole rilasciate a caldo, subito dopo il match di sabato, dall'allenatore del Valencia Quique Sanchez Flores, che aveva accusato senza mezzi termini l'arbitro (Mejuto Gonzalez) di aver favorito l'Athletic. In particolare, il mister dei levantini aveva incolpato il direttore di gara per non aver fischiato ben tre rigori su Silva; ho visto le immagini e in tutta sincerità devo dire che un rigore ci stava assolutamente, gli altri due invece li ha visti solo Quique. Le parole dell'allenatore del Valencia erano già destinate al dimenticatoio, anche perchè sembravano più che altro un modo per svicolare dalla vera causa della sconfitta, ovvero la formazione indecente mandata in campo a Bilbao; tuttavia, pochi fotogrammi dell'emittente televisiva Cuatro Television sono bastati a far crescere il poverone delle illazioni. Le immagini "incriminate" mostrano il capitano dell'Athletic, Joseba Etxeberria, che parla prima dell'ingresso in campo con Mejuto Gonzalez. Il dialogo dura circa 30 secondi: Joseba si lamenta per la partitaccia persa a Santander e per il calendario difficile che aspetta i Leoni, l'arbitro gli risponde dicendo "buona fortuna, vi salvate sicuramente". Ora, a me non sembra nulla di particolare questa frase...sono tifosissimo dell'Athletic, ma credo di parlare con discreta oggettività: avendo giocato, ho visto situazioni del genere mille volte. Anch'io, dopo aver giocato per anni nello stesso campionato, ho finito per conoscere tutti gli arbitri e, da capitano, mi è spesso successo di scambiare con loro qualche parola sul torneo o sulla situazione della mia squadra. Etxebe gioca in Primera da più di 15 anni e lui stesso ha detto che gli capita sempre di parlottare col capitano avversario e con l'arbiro prima di entrare in campo... Insomma, a me sembra la classica situazione da "molto rumore per nulla", tuttavia è bastata per scatenare le solite polemiche di favori arbitrali all'Athletic. Tutto ciò perchè il presidente di Lega, Villar, è un ex giocatore dei Leoni e non ha mai nascosto di tifare per i biancorossi. La situazione mi sembra più trasparente di tante altre (ad esempio, quella italiana), anche perchè è ovvio che tutti tifano per qualche squadra, e mi sembra apprezzabile non negare la propria appartenenza calcistica nonostante il ruolo; la presidenza Villar, tra l'altro, non ha portanto nessun titolo all'Athletic, che pure nel '98 arrivò secondo e per due volte dopo il 2000 è arrivato alle semifinali di Coppa, perdendole in entrambe le occasioni...con qualche aiutino credo che i risultati avrebbero potuto essere molto diversi. Negli ultimi anni, poi, i torti arbitrali a sfavore dei baschi sono stati talmente tanti da perderne il conto, senza dimenticare poi il mitico caso Gurpegi...insomma, non mi pare che l'Athletic sia la classica squadra raccomandata o ben vista dagli arbitri, e chi guarda la Liga lo sa. Punto. Volevo solo chiarire il mio pensiero sull'argomento, visto che certi simpaticoni stanno facendo la voce grossa sul forum dei Leones Italianos. Se ci salveremo sarà sul campo, e stop. BETI AUPA ATHLETIC!
mercoledì 11 aprile 2007
29a giornata: Athletic 1-0 Valencia.

La gioia di Gabilondo dopo il golazo decisivo (foto Marca).
Athletic Club: Aranzubia: Expósito, Prieto, Sarriegi, Casas (44' Garmendia); Ustaritz (82' Yeste), Javi Martínez; Iraola, Etxeberria (56' Murillo), Gabilondo; Aduriz.
Valencia CF: Butelle; Curro Torres (72' Miguel), Albiol, Moretti, Del Horno; Marchena, Pallardó (46' Villa); Jorge López (56' Joaquín), Silva, Hugo Viana; Angulo.
Reti: 28' Gabilondo.
Arbitro: Mejuto Gonzalez (Colegio Asturiano).
A volte mi chiedo come il calcio possa ancora piacere alla gente, nonostante tutto, nonostante i personaggi che gravitano nella sua orbita, nonostante i diritti tv che hanno di fatto eliminato quel minimo di incertezza sulla vittoria finale dei campionati che esisteva ancora negli anni '80 (come dimostrato dai due titoli dell'Athletic nell'83 e nell'84 o dal mitico scudetto del Verona di Bagnoli), nonostante le degenerazioni del tifo, eccetera, eccetera, eccetera. Poi, all'improvviso, arrivano partite come quella col Racing o come la vittoria di sabato, e capisco. Il calcio resta disperatamente ancorato a quel minimo di imprevedibilità che ancora lo caratterizza e che permette ad una squadra di passare da un 5-4 in trasferta ad una vittoria, sofferta quanto si vuole, aiutata dal turnover di Quique quanto si vuole, fortunata quanto si vuole, contro il grande Valencia. Che bello il calcio. Che bello vedere un giocatore bollito come l'Etxebe di quest'anno, ormai avviatosi sul viale del tramonto, inanellare due prestazioni maiuscole e trascinare la squadra ad un successo insperato. Che spettacolo il colpo di tacco di Gabilondo, un giocatore che ha fatto dell'aurea mediocritas il suo standard di rendimento, un esterno che non spinge, incapace spesso di fare tre passaggi giusti in 45', ma che ogni tanto tira fuori dal cilindro dei numeri da circo, tanto da far chiedere a chi lo vede: ma questo ci è o ci fa? Questo è il calcio, bellezza. Bisogna comunque innalzare due monumenti, uno (per una volta) alla difesa, capitanata da un Sarriegi perfetto e da un Aranzubia insuperabile, ed un altro a Quique, tecnico dei levantini, che pur conoscendo il risultato del Barcellona ha deciso di schierare una formazione indecente per far riposare i titolari in vista del ritorno di Champion's. Preoccupazione legittima, ma forse il giovane mister avrebbe potuto mandare in campo un undici più competitivo, visto che ha riesumato il secondo portiere Butelle, l'ex promessa Jorge Lopez e i panchinari di lungo corso Pallardó e Curro Torres, confinando peraltro il povero Hugo Viana sulla fascia; il solitario Angulo, unica punta, non ha spaventato i Leoni e nel primo tempo il Valencia non ha mai tirato. L'Athletic, schierato da Manè secondo la sana filosofia catenaccio+contropiede, ha proposto Ustaritz in mediana (mah...) con Javi Martinez, Iraola, a rischio emicrania per i mille cambiamenti di ruolo, di nuovo a destra e Aduriz in avanti supportato da Etxebe. E' stato proprio il Gallo a servire a Gabilondo il pallone dell'1-0 dopo un bel dribbling su Moretti: buono il cross, Gabi si è trovato troppo avanti ma è riuscito a rimediare con il suddetto tacco, colpendo alla perfezione e segnando una rete da inscrivere negli annali di questo club. Trovato il vantaggio, Mané è andato avanti con la sua partita, senza far entrare Urzaiz e Llorente e regalando a Yeste solo uno scampolo di gara, e in fin dei conti l'Athletic è riuscito a reggere l'urto degli ospiti nonostante l'ingresso di Villa, gran giocatore, capace da solo di tenere in apprensione quattro difensori. La traversa che ha respinto il geniale pallonetto del 7 valenciano, al minuto 72, merita anch'essa un ringraziamento (consiglio a tutti di gustarsi il replay dell'azione del Guaye, davvero splendida), così come la parata di piede di Aranzubia sul tentativo finale di Angulo. L'Athletic ora non è più ultimo e già questa è una notizia. Adesso occorre dare un minimo di continuità a questo 1-0, sperando che il cuore e la grinta messi in campo sabato dai Leones non restino un fuoco di paglia.
Valencia CF: Butelle; Curro Torres (72' Miguel), Albiol, Moretti, Del Horno; Marchena, Pallardó (46' Villa); Jorge López (56' Joaquín), Silva, Hugo Viana; Angulo.
Reti: 28' Gabilondo.
Arbitro: Mejuto Gonzalez (Colegio Asturiano).
A volte mi chiedo come il calcio possa ancora piacere alla gente, nonostante tutto, nonostante i personaggi che gravitano nella sua orbita, nonostante i diritti tv che hanno di fatto eliminato quel minimo di incertezza sulla vittoria finale dei campionati che esisteva ancora negli anni '80 (come dimostrato dai due titoli dell'Athletic nell'83 e nell'84 o dal mitico scudetto del Verona di Bagnoli), nonostante le degenerazioni del tifo, eccetera, eccetera, eccetera. Poi, all'improvviso, arrivano partite come quella col Racing o come la vittoria di sabato, e capisco. Il calcio resta disperatamente ancorato a quel minimo di imprevedibilità che ancora lo caratterizza e che permette ad una squadra di passare da un 5-4 in trasferta ad una vittoria, sofferta quanto si vuole, aiutata dal turnover di Quique quanto si vuole, fortunata quanto si vuole, contro il grande Valencia. Che bello il calcio. Che bello vedere un giocatore bollito come l'Etxebe di quest'anno, ormai avviatosi sul viale del tramonto, inanellare due prestazioni maiuscole e trascinare la squadra ad un successo insperato. Che spettacolo il colpo di tacco di Gabilondo, un giocatore che ha fatto dell'aurea mediocritas il suo standard di rendimento, un esterno che non spinge, incapace spesso di fare tre passaggi giusti in 45', ma che ogni tanto tira fuori dal cilindro dei numeri da circo, tanto da far chiedere a chi lo vede: ma questo ci è o ci fa? Questo è il calcio, bellezza. Bisogna comunque innalzare due monumenti, uno (per una volta) alla difesa, capitanata da un Sarriegi perfetto e da un Aranzubia insuperabile, ed un altro a Quique, tecnico dei levantini, che pur conoscendo il risultato del Barcellona ha deciso di schierare una formazione indecente per far riposare i titolari in vista del ritorno di Champion's. Preoccupazione legittima, ma forse il giovane mister avrebbe potuto mandare in campo un undici più competitivo, visto che ha riesumato il secondo portiere Butelle, l'ex promessa Jorge Lopez e i panchinari di lungo corso Pallardó e Curro Torres, confinando peraltro il povero Hugo Viana sulla fascia; il solitario Angulo, unica punta, non ha spaventato i Leoni e nel primo tempo il Valencia non ha mai tirato. L'Athletic, schierato da Manè secondo la sana filosofia catenaccio+contropiede, ha proposto Ustaritz in mediana (mah...) con Javi Martinez, Iraola, a rischio emicrania per i mille cambiamenti di ruolo, di nuovo a destra e Aduriz in avanti supportato da Etxebe. E' stato proprio il Gallo a servire a Gabilondo il pallone dell'1-0 dopo un bel dribbling su Moretti: buono il cross, Gabi si è trovato troppo avanti ma è riuscito a rimediare con il suddetto tacco, colpendo alla perfezione e segnando una rete da inscrivere negli annali di questo club. Trovato il vantaggio, Mané è andato avanti con la sua partita, senza far entrare Urzaiz e Llorente e regalando a Yeste solo uno scampolo di gara, e in fin dei conti l'Athletic è riuscito a reggere l'urto degli ospiti nonostante l'ingresso di Villa, gran giocatore, capace da solo di tenere in apprensione quattro difensori. La traversa che ha respinto il geniale pallonetto del 7 valenciano, al minuto 72, merita anch'essa un ringraziamento (consiglio a tutti di gustarsi il replay dell'azione del Guaye, davvero splendida), così come la parata di piede di Aranzubia sul tentativo finale di Angulo. L'Athletic ora non è più ultimo e già questa è una notizia. Adesso occorre dare un minimo di continuità a questo 1-0, sperando che il cuore e la grinta messi in campo sabato dai Leones non restino un fuoco di paglia.
martedì 3 aprile 2007
28a giornata: Racing Santander-Athletic Bilbao 5-4.
Da oggi ricomincio ad aggiornare il blog, che ho dovuto tenere fermo prima per impegni universitari, quindi per problemi enormi con la connessione Internet. Spero d'ora in avanti di non dover più abbandonare questo spazio al suo destino.
Racing Santander: Toño; Pinillos, Rubén, Garay, Cristian Fernández; Balboa (90' Momo), Vitolo, Colsa, Serrano (80' Cristian Alvarez); Munitis (91' Juanjo), Zigic.
Athletic Bilbao: Aranzubia; Espósito, Prieto, Amorebieta, Gabilondo (68' Yeste); Iraola, Murillo; Etxeberria, Javi Martínez (75' Garmendia), Javi González; Urzaiz (55' Llorente).
Reti: 7' Luis Prieto, 58' Cristian Fernández, 62' Etxeberria, 65' Garay (rig.), 69' Zigic, 77' Murillo (ag), 79' Etxeberria, 82' Iraola, 90' Zigic.
Arbitro: Carlos Velasco Carballo (comité madrileño).
Ogni tanto anche i campionati più equilibrati regalano partite assurde, che si concludono con punteggi da calcio a 5 e che spesso, pur risultando emozionanti e a tratti spettacolari, fanno inorridire gli amanti del bel gioco per la loro totale pazzia, che comporta perdita di assetti difensivi, di equilibrio e di ogni benchè minimo raziocinio, senza il quale una partita di football diventa più che altro un tiro al bersaglio senza senso. Il secondo tempo di Racing-Athletic è stato uno di questi episodici avvenimenti (o inconvenienti, se si guardano da un altro punto di vista): 8 gol, tattica scomparsa, ribaltamenti di fronte continui ed emozioni da sconsigliare ai deboli di cuore. Ho scritto secondo tempo perchè il primo, terminato 1-0 per l'Athletic (gol di Luis Prieto su punizione deviata), è stato quanto di più noioso e sciatto ci si potesse aspettare dal match: un unico schema, lancio lungo per la punta centrale (Zigic o Urzaiz, non faceva differenza) e tanta monotonia, fatta di passaggi orizzontali a centrocampo e poco altro. La ripresa invece è stata pirotecnica e ha travolto anche una squadra solitamente equilibrata e ben messa in campo come il Racing, mentre l'Athletic, già sfasato di suo, ha perso completamente la bussola... Ne è venuta fuori una partita assolutamente fuori di testa, come la successione dei gol può far capire meglio di ogni descrizione: 1-1 di Cristian al 58' con un colpo di testa su corner, dopo due occasionissime sventate alla grande da Aranzubia; passano 4 minuti e Llorente fa sponda per Etxebe, destro di prima intenzione del Gallo e 2-1; 3 minuti dopo Murillo pensa bene di commettere un fallo inutile sulla linea di fondo, scordandosi però di essere in area...rigore di Garay e nuovo pareggio. Il 2-2 galvanizza il Racing, che spinge con profitto sugli esterni alla ricerca di Zigic e lo trova puntuale all'appuntamento con il gol al 69'; sulle ali dell'entusiasmo i padroni di casa sembrano dilagare: è ancora Murillo a regalare la rete agli avversari, anticipando in tuffo il solito Zigic ma trafiggendo, ahinoi, lo stranito Aranzubia. Quando tutto sembra finito, l'orgoglio basco porta a un risultato inaspettato: prima Etxebe, ispiratissimo, fa 4-3 impallinando Toño dopo un gran controllo di tacco, quindi Iraola ribadisce in rete un mischione generato da una punizione di Yeste e regala l'incredibile 4-4. Il risultato consiglierebbe prudenza, invece entrambe le squadre provano a vincere e si sbilanciano alla ricerca del colpo del ko. L'Athletic becca un contropiede al 90', c'è un'autostrada per Munitis che tocca da campione verso Zigic, bravissimo ad aggirare Dani e a depositare in porta il 5-4 della beffa. Inutile commentare una partita del genere...inutile anche soffermarsi sull'incredibile pochezza della difesa basca (Ustaritz, dove sei?) e sulla fragilità mentale di questa squadra, incapace di tenere un risultato che sia uno. Gli incroci sugli altri campi ci tengono ancora in vita, anche se dietro di noi si stanno facendo risentire (incredibile a dirsi ) Real Sociedad e Nastic. Insomma, c'è speranza per tutti, dunque perchè abbattersi? Fuori le palle, ce la possiamo fare. ORAIN TA BETI ATHLETIC!!!
Racing Santander: Toño; Pinillos, Rubén, Garay, Cristian Fernández; Balboa (90' Momo), Vitolo, Colsa, Serrano (80' Cristian Alvarez); Munitis (91' Juanjo), Zigic.
Athletic Bilbao: Aranzubia; Espósito, Prieto, Amorebieta, Gabilondo (68' Yeste); Iraola, Murillo; Etxeberria, Javi Martínez (75' Garmendia), Javi González; Urzaiz (55' Llorente).
Reti: 7' Luis Prieto, 58' Cristian Fernández, 62' Etxeberria, 65' Garay (rig.), 69' Zigic, 77' Murillo (ag), 79' Etxeberria, 82' Iraola, 90' Zigic.
Arbitro: Carlos Velasco Carballo (comité madrileño).
Ogni tanto anche i campionati più equilibrati regalano partite assurde, che si concludono con punteggi da calcio a 5 e che spesso, pur risultando emozionanti e a tratti spettacolari, fanno inorridire gli amanti del bel gioco per la loro totale pazzia, che comporta perdita di assetti difensivi, di equilibrio e di ogni benchè minimo raziocinio, senza il quale una partita di football diventa più che altro un tiro al bersaglio senza senso. Il secondo tempo di Racing-Athletic è stato uno di questi episodici avvenimenti (o inconvenienti, se si guardano da un altro punto di vista): 8 gol, tattica scomparsa, ribaltamenti di fronte continui ed emozioni da sconsigliare ai deboli di cuore. Ho scritto secondo tempo perchè il primo, terminato 1-0 per l'Athletic (gol di Luis Prieto su punizione deviata), è stato quanto di più noioso e sciatto ci si potesse aspettare dal match: un unico schema, lancio lungo per la punta centrale (Zigic o Urzaiz, non faceva differenza) e tanta monotonia, fatta di passaggi orizzontali a centrocampo e poco altro. La ripresa invece è stata pirotecnica e ha travolto anche una squadra solitamente equilibrata e ben messa in campo come il Racing, mentre l'Athletic, già sfasato di suo, ha perso completamente la bussola... Ne è venuta fuori una partita assolutamente fuori di testa, come la successione dei gol può far capire meglio di ogni descrizione: 1-1 di Cristian al 58' con un colpo di testa su corner, dopo due occasionissime sventate alla grande da Aranzubia; passano 4 minuti e Llorente fa sponda per Etxebe, destro di prima intenzione del Gallo e 2-1; 3 minuti dopo Murillo pensa bene di commettere un fallo inutile sulla linea di fondo, scordandosi però di essere in area...rigore di Garay e nuovo pareggio. Il 2-2 galvanizza il Racing, che spinge con profitto sugli esterni alla ricerca di Zigic e lo trova puntuale all'appuntamento con il gol al 69'; sulle ali dell'entusiasmo i padroni di casa sembrano dilagare: è ancora Murillo a regalare la rete agli avversari, anticipando in tuffo il solito Zigic ma trafiggendo, ahinoi, lo stranito Aranzubia. Quando tutto sembra finito, l'orgoglio basco porta a un risultato inaspettato: prima Etxebe, ispiratissimo, fa 4-3 impallinando Toño dopo un gran controllo di tacco, quindi Iraola ribadisce in rete un mischione generato da una punizione di Yeste e regala l'incredibile 4-4. Il risultato consiglierebbe prudenza, invece entrambe le squadre provano a vincere e si sbilanciano alla ricerca del colpo del ko. L'Athletic becca un contropiede al 90', c'è un'autostrada per Munitis che tocca da campione verso Zigic, bravissimo ad aggirare Dani e a depositare in porta il 5-4 della beffa. Inutile commentare una partita del genere...inutile anche soffermarsi sull'incredibile pochezza della difesa basca (Ustaritz, dove sei?) e sulla fragilità mentale di questa squadra, incapace di tenere un risultato che sia uno. Gli incroci sugli altri campi ci tengono ancora in vita, anche se dietro di noi si stanno facendo risentire (incredibile a dirsi ) Real Sociedad e Nastic. Insomma, c'è speranza per tutti, dunque perchè abbattersi? Fuori le palle, ce la possiamo fare. ORAIN TA BETI ATHLETIC!!!
mercoledì 14 marzo 2007
26a giornata: Celta 1-1 Athletic.
Il palo di Sarriegi al 90', emblema dell'Athletic incompiuto di Vigo.
Celta de Vigo: Pinto; Jonathan Aspas, Yago, Lequi, Placente; Ángel, Pablo García; Antonio Núñez (79' Nené), Canobbio, Gustavo López (83' Jonathan Vila); Baiano (73' Bamogo).
Athletic Club Bilbao: Aranzubía; Expósito, Sarriegui, Amorebieta, Javi González; Iraola, Murillo; Javi Martínez, Yeste, Dañobeitia (46' Gabilondo); Urzaiz (59' Aduriz; 88' Llorente).
Reti: 35' Angel, 70' Aduriz.
Arbitro: Muñiz Fernandez (comité Asturiano).
Note: espulso Pablo García (C) al 60' per doppia amminizione.
Partita dai due volti per i Leoni al Balaidos: primo tempo indecente, ripresa di gran lunga migliore, agevolata anche dalla giusta espulsione del sempre nervoso Pablo Garcia. Il punto alla fine non è da buttare, anche perchè non è il ruolino esterno che l'Athletic deve migliorare: se i biancorossi non stessero facendo così male al San Mamés, grazie alle buone prove in trasferta adesso potrebbero essere in una posizione di classifica molto più tranquilla.
Il primo tempo di Vigo è un tipico esempio di partita condizionata dalla paura di perdere: squadre bloccate a centrocampo, pochissime azioni in verticale, zero occasioni da gol, insomma una noia mortale. A parte un colpo di testa di Sarriegi su corner di Iraola, terminato diversi metri a lato, non succede nulla fino al 35', quando il Celta passa in vantaggio nell'unico modo con cui una delle due squadre avrebbe potuto segnare, ovvero un calcio da fermo. Calcio d'angolo battuto corto e cross immediato sul secondo palo dove Baiano fa sponda per Angel, che irrompe e segna da meno di un metro; incerto nell'occasione Aranzubia e con lui tutta la difesa, sorpresa sia dalla traiettoria del cross che dall'intelligente assistenza del brasiliano del Celta. L'Athletic accusa il colpo, i galiziani tentano di chiudere il match e mettono insieme diverse occasioni tra la fine del primo tempo e il quarto d'ora del secondo. Un tocco di Sarriegi su tiro di Baiano con la palla fuori di un niente, un sinistro di Canobbio sventato di piede da Aranzubia e un altro tentativo, stavolta fuori misura, dell'attivissimo Baiano sono le tre migliori palle-gol create dai galiziani, cui però non riesce il colpo del ko. L'Athletic, ormai alle corde, viene aiutato a riprendersi da Pablo Garcia, già ammonito, che pensa bene di stendere con una presa alla gola Aduriz (entrato un minuto prima per Urzaiz) e riceve giustamente il secondo giallo. I biancorossi rientrano di prepotenza nel match, ispirati da Yeste, ormai affrancato dalla marcatura del mediano uruguagio, e soprattutto da Gabilondo, entrato al posto di Dañobeitia (schierato titolare dopo mesi e apparso ancora senza ritmo partita). I due mancini dell'Athletic si esaltano negli spazi concessi dal Celta e orchestrano l'assalto, ben assecondati da un Aduriz mobile e volitivo; il pareggio, logica conseguenza degli sforzi dei baschi, arriva al 70' grazie al colpo di testa del numero 23 su punizione tagliata di Yeste. Gli uomini di Mané sentono che i padroni di casa non ne hanno più e si gettano all'assalto, andando vicini al raddoppio con un colpo di testa di Amorebieta e con un tocco di Aduriz su cross di Gabilondo, sporcato purtroppo dall'intervento di un difensore gallego. Dopo un possibile rigore non dato ancora a Gabilondo, con l'arbitro che assegna misteriosamente una punizione per il Celta, l'ultimo brivido nel recupero: punizione dalla sinistra di Yeste, colpisce in tuffo Sarriegi e la palla incoccia sul palo a Pinto battuto. Finisce dunque con le mani nei capelli per l'Athletic, che ha giocato meglio dopo l'espulsione di Garcia ma può comunque recriminare per non aver dato tutto sin dal primo minuto; il punto può essere buono, ma per salvarsi occorreranno prove di ben altro spessore (vedi Nastic, capace di battere il Siviglia e rilanciatosi incredibilmente nella lotta per la salvezza, che ora dista solo 7 punti dai catalani).
domenica 11 marzo 2007
L'ultima spiaggia?
Murillo contrasta Canobbio nel match d'andata: l'urugagio ex Valencia sarà uno degli uomini da tenere maggiormente d'occhio.
La partita di domani assomiglia tanto a quelle interrogazioni che i prof al liceo ci concedevano per farci recuperare un brutto voto, poco prima degli scrutini finali: c'era già caldo, solo noi asini in classe e quell'atmosfera da "o la va o la spacca", perchè quella era l'ultima occasione per recuperare e se avessimo fallito...il debito. Ecco, anche se mancano ancora 13 partite, domani l'Athletic dovrà affrontare una partita quasi da dentro o fuori, perchè in caso di sconfitta vedrebbe allontanarsi la zona salvezza in maniera davvero preoccupante. E allora ben venga il Celta, la peggiore squadra della Liga per rendimento casalingo (ebbene sì, c'è qualcuno che tra le mura amiche è riuscito a fare peggio di noi): solo otto i punti raccolti dai celesti al Balaidos, frutto di cinque pareggi, sei sconfitte e una solitaria vittoria, il 3-2 rifilato ad ottobre al Valencia; 13 gol fatti a fronte di 21 subiti, un dato piuttosto significativo sulla difficoltà di trovare la porta della squadra galiziana. Se a tutto ciò si sommano i risultati dei Leoni nelle ultime dieci visite a Vigo, si riesce a capire il velato ottimismo con cui ci stiamo preparando a vivere questa trasferta, nella speranza che le tv cinesi non ci tirino il pacco come l'altra settimana. 4 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte, 14 punti fatti: non male il bilancio biancorosso dal '97 ad oggi. Le ultime due trasferte in Galizia, poi, sono state davvero generose per l'Athletic: 2-0 per noi nel 2004 e vittoria per 1-0 la scorsa temporada, grazie al gol in contropiede di Aduriz. Il Balaidos, poi, è il terzo stadio più espugnato dai Leoni dopo El Sardinero di Santander ed il vecchio Sadar, oggi Reyno de Navarra, di Pamplona. Insomma, le buone premesse ci sono tutte. Mané ha intenzione di giocarsela tornando al 4-2-3-1, con Javi Gonzalez a sinistra al posto dell'orrendo Casas, Javi Martinez a destra nel tris di trequartisti con Yeste e Gabilondo ed il buon vecchio Isma Urzaiz di punta; Preto, recuperato, siedrà in panchina lasciando il posto da titolare ancora a Sarriegi. In ogni caso conteranno poco uomini e modulo, domani; serviranno invece "garra" e "cojones": vediamo di metterli sul campo e non dimenticarceli, come contro Barcellona e Nastic, negli spogliatoi insieme alle mutande di ricambio.
La partita di domani assomiglia tanto a quelle interrogazioni che i prof al liceo ci concedevano per farci recuperare un brutto voto, poco prima degli scrutini finali: c'era già caldo, solo noi asini in classe e quell'atmosfera da "o la va o la spacca", perchè quella era l'ultima occasione per recuperare e se avessimo fallito...il debito. Ecco, anche se mancano ancora 13 partite, domani l'Athletic dovrà affrontare una partita quasi da dentro o fuori, perchè in caso di sconfitta vedrebbe allontanarsi la zona salvezza in maniera davvero preoccupante. E allora ben venga il Celta, la peggiore squadra della Liga per rendimento casalingo (ebbene sì, c'è qualcuno che tra le mura amiche è riuscito a fare peggio di noi): solo otto i punti raccolti dai celesti al Balaidos, frutto di cinque pareggi, sei sconfitte e una solitaria vittoria, il 3-2 rifilato ad ottobre al Valencia; 13 gol fatti a fronte di 21 subiti, un dato piuttosto significativo sulla difficoltà di trovare la porta della squadra galiziana. Se a tutto ciò si sommano i risultati dei Leoni nelle ultime dieci visite a Vigo, si riesce a capire il velato ottimismo con cui ci stiamo preparando a vivere questa trasferta, nella speranza che le tv cinesi non ci tirino il pacco come l'altra settimana. 4 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte, 14 punti fatti: non male il bilancio biancorosso dal '97 ad oggi. Le ultime due trasferte in Galizia, poi, sono state davvero generose per l'Athletic: 2-0 per noi nel 2004 e vittoria per 1-0 la scorsa temporada, grazie al gol in contropiede di Aduriz. Il Balaidos, poi, è il terzo stadio più espugnato dai Leoni dopo El Sardinero di Santander ed il vecchio Sadar, oggi Reyno de Navarra, di Pamplona. Insomma, le buone premesse ci sono tutte. Mané ha intenzione di giocarsela tornando al 4-2-3-1, con Javi Gonzalez a sinistra al posto dell'orrendo Casas, Javi Martinez a destra nel tris di trequartisti con Yeste e Gabilondo ed il buon vecchio Isma Urzaiz di punta; Preto, recuperato, siedrà in panchina lasciando il posto da titolare ancora a Sarriegi. In ogni caso conteranno poco uomini e modulo, domani; serviranno invece "garra" e "cojones": vediamo di metterli sul campo e non dimenticarceli, come contro Barcellona e Nastic, negli spogliatoi insieme alle mutande di ricambio.
giovedì 8 marzo 2007
Un eroe.
Visto che questa temporada è alquanto avara di soddisfazioni, consoliamoci con le disfatte altrui...
Volevo postare questo video dopo la partita di andata, ma ho aspettato scaramanticamente il ritorno per poter complimentarmi con le merde di bianco vestite per un altro anno senza vittorie di prestigio (a meno di miracoli in campionato, improbabili vista la pochezza di gioco della Capello-band). Ciao ciao Mandril!
Volevo postare questo video dopo la partita di andata, ma ho aspettato scaramanticamente il ritorno per poter complimentarmi con le merde di bianco vestite per un altro anno senza vittorie di prestigio (a meno di miracoli in campionato, improbabili vista la pochezza di gioco della Capello-band). Ciao ciao Mandril!
La crisi.
Noi almeno non svendiamo niente...
Come da titolo e da immagine, venti di gravissima crisi spirano su Bilbao. E' forse questa l'annata peggiore del club? Se non lo è, rischia di diventarlo seriamente a giugno, con quella che potrebbe essere la prima, storica RETROCESSIONE del club. Ecco, l'ho scritto; e l'ho scritto maiuscolo perchè non ho paura di questa parola e anche i ragazzi non devono averne. L'Athletic in Segunda sarebbe un brutto colpo per tutti, ma non una tragedia insanabile, se lo spirito che da 109 anni guida questa società resterà immutato. E poi confido ancora nella "garra", nell'orgoglio che so essere presente in ognuno dei giocatori biancorossi, anche se ultimamente non lo stanno dimostrando sul campo. Bisogna comunque dire che la stagione è una delle più sfortunate della storia del club: la squalifica a Gurpegi, gli infortuni a raffica di pedine importantissime, qualche punto perso qua e là per dabbenaggine e inseperienza, alcuni arbitraggi poco favorevoli...insomma, forse dobbiamo essere grati ai nostri Leoni per non aver mollato e per trovarsi ancora in piena lotta salvezza e non, come i nostri cugini giputxi, in fondo alla classifica. Certo, l'atteggiamento visto domenica avrebbe fatto incazzare anche un santo, ma proprio dagli errori commessi contro il Nastic dobbiamo ripartire per affrontare con il coltello tra i denti le 13 partite che ci separano dal giudizio finale. Contro i catalani abbiamo perso perchè siamo scesi in campo con supponenza, convinti di avere di fronte un rivale già retrocesso, malleabile e disposto a farsi "matare" nella nostra arena; ci siamo invece trovati ad affrontare undici giocatori consapevoli dei propri limiti ma per nulla rassegnati al ruolo di vittime sacrificali, bravi ad onorare fino in fondo l'impegno che hanno assunto ad inizio stagione con i propri tifosi, dei versi sportivi insomma. Ecco, d'ora in avanti l'Athletic deve seguire l'esempio del Nastic: nessun campo è impossibile, nessuna partita è tabù...possiamo perdere o vincere con chiunque, dipende solo dalla nostra convinzione. IO CI CREDO. Credeteci anche voi, ragazzi.
Come da titolo e da immagine, venti di gravissima crisi spirano su Bilbao. E' forse questa l'annata peggiore del club? Se non lo è, rischia di diventarlo seriamente a giugno, con quella che potrebbe essere la prima, storica RETROCESSIONE del club. Ecco, l'ho scritto; e l'ho scritto maiuscolo perchè non ho paura di questa parola e anche i ragazzi non devono averne. L'Athletic in Segunda sarebbe un brutto colpo per tutti, ma non una tragedia insanabile, se lo spirito che da 109 anni guida questa società resterà immutato. E poi confido ancora nella "garra", nell'orgoglio che so essere presente in ognuno dei giocatori biancorossi, anche se ultimamente non lo stanno dimostrando sul campo. Bisogna comunque dire che la stagione è una delle più sfortunate della storia del club: la squalifica a Gurpegi, gli infortuni a raffica di pedine importantissime, qualche punto perso qua e là per dabbenaggine e inseperienza, alcuni arbitraggi poco favorevoli...insomma, forse dobbiamo essere grati ai nostri Leoni per non aver mollato e per trovarsi ancora in piena lotta salvezza e non, come i nostri cugini giputxi, in fondo alla classifica. Certo, l'atteggiamento visto domenica avrebbe fatto incazzare anche un santo, ma proprio dagli errori commessi contro il Nastic dobbiamo ripartire per affrontare con il coltello tra i denti le 13 partite che ci separano dal giudizio finale. Contro i catalani abbiamo perso perchè siamo scesi in campo con supponenza, convinti di avere di fronte un rivale già retrocesso, malleabile e disposto a farsi "matare" nella nostra arena; ci siamo invece trovati ad affrontare undici giocatori consapevoli dei propri limiti ma per nulla rassegnati al ruolo di vittime sacrificali, bravi ad onorare fino in fondo l'impegno che hanno assunto ad inizio stagione con i propri tifosi, dei versi sportivi insomma. Ecco, d'ora in avanti l'Athletic deve seguire l'esempio del Nastic: nessun campo è impossibile, nessuna partita è tabù...possiamo perdere o vincere con chiunque, dipende solo dalla nostra convinzione. IO CI CREDO. Credeteci anche voi, ragazzi.
mercoledì 7 marzo 2007
25a giornata: Athletic 0-2 Gimnastic.
Athletic Club Bilbao: Aranzubia; Expósito, Sarriegi, Amorebieta, Casas (57' Etxeberria); Murillo, Iraola, Gabilondo (74' Llorente), Yeste (46' Javi Martínez); Aduriz, Urzaiz.
Nástic de Tarragona: Bizzarri; Calvo, César Navas, David García, Mingo; Chabaud (78' Juan Díaz), Morales; Cuéllar, Pinilla (83' Ismael), Portillo; Rubén Castro (55' Matellán).
Reti: 36' Portillo, 71' Pinilla.
Arbitro: Ramirez Dominguez (Comité andaluz).
Un autentico disastro, titola il Mundo Deportivo: e come dare torto al quotidiano spagnolo? L'Athletic aveva un'occasione enorme per allontanarsi dal terzultimo posto che significa retrocessione: il Celta aveva perso sabato a Valencia, Levante e Maiorca si sarebbero affrontate nel più classico dei match-salvezza e il Betis era atteso da un Deportivo in costante miglioramento; tutto ciò mentre i Leoni si preparavano a ricevere il Nastic, fanalino di coda della Liga, squadra francamente improponibile nel girone di andata e in lieve ripresa dopo il mercato di gennaio. Insomma, una vera e propria palla break, per dirla con linguaggio tennistico. Oggi, purtroppo, siamo a commentare una situazione ben diversa da quella che avrebbe potuto essere con un minimo di convinzione in più. Quello che più colpisce è propria la rassegnazione dell'Athletic nelle ultime due uscite, un atteggiamento comprensibile, anche se non giustificabile, nella gara con il Barcellona, ma assolutamente da calci nel culo (se mi passate il termine aulico) nel match di domenica. I bilbaini hanno giocato come se il risultato fosse già scritto, dimenticando che nel calcio non si devono mai fare i conti senza l'oste, e hanno perso, giustamente; serve a poco sottolineare che gli ospiti hanno segnato nelle due uniche occasioni da gol prodotte. Anzi, giova ricordare che i catalani hanno giocato per quasi un tempo in inferiorità numerica. Nessuno, inoltre, si attendeva qualcosa da loro, mentre era doveroso che l'Athletic guidasse le danze dal primo all'ultimo minuto, ringhiasse su ogni contrasto e buttasse quel maledetto pallone in rete. Invece, dopo una buona occasione sprecata da Sarriegi in avvio (tiro fuori da due metri su assist di testa di Aduriz) e una prima parte di gara tutto sommato positiva, i biancorossi sono indecentemente usciti dalla partita, hanno smesso di pressare regalando metri al Nastic e sono crollati alla prima azione pericolosa, al minuto 36: contropiede, corridoio di Pinilla per Portillo, con Exposito e Sarriegi fuori posizione (Ustaritz torna, per carità), e bel gol dell'ex talento madridista. La rete subita avrebbe dovuto tirar fuori il sacro furore dei baschi, la loro "garra", invece ha avuto l'effetto opposto e l'Athletic non ha combinato nulla nei dieci minuti finali del tempo. Nella ripresa, gli uomini di Mané hanno provato a scuotersi e al 3' hanno avuto la palla buona, ahinoi capitata ancora una volta sui ferri da stiro (scusate, non riesco a scrivere piedi) di Sarriegi, che forse credeva di dover mirare Bizzarri invece della porta. Anche gli avversari sono venuti in soccorso dell'Athletic e Mingo, al 9', ha mostrato tutta la sua pochezza entrando scoordinato su Aduriz e rifilandogli un calcione nel viso sotto gli occhi del guardalinee: secondo giallo ed espulsione, la borsa del match ha segnato a questo punto un rialzo del titolo basco. Nulla di più sbagliato. I Leoni (se ha senso chiamare con questo glorioso appellativo la squadra di quest'anno) non sono riusciti a produrre nulla più di cross a raffica per le punte, divenute tre con l'ingresso di Llorente la cui presenza ha finito solo per intasare l'area. Dopo un gol giustamente annullato ad Aduriz per una carica evidentissima di Amorebieta su Bizzarri, la punizione massima: cross innocuo dalla destra di Calvo, Aranzubia a farfalle (che sia la presenza di Lafuente, tornato ieri in panchina dopo l'infortunio, a portargli sfortuna?) e Pinilla ad insaccare di testa dopo aver ringraziato Dani per il generoso regalo. Una pena. Le occasioni finali di Llorente e Iraola non hanno fatto altro che aumentare i rimpianti. Nell'Athletic solo Amorebieta sopra la sufficienza, il resto è da dimenticare (o crocifiggere, fate voi). Athletic-Nastic 0-2: settima sconfitta casalinga, record negativo di tutti i tempi per la squadra di Bilbao. Mi fermo qui, è meglio.
Nástic de Tarragona: Bizzarri; Calvo, César Navas, David García, Mingo; Chabaud (78' Juan Díaz), Morales; Cuéllar, Pinilla (83' Ismael), Portillo; Rubén Castro (55' Matellán).
Reti: 36' Portillo, 71' Pinilla.
Arbitro: Ramirez Dominguez (Comité andaluz).
Un autentico disastro, titola il Mundo Deportivo: e come dare torto al quotidiano spagnolo? L'Athletic aveva un'occasione enorme per allontanarsi dal terzultimo posto che significa retrocessione: il Celta aveva perso sabato a Valencia, Levante e Maiorca si sarebbero affrontate nel più classico dei match-salvezza e il Betis era atteso da un Deportivo in costante miglioramento; tutto ciò mentre i Leoni si preparavano a ricevere il Nastic, fanalino di coda della Liga, squadra francamente improponibile nel girone di andata e in lieve ripresa dopo il mercato di gennaio. Insomma, una vera e propria palla break, per dirla con linguaggio tennistico. Oggi, purtroppo, siamo a commentare una situazione ben diversa da quella che avrebbe potuto essere con un minimo di convinzione in più. Quello che più colpisce è propria la rassegnazione dell'Athletic nelle ultime due uscite, un atteggiamento comprensibile, anche se non giustificabile, nella gara con il Barcellona, ma assolutamente da calci nel culo (se mi passate il termine aulico) nel match di domenica. I bilbaini hanno giocato come se il risultato fosse già scritto, dimenticando che nel calcio non si devono mai fare i conti senza l'oste, e hanno perso, giustamente; serve a poco sottolineare che gli ospiti hanno segnato nelle due uniche occasioni da gol prodotte. Anzi, giova ricordare che i catalani hanno giocato per quasi un tempo in inferiorità numerica. Nessuno, inoltre, si attendeva qualcosa da loro, mentre era doveroso che l'Athletic guidasse le danze dal primo all'ultimo minuto, ringhiasse su ogni contrasto e buttasse quel maledetto pallone in rete. Invece, dopo una buona occasione sprecata da Sarriegi in avvio (tiro fuori da due metri su assist di testa di Aduriz) e una prima parte di gara tutto sommato positiva, i biancorossi sono indecentemente usciti dalla partita, hanno smesso di pressare regalando metri al Nastic e sono crollati alla prima azione pericolosa, al minuto 36: contropiede, corridoio di Pinilla per Portillo, con Exposito e Sarriegi fuori posizione (Ustaritz torna, per carità), e bel gol dell'ex talento madridista. La rete subita avrebbe dovuto tirar fuori il sacro furore dei baschi, la loro "garra", invece ha avuto l'effetto opposto e l'Athletic non ha combinato nulla nei dieci minuti finali del tempo. Nella ripresa, gli uomini di Mané hanno provato a scuotersi e al 3' hanno avuto la palla buona, ahinoi capitata ancora una volta sui ferri da stiro (scusate, non riesco a scrivere piedi) di Sarriegi, che forse credeva di dover mirare Bizzarri invece della porta. Anche gli avversari sono venuti in soccorso dell'Athletic e Mingo, al 9', ha mostrato tutta la sua pochezza entrando scoordinato su Aduriz e rifilandogli un calcione nel viso sotto gli occhi del guardalinee: secondo giallo ed espulsione, la borsa del match ha segnato a questo punto un rialzo del titolo basco. Nulla di più sbagliato. I Leoni (se ha senso chiamare con questo glorioso appellativo la squadra di quest'anno) non sono riusciti a produrre nulla più di cross a raffica per le punte, divenute tre con l'ingresso di Llorente la cui presenza ha finito solo per intasare l'area. Dopo un gol giustamente annullato ad Aduriz per una carica evidentissima di Amorebieta su Bizzarri, la punizione massima: cross innocuo dalla destra di Calvo, Aranzubia a farfalle (che sia la presenza di Lafuente, tornato ieri in panchina dopo l'infortunio, a portargli sfortuna?) e Pinilla ad insaccare di testa dopo aver ringraziato Dani per il generoso regalo. Una pena. Le occasioni finali di Llorente e Iraola non hanno fatto altro che aumentare i rimpianti. Nell'Athletic solo Amorebieta sopra la sufficienza, il resto è da dimenticare (o crocifiggere, fate voi). Athletic-Nastic 0-2: settima sconfitta casalinga, record negativo di tutti i tempi per la squadra di Bilbao. Mi fermo qui, è meglio.
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