lunedì 19 gennaio 2009

19a giornata: Athletic 3-2 Valencia.


Javi Martinez, migliore in campo, lotta con Manuel Fernandes (foto Eitb24).

Athletic Club:
Iraizoz; Iraola, Ocio, Ustaritz, Koikili; David López, Javi Martínez, Orbaiz (75' Yeste), Gabilondo (70' Balenziaga); Ion Vélez (65' Toquero), Llorente.
Valencia: Renan (41' Guaita); Angulo, Maduro, Marchena, Moretti; Joaquín (75' Vicente), Albelda, Fernandes, Mata; Morientes, Villa (66' Michel).
Reti: 2' Villa, 18' Gabilondo, 30' Morientes, 41' Javi Martínez, 92' Llorente (rig.).
Arbitro: Megía Dávila (Colegio Madrileño).
Note: espulso al 91' Manuel Fernandes (V) per doppia ammonizione.

90° minuto di Athletic-Valencia: c’è una mischia in area ché, la palla arriva a Javi Martinez che dribbla un avversario e conclude, trovando la risposta del portiere, ma l’arbitro segnala il rigore per una netta trattenuta di Manuel Fernandes sul navarro.Sul dischetto si presenta Llorenta: destro angolatissimo, Guaita intuisce ma non può arrivarci. E’ il gol del 3-2 che completa la splendida rimonta dei Leoni e sancisce, forse in modo definitivo, la presa di coscienza della squadra di Caparros, finalmente consapevole dei propri mezzi e capace di sfruttarli al 100%.
Non poteva che concludersi con questo finale thrilling una partita bellissima, senza dubbio una delle migliori viste fin qui nella Liga: match teso, sempre in bilico, ricco di occasioni da rete ed emozionante fino all’ultimo secondo. Entrambe le squadre avrebbero potuto vincere e, soprattutto, sia Athletic che Valencia ci hanno provato sempre e comunque, dando mostra di non accontentarsi del pareggio e giocando a viso aperto come raramente accade; il 2-2 sarebbe stato di certo il risultato più giusto per quanto visto in campo, ma non saremo certo noi athleticzales a lamentarci di questa vittoria in zona Cesarini che corona un finale di girone d’andata davvero esaltante per i colori biancorossi.
Ci sono novità nell’undici di Caparros, che conferma l’asse mancino Koikili-Gabilondo apparso in gran forma contro l’Osasuna, ritrova David Lopez (con Susaeta che resta a casa a smaltire i colpi presi nel derby di Copa) e lascia fuori Yeste, al rientro tra i convocati dopo l’infortunio che lo ha tenuto fuori nelle ultime uscite della squadra; c’è Ustaritz e non Etxeita al posto di Amorebieta, che ha raggiunto quota 5 cartellini gialli, mentre Iraizoz recupera dall'influenza accusata in settimana ed è al suo posto tra i pali. Unai Emery, dal canto suo, ha grossi problemi di formazione e deve rinunciare a Baraja e Miguel, squalificati, all’infortunato Albiol e soprattutto a David Silva, out a causa di un problema fisico; l’ex allenatore dell’Almeria, a corto di cambi, piazza Maduro in difesa, si inventa Angulo terzino destro di spinta ed inserisce dal 1’ Morientes, ma il suo non è un 4-4-2 puro: l’ex merengue, infatti, gioca da trequartista dietro Villa, nella posizione già ricoperta nel Monaco di Deshamps, e sfrutta la sua esperienza per inserirsi negli spazi che i movimenti dell’asturiano creano nella difesa di casa. L’inizio vede un Athletic arrembante e già al cross pericoloso con David Lopez dopo pochi secondi, tuttavia è il Valencia a colpire al primo affondo al secondo minuto di gioco: Mata serve Villa con un pallone delizioso tra i due centrali, Ustaritz legge con colpevole ritardo il taglio del “Guaje” alle sue spalle e manca il pallone in scivolata, cosicché per il numero 7 è un gioco da ragazzi battere con un preciso piatto destro Iraizoz in uscita. Il vantaggio immediato regala sicurezza agli uomini di Emery, che controllano decisamente il possesso palla nel tentativo di addormentare la gara e magari colpire per la seconda volta grazie alla straordinaria qualità del loro reparto offensivo; i Leoni, però, non stanno a guardare, coprono bene gli spazi e iniziano a macinare quel gioco rapido e verticale che hanno mostrato di prediligere nelle ultime giornate. L’elemento di maggior discontinuità col recente passato (leggasi le prime, disastrose, 12 partite di campionato) è dato senza dubbio dalla ricerca costante della superiorità numerica sulle fasce, ed è attraverso la corsia di destra che i baschi premono con maggior insistenza, anche se le sponde e i tocchi di Llorente restano un’opzione fondamentale per i compagni. Il Valencia, sornione, tiene palla, aspetta l’Athletic e prova a far male in contropiede, come succede al 15’ quando Mata lancia Villa, che brucia sullo scatto Ocio e scavalca Iraizoz con un pallonetto delizioso ma alto di un metro sopra la traversa. Passato il pericolo, ecco che i biancorossi pareggiano nel ribaltamento di fronte successivo: David Lopez è la mente, grazie alla sua efficace azione sulla destra e al cross perfetto che Moretti non riesce ad evitare, Gabilondo è il braccio, o meglio la testa, visto che è proprio con un cabezazo che supera Renan dopo un superbo stacco a centro area; da applausi sia la rifinitura del riojano che il movimento di Igor, bravo a tagliare da sinistra, passare davanti ad un difensore e superare di prepotenza Marchena. Dopo il pareggio dei padroni di casa il leit-motiv dell’incontro non cambia, col Valencia sempre superiore nel mantenimento del pallone e l’Athletic totalmente votato ad un gioco senza fronzoli e molto diretto, quasi in vecchio stile britannico come poi è nel DNA della squadra biancorossa, da sempre la meno “spagnola”, per il modo di intendere il calcio, di tutte le grandi della Liga. La partita resta pertanto molto godibile, a tratti anche spettacolare per come le due formazioni si affrontano senza fare troppo calcoli, e le occasioni fioccano. Al 26’ Iraizoz salva i bilbaini con una parata strepitosa su un calcio di punizione di Manuel Fernandes deviato dalla barriera, ma tre minuti più tardi non può fare nulla per opporsi al tocco da due passi di Morientes che vale il 2-1 per i ché. L’azione che porta la gol del “Moro” è splendida e si sviluppa sulla destra, con Joaquin che prende palla e, muovendosi verso il centro, attira fuori dalla sua zona Koikili; quando l’andaluso serve Villa, il “Guaje” ha dunque lo spazio per spostarsi verso sinistra ed è Ustaritz che deve seguirlo, aprendo lo spazio per il taglio di Morientes: l’assist del numero 7 è perfetto e altrettanto impeccabile è lo smarcamento dell’ex centravanti del Real, il cui tocco ravvicinato scuote la porta basca per la seconda volta. Questo Athletic, però, è una squadra totalmente trasformata rispetto all’undici pauroso e senza “garra” delle prime giornate, e un gol avversario non viene più subìto come se fosse una tragedia insormontabile. No, questo Athletic è diverso, questo Athletic si rimbocca le maniche e ricomincia a giocare come se nulla fosse accaduto, sfiorando il pari con un colpo di testa di Javi Martinez al 33’ su punizione dalla destra di Gabilondo; sono le prove generali del gol per il navarro, che al 41’, ancora di testa e ancora sfruttando un calcio piazzato (stavolta di David Lopez), supera il debuttante Guaita, portierino della cantera valenciana appena entrato per sostituire l’infortunato Renan. All’intervallo il punteggio è dunque di 2-2 e la ripresa si preannuncia scoppiettante come non mai. Caparros ed Emery non cambiano nulla e neppure la partita si discosta dai binari seguiti nel primo tempo, giacché le due squadre non abbassano il ritmo e continuano anzi ad attaccare senza risparmiarsi. Il Valencia sfiora un altro vantaggio immediato al 47’, solo che tra Joaquin e il 3-2 si mette in mezzo una malevola (o benedetta, a seconda dei punti di vista) traversa; gli ospiti si fanno comunque preferire nella fase iniziale della seconda frazione, nella quale chiudono i biancorossi nella loro metà campo e gli impediscono di ripartire con pericolosità. Al 56’ i ché vanno ad un soffio dal gol con un’altra azione eccezionale: palla dentro per Morientes, tocco volante a smarcare Mata e conclusione a botta sicura dell’esterno sinistro, che manda però clamorosamente alto il pallone davanti ad un Iraizoz ormai rassegnato al peggio. Il brivido di paura provato dai tifosi dei Leoni forse attraversa anche i giocatori, che sembrano svegliarsi dal torpore dei primi 10 minuti ed alzano il baricentro, riprendendo le loro scorrerie sulle fasce e tornando a cercare il gol con numerosi cross a servire le punte; un traversone di Iraola, sempre tra i migliori, pesca Llorente solo a centro area per il gol del sorpasso, tuttavia l’arbitro annulla per un fuorigioco quantomeno dubbio. I bilbaini salgono di tono e al 64’ Javi Martinez chiama Guaita alla grande parata con una potente conclusione da fuori, quindi Llorente viene servito dal cross di uno scatenato David Lopez ma conclude debolmente tra le braccia del portiere. Gli allenatori, intanto, cominciano a muovere le loro pedine di riserva: Caparros manda in campo il portafortuna Toquero (da quando è arrivato l’Athletic non ha mai perso) per Velez, più convincente del solito, mentre Emery toglie a sorpresa Villa per dare spazio ad un altro canterano, Michel. La partita entra negli ultimi 20 minuti e le squadre sembrano stanche, tanto che l’intensità di gioco, fin qui a livelli oltremodo alti, cala sensibilmente e i ribaltamenti di fronte cominciano a diradarsi. Jokin decide di provare Balenziaga in posizione avanzata e lo inserisce al posto di Gabilondo, mandando poi in campo Yeste in luogo di un lucido Orbaiz; Unai Emery risponde giocandosi la carta in grado di fargli vincere tutto il piatto, Vicente, che sostituisce lo stremato Joaquin. I cambi restituiscono nuova linfa al match e i 10 minuti finali tornano a mostrare un ritmo quasi frenetico. All’82’ David Lopez coglie il palo, ma non c’è nemmeno il tempo per imprecare perché Ocio salva capra e cavoli con un anticipo straordinario su Morientes, imbeccato solo a centro area da Vicente. Quando la partita sembra ormai destinata a finire in parità, ecco giungere l’episodio descritto in apertura a regalare ai Leoni una vittoria eccezionale, giunta grazie ad una prestazione dal sapore antico, che ha ricordato agli spettatori i fasti dell’era Valverde. Certo, questa squadra non offre lo spettacolo puro che regalava il 4-2-3-1 di Txingurri, ma la mentalità vincente e lottatrice sembra essere tornata quella dei tempi migliori e anche il gioco di Caparros pare essere stato pienamente compreso dai suoi uomini. Quello predicato da Jokin è un calcio rapido, fatto di transizioni immediate e poco elaborate, di raddoppi costanti sulle fasce, cross e ricerca del riferimento offensivo principale, ovviamente Fernando Llorente; uno stile che, combinato con la ritrovata solidità difensiva, fa intravedere delle potenzialità per i biancorossi come da anni non succedeva dalle parti del San Mamés. Nessuno può sapere dove ci condurrà questo sistema di gioco, ma almeno adesso un progetto c’è.
I migliori e i peggiori nell’Athletic: vorrei cominciare spezzando una lancia in favore di Joaquin Caparros, che qualche mese fa avrei visto molto volentieri lontano dalla nostra panchina, non tanto per motivi tecnici, sia chiaro, quanto perché ritenevo che avesse perso il controllo dello spogliatoio. Adesso sono ben felice di ricredermi, anche perché l’utrerano mi è sempre piaciuto ed ho pensato fin dal momento della sua presentazione che fosse l’uomo migliore per portarci fuori dalle secche in cui siamo stati intrappolati negli anni passati. I frutti del suo lavoro ora sono ben visibili e anche le sue scelte di formazione mi paiono più coerenti, nonostante certe critiche che ancora potrei muovergli; va dato atto a Jokin di un grande carattere e di una fede strenua nelle proprie idee, caratteristiche proprie dei grandi uomini prima che dei grandi allenatori. Complimenti a lui, se li merita tutti dopo una vittoria così. Tornando a parlare di giocatori, impossibile non eleggere Javi Martinez man of the match: un gol fatto, due sfiorati, il rigore procurato e una presenza in mezzo al campo propria più di un veterano che di un ventenne; divora chilometri come se nulla fosse, passa dalla fase difensiva a quella offensiva con una rapidità straordinaria e non si intimorisce davanti al carisma di Albelda e alla grande prestazione di Fernandes. Mostruoso. David Lopez gioca forse la sua miglior partita in maglia biancorossa, servendo due assist, sfornando molti altri cross e, più in generale, facendo ciò che deve fare un’ala, ovvero cercare l’uno contro uno e assicurare alla sua squadra la superiorità numerica sugli esterni. Un bravo al riojano e uno anche a Gabilondo, al secondo gol consecutivo in quattro giorni: “Oso ondo” deve essere ispirato dalle maglie del Valencia, tra l’altro, visto che proprio contro i ché aveva segnato un meraviglioso gol di tacco un paio di stagioni fa. Un altro che ce l’ha coi valenciani è Llorente, autore di quattro reti ai bianconeri lo scorso anno e ripetutosi anche stavolta; bella prova quella di Nando, in linea con gli enormi progressi mostrati nella Liga in corso, e ottimo segnale di maturità e fiducia nei propri mezzi l’esecuzione del penalty allo scadere. Molto bene Koikili e Iraola sugli esterni, Velez è più in palla del solito (sfiora anche il gol nel primo tempo con un gran diagonale mancino) e pure Orbaiz gioca una partita sugli standard eccellenti di qualche campionato fa.
E’ brutto inserirlo tra i peggiori dopo una vittoria come questa, anche perché era sicuramente arrugginito dopo la lunga assenza per infortunio, tuttavia Ustaritz ci mette del suo in occasione di entrambi i gol del Valencia: sulla rete di Villa è in ritardo, mentre nell’azione del 2-1 si fa passare sotto le gambe il cross del “Guaje” per Morientes. Il suo livello non è certo quello mostrato nel primo tempo e infatti nella ripresa gioca molto meglio, per questo lo attendiamo fiduciosi già a partire dalla prossima gara contro lo Sporting.

7 commenti:

  1. utente anonimo20 gennaio 2009 00:53

    D'accordissimo al 100%!
    Una delle partite più belle di questa Liga finora, intensa, giocata a viso aperto, gol rimonte e rigore finale, c'è stato di tutto. Un Athletic che dà sempre più la sensazione di aver trovato la sua dimensione e di giocare sempre con il medesimo atteggiamento, anche quando va sotto senza disunirsi. E che fa ben sperare guardando la tranquilla classifica di fine andata e i quarti raggiunti in Copa: si può puntare alle semifinali, almeno ci si può provare. E come scritto nell'altro post, anche da parte mia un meritato plauso a questo punto della stagione a Caparros, i frutti del suo lavoro cominciamo a vederli. E per le lodi a certi giocatori hai già detto tutto tu!

    Aupa Athletic!

    Braveheart.

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  2. utente anonimo20 gennaio 2009 14:04

    Anch'io avrei visto bene Caparros lontano da Bilbao, ma evidentemente è stato meglio così. Dopo tutto anche l'anno scorso, dopo un girone di andata pessimo, ci aveva fatto ricredere.
    Per le prossime partite sarà importante tenere in difesa, dobbiamo ricordarci che davanti non c'è grande abbondanza e se calano i gol di difesa e centrocampo non possiamo affidarci al solo Fernandone. Dunque sarà importante recuparare i migliori Amorebieta e Ustariz.
    Iraola è uno dei migliori terzini d'Europa, non solo di Spagna, e ricordiamoci che è ancora abbastanza giovane, nonostante siano anni che è ad alti livelli.
    Aupa Athletic!
    andrea

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  3. ciao edo, sono tifoso da 2 anni e mezzo dell athletic e dall anno scorso leggo tutti i tuoi commenti che trovo fantastici.Vorrei porti 2 domande 1) i giocatori nati a Logrono si possono definire tutti baschi ? x esempio: jorge lopez del zaragozza (cresciuto nei logrones) pinillos del racing,Alvaro Rubio del valladolid se mi dici di no non li compro a PES2009 2) Che differenza cé tra oscar,kepa e mario bermejo che è nato a santander e cresciuto calcisticamente nel racing ma non gli a impedito di vestire i colori Bianco-Rossi x una stagione perchè lui si gli altri no? scusa x il pessimo italiano ma non sono uno che sa scrivere , Spero in una tua pronta risposta. cordiali saluti da Edobarrieta1983

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  4. Ciao Edobarrieta, benvenuto! Vado a risponderti seguendo i tuoi due punti.
    1) Allora, innanzi tutto devi sapere che Logrono non è nei Paesi Baschi ma in Rioja, regione che confina con Euskal Herria ma che non ne fa parte. Il motivo per cui alcuni riojani (Ezquerro, Aranzubia e David Lopez, tra gli altri) hanno giocato o giocano tuttora nell'Athletic risiede in un fatto piuttosto semplice e che tuttavia in Italia moltissimi (primi tra tutti i giornalisti) ignorano: non è vero che l'Athletic tessera solo baschi, perché il club di Bilbao può schierare anche giocatori non baschi che siano però cresciuti calcisticamente nelle giovanili di una squadra basca, giocandovi almeno dall'età di 13-14 anni. E' questo il caso dei tre che ti ho citato prima, visto che Ezquerro e Lopez sono emersi dal vivaio dell'Osasuna e Aranzubia ha sempre giocato con l'Athletic fin dai cadetti. Teoricamente, quindi, la società potrebbe andare in giro per il mondo, prendere talentini di 9-10 anni e svezzarli a Bilbao senza infrangere le sue storiche regole di tesseramento, ma non lo fa perché l'Athletic non è un club che depreda i settori giovanili altrui. Ci sono però alcuni casi di giocatori nati fuori dai Paesi Baschi che hanno giocato con la maglia biancorossa perché cresciuti in un settore giovanile basco: il portiere brasiliano Biurrun, "allevato dalla Real Sociedad", il messicano Iturraspe o lo stesso Amorebieta, nato in Venezuela da genitori baschi. Se il luogo di nascita fosse l'unico requisito Nando non potrebbe giocare per gli zurigorri, ma per i motivi che ti ho spiegato la sua presenza in rosa è assolutamente giustificata. I giocatori che citi tu sono di Logrono, pertanto non baschi, e non essendo cresciuti in un vivaio basco non potranno mai giocare per l'Athletic.
    2) La risposta a questa domanda va ricercata in ciò che ti ho detto prima. Mario Bermejo è di Santander ma ha fatto tutta la trafila nelle giovanili dell'Athletic, mentre Oscar e Kepa, pur se accostati in varie occasioni ai Leoni per via di alcuni parenti baschi, non hanno mai giocato in formazioni giovanili di Euskal Herria e per questo motivo non sono stati presi, anche se ad un certo momento Macua sembrava vicino a comprare Kepa (ma le proteste lo hanno fatto desistere). Discorso diverso quello di Enric Saborit, terzino catalano preso dalle giovanili dell'Espanyol, che in virtù della madre basca, della residenza a Vitoria-Gasteiz e della giovane età è stato incorporato allo Juvenil biancorosso.

    Spero di essere stato chiaro, se hai dei dubbi chiedi pure mi raccomando!

    Andrea: io ho sempre le solite riserve su Caparros, col quale non imporremo mai il nostro gioco, ma almeno adesso ha le idee chiare e la squadra lo segue. Il problema della Llorente-dipendenza è palese, gli altri attaccanti non sono adeguati; sperando che la difesa tenga (Amorebieta è in netta ripresa, Ocio è ok, Ustaritz non può che crescere ed Etxeita sembra promettente) la dirigenza dovrebbe cominciare ad individuare un paio di nomi per il reparto offensivo. Su Iraola sono completamente d'accordo, meglio di lui nella Liga solo Alves e Ramos (ma non il Ramos di adesso); Andoni è il mio preferito da tempo, ho anche una foto con lui!

    Braveheart: con questo sorteggio puntare alla semifinale è il minimo. L'onda lunga delle vittorie con Atletico, Osasuna e Valencia si farà sentire, a Jokin il compito di tenere alta la concentrazione e ai ragazzi quello di fare di tutto per chiudere il discorso già a Bilbao.

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  5. utente anonimo22 gennaio 2009 22:50

    Primo round 0-0, verdetto rimandato al ritorno tra sei giorni mercoledì prossimo.

    Nel primo tempo il rigore (che mi sembrava non ci fosse, ma l'ho rivisto solo una volta) sbagliato da Llorente sembra un'eccezione nel mezzo di una frazione giocata alla grande dallo Sporting. Ripresa più equilibrata e ugualmente intensa, è mancato solo il gol per le due squadre.

    Se l'Athletic dovesse passare, incontrerebbe in semifinale la vincente di Valencia-Siviglia (andata 3-2 per i detentori del trofeo).

    Decimo risultato utile consecutivo per i Leoni tra campionato e coppa.

    Braveheart.

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  6. utente anonimo24 gennaio 2009 01:45

    Segnalo questa news sulla Liga.

    http://www.repubblica.it/ultimora/sport/CALCIO-SPAGNA-STADI-SEMIDESERTI-PERDUTI-432MILA-SPETTATORI/news-dettaglio/3515247

    Nonostante il grande spettacolo della Liga gli stadi in Spagna sono semideserti. Sono 432.058 gli spettatori in meno al giro di boa del campionato rispetto allo stesso periodo del 2007. Secondo il quotidiano 'As' a provocare il calo è una serie di cause che va dalla crisi economica, alla trasmissione delle partite in televisione in chiaro, all'orario delle partite e al prezzo dei biglietti. L'affluenza di pubblico nella prima parte della stagione è stata di 5.317.329 persone, rispetto alle 5.749.387 nella prima parte della stagione 2007-2008. Il fenomeno è più evidente per le squadre i cui incontri di campionato vengono diffusi maggiormente in tv. Il Barcellona ha perduto in media 7.438 spettatori ad ogni partita giocata in casa; 6.289 il Valencia; 3.625 l'Espanyol; 1.550 il Siviglia; 1.000 l'Athletic Bilbao.

    (23/01/2009)

    Braveheart.

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  7. mah, direi a quelli di Repubblica di pensare allo sfacelo della Serie A invece di giustificarlo con questi raffronti senza senso.
    Innanzi tutto bisogna tenere conto delle squadre promosse e retrocesse: sono scese Levante, Murcia e Saragozza e al loro posto ci sono adesso Numancia, Malaga e Sporting. Se gli stadi di queste ultime due squadre sono grandi pressappoco quanto quelli di Murcia e Levante, non c'è paragone tra la Romareda (35.000 spettatori) e lo stadio del Numancia (10.000), il più piccolo della Liga. Detto ciò, bisognerebbe chiarire al povero cronista che Barcellona e Athletic non fanno testo, visto che sono club formati da soci i quali hanno diritto a un posto fisso allo stadio (il 90% dei posti totali, più o meno); in questo caso, il calo degli spettatori ha altre ragioni (l'Athletic infatti sta costruendo uno stadio molto più grande proprio per dare maggiori possibilità ai non soci). Poi ci sta che la crisi economica, le maledette tv, gli orari (che seguono i voleri delle tv di cui sopra) e i prezzi non spingano la gente allo stadio, ma la situazione non è minimamente paragonabile a quella italiana.

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