martedì 13 gennaio 2009

18a giornata: Atletico 2-3 Athletic.


Il gigante Amorebieta festeggia il minuscolo Koikili dopo il gol dell'1-1 (foto Athletic-club.net).

Atlético de Madrid: Leo Franco; Seitaridis (46' Pernía), Ujfalusi, Domínguez (59' Banega), Antonio López; Camacho; Maxi Rodríguez (70' Sinama Pongolle), Maniche, Simao; Forlán, Agüero.
Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Aitor Ocio, Amorebieta, Koikili; Susaeta (77' Etxeberría), Orbaiz, Javi Martínez, David López (61' Gabilondo); Ion Vélez (68' Toquero), Llorente.
Reti:
15' Antonio López, 45' Koikili, 49' Domínguez (ag), 65' Llorente, 91' Forlán.
Arbitro: César Muñiz Fernández (C. Asturiano).
Note: espulso al 71' Maniche (AM) per gioco violento.

La partita perfetta. I Leoni ci hanno fatto attendere 18 giornate, in pratica tutto il girone di andata, però alla fine hanno ripagato noi tifosi con una prestazione da incorniciare, frutto di caparbietà, convinzione nei propri mezzi e di grande applicazione tattica. La differenza fra la squadra vista al Calderon e la formazione timida e impacciata di qualche tempo fa è tutta nella testa, perché il gioco è quello scarno di sempre, e d'altra parte non è certo da Caparros che bisogna aspettarsi lo spettacolo; sono i calciatori ad essere cambiati, o meglio lo è la loro mentalità e la fiducia nelle proprie capacità, che hanno fatto tornare la difesa a livelli altissimi di rendimento e hanno dato grande solidità ad una manovra che ora è rapida, essenziale e molto efficace.
Caparros recupera Orbaiz, toccato duro domenica scorsa contro l'Espanyol, ma deve rinunciare a Yeste, infortunato, e allo squalificato Balenziaga, al posto del quale gioca il redivivo Koikili; problemi di poco conto rispetto a quelli di Aguirre, costretto a fare a meno di mezza difesa (Perea e Heitinga) e del mediano Assunçao, sostituiti rispettivamente da Seitaridis e dai due canterani Dominguez e Camacho. La partita inizia in ritardo a causa di un fitto lancio di...palle di neve verso Iraizoz, bersagliato dai beceri del Frente Atletico con un bombardamento prima quasi divertente, ma che in seguito diventa stupido e puerile e che costringerà l'arbitro ad una breve sospensione del match dopo 6'. Nei primi minuti i padroni di casa sembrano più in palla, tuttavia l'Athletic non tarda a prendere le misure ai madrileni e ben presto li allontana visibilmente dalla propria area, iniziando anche a premere dalle parti di Leo Franco con insistenza sempre maggiore; il gioco biancorosso è molto lineare, fatto com'è di pressing, transizioni rapide e gioco sulle fasce, ma tanto basta per palesare i limiti di un Atletico molle e senza nerbo. Il gol dei colchoneros al 15' è pertanto piuttosto sorprendente, anche se la sua dinamica spiega bene il contesto di casualità dal quale matura: Simao batte un corner corto verso Antonio Lopez, il terzino libera il suo sinistro e trova un alleato inaspettato nella schiena di Ion Velez, che alza la traiettoria del pallone e lo indirizza imparabilmente sotto il "sette" alla destra di Gorka. Invece di demoralizzare i baschi e caricare gli uomini di Aguirre, il gol ha paradossalmente l'effetto opposto ed il resto del tempo è un monologo bilbaino, intervallato da qualche sporadico contropiede che sempre si infrange sull'ottima barriera formata da Ocio e Amorebieta. L'Athletic, guidato da un Javi Martinez sontuoso, prende decisamente il comando delle operazioni e mette alla frusta la retroguardia avversaria, dalla quale si levano spaventosi scricchiolii: Ujfalusi non appare in giornata e Dominguez semplicemente non riesce a contenere Llorente, come dimostra lo stesso numero 9 al 20' superando di puro fisico il canterano dell'Atletico e costringendo Leo Franco a salvarsi in corner. Dopo che Koikili sfiora il gol con una botta mancina davvero pregevole, al 23', i Leoni costruiscono un'altra palla gol a 10' dal termine: Ujfalusi, in anticipo su Velez, scivola consegnando il pallone al navarro, che alza la testa e serve in mezzo Llorente, ma il biondo centravanti, solo sul dischetto del rigore, buca clamorosamente col sinistro e spreca così un'opportunità ghiottissima. Gli uomini di Caparros continuano in ogni caso a giocare in modo costante nella trequarti avversaria e il pubblico inizia a spazientirsi; i fischi del Calderon diventano poi un boato di disapprovazioni quando Koikili, proprio in chiusura, lascia partire un gran rasoterra da 30 metri e realizza sul palo del portiere, cogliendo impreparato un Leo Franco non all'altezza della situazione. Il pareggio è una mazzata tremenda per il morale dell'Atletico e a poco serve il cambio di Pernia per Seitaridis; dopo una fiammata iniziale di Aguero (steso in area da Amorebieta, il penalty ci stava tutto), infatti, i colchoneros crollano al 49' a causa di un'altra gravissima amnesia difensiva. Stavolta è Ujfalusi a combinare la frittata facendosi soffiare il pallone da Llorente, che poi è fortunato nel trovare la deviazione del disastroso Dominguez sul suo cross, un tocco decisivo che batte Leo Franco e regala il vantaggio all'Athletic. Il bello è che stavolta i bilbaini non si accontentano e non retrocedono, aiutati anche dall'atteggiamento inguardabile dei padroni di casa, e continuano anzi a creare palle gol in serie. Al 54' Ion Velez si vede annullare il 3-1 per fuorigioco, tuttavia la terza rete basca arriva puntuale 10 minuti dopo: il merito è tutto di Gabilondo, appena entrato, che salta con un tunnel Pernia e serve a Llorente una palla che chiede solo di essere messa dentro. L'Atletico perde la testa e mentre dalle gradinate si leva il coro "Aguirre vete ya", Maniche non trova di meglio che rifilare un calcio volante all'ottimo Orbaiz, colpendolo praticamente sulla gola: l'arbitro non apprezza il gesto da karateka del portoghese e lo espelle. Aguero prova ad imitare il compagno con un pestone in puro stile argentino a Javi Martinez, peraltro già a terra, ma per sua fortuna l'arbitro non lo vede e così il Kun fa in tempo a servire uno splendido assist a Forlan per il 3-2. Peccato che il tempo sia già scaduto e che il gol dell'uruguagio serva solo ad aumentare il rammarico in casa madrilena, mentre i Leoni possono festeggiare la seconda impresa consecutiva al Calderon dopo il bellissimo 2-1 della scorsa stagione. Che dire, c'è poco da aggiungere dopo una prestazione del genere: tonico, compatto, concentrato in difesa e pungente in avanti, questo Athletic è piaciuto moltissimo ed è sicuramente la versione più vicina a quello ammirato nello splendido girone di ritorno dell'anno scorso. E' difficile capire il motivo per cui i biancorossi abbiano stentato così tanto a ritrovarsi, ma l'importante è che adesso non abbassino mai la loro concentrazione e continuino a giocare così. La zona UEFA dista sette lunghezze, quella retrocessione è a otto punti di distanza, ma la grande occasione è mercoledì prossimo: Athletic-Osasuna, ritorno degli ottavi di Coppa del Re. Con un Athletic così, siamo autorizzati a sognare.

2 commenti:

  1. utente anonimo12 gennaio 2009 23:33

    SENZA PAROLE....UN ATHLETIC DA STROPICCIARSI GLI OCCHI-..magari non tanto per la qualità del gioco ma per l'applicazione feroce dei giocatori e lo spirito che tante volte ci era un po'mancato...grandi ragazzi!!!
    e poi non può non essere una giornata particolare se vedo Gabilondo che se ne va in tunnel e serve un assist di platino a bomber Nando!!!
    AUPA ATHLETIC!!!
    ZènonLigre

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  2. il punto è proprio quello, come ho anche sottolineato sopra: è la forza mentale che è aumentata parecchio, il gioco latita sempre ma con applicazione, disciplina e cattiveria agonistica anche il monoschema caparrossiano può dare i suoi frutti.

    Gabilondo è fatto così, magari per 10 partite manco lo noti in campo e poi si inventa certi gol e certe giocate da rimanere a bocca aperta...così su due piedi mi ricordo un gol di sombrero in Coppa col Maiorca, la doppietta contro il Valladolid della scorsa stagione e il fantastico gol di tacco di due anni fa al Valencia, che ebbe peraltro un peso fondamentale per raggiungere la salvezza.

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