giovedì 5 dicembre 2013

15a giornata: Athletic 1-0 Barcellona.



Domenica sera sono uscito e non ho visto la partita, cosa che ha dunque prolungato la mia personale maledizione col Barça: tra le partite a cui ho assistito dal vivo e quelle viste in diretta streaming, infatti, non sono mai riuscito a festeggiare una vittoria contro i catalani. Augurandovi di non aver commesso il mio stesso errore, e di avere quindi potuto esultare per l'impresa dei Leoni (col San Mamés che resta peraltro inviolato), pubblico il video a imperitura memoria della grande partita dei nostri ragazzi, che, una volta di più, ci fanno sentire orgogliosi di tifare Athletic. Anche se fuori tempo massimo, insomma, eskerrik asko mutilak!

venerdì 29 novembre 2013

14a giornata: Malaga 1-2 Athletic.


Muniain insacca dopo la prima respinta di Caballero (foto Deia.com).

Málaga CF: Caballero; Angeleri, Sergio Sánchez, Welligton, Antunes; Tissone, Samuel; Darder, Portillo, Eliseu (74' Pawloski); Juanmi (74' Morales).
Athletic Club: Iraizoz; Iraola, San José, Laporte, Balenziaga; Iturraspe, Mikel Rico (56' De Marcos); Herrera, Muniain, Ibai (46' Susaeta); Guillermo (62' Toquero).
Reti: 38' Juanmi, 69' San José, 86' Muniain.
Arbitro: Iglesias Villanueva (Galicia).
Note: espulso all'83' Portillo (M) per doppia ammonizione.

Non sarà ancora una squadra dall'assetto tattico ben definito, ma l'Athletic di Valverde possiede senza dubbio una caratteristica innegabile: il carattere. Quel carattere che, spiace dirlo, era del tutto sparito durante il secondo anno di Bielsa; e, a questo punto, l'idea che molti giocatori non abbiano fatto granché per evitare l'addio dell'argentino, in primis proprio sul campo, appare tutt'altro che peregrina. Sia come sia, i Leoni sembrano aver ritrovato il loro antico spirito, quella garra tutta basca che ha spesso permesso loro di andare ben oltre i propri limiti tecnici; non a caso l'ennesima rimonta stagionale, la prima fuori casa, è stata frutto in gran parte del secondo tempo ad alti ritmi imposto dai biancorossi, ancora balbettanti sul piano del gioco ma con pochi rivali quando si tratta di pressare alto e correre più degli avversari. D'altra parte, il match della Rosaleda (tra parentesi: erano 12 anni che i bilbaini non riuscivano a violare lo stadio del Malaga) ha mostrato ancora una volta che, in questa bruttissima Liga, non servono chissà quali alchimie tattiche per far punti, ma bastano ampiamente un minimo di organizzazione e qualche spezzone giocato con quella furia agonistica che, quando vogliono, i biancorossi sanno riversare sul campo come pochi altri. La partita, neanche a dirlo, è stata alquanto dimenticabile; nel primo tempo, giocato a ritmi molto bassi, l'Athletic ha fatto uno sterile possesso palla mentre i padroni di casa (squadra disastrata, grazie sceicco!) si sono limitati a qualche sortita in contropiede; dopo aver sfiorato il vantaggio con Guillermo, il cui colpo di testa è stata salvato sulla linea da WelLigton, i Leoni sono andati sotto un po' a sorpresa, anche se va detto che ogni raro affondo del Malaga aveva messo in seria difficoltà una difesa quantomeno distratta. Emblematica l'azione del gol: lancio di 40 metri per Angeleri che coglie Balenziaga fuori posizione, l'argentino mette dentro di testa una palombella telefonatissima ma San José si addormenta, lasciando Juanmi libero di colpire e insaccare. Nella ripresa l'Athletic ha alzato il baricentro però, nel primo quarto d'ora, non ha creato nulla; Valverde ha così deciso un doppio cambio azzecatissimo, inserendo De Marcos e Toquero per Rico e Guillermo. L'ingresso delle due trottole zurigorri ha cambiato tutto: la pressione altissima sui primi portatori di palla ha mandato in tilt gli andalusi, che nell'ultima mezz'ora sono letteralmente scomparsi. San José si è fatto perdonare insaccando di testa l'1-1 su corner di Susaeta, quindi, dopo l'espulsione di Portillo per doppio giallo, l'Athletic ha trovato l'1-2 a pochi minuti dal termine con Muniain, che per poco non ha sprecato un assist al bacio di Herrera (Caballero ha parato la prima conclusione di Iker, fortunatamente premiato dal rimpallo successivo).
Con questa vittoria i Leoni rafforzano il quinto posto e si candidano seriamente a lottare per un posto in Champion's fino all'ultimo, pur continuando a non incantare. E se dovesse arrivare anche il gioco...

Le pagelle dell'Athletic.
Iraizoz 6: quasi mai sollecitato, le poche conclusioni avversarie finiscono tutte fuori dallo specchio. Non può nulla sul gol. Serata di tutto riposo.
Iraola 5,5: anonimo. Nel contesto di una partita poco impegnativa in fase di contenimento, e che dunque gli lascia interessanti spazi per attaccare, in avanti si vede poco e male. Da lui ci si aspetta sempre qualcosa in più.
San José 6+: trovo molto difficile valutare la sua prova. Per come difende meriterebbe 4: estremamente molle, si fa superare come un poppante in occasione dell'1-0 e, in generale, non è mai sicuro. Davanti, però, è più pericoloso di un centravanti consumato; servito due volte con precisione, nel primo tempo sfiora la traversa e nel secondo mette dentro l'1-1, sempre di testa. Insomma, è fondamentale per la vittoria ma come difensore è quasi inguardabile. La soluzione? Forse un cambio di ruolo...
Laporte 6,5: sempre più a suo agio partita dopo partita, stupisce per la personalità debordante e per le doti fisiche e tecniche davvero non comuni. Non ha però l'esperienza necessaria per guidare un'intera difesa, e infatti ogni tanto il reparto va in tilt, tuttavia la sua prova resta ampiamente positiva. Deschamps lo osserva da vicino, il debutto in Nazionale maggiore potrebbe arrivare presto.
Balenziaga 6-: sorpreso dal lancio per Angeleri in occasione dell'1-0, per il resto fa il suo compito senza infamia e senza lode. Del resto, Mikel è un giocatore abbastanza lineare, che non si segnala mai né per errori incredibili, né per giocate particolarmente azzeccate. Per me un buon ricambio, ma nulla più.
Iturraspe 7: sempre più autorevole, sempre più un faro in mezzo al campo. Incredibile come si sia responsabilizzato e come riesca a tenere saldamente in mano le chiavi della squadra. Migliora ad ogni incontro, sia in fase di regia che nel contenimento, e sembra ormai aver conquistato la fiducia di Valverde.
Mikel Rico 5,5: meno brillante rispetto ad altre occasioni, soprattutto perché la squadra intera è poco arrembante finché lui è in campo. Dal suo piede parte comunque l'assist per il colpo di testa di Guillermo, l'azione più pericolosa dei biancorossi nel primo tempo (dal 56' De Marcos 6,5: non è più titolare, tuttavia come dodicesimo uomo da schierare a partita in corso si sta ritagliando un ruolo davvero importante. Vi ricordate Spadino Robbiati, che cambiava le partite della Fiorentina grazie alla capacità di entrare subito nel vivo del match? Potrebbe essere il suo futuro).
Herrera 6,5: parte sulla fascia destra, chiaramente è spaesato e non si vede mai (assurda la mossa di Valverde). Nella ripresa viene spostato al centro, prima come trequartista e quindi, dopo l'ingresso di De Marcos, nel doble pivote, e il suo impatto sulla gara cresce in maniera esponenziale. Per me è irrinunciabile, come dimostrato in occasione dell'assist perfetto per l'1-2 di Muniain.
Muniain 7: elettrico, sempre nel vivo del gioco, sbaglia qualcosa ma solo perché prova sempre la giocata risolutiva. È in netta ripresa dopo un periodo di appannamento, e la decisione di Valverde di toglierlo dalla fascia probabilmente ha influito. Lo spezzone migliore della sua gara, coronato peraltro dal gol della vittoria, è quello giocato da seconda punta al fianco di Toquero. Un caso?
Ibai 5,5: poco presente, ci prova con qualche calcio piazzato ma non è la sua serata. Di solito con i suoi movimenti verticali e il dribbling secco crea sempre qualche azione pericolosa, stavolta invece gira parecchio a vuota e combina il giusto. Sostituito all'intervallo (dal 46' Susaeta 6: giocatore da alti e bassi se ce n'è uno, al momento sta attraversando un periodo poco brillante. Il suo ingresso è comunque importante, sia perché allarga il campo - cosa che Herrera, per caratteristiche, non era riuscito a fare -, sia perché ha il merito di battere il corner sul quale San José pareggia i conti).
Guillermo 6: grande impegno, tanta corsa, ma resta la sensazione che sia ancora un po' acerbo per il massimo palcoscenico. In ogni caso, sfiora il gol nel primo tempo e, pur ricevendo scarsa assistenza dai compagni, lotta su ogni pallone contro i centrali del Malaga. Io lo vedo più come seconda punta che come centravanti, almeno finché non irrobustirà un fisico abbastanza leggero (dal 62' Toquero 6,5: diamo a Cesare quel che è di Cesare. Utilizzato nell'ultimo mese da Valverde come jolly offensivo da giocare a partita in corso, Gaizka ha risposto "presente" e anche alla Rosaleda il suo ingresso è stato molto positivo. La sua innegabile capacità di corsa gli permette di pressare altissimo e, col suo movimento continuo, è davvero difficile da seguire per avversari stanchi dopo un'ora di gara. Potrebbe ritagliarsi uno spazio non trascurabile anche in futuro).

Valverde 6,5: condivisibili le lodi per i cambi azzeccati nella ripresa, ma quando un allenatore è costretto a stravolgere la squadra dopo un tempo significa che l'assetto iniziale da lui scelto era stato tutto fuorché ottimale; un problema, questo, che si sta ripresentando quasi ad ogni partita. Ancora non sembra aver scelto né una formazione-tipo né un modulo base, e forse dovrebbe avere il coraggio di puntare di più su alcuni esperimenti (il 4-4-2 si tutti) che per adesso sta tentando solo per ribaltare determinate situazioni. In ogni caso, il cammino del suo Athletic fin qui è stato ottimo e a lui va il merito di aver ricostruito un forte spirito di squadra.

mercoledì 20 novembre 2013

Intervista a Imanol Schiavella.

Qualche giorno fa, l'amico Javi Martin del blog La Cantera de Lezama mi ha chiesto di preparare un post su Imanol Schiavella, il portiere italiano di origine basca che giocò per due anni nelle giovanili dell'Athletic (Juvenil de Honor e Basconia). Conoscendo Imanol, ho deciso di contattarlo direttamente e di proporgli una piccola intervista; il risultato, che vi propongo qui sotto (qui, invece, il link al pezzo originale in spagnolo), per me è stato davvero interessante, tra ricordi di prima mano, valutazioni frutto di esperienza diretta e alcuni spunti non banali sulla situazione del calcio italiano, in particolare su come (non) vengono valorizzati i giovani talenti nostrani. Eskerrik asko Imanol!


L'articolo della Gazzetta dello Sport ai tempi dell'arrivo di Imanol a Bilbao.

Imanol Schiavella Belaunzaran, padre italiano e madre basca, nasce a Palestrina (Roma) il 7 agosto del 1990. Nel 2007, durante la militanza con il Tor di Quinto (club laziale con un ottimo settore giovanile), gioca contro l'Athletic allenato da Edorta Murua in un torneo estivo; Koldo Asua, che accompagna gli zurigorri, rimane colpito da quel portiere con un nome basco, si informa e, una volta avuta la conferma delle origini del ragazzo, gli propone un provino a Lezama con lo Juvenil A. Schiavella resta a Bilbao per due stagioni, arrivando ad esordire in Tercera con il Basconia; alcuni infortuni di troppo gli impediscono di imporsi e così, al termine della stagione 2008/09, non gli viene rinnovato il contratto. Dopo aver giocato in varie formazioni di serie D e aver rifiutato un'offerta da una squadra di Cipro, ha deciso di lasciare da parte il calcio per dedicarsi agli studi. Si è recentemente laureato in Scienze motorie e conta di trovare una sistemazione nel prossimo mercato invernale.

Dopo aver lasciato Bilbao, come si è evoluta la tua carriera?
Dopo l'Athletic ho avuto offerte per restare in Euskadi o andare a giocare in Svizzera, ma sono tornato in Italia e ho accettato la proposta della Casertana in serie D. Dopo quella stagione ho deciso di mettere in secondo piano il calcio e di privilegiare gli studi all'università... Ho giocato a Zagarolo e Pisoniano, sempre in serie D, e ho rifiutato offerte da squadre di Cipro, Andorra e Belgio. In quest'ultima stagione ho iniziato con il Palestrina (serie D), ma il 25 agosto ho lasciato la squadra e mi sono concentrato sulla laurea in Scienze motorie, che ho ottenuto giusto una settimana fa. Adesso ho qualche offerta per il mercato invernale, ma mi piacerebbe tornare a giocare all'estero.

Come valuti la tua esperienza a Lezama? Credi sia stata importante per la tua formazione umana e professionale?
Sicuramente quella nell'Athletic è stata l'esperienza più importante e intensa della mia vita. Mi ha segnato molto dal punto di vista umano, perché trasferirsi in un altro Paese a 17 anni non è stato facile, ma a Bilbao mi hanno trattato benissimo e mi hanno fatto sentire come a casa, soprattutto nella residenza di Derio. Ciò che si dice di Lezama, ovvero che forma persone prima che calciatori, è vero al 100%. Dal punto di vista sportivo, tecnicamente sono molto migliorato, ma questo era facile da prevedere viste la preparazione degli allenatori della cantera e la famosa scuola di portieri dell'Athletic.

Quali sono le differenze principali tra una formazione juniores italiana e lo Juvenil dell'Athletic?
Ci sono molte differenze, a partire dal fatto che in Italia non esistono le "squadre B" e i giovani sono costretti a passare direttamente dalla Primavera alla prima squadra. La divisione delle formazioni giovanili a seconda della categoria di appartenenza del club, poi, non sta certo semplificando le cose.

Pensi che in futuro potresti tornare a giocare in un club di Euskal Herria?
Ho avuto la possibilità di rimanere in Euskadi dopo aver lasciato l'Athletic e ho ricevuto delle proposte durante la stagione a Caserta. Al momento mi sembra difficile, anche se adesso, dopo aver finito l'università, non ci penserei due volte se dovesse arrivare un'offerta dall'estero, soprattutto da squadre basche. Il calcio italiano è assurdo: da ogni parte si sentono persone che si lamentano per lo scarso utilizzo dei giovani e per i brutti risultati delle italiane in Europa, ma tutto è programmato male e nessuno prova davvero ad affrontare i problemi che ci sono. Quello dei giovani, ad esempio, potrebbe essere risolto con le squadre B e le squadre per le riserve, che solo in Italia non esistono, evitando di mandare allo sbaraglio dei ragazzi che spesso sono impreparati a confrontarsi con i professionisti.

Segui ancora l'Athletic? Se sì, cosa pensi dei portieri che sono attualmente in rosa?
Sì, vedo sempre le partite dell'Athletic che vengono trasmesse dalle tv italiane (ultimamente parecchie, visto che spesso ha giocato di lunedì). Quando posso guardo anche il Bilbao Athletic sul sito di EITB, anche se lo seguivo di più l'anno scorso per la maggior presenza dei miei ex compagni di squadra. Per quanto riguarda i portieri, credo che l'Athletic sia coperto per molti anni. Iraizoz è uno dei migliori estremi difensori della Liga, sta giocando molto bene ultimamente e, avendo 32 anni, ha ancora 4-5 stagioni a buon livello davanti a sé. Inoltre c'è Iago Herrerin, che mi aiutò molto durante il provino a Lezama; è un'ottima persona, oltre a essere un portiere molto completo, bravo coi piedi e nelle uscite. Se gli verrà data fiducia credo che potrà fare molto bene. Infine c'è Kepa, molto giovane ma con caratteristiche che spiccavano già diversi anni fa; con lui però bisogna avere pazienza, anche se è molto bravo, perché a un portiere dell'Athletic si chiede sempre qualcosa in più. Occhio anche ad Aitor Fernandez, che al momento gioca nel Villarreal (se non mi sbaglio, però, l'Athletic su di lui ha una clausola di ri-acquisto): ho giocato con lui e credo che sia un ottimo portiere.

mercoledì 13 novembre 2013

13a giornata: Athletic 2-1 Levante.


Aduriz festeggiato dai compagni dopo il gol del 2-1 (foto Athletic-club.net).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Gurpegi, Laporte, De Marcos; Iturraspe, Beñat (46' Rico); Susaeta, Muniain (46' Aduriz), Ibai; Guillermo (Toquero 68).
Levante: Keylor Navas; Pedro López, El Adoua, Héctor Rodas, Juanfran; Simao, Diop; Xumetra, Rubén, Ivanschitz (62' Nikos); Barral (75' El Zhar).
Reti: 33' Barral, 72' Rico, 84' Aduriz.
Arbitro: Fernández Borbalán (Andalucía).

Innanzi tutto mi scuso per l'assenza davvero prolungata: purtroppo (o per fortuna, visto il periodo) a lavoro gli impegni si sono improvvisamente intensificati e, nell'ultimo mese, non ho avuto praticamente mai tempo di aggiornare il blog; almeno due o tre volte ho iniziato a scrivere un nuovo post, ma mi sono dovuto bloccare e non sono mai riuscito ad andare oltre qualche riga. Ora le cose sembrano essersi stabilizzate, perciò ne approfitto per riavvolgere il filo a partire dall'ultima di campionato, la vittoria casalinga per 2-1 contro il Levante del grande ex Caparros.
L'Athletic ha rimontato e vinto una partita complicata, sia perché non è mai facile affrontare una squadra di Jokin (maestro del difensivismo, in parole povere un catenacciaro: merce rara nella Liga), sia perché la situazione si era molto complicata dopo il gol di Barral. Una rete che simboleggia alla perfezione le attuali difficoltà dei Leoni in fase di contenimento: innocuo lancio lungo, Xumetra vince il duello con De Marcos (schierato terzino sinistro...), supera Laporte con un dribbling stretto e mette in mezzo per il compagno, che non viene seguito da Gurpegi e può insaccare dopo una prima parata di Iraizoz. La dinamica dell'azione ha reso chiari due elementi: 1) De Marcos non può giocare in ogni ruolo ad esclusione del portiere, non è un superuomo ed ha limiti evidenti come difensore (e la domanda che ne consegue è: per quale motivo ha giocato lui al posto dell'infortunato Balenziaga, con Saborit neanche convocato?); 2) la coppia centrale formata da Gurpegi e Laporte non è la migliore possibile. Il francese ha personalità, fisico e si fa saltare raramente, ma non ha ancora l'esperienza per comandare la difesa; avrebbe perciò bisogno di un compagno di reparto in grado di guidarlo, figura che Guepegi (grandissimo recuperatore di palloni, come dimostra la prima posizione che occupa al momento nella classifica di specialità, ma non un centrale di ruolo) non può e non riesce ad occupare. Servirebbe altro, ma Valverde continua a non vedere Etxeita (13 partite e 0 minuti per un giocatore che, solo pochi mesi fa, era conteso da mezza Liga...), Ekiza, Albizua e San José. Ciò detto, bisogna sottolineare che l'Athletic non ha disputato un brutto incontro. Il primo tempo, svantaggio a parte, ha visto il netto predominio territoriale dei biancorossi, che hanno sfiorato il gol più volte e hanno trovato in Guillermo un ottimo terminale offensivo. Il ragazzo, del quale si invocava l'esordio da tempo, ha ben figurato alla prima assoluta tra i 'pro', mettendo in mostra tecnica e velocità interessanti; forse è ancora troppo acerbo fisicamente per sostenere il ruolo di unica punta, ma la sua prova è stata senza dubbio incoraggiante. Nella ripresa i Leoni sono cresciuti d'intensità anche grazie ai cambi di Txingurri, che ha tolto un Muniain fuori dal gioco e un Beñat ancora troppo intermittente ed è passato al 4-4-2 da remuntada, con Rico al fianco di Iturraspe nel mezzo e la coppia Guillermo-Aduriz davanti. Sottoposto ad una pressione enorme, il non-gioco caparrossiano, che noi ben conosciamo, ha rivelato tutti i suoi limiti; e così, dopo un lungo assedio, gli zurigorri hanno ribaltato la situazione proprio con i due nuovi entrati, segnando il 2-1 a 6' dalla fine e riuscendo a mantenere il vantaggio fino al triplice fischio, nonostante l'inferiorità numerica degli ultimissimi minuti dovuta a un'assurda espulsione di Aduriz per un (inesistente) fallo di reazione. Tirando le somme, i tre punti sono pesanti visto come si era messo il match; bene le letture di Valverde a partita in corso, ma se ogni volta il tecnico è costretto a correggere il tiro c'è qualcosa che non va in fase di preparazione delle partite. La classifica al momento è ottima, anche se permangono tutti i dubbi sulla povertà della proposta di gioco bilbaina e sulla gestione della rosa da parte del mister. A mio parere, la Liga quest'anno è un campionato di livello davvero basso (e non potrebbe essere altrimenti, visti i continui depauperamenti di tutte le rose che non siano quelle di Barcellona e Madrid): all'interno di questo contesto tecnicamente impoverito, l'Athletic risalta grazie ad una rosa di grande qualità, specie a centrocampo e sulla trequarti, ma alla lunga tutto ciò potrebbe non bastare. E intanto una polemica dichiarazione di Iturraspe ("Abbiamo 23 punti e sembra che siamo in crisi"), sembra confermare la malcelata insoddisfazione di tutto l'ambiente biancorosso, che ammira i molti punti in cascina ma pare soffrire di nostalgia per il gioco del biennio bielsiano. Il rosarino, forse, comincia a mancare anche agli insospettabili.

venerdì 4 ottobre 2013

7a giornata: Granada 2-0 Athletic.


Ibai spreca l'occasione migliore dell'Athletic (foto Athletic-club.net).

Granada: Roberto; Nyom, Diakhaté, Murillo, Angulo; Iturra, Recio; Pereira (69' Foulquier), Buonanotte, Brahimi (80' Dani Benitez; 84' Fran Rico); El Arabi.
Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Gurpegi, San José, Laporte; Mikel Rico, Beñat (60' De Marcos); Susaeta, Herrera, Ibai (53' Muniain); Aduriz (72' Toquero).
Reti: 52' (rig.) e 61' El Arabi.
Arbitro: Álvarez Izquierdo (Catalunya).

Dopo 7 giornate, una porzione di Liga esigua eppure non trascurabile, la domanda è: qual è l'Athletic che Valverde ha in testa? Non parlo tanto di undici titolare, nonostante il turnover massiccio che ha quasi sempre utilizzato Txingurri, ma della filosofia di gioco, che francamente non sono ancora riuscito a capire. Che il nostro allenatore non sia più l'iper-offensivista di qualche anno fa lo si sapeva, però il suo progetto, la sua idea di squadra sono ancora avvolti nella nebbia bizkaina. Possesso palla? Contropiede? Pressing e verticalità? Mistero. La sconfitta inequivocabile di lunedì, simile in maniera inquietante a quella di Barcellona sponda Espanyol, non ha fatto che alimentare i dubbi al riguardo. Non c'è una sola spiegazione per la trasformazione dei Leoni furibondi e ispirati di Athletic-Betis negli agnellini di Granada, incapaci non solo di mettere tre passaggi in fila o di tirare in porta, ma anche di mostrare quell'orgoglio e quella furia agonistica che avevano permesso la rimonta sui sivigliani; e tutto ciò nonostante i titolari fossero gli stessi, compreso un Ibai versione "cugino scarso" di quello ammirato mercoledì scorso. Devo ripetermi: qui c'è qualcosa che non torna, a partire dal progetto di gioco di Valverde. Se in casa la squadra è corta, pressa fin dalla trequarti avversaria e gioca in modo straordinariamente verticale, tra Madrid, Cornellá e Granada abbiamo assistito a delle prestazioni imbarazzanti, veramente impossibili da difendere, e soprattutto senza uno straccio di idea. Se perfino una squadra tutt'altro che trascendentale come quella di Alcaraz riesce ad avere ragione degli zurigorri col minimo sforzo, bisogna interrogarsi a fondo su quanto fatto fin qui. Tutto ciò senza contare i dubbi sull'undici scelto da Txingurri: che senso ha spostare a sinistra Laporte, di gran lunga il migliore centrale della rosa, per far giocare l'inguardabile San José? Gurpegi è veramente indispensabile o si potrebbe pensare di panchinarlo, anche solo per provare i mai visti Etxeita (annunciato come un gran colpo estivo, e in effetti era conteso da mezza Liga) e Albizua (miglior giocatore del Bilbao Athletic l'anno scorso, rimasto nel Botxo nonostante fosse stato richiesto in prestito dall'Alaves in Segunda)? E perché insistere con Aduriz, che nelle ultime 23 partite ufficiali in maglia biancorossa ha segnato la miseria di due (2!) gol? Togliere Herrerin dopo una brutta partita, la prima dopo diverse prove incoraggianti, per rimettere un Iraizoz ormai bollito, è stata una mossa saggia? Domande che per il momento non trovano risposta, mentre Valverde un momento sembra arroccarsi a difesa delle proprie idee, un altro pare voler cambiare tutto per l'ennesima volta. Di certo non è l'inizio che il mister (e noi con lui) si aspettava, non tanto a livello di classifica, comunque positiva, quanto sul piano del gioco e della differenza tra rendimento in casa e in trasferta. Sulla partita in sé c'è poco da dire: primo tempo orrendo eppure giocato, se così si può dire, meglio dall'Athletic (che ha anche sfiorato il gol con Ibai e Susa), e ripresa altrettanto orrenda ma indirizzata sui binari del Granada da un rigore, fiscale ma che poteva starci, provocato da un intervento ingenuo di Herrera, che non ha visto un avversario e lo ha colpito nel tentativo di spazzare il pallone. Dopo il gol di El Arabi i Leoni sono letteralmente spariti, e stavolta a poco sono servite le mosse di Txingurri per cambiare il corso del match. Il 2-0, segnato ancora dal centravanti marocchino, ha certificato la resa incondizionata degli zurigorri, apparsi molli, demotivati e assolutamente confusi nell'applicazione delle direttive tattiche. Un mistero che ciò sia accaduto alla stessa, identica squadra che col Betis aveva dominato in lungo e in largo, avendo peraltro di fronte un avversario sicuramente non inferiore al Granada, anzi. Ora sotto con il Valencia, ripresosi dopo un inizio terrificante di temporada, per provare a capire qualcosa in più sulla dimensione attuale e le potenzialità di questa squadra.

sabato 28 settembre 2013

6a giornata: Athletic 2-1 Betis.


San José stacca e colpisce di testa per il gol del 2-1 (foto Athletic-club.net).

Athletic Club:  Iraizoz; Iraola, San José, Gurpegi, Laporte; Mikel Rico, Beñat; Susaeta (73' Muniain), Herrera (69' De Marcos), Ibai (86' Iturraspe); Aduriz.
Betis: Sara; Chica, Amaya, Paulao, Nacho; Matilla (66' Verdú), Xavi Torres; Juanfran, Chuli (72' Cedric), Salva Sevilla (51' Lolo Reyes); Jorge Molina.
Reti: 63' Jorge Molina, 73' De Marcos, 82' San José.
Arbitro: Iglesias Villanueva (comité gallego).

La seconda vittoria su due partite al nuovo San Mamés ha coinciso con la miglior prestazione del nuovo corso di Valverde, arrivata proprio dopo quella pessima di Cornelllà-El Prat (sconfitta della quale, per problemi di tempo, non sono riuscito a produrre un post, abbiate pietà). Un Athletic volitivo, determinato e apparso in ottima forma ha però rischiato di non vincere un match dominato a causa di uno di quegli elementi che rendono il calcio così affascinante: l'avversario che tira una o due volte in porta e segna. Il gol di Jorge Molina dopo un'ora di calcio spettacolo dei biancorossi avrebbe potuto tagliar loro le gambe, invece il giusto mix tra garra basca, intuizioni del tecnico e un po' di sano culo (il palo quasi al 90' dello stesso Molina) hanno fatto sì che il pubblico di casa potesse assistere alla prima, grande rimonta vecchio stile nel nuovo stadio.
Dopo la brutta caduta di Barcellona Valverde cambia molto, confermando che l'adozione di un turnover massiccio è una delle caratteristiche principali del suo "atto secondo"; stavolta escono Iturraspe, De Marcos e Muniain (fin qui il miglior giocatore dell'Athletic, a parer mio) ed entrano Herrera, Susaeta e Ibai. La partenza dei Leoni è subito veemente: la squadra gioca un ottimo calcio di possesso, rapido e verticale, e grazie ad un pressing furibondo chiude senza scampo il Betis nella sua trequarti, lasciando agli uomini di Pepe Mel il solo contropiede come arma offensiva. Purtroppo, però, i bilbaini tornano a palesare quella mancanza di profondità e di pericolosità negli ultimi 20 metri che ne sta rappresentando il vero Tallone d'Achille in questa prima parte di campionato; questo problema, secondo me, è dovuto in gran parte al pessimo momento di Aduriz, che sembra ancora quello del girone di ritorno della scorsa stagione, e dunque un giocatore lento ed involuto, incapace di dare fastidio alle difese avversarie e pochissimo ispirato al momento di concludere. La miglior dimostrazione di questo assunto è la clamorosa occasione fallita da Aritz al 20': solo davanti a Sara, l'attaccante guipuzcoano ha il tempo di prendere la mira e calciare senza alcun disturbo, ma colpisce male, di mezzo esterno, e spedisce di mezzo metro al lato dell'incrocio. Il ritmo biancorosso nella parte centrale della prima frazione cala e il Betis si fa vedere davanti, soprattutto con un gran tiro a girare di Matilla che chiama Iraizoz alla paratissima al 31', però gli ultimi minuti sono tutti di marca basca. Ibai, in particolar modo, conferma di essere maturato in modo eccezionale conducendo quasi tutte le azioni offensive zurigorri, e quando decide di fare da solo colpisce due traverse (l'ultima con la collaborazione di Gurpegi) nel giro di due minuti. Si va al riposo con buone sensazioni lasciate dall'Athletic, sensazioni peraltro confermate dall'ottimo inizio di ripresa.Dopo un intervento di Sara sul solito Ibai, al 58' i Leoni ottengono un rigore sacrosanto grazie a Susaeta (meno protagonista del collega di fascia opposta, ma autore di una prestazione comunque positiva), che ubriaca Xavi Torres con una doppia finta rapidissima e viene steso; sul dischetto si presenta l'ex Beñat, che calcia a mezza altezza e piuttosto centrale, consentendo a Sara di salire in cattedra e respingere. I biancorossi non si perdono d'animo, continuano a spingere e si vedono negare ancora una volta il gol dal portiere betico, che tocca in corner un gran destro di Susaeta, ma subito dopo arriva la doccia fredda: sugli sviluppi di un calcio d'angolo, infatti, Jorge Molina incorna, Iraizoz respinge non benissimo e il centravanti biancoverde ha buon gioco nell'insaccare di piede da due passi. La rete degli ospiti sembra il coronamento perfetto di una partita stregata per l'Athletic, tuttavia la reazione della squadra è splendida e anche Valverde, in panchina, dimostra reattività e lucidità: Txingurri fa uscire Herrera, spentosi dopo un bel primo tempo, e inserisce De Marcos, il capocannoniere a sorpresa della squadra. Oscar impiega solo due minuti per confermarsi "on fire" e, su cross preciso al millimetro di Beñat, si inserisce come una punta di consumata abilità, colpisce di testa e beffa Sara con un tunnel. Sull'1-1 i bilbaini sentono di poter completare la rimonta, soprattutto dopo che Valverde toglie un Susaeta stanchissimo per inserire Muniain: Iker si sistema a destra e non sembra patire il cambio di fascia, ma al contrario entra subito in partita e si fa notare con alcune iniziative di grande qualità. All'82' i tempi sono maturi per il sorpasso: Ibai controlla la respinta della difesa del Betis dopo un corner, alza la testa e pesca dal cilindro un assist al bacio per San José, che mette dentro comodamente il 2-1 e si conferma più efficace nell'area avversaria che nella propria. Le emozioni però non sono finite, perché al minuto 86' un brutto pallone perso a centrocampo dagli zurigorri permette a Verdú, sempre delizioso nell'ultimo passaggio, di pescare di esterno Jorge Molina, che scavalca con un bel tocco Iraizoz ma vede la sua conclusione stamparsi sul palo.
Finisce dunque con la vittoria di misura dell'Athletic una bellissima partita, giocata con grande qualità dai padroni di casa ma ben interpretata anche da un Betis ordinato in difesa e mai domo. In casa biancorossa vanno sottolineate la prova strepitosa di Ibai e le ottime prestazioni di Beñat e Mikel Rico, che era stato molto criticato dopo l'Espanyol ma ha saputo reagire giocando una gara quasi perfetta in fase d'interdizione. La vittoria ha fornito ottime indicazioni a Valverde e, allo stesso tempo, gli ha lasciato in eredità un problema non di poco conto, perché Txingurri si trova adesso con due giocatori (De Marcos e Ibai) teoricamente non titolari in condizioni fantastiche. Sarà dura lasciare fuori qualcuno, i posti però sono limitati e il parco trequartisti comprende elementi come Muniain, Herrera e Susaeta che, oggettivamente, stanno giocando molto bene. Una possibile soluzione sarebbe l'accantonamento di Aduriz, ancora "cotto" dopo gli sforzi titanici dell'anno scorso, per inserire un falso nueve a scelta tra De Marcos (cosa che però non risolverebbe il dilemma-Ibai) e Muniain (con l'ex Sestao che diventerebbe titolare sulla fascia sinistra, ma Oscar ancora senza il posto fisso); un'altra ipotesi potrebbe prevedere l'utilizzo di De Marcos al posto di Herrera con Muniain di punta (o il contrario: Muniain fantasista e De Marcos centravanti), però francamente io non rinuncerei mai alla classe di Ander. Una nota frase fatta degli allenatori recita "vorrei avere io certi problemi", secondo me invece sarà difficile per Valverde trovare una soluzione davvero soddisfacente.

giovedì 19 settembre 2013

4a giornata: Athletic 3-2 Celta.


Il presidente Urrutia depone il mazzo di fiori davanti al busto di Pichichi (foto Athletic-club.net).

Athletic Club: Herrerín; Iraola, San José, Gurpegi, Laporte; Morán, Beñat (81' De Marcos), Herrera (69' Rico); Susaeta, Aduriz, Muniain (73' Ibai).
Real Club Celta de Vigo: Yoel; Hugo Mallo, Costas, Fontás, Toni; Oubiña, Álex López (72' Madinda); Augusto (72' Mina), Rafinha, Nolito (76' Orellana); Charles.
Reti: 14' Charles, 18' San José, 61' Iraola, 68' Beñat, 79' Mina.
Arbitro: Gil Manzano (Extremadura).

Diciamo la verità: un po' di paura c'era. Paura che il nuovo San Mamés, nonostante il suo splendido pubblico non sia cambiato, fosse diverso dal vecchio: più freddo, asettico, in una parola "moderno", nella peggior accezione del termine. Paura, soprattutto, che il celeberrimo aliento fosse scomparso insieme allo stadio dov'era nato. Sono però bastati solo pochi minuti per capire che i peggiori timori erano infondati. Certo, il Barria non è il catino dalle curve attaccate al campo del Viejo San Mamés, ma l'atmosfera è sempre la stessa, calda (a tratti infuocata) e passionale; per fortuna uno stadio è fatto di persone più che di mura, e il meraviglioso popolo basco in quanto a incitamento e amore per la squadra è sempre spettacolare. Alcuni dettagli, poi, sono davvero degni di nota: su tutti il busto di Pichichi spostato dalla tribuna d'onore al bordo del campo, com'è giusto che sia per uno che sul terreno di gioco si trovava come nel salotto di casa. Insomma, il nuovo stadio è bellissimo, più grande e con un ambientazo degno del vecchio, senza dimenticare che, al momento, è privo di una curva, che lo porterà ad una capienza superiore ai 50.000 posti; la nostalgia per l'impianto che ha ospitato per più di cent'anni le gesta dell'Athletic non sparirà mai, ma bisogna dare atto alla società di aver fatto un lavoro encomiabile. Insomma, poteva andare molto peggio.
Per quanto riguarda la partita, i Leoni sono riusciti ad inaugurare il nuovo impianto con una vittoria, tuttavia hanno faticato fino all'ultimo per portare a casa i 3 punti. Tatticamente il match si è delineato in modo chiaro fin dalle primissime battute: Athletic all'attacco (per non dire all'arrembaggio) con intensità e garra straordinarie, Celta ordinato in copertura e pronto a sfruttare ogni errore per perforare in contropiede l'altissima difesa biancorossa. Dopo alcune azioni molto pericolose degli uomini di Valverde, e con il gol che ormai sembrava nell'aria, è stato invece il Celta a colpire con Charles (veramente un ottimo attaccante, come la vittoria del trofeo Pichichi della Segunda aveva già indicato l'anno scorso), bravo a finalizzare una ripartenza rapidissima di Rafinha nata da un pallone sciagurato perso da Moran sulla trequarti basca. Il primo gol del nuovo San Mamés è stato dunque brasiliano, ma per vedere il primo di un giocatore dell'Athletic i tifosi hanno dovuto aspettare solo pochi minuti: al 18', infatti, San José ha insaccato la respinta di Yoel dopo un suo colpo di testa su corner di Beñat, assicurandosi così un posto nella storia del club. Ottenuto il pareggio, i Leoni hanno continuato a spingere peccando però di concretezza negli ultimi 20 metri, e per poco il Celta non ne ha approfittato; l'ennesimo contropiede degli uomini di Luis Enrique (partito stavolta addirittura da un calcio d'angolo zurigorri!) si è concluso con l'assegnazione di un rigore per fallo di Herrerin, invero uscito malissimo sull'avversario, ma per fortuna Charles ha calciato alto. Nella ripresa i ritmi furiosi del primo tempo si sono abbassati notevolmente, con l'Athletic a fare uno sterile possesso palla e gli ospiti a difendersi senza patemi. Al 61', però, è arrivata la zampata dei Leoni: Muniain ha ricevuto in posizione centrale al limite dell'area, ha controllato il pallone proteggendolo col corpo dalla carica di un difensore e ha servito con un colpo di tacco da applausi Iraola, bravo a prendere la mira e ad impallinare il portiere con un preciso piatto sul secondo palo. A questo punto i galiziani si sono gettati all'assalto e hanno scoperto fatalmente la propria difesa, bucata quasi subito da Beñat che, lanciato da San José, si è presentato davanti a Yoel e lo ha battuto con freddezza. Finita? Neanche per sogno. Herrerin, in giornata no (anche un altro fallo da rigore non fischiato per lui), ha bucato un'uscita in collaborazione con il neo-entrato Mikel Rico e si è fatto beffare da Mina. Sul 3-2 l'Athletic ha sofferto, pur sfiorando la quarta rete con De Marcos, ma è riuscito comunque a portare a casa la terza vittoria su quattro incontri di Liga.
Nonostante alcuni errori dei singoli e un assetto difensivo non ottimale, la squadra di Valverde ha mostrato notevoli progressi dal punto di vista del gioco e ha disputato senza dubbio la miglior partita del nuovo corso post-Bielsa. Molto bene Muniain, che sembra sulla strada per tornare quello di due anni fa, l'inossidabile Iraola e la coppia Beñat-Herrera, ma quasi tutti hanno disputato un ottimo match; Moran (comunque ripresosi alla grande dopo l'errore) ed Herrerin hanno sbagliato, ma sarebbe ingiusto gettare loro la croce addosso. In particolare, trovo che a Iago vada data un'altra occasione, perché fin qui aveva giocato molto bene e aveva dimostrato di poter spedire definitivamente in panchina Iraizoz. Concludo con un'annotazione: lunedì sera l'Athletic è sceso in campo con 10 canterani su 11, un numero pazzesco che ci rende ancor più orgogliosi di questa squadra. Sui giornali italiani chiaramente non lo avrete letto; d'altra parte, si sa, solo il Barcellona è un club di cantera...

venerdì 13 settembre 2013

Che fine ha fatto... Jonan Garcia?



La stagione 2003/2004 non parte con i migliori auspici per il giocatore più rappresentativo dell'Ahtletic moderno, Julen Guerrero: all'epoca il mitico numero 8 biancorosso sembra aver già imboccato il viale del tramonto, di sicuro favorito da un atteggiamento ambiguo dello spogliatoio e della guida tecnica, ed è ormai la riserva del rampante Francisco Javier Yeste, che ha esordito in prima squadra nel 1999 con Fernandez. Quando a dirigere la squadra viene chiamato Ernesto Valverde, promettente tecnico del Bilbao Athletic ed ex compagno di Guerrero, in molti pensano che si apriranno nuovi spazi per il Capitano, ma non sarà così. Nella nutrita pattuglia di cachorros che Txingurri decide di portare con sé, infatti, c'è anche un fantasista minuto e tecnicamente molto interessante, con una zazzera bionda che non può non ricordare proprio quella di Guerrero: il suo nome è Jon Andoni Garcia Arambillet, per tutti Jonan, e il suo destino sarà proprio quello di chiudere le porte dell'undici titolare a Julen, che in quella stagione giocherà solo 14 partite di cui ben 13 da subentrato, per un minutaggio totale ridicolo. Jonan, invece, gioca molto (23 presenze condite da 2 gol) e mette in mostra qualità tecniche non banali, che non a caso lo avevano portato a far parte dell'under 19 spagnola campione all'Europeo di categoria del 2002 (squadra, quella, in cui militavano elementi come Iniesta, Reyes e Torres). Quando tutto sembra andare bene per il giovane bizkaino, che gode della fiducia del tecnico ed è spesso titolare, qualcosa si rompe: nella stagione 2004/05 Jonan, in pratica, scompare dai radar della prima squadra e termina la temporada con la miseria di 13 presenze, molte delle quali da subentrato. Finisce qui, senza una motivazione vera e propria, l'avventura in biancorosso di un giocatore che veniva considerato una delle perle più preziose della cantera di Lezama; ma il calcio, si sa, è strano, e le ragioni del trionfo o del fallimento di un giocatore sono spesso inintelligibili. Penalizzato da un fisico poco adatto alla Primera e da una collocazione tattica non facilissima (è un "10", un fantasista puro con caratteristiche non in linea con quelle dei trequartisti attuali), Jonan viene bocciato da Mendilibar, arrivato a Bilbao dopo il biennio di Valverde, e inizia così una peregrinazione che, negli anni, lo porta a calcare campi di Segunda, Segunda B e Superliga greca con alterne fortune; dopo un'ottima stagione all'Alaves si è guadagnato il ritorno nella massima serie ellenica, dove gioca attualmente con la maglia del Kalloni F.C., squadra della città di Mitilene sull'isola di Lesbo. Un finale di carriera in uno dei luoghi simbolo dell'amore, com'è giusto che sia per quello che è uno degli ultimi interpreti del fantasista da calcio romantico.

venerdì 6 settembre 2013

Nuova rubrica: Pianeta Cantera con John Blasa.

Approfitto della pausa per le nazionali per presentarvi la nuova rubrica nella quale Matteo aka John Blasa, esperto e appassionato delle squadre giovanili biancorosse, seguirà l'andamento di Bilbao Athletic, Basconia, Juvenil de Honor e Juvenil Nacional; un appuntamento che avrei voluto inaugurare da tempo ma che, a causa del poco tempo a mia disposizione, avevo sempre dovuto rimandare. Ora invece, grazie all'ottimo lavoro di John Blasa, il blog ospiterà finalmente uno spazio attraverso il quale poter conoscere i risultati dei nostri ragazzi e seguire lo sviluppo dei cachorros più interessanti. Benvenuti sul Pianeta Cantera!

Bilbao Athletic



Inserito nel Gruppo II della Segunda B insieme a nomi importanti del calibro di Atletico Madrid B e Real Madrid C, più le solite avversarie come Real Sociedad B, Amorebieta, Sestao River, Peña Sport, Laudio e Barakaldo per citarne alcune delle più note, il Bilbao Athletic sarà chiamato a confermare le buone prestazioni della scorsa stagione, dov'è arrivato ad un passo dalla finale dei playoff promozione. A disposizione dei nostri una rosa composta dalle giovani speranze promosse dal Basconia e dai cachorros dello scorso anno, con una stagione di esperienza in più sulle spalle ed una grande voglia di mettersi in mostra; se poi la linea societaria degli ultimi tempi continuerà a prevedere partenze illustri, i sogni di ripetere la strada dei vari Laporte, Saborit e Moran per loro non saranno così utopici.

1a giornata: Peña Sport 2-3 Bilbao Athletic (Aketxe, Guillermo 2).
Prima giornata in trasferta a Tafalla (Navarra) contro il Peña Sport, squadra legata storicamente all'Osasuna e che ospita spesso qualche suo ex giocatore. Il Bilbao Athletic, schierato da Ziganda con un classico 4-2-3-1 (stesso schema degli avversari), scende in campo con Magunazelaia tra i pali, capitan Bustinza e Jon Garcia centrali di difesa con Magdaleno a sinistra e Markel Etxeberria sulla destra; il doble pivote è composto dal cavallo di ritorno Jon Iru ed Eguaras, mentre Jonxa Vidal, Sabin Merino e Ager Aketxe sono i trequartisti che agiscono alle spalle del puntero Guillermo. I padroni di casa partono subito forte e vanno in rete dopo 4 minuti con il loro bomber Toni su assist del trequartista Jimenez. La squadra del Cuco cerca di scrollarsi di dosso il gol preso a freddo e di trovare il pallino del gioco, ma è troppo nervosa come dimostrano i 3 gialli nel primo tempo ai danni di Vidal, Magdaleno ed Etxeberria. Nel secondo tempo Ziganda decide di togliere Etxeberria per mettere in campo il più offensivo Lekue e i risultati non tardano ad arrivare: minuto 50, punizione dal limite di Aketxe e prima rete stagionale per i cachorros. Il match entra nel vivo, i ritmi si alzano e dopo 3 minuti Guillermo va in gol ribaltando il risultato, ma al 57' è Garde a riportare sul 2-2 il punteggio con un colpo di testa. Al 68', però, Guillermo insacca la sua personale doppietta e ci porta definitivamente avanti. Per i nostri entrano il gioiellino Undabarrena al 78' al posto di Aketxe e il neo acquisto Barco per Sabin Merino negli ultimi minuti. Finisce così 3-2 per il Bilbao Atheltic, che in trasferta porta a casa i primi tre punti stagionali grazie alle ottime prestazioni di Aketxe e di un Guillermo che finalmente riesce a partire molto bene. Dopo tanto parlare che sia la sua stagione? Che sia lui il nuovo numero 9 che aspettiamo? La temporada è ancora lunga, ma la partenza è stata confortante.

2a giornata: Bilbao Athletic 2-2 Laudio (Guillermo 2).
Dopo la positiva trasferta in Navarra, la seconda giornata vede l'esordio casalingo del Bilbao Athletic contro il CD Laudio, squadra di Llodio (Alava) che tra le sue fila propone una nutrita batteria di ex biancorossi: Ander Artabe, in prestito dallo Juvenil, Ander Larrucea e Gorka Eraña, svincolati dal Bilbao Athletic, Joseba Del Holmo, Leone con un passato fugace in prima squadra, e Gorka Luariz. Per affrontare il Laudio, vincente all'esordio e arrivato a Lezama agguerrito e desideroso di fare bella figura, Ziganda propone la stessa squadra della prima di campionato e, come all'esordio, dopo 12 minuti andiamo sotto per una rete di German Beltran, al secondo gol in Liga e uomo più esperto degli avversari. Al 25' ci pensa il solito Guillermo a pareggiare, mentre 4 minuti dopo Jon Iru deve lasciare il campo per un infortunio la cui entità sarà da valutare; al suo posto scende in campo un altro giovanissimo di grande talento, Unai Lopez, nel giro delle rappresentative iberiche. Nella ripresa è ancora un meraviglioso Guillermo a segnare la sua seconda doppietta consecutiva, ma dopo pochi minuti Muniozguren realizza il 2-2 che non si sblocca più nonostante i cambi offensivi del Cuco, con l'ingresso di Lekue e Barco per Etxeberria e Sabin. 4 punti e secondo posto dietro a Conquense e Las Palmas B a punteggio pieno per i cachorros, che mostrano discrete qualità offensive con un  gigantesco Guillermo, autore di quattro reti e soprattutto di ottime prove come unica punta; i 4 gol presi mostrano invece delle lacune e delle disattenzioni difensive assolutamente da rivedere se vogliamo ancora una stagione da protagonisti. Chiaramente è ancora presto per dare giudizi, ma qualche segnale positivo come sempre emerge dalla nostra Cantera di Lezama. Aupa Bilbao Athletic!

CD Basconia



Il Gruppo 4 della Tercera Division, dove milita il Basconia, è la casa di Gernika, Cultural Durango, Alaves B, Santutxu, Zalla, Leoia e Arenas, solite note delle nostre parti; vedremo nel corso della stagione il valore dei nuovi talenti sfornati dalle squadre Juvenil e che apporto sapranno dare ai gialloneri.

1a giornata: Oiartzun 2-2 Basconia (Villalibre, Santamaria).
Esordio degli uomini di Vicen Gomez  in trasferta al Karla Lekuona, stadio della squadra guipuzcoana dell'Oiartzun. I gialloneri scendono in campo con Jon Ander in porta, Agirrezabala, Corral, Yeray e Elgezabal in difesa, De Eguino e il portoghese Monteiro  in mediana e Barrenetxea, Aitor Seguin e Bengoa dietro Asier Villalibre, stellina e grande speranza stagionale, una delle tante. Partenza difficile con una difesa che sembra poco solida visti gli interpreti scelti (gli esterni non sono difensori purissimi), ragazzi che probabilmente devono trovare ancora affiatamento; ne approfittano i padroni di casa, che mantengono il pallino del gioco per tutto il primo tempo e che passano al 19' con l'ala sinistra Fernandez. Durante l'intervallo Jurgi e Iturraspe, due ottime pedine e possibili crack stagionali, entrano per dare solidità alla linea mediana e imprevedibilità alla manovra offensiva; il Basconia migliora e al 72' Villalibre, esordiente in Tercera a soli 15 anni, pareggia con una bella rete al termine di un'azione personale iniziata dalla sinistra. Entra anche Gorka Santamaria, bomber reduce da un infortunio e possibile puntero futuro al pari di Guillermo (bello il duello a distanza tra i due), al posto di Seguin al 75' e subito va in rete con la sua straordinaria potenza e classe. Il Basconia invece di chiudere spreca sparando alle stelle diverse occasioni e anche l'arbitro sembra molto casalingo, allora al minuto 87, come vuole il classico adagio, Bereziartua pareggia con un gol in un fuorigioco più che dubbio. Amaro in bocca per i nostri, che hanno dimostrato carattere nella rimonta ma ingenuità nel non chiudere i conti, in un esordio comunque sostanzialmente positivo.

2a giornata: Basconia 4-0 Retuerto (Seguin, Villalibre 2, Barrenetxea).
Esordio casalingo contro un Retuerto che, nei colori e nello stemma, assomiglia tantissimo al nostro Athletic Club, nonostante sia un piccolo club di Barakaldo che alla prima ha perso in casa 1-0 contro l'Arenas. In campo vanno Jon Ander in porta, Jimeno, Yeray, Corral, Iriondo da destra a sinistra in una difesa che sembra più quadrata rispetto alla prima giornata, Iturraspe e Barrenetxea in mediana con Seguin, Bengoa e Jurgi alle spalle di Villalibre; partono dunque titolari i giovani di belle speranze che negli scampoli contro l'Oiartzun hanno fatto intravedere le loro ottime doti tecniche. Nonostante la netta superiorità gualdinegra, Jon Ander deve subito compiere un miracolo all'inizio del match in un inquietante déjà vu di tutti i match giocati finora anche dal BA, dove nei primi minuti siamo sempre andati sotto. Grazie al nostro portiere si rimane sul pari e può così iniziare la goleada! Seguin semina il panico e si procura un penalty che trasforma per il vantaggio, poi nella ripresa (dopo che Iriondo si é mangiato il 2-0 nel finale di primo tempo) al 64' Villalibre va in gol di testa su assist di Bengoa e si ripete un minuto dopo, quando Santamaria è già pronto a bordo campo per sostituirlo: gli avversari battono dal centro dopo aver incassato la seconda rete, Villalibre vola, intercetta il passaggio alla difesa e va a siglare la sua personale doppietta. Jurgi Oteo e Seguin fanno venire il mal di testa ai difensori avversari e Barrenetxea chiude il match con la quarta rete su una bella palla del solito Seguin. Ottimo esordio all'Artunduaga dei gialloneri, bravi a risistemare le cose dopo il primo incontro ed a mostrare già la rapidità e la grande qualità tecnica dei suoi migliori elementi (senza dimenticare che il coloured Williams è ai box per infortunio). Se continueranno su questa strada, anche a Basauri ci sarà da divertirsi. Aupa Basconia!

Juvenil de Honor e Juvenil Nacional non hanno giocato, in quanto i rispettivi campionati inizieranno questo fine settimana.

martedì 3 settembre 2013

3a giornata: Real Madrid 3-1 Athletic.


Iago, comunque positivo, viene superato da Isco per l'1-0 madridista (foto Athletic-club.net).

Real Madrid: Diego López; Arbeloa, Pepe, Ramos, Marcelo (86' Carvajal); Khedira (69' Casemiro), Modric; Cristiano Ronaldo, Isco, Di María; Benzema (73' Jesé).
Athletic: Iago Herrerín; Iraola, Gurpegi, Laporte, Balenziaga; Iturraspe (46' Morán), Mikel Rico (46' De Marcos), Beñat; Susaeta, Aduriz, Muniain (65' Ibai).
Reti: 25' e 72' Isco, 46'pt Ronaldo, 79' Ibai.
Arbitro: Clos Gómez (Aragón).

Neanche la presenza in panchina di Valverde, l'ultimo allenatore capace di vincere con l'Athletic in casa del Real Madrid, è servita per sfatare la maledizione del Bernabeu: da allora (19 febbraio 2005, Real Madrid-Athletic 0-2) ci sono state 9 sconfitte di fila, con un passivo imbarazzante di gol subiti, ben 33, a fronte di sole nove reti segnate. La partita di domenica (calcio d'inizio a mezzogiorno, LFP sempre più imbarazzante) ha confermato questo andamento tutt'altro che positivo, con l'aggravante di una prestazione assolutamente anonima da parte dei Leoni; se nel biennio di Bielsa, in particolare il primo anno, la squadra aveva messo in seria difficoltà le merengues nonostante i pesanti passivi finali, stavolta è stata resa quasi incondizionata, tolti 20 minuti iniziali di buon calcio difensivo (in attacco, però, avrebbe potuto giocare lo stesso Valverde in giacca e cravatta, nessuno se ne sarebbe accorto). Peccato, perché il Madrid al momento appare una squadra tutt'altro che irresistibile e ha sofferto maledettamente il pressing iniziale dei biancorossi, denunciando una condizione fisica poco brillante e un'assimilazione degli schemi di Ancelotti ancora non ottimale.
Due le novità nell'undici basco rispetto alla vittoria con l'Osasuna: a sinistra gioca Balenziaga al posto di Saborit, escluso nonostante la buona prova nel derby, e a centrocampo c'è l'esordio di Mikel Rico, ultimo acquisto in ordine di tempo, che sostituisce Ander Herrera sulla cui panchina pesa senza dubbio l'offerta ricevuta in settimana dal Manchester United. Nel Madrid che aspetta Bale manca Illarramendi, che si perde così il suo personale derby di Euskal Herria, ma c'è Isco, l'altra stella del mercato estivo. La partenza dell'Athletic è sorprendente e per i primi 20 minuti sono gli uomini di Valverde a farsi preferire ai padroni di casa; la squadra, molto corta, occupa benissimo gli spazi, pressa i portatori di palla avversari fin dalla loro trequarti (spesso attaccando l'uomo con due o addirittura tre giocatori) e attua un fuorigioco molto alto, rischioso ma anche produttivo. I blancos sembrano capirci davvero poco, storditi dal movimento continuo e dall'applicazione feroce degli avversari, però rischiano pochissimo davanti a Diego Lopez (ormai promosso titolare ai danni di Casillas anche da Carletto) ed è questa mancanza di efficacia il peccato mortale che impedisce ai Leoni di portare a casa un risultato positivo. Nel loro momento migliore, infatti, gli zurigorri difendono benissimo e non permettono ai madridisti di salire con continuità, tuttavia non riescono in alcun modo a tradurre la loro superiorità nella prima parte di gara in occasioni da gol; Susaeta corre a vuoto come nelle peggiori giornate, Muniain è in palla ma gira troppo lontano dalla porta, Aduriz è un ectoplasma e un paio di tentativi dalla distanza dei centrocampisti risultano velleitari. Insomma, Diego Lopez non deve effettuare nemmeno una parata, elemento che sottolinea più di ogni discorso la mancanza di efficacia dell'Athletic negli ultimi 20 metri. Poi, com'era logico, i bilbaini abbassano i ritmi altissimi tenuti dai primi minuti, cosa del tutto logica se si considera che la stagione è appena iniziata, e il Madrid viene fuori. Herrerin è chiamato a intervenire su Di Maria e due volte su Ronaldo, che lo mette in difficoltà soprattutto con un gran tiro da fuori sul quale il portiere basco risponde molto bene; anche Iago, però, può fare ben poco quando, al 25', Iraola non sale su un filtrante di Benzema e tiene clamorosamente in gioco Isco, che controlla e da due passi insacca. I Leoni provano la reazione e vanno vicini al pareggio con una bella punizione di Beñat, ma col passare dei minuti cedono nettamente il comando delle operazioni ai padroni di casa e non riescono più a mettere la testa fuori dalla propria metà campo; gli uomini di Ancelotti, d'altro canto, fanno tanto possesso palla senza spingere più di tanto, creando solo un paio di buone occasioni con Benzema. Quando sembra che si andrà all'intervallo sull'1-0, ecco l'azione che fa calare buona parte del sipario sulla partita: punizione dai 25 metri, la difesa zurigorri sbaglia ancora una volta a salire per il fuorigioco e lascia in posizione regolare addirittura tre avversari, dei quali Ronaldo è il più lesto ad avventarsi sul pallone per girarlo di testa alle spalle di Herrerin. Valverde a inizio ripresa manda dentro Moran e De Marcos (non Herrera, mossa che era stata interpretata come indizio di una quasi certa partenza di Ander) per Rico e Iturraspe, ma è chiaro che nella rimonta non crede neppure lui; il 3-0 di Isco certifica quanto espresso dal campo, ovvero che l'Athletic in azione al Bernabeu non ha possibilità di strappare punti ai rivali di sempre. Il gol di Ibai nel finale e un possibile calcio di rigore provocato da Sergio Ramos sono un contentino che non ha neppure l'effetto di aumentare i rimpianti: troppo spuntati i Leoni per mettere seriamente in difficoltà in Madrid, che vince dunque in modo meritato e senza troppi patemi il primo Clasico della stagione.
20 minuti di buona intensità difensiva, compensata negativamente dall'inesistente pericolosità in attacco, non possono certo bastare per avere ragione di una delle migliori squadre del mondo, e la terza partita di Liga del nuovo corso di Valverde lo ha ribadito senza pietà. Attorno all'Athletic del Txingurri-bis continuano ad alimentarsi diversi dubbi, causati in primis dal notevole cambio di stile di gioco rispetto alla prima esperienza di Ernesto sulla nostra panchina, e corroborati in seconda battuta dai continui cambi di modulo e formazione, con alcuni nuovi arrivati (su tutti Kike Sola ed Etxeita) relegati fin dalla prima giornata ad un inspiegabile ruolo secondario; siamo appena all'inizio della stagione e ci sarà tempo per dissiparli, ma è di certo un bene aver ottenuto due vittorie contro Valladolid e Osasuna per dare più sicurezza all'ambiente. Intanto Ander Herrera alla fine è rimasto e, aldilà delle modalità nebulose del suo mancato passaggio allo United, averlo tenuto  a Bilbao almeno per qualche altro mese è di certo un'ottima notizia.