domenica 2 dicembre 2007

sabato, 01 dicembre 2007

Altri due articoli della nostra fanzine online.

FIGLI DI BIZKAYA
di TXEMI GUERRA

Ciao ragazzi.
Chissà se vi ricordate di quel post che scrissi parlando della cantera dell'ATHLETIC, che si riferiva in particolare a mio nipote JOSUTXU e a migliaia di bambini baschi che cominciavano i primi allenamenti di calcio nei rispettivi club delle città e paesini di tutta Bizkaya. Avevo posto l'accento sul fatto che i bambini di tutta Bizkaya, praticamente nelle sua totalità, sono autentici tifosi e tutti si allenano con la maglietta zurigorri rendendo omaggio, ma anche come desiderio, intenzione di poter essere un giocatore dell'ATHLETIC.
Sapete che i giocatori quando si ritirano dal club, mostrano una enorme tristezza e si emozionano a tal punto che è impossibile trattenere le lacrime o esprimere pubblicamente sentimenti come, per fare un esempio, le parole di JAVI GONZALEZ " essere un giocatore dell'ATHLETIC è la cosa più bella che mi sia capitato nella vita " o quelle di JOSU URRUTIA, che quando gli dissero che avevano intenzione fi omaggiarlo con una partita lui rispose " L'omaggio dovrei farlo io all'ATHLETIC, che mi ha dato la possibilità di giocare per la squadra della mia terra". Suppongo che tutti abbiate visto le immagini dell'emozione di JULEN GUERRERO il giorno del suo ritiro, cosa che gli impedi di terminare il discorso che aveva preparato.
Detto questo, mio nipote per mio nipote non sarà differente, sta lavorando duramente per poter un giorno entrare nel Club e poter aspirare a essere uno dei giocatori che ho citato, e questo ci da la tranquillità perchè come lui ci sono migliaia di bambini in Bizkaya che stanno lavorando allo stesso modo, spinti anche dai loro genitori che gli inculcano i valori e la filosofia del nostro amato ATHLETIC, perchè sappiano che un giocare nell'ATHLETIC non è una maniera per fare soldi avere fama e vincere trofei, ma è un privilegio perchè hanno la possibilità di difendere i colori di un Club, di una terra e di un popolo : più che giocatori saranno i nostri rappresentanti.
Basandomi sull'esperienza dei miei genitori, sulla mia, che è quella che inculchiamo a nostri figli, personalmente credo che la filosofia dell'ATHLETIC è la seguente :

CLUB VASCO, PROPIEDAD DE SUS SOCIOS Y AFICIONADOS, JUGADORES VASCOS O DE LA CANTERA VASCA, INDUMENTARIA SIN PUBLICIDAD COMERCIAL Y CAMPO PROPIO EXCLUSIVAMENTE PARA JUGAR AL FÚTBOL.

Per concludere, vi ringrazio per la vostra attenzione, e vi informo che JOSU GOIRIGOLZARRI ( mio nipote, e protagonista indiretto delle mie riflessioni dell'Athletic ) è l'attuale "Pichici" del torneo che disputa con la sua squadra, il Berango, avendo segnato 10 gol in 3 partite, con una media impressionante di 3,3 gol a partita.
Immaginatevi come "stiamo" in famiglia.
Aupa Athletic!!!

Il pezzo che segue è mio, perdonate l'immodestia!


UNA GITA ALLA "CATEDRAL"

di EDOARDO MOLINELLI

Ciò che colpisce di più non è il verde intenso del terreno di gioco, un manto erboso perfetto, senza difetto alcuno, che sembra messo lì dal dio del calcio in persona per consentire ai giocatori di esprimersi al meglio delle loro capacità. Non è neppure l'arco, un elemento talmente ardito e famoso da poter essere inserito di diritto nella galleria delle bellezze architettoniche di Bilbao, insieme al Ponte dell'Ayuntamiento, al Guggenheim e ai celeberrimi ingressi della Metro. Quello che rimane impresso del San Mamés, la Cattedrale, sono le vibrazioni: intense, lunghe oppure brevissime, percorrono i gradoni dello stadio come se fossero un'avvisaglia di un terremoto, mentre sono solo l'espressione fisica dei ruggiti del pubblico. Ad ogni azione segue un'esclamazione collettiva, e ad ognuna di esse si accompagna il tremito del cemento, che ti entra nelle ossa e le scuote, le sbatacchia, le trasporta dentro l'oceano biancorosso che domina sulle gradinate. Andare a vedere una partita al San Mamés non è un passatempo, è un'esperienza mistica. L'aria che si respira già all'esterno dell'impianto ha qualcosa di irreale, di magico, come se provenisse dalle nebbie di un passato in cui gli idoli da tifare si chiamavano Pichichi, Zuazo, Belauste e che non se n'è mai andato del tutto, ma che anzi ancora vive nei dintorni della Cattedrale e le conferisce quell'aura di sacralità che non si respira in nessun altro stadio del mondo. La leggenda si alimenta di sé stessa nella casa dei Leoni, sopravvive e si tramanda di padre in figlio, dando alla gente di questa città l'illusione di poter tornare, un giorno, a vincere, o per lo meno rendendola fierissima di tifare per un club così grande e così unico, un club senza uguali nella storia del football. Il popolo dell'Athletic inizia ad invadere le strade intorno allo stadio molto tempo prima che la partita abbia inizio, e come la marea che sale lenta ma inesorabile finisce per riempire ogni spazio con i suoi colori e il suo sano casino. Camminare in mezzo ai tifosi è la prima forte esperienza che travolge il visitatore, poco abituato ad uno spettacolo così ridente e gioioso nei pressi di un impianto di calcio; la folla è rumorosa e allegra, i cori si alzano coinvolgendo un po' tutti, insomma il caos è organizzato e prepara perfettamente a ciò che avverrà di lì a un'ora. Dopo aver camminato a lungo in mezzo ad una folla vestita di bianco e rosso, si entra finalmente nella Cattedrale, si percorrono le scale verso le gradinate ed ecco apparire d'improvviso il terreno di gioco, un lampo di verde nel grigio del cemento armato. Il campo è lì, vicinissimo, e alzi la mano chi è stato al San Mamés e non ha desiderato nemmeno per un attimo di poter scavalcare i cartelloni e fare un paio di tiri su quell'erba spettacolare, portandone magari con sé un ciuffo per ricordo. Io, abituato a vedere le partite domenicali al "Lungobisenzio" di Prato, la prima volta quasi non mi capacitavo di quanto il pubblico fosse vicino al terreno, ai giocatori, ai gol…una sensazione bellissima, nuova, di totale libertà vista l'assenza di barriere. E poi, la partita. Impossibile non esaltarsi come pazzi totali di fronte allo spettacolo dei cori che partono spontaneamente da ogni angolo dello stadio, dei boati che accompagnano ogni azione offensiva dei Leoni, dei colori delle curve, senza ovviamente dimenticare il variegato e allegrissimo popolo biancorosso. Uno spettacolo nello spettacolo, senza ombra di dubbio. L'adrenalina scorre a fiumi non solo in campo, ma anche sulle tribune…si salta, si urla, si canta, ci s'incazza, si gioisce, si abbraccia gente sconosciuta e si diventa amici di tutti in pochi secondi. La sensazione è quella di far parte di una grande e benevola famiglia, di avere nei 40.000 presenti altrettanti fratelli e sorelle. Gli aneddoti che avrei da raccontare sulle due partite che ho visto alla Catedral sono innumerevoli: dal vicino di posto con cui ho parlato della classifica dell'Athletic in chissà quale lingua al tizio sopra di noi che ha tentato per un tempo intero di offrire una birra a Nello, dall'abbraccio collettivo dopo il 3-2 al Mandril di Del Horno alla spogliarello che ho improvvisato a fine match perché, sprovvisto di sciarpa, volevo comunque innalzare qualcosa di biancorosso e non mi restava che la maglia…e poi i cori per Julen, quelli nel prepartita sulla moglie di Zidane, la bellissima atmosfera di un derby con la Real vissuto in Preferencia Sur, e chissà quanti altri ne dimentico. Insomma, non ci sono parole per descrivere cosa significhi una partita al San Mamés. Se poi, una volta usciti, vi capita la fortuna di incrociare un vostro idolo e di farci pure un paio di foto insieme, prima che lui se ne torni a casa a piedi (!), beh, cosa volete di più dalla vita? Non perdete tempo, la Cattedrale vi aspetta!

Cenni storici
Il San Mamés, opera dell'architetto basco Manuel María Smith Ibarra, è il più antico stadio spagnolo. La prima pietra dell'impianto bilbaino venne posata il 20 gennaio del 1913 e nell'agosto di quello stesso anno, più precisamente il 21, fu disputata la prima gara all'interno della Catedral, avversario il Racing Irun. Seve Zuazo ebbe l'onore del calcio d'inizio, mentre il primo gol ufficiale al San Mamés venne realizzato da Rafael Moreno Aranzadi "Pichici", e chi oltre a lui avrebbe potuto farlo? Inizialmente capace di contenere 3.500 persone, lo stadio venne ampliato più volte (leggendaria la costruzione di un'intera tribuna coi soldi ricevuti dal Barcellona per la cessione di Jesus Garay, nel 1960) fino a raggiungere la capienza attuale di 40.000 posti a sedere, tutti al riparo delle intemperie grazie ai numerosi interventi di copertura eseguiti nel corso degli anni. Il famoso arco della tribuna centrale, uno dei simboli della città di Bilbao, venne costruito nel 1952. Risale al 1982, anno dei Mondiali in Spagna, l'ultima grande ristrutturazione del San Mamés, mentre nel 1997 è stata tolta la caratteristica recinzione che separava il campo dalle gradinate e su cui migliaia di volte i tifosi si sono arrampicati per festeggiare un gol o accendere una torcia a inizio partita. In quello stesso anno sono stati eliminati i 10.000 posti in piedi per ottenere l'omologazione secondo le normative FIFA.
Il nome dello stadio viene dal vicino asilo di San Mamés, sul cui terreno sorge l'impianto. Tra l'altro, il soprannome di Leones attribuito ai giocatori biancorossi deriva proprio dallo stesso santo (San Mamante in italiano), che l'iconografia cristiana rappresenta come un fanciullo circondato da dei leoni: da qui l'associazione coi calciatori dell'Athletic che, in effetti, ronzano sempre intorno al santo!

Concludo con la rubrica di Igor sui precedenti tra Valencia e Athletic al "Mestalla".

VALENCIA - ATHLETIC, LE STATISTICHE
di IGOR

Si compiono ora vent'anni dell'ultima vittoria dell'Athletic al Mestalla. L'anno 1988 cominciava per i zurigorriak con vittoria nella città del Túria, quando due gol (di Ferreira e Uralde) lasciavano senza valore la rete di Madjer. Da allora i nostri non sono mai più stati in grado di vincere (si badi che in quella stagione 87/88 il Valencia tornava in A dopo un anno, l'ultimo della sua storia, passato in B). Risulta molto curioso, d'altronde, osservare come la disastrosa traiettoria seguita dall'Athletic a Valencia rispecchi quasi in modo uguale quella della squadra ché a Bilbao. Mentre delle 72 partite giocate a casa loro se ne sono perse ben 43 (!), per 19 pareggi e dieci vittorie - 148 gol contro e 72 a favore, un misero gol a partita - loro, al San Mamés, non hanno fatto molto meglio: 44 sconfitte, 15 pareggi e 13 vittorie, per 160 gol contro e 89 reti a favore. Non so se si è già capito che tutto questo non è altro che un espediente per guadagnare tempo prima di dirvi che ci ritroviamo davanti a una delle trasferte peggiori (se non la peggiore) di tutta la stagione. Il Mestalla è un campo dove, come vedete, l'Athletic ha patito sempre molto nella sua lunga e gloriosa storia. Ovviamente guardare i dati della storia dello scudetto a tre punti (la Liga de Bosman, preferirei chiamarla) sono ancora più orripilanti: nove sconfitte, quattro pareggi (di cui tre negli ultimi tre anni) e nessuna, ripeto NESSUNA vittoria. Abbiamo segnato 13 gol (siamo conservatori, ci piace mantenere la tradizione del gol per partita), mentre ci hanno rifilato la bellezza di 32 reti. quattro punti di 39 possibili. Non male. Partita in diretta su Sky, il che significa che giochiamo quando gli altri si fanno la doccia, fatto che ci permette di sapere a quanta distanza della retrocessione ci lasceranno la logica sconfitta o il miracoloso pareggio. La vittoria, be', quella, al Mestalla, non esiste, quindi datevi pace, non soffrite, pregate perché perdano Betis, Recre e Levante, e prepariamoci a ricevere come si deve il Real Madrid, cercando, lì si, una vittoria (la prima) di prestigio in questa volgare stagione.

5 commenti:

  1. Articoli molto belli! Spero di andare anch'io un giorno al San Mames, anzi ci DEVO andare...è un sogno nel cassetto che devo realizzare XD
    Per la partita di domani, spero solo di limitare i danni e che le altre perdano...per poi ovviamente sperare di spazzare via il Real, cosa che possiamo fare, secondo il mio modesto parere! AUPA ATHLETIC!

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  2. Grande appena fatto il 3 a 0 con Llorente, bellissima vittoria contro il Valencia. Senza i punti buttati nel cesso la zona UEFA sarebbe ad un passo, anche oggi sul 2 a 0 ho avuto timore che finisse come domenica scorsa e come altre volte in questa stagione. Invece questa volta non c'è stata la beffa. Bella giornata oggi vittoria dell'Athletic e del mio Tirsense! Ciao da Bruno.

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  3. utente anonimo3 dicembre 2007 02:26

    Sono senza parole... 0-3 al Mestalla... ho ricaricato la pagina sul sito dell'Athletic (non ho potuto seguire la partita) più volte per paura di aver letto male... fantastici... grandi gioie!

    Sicuramente anche io andrò a vedermi una partita al San Mamés... spero di riuscirci prima che lo demoliscano :-(

    Daniele aka Frankie688

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  4. Grande, grandissimo Athletic...che vittoria. Da manuale del calcio difensivo la strategia di Caparros: raddoppi continui, squadra bella corta, pressing asfissiante e contropiedi rapidissimi dopo il recupero del pallone. Ho finito ora di vedere il match (ieri me lo sono perso, purtroppo), domani scriverò il resoconto ma credo che ben pochi non abbiano visto questo 3-0 perentorio e meritatissimo. Che goduria!

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  5. utente anonimo4 dicembre 2007 11:13

    AUPA ATHLETIC!!!
    REAL, ARRIVIAMO!!!
    ATHLETIC BETI ZUREKIN!!!

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