venerdì 19 ottobre 2007

No alla pubblicità.

Da un articolo pubblicato oggi sul quotidiano basco Gara:

"La giunta direttiva di García Macua sembra decisa a mettere la pubblicità sulla maglietta dell'Athletic.
Le ragioni del direttivo per sostenere questa decisione si basano sul fatto che l'Assemblea di Delegati ha ratificato in due differenti riunioni la possibilità di mettere pubblicità sulle magliette. Tuttavia, García Macua dimentica che quei voti furono espressi durante le presidenze di Lertxundi e Lamikiz che, guarda caso, hanno caratterizzato due dei periodi meno felici della storia del club. Tutto ciò, alimenta un dibattito non superato e che apre ferite non rimarginabili a prezzo di saldo. La giunta direttiva contempla 3 milioni di euro di entrate attraverso un sponsor per poter "competere in uguaglianza di condizioni" - riscuotendo la stessa cifra del Getafe, ad esempio - rispetto alle altre squadre.
Questo confronto è un qualcosa che mai si deve fare nell'Athletic, poiché confrontarsi col resto non deve servire a giustificare il mettersi all'altezza della mediocrità altrui".

10 commenti:

  1. utente anonimo19 ottobre 2007 01:01

    Perfettamente d'accordo con lo striscione... com'è possibile che la giunta direttiva non si ricordi della famosa protesta in cui i tifosi apposero un nastro nero sulla camiseta... mah!

    Daniele aka Frankie688

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  2. utente anonimo19 ottobre 2007 15:24

    Se se seguo le sue vicende di questa squadra e mi sono appassionato a questi colori è perchè sono unici. Non esiste e non esisterà mai una squadra con questa tradizione e questi valori.

    La cosa più bella di questa squadra è di aver saputo rinunciare a vincere pur di non rinunciare mai alla propria identità. Cancellare più di un secolo di storia sarebbe un omicidio.

    Se esiste una petizione online o qualcosa di questo genere, magari scrivilo su blog...non servirà ma credo che in molti sarebbero d'accordo.

    Complimenti per il blog!
    Andrea

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  3. Daniele: se lo ricordano, non preoccuparti, e si stanno tutelando per far sì che stavolta vada tutto in porto.

    Andrea: ti ringrazio per i complimenti. Posso dirti che qualcosa che si muove c'è, ma questo non è uno spazio appropriato per parlarne. Ti invito a visitare il forum dei Leones Italianos (link a destra), lì ne parliamo giornalmente e aggiorniamo la situazione.

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  4. utente anonimo20 ottobre 2007 15:44

    Non per divagare, ma ho letto recentemente, in un commento su un blog di sostenitori dell'Athletic (forse AupaAthletic ma non sono sicuro), che la prima formazione dell'Athletic, alla fondazione, era per metà composta da giocatori inglesi.
    Questo ovviamente non cambia nulla del valore delle tradizioni del club basco, ma volevo saperne di più, magari è una bufala e basta.
    Del resto i casi singolari agli albori delle società di calcio non mancano, basti pensare che nel primo undici della mia squadra, il Bologna, era presente Antonio Bernabeu, fratello del più noto Santiago presidente del Real, che trovandosi a Bologna per ragioni di studio militò per quache stagione nelle file rossoblu.
    Non si può mai sapere, dunque.
    Grazie e alla prossima
    Alex

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  5. utente anonimo20 ottobre 2007 17:35

    Alex, nessun mistero. L'Athletic ha schierato britannici dal 1901 al 1913. Tutti residenti nei Paesi Baschi, ma britannici. Ma non si poteva fare altrimenti! Quando poi il "nuovo" gioco fu ben assimilato dagli autoctoni, tanti saluti ai maestri.
    Simone

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  6. Condivido il disappunto per questa storia della pubblicità e apprezzo il carattere speciale dell' Athletic, però non condivido per niente i toni usati da Gara quando dice: "la mediocrità altrui". Un po' più di rispetto non guasterebbe: va benissimo rivendicare un' identità, ma ciò non vuol dire che tutto il resto fa schifo...

    Ciao, Valentino

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  7. utente anonimo22 ottobre 2007 14:40

    x Alex:
    il calcio in Euskadi l'hanno portato i britannici in un'opera di "interscambio culturale" (i giovani baschi andavano in Britannia a studiare e i giovani Inglesi venivano in Esukadi). In Euskadi, prima del calcio, si praticavano solo gli sport tradizionali baschi (quelli che si praticano ancora oggi nelle feste e nelle fiere). Quando si fondò l'Athletic Club (anche il nome è britannico) vi giocarono sia ragazzi britannici che quelli del posto.

    Si narra, inoltre, che i colori dell'Athletic derivino dai colori del Southampton, in quando i ragazzi britannici erano originari di questa città e portarono con loro le maglie di questa squadra, oppure perché i Bilbaini tornarono da Southampton con queste maglie e le adottarono per il neonato Athletic Club, che inizialmente aveva come divisa una maglia mezza bianca e mezza blu, omaggiata in una recente maglia da trasferta.

    Inoltre alcuni Bilbaini che andarono a studiare a Madrid, fondarono un club calcistico anche lì, dando vita al moderno Atlético de Madrid, il quale anche indossava inizialmente una divisa bianco-blu, per poi convertirsi alle strisce rosso-bianche.

    In conclusione: il calcio in Euskadi lo portarono i Britannici ed in Spagna lo portarono i Baschi :-)

    x Valentino:
    non è che il resto fa schifo, ma perché voler perdere a tutti i costi un elemento che caratterizza la squadra e, soprattutto, al quale sono molto attaccati tutti i tifosi?

    I tifosi dell'Athletic sono gente che preferirebbe scendere in Segunda piuttosto che avere in squadra giocatori non Baschi o la pubblicità sulla camiseta ed ultimamente si deve sempre lottare per tenere fede a questi propositi. Tutto ciò non è giusto nei confronti della città, del popolo e dei tifosi che a queste tradizioni ci tengono più che alle vittorie, agli schemi, ai derby, eccetera.

    Inoltre abbiamo un esempio pratico dato dalla Real Sociedad. Essa ha smesso di tesserare solo giocatori della cantera basca, ha messo lo sponsor sulla camiseta ed ha costruito un nuovo stadio più capiente... risultato? Sono scesi in Segunda.

    Questo per dire che non necessariamente bisogna apportare queste modifiche radicali per vincere, anzi, si rischia di perdere ancor di più... e nel caso accadesse, allora, come giustificare queste scelte?

    Daniele aka Frankie688

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  8. Ma Daniele, io sono d' accordo con le posizioni dei tifosi che non vogliono la pubblicità sulle magliette, assolutamente.
    Ho solo detto che non condivido i toni usati dall' articolo in quella particolare espressione ("mediocrità altrui"). Rivendicare la tua particolare identità e custodirla gelosamente va bene, ma ciò non implica necessariamente dover rivolgere considerazioni sprezzanti nei confronti di chi non è come te.
    In questo caso il rischio è quello di degenerare in un particolarismo aggressivo.

    Ciao, Valentino

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  9. Valentino, quando dici che quell'espressione non è felicissima hai ragione in senso lato, tuttavia essa non è stata messa lì a caso, tanto per offendere le altre squadre. Intorno all'Athletic ci sono delle dinamiche impossibili da conoscere se non si è a contatto con qualcuno di Bilbao, codici ben precisi, insomma cose di cui non sta bene parlare nemmeno su un blog. "Gara", come tu ben sai, è un giornale particolare e fidati quando ti dico che il senso di questo articolo non è solo quello che appare alla superficie. Di più non posso dire, mi spiace!

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  10. utente anonimo25 ottobre 2007 20:44

    Daniele: Passami la domanda, la questione (manco a dirlo) mi interessa. Cosa significa esattamente quando si parla di codici ben precisi attorno all'Athletic? Alla gestione della società? All'immagine? E' ovvio che l'Athletic rivendichi un'identità ben precisa, ma in quale misura la situazione esterna influenza la gestione della società sportiva?
    Se la risposta "esulasse" dal contenuto del blog, non esitare a farmelo notare (Edo) e a rimuovere il post se vuoi.
    Alex

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