venerdì 6 marzo 2009

Ritorno della semifinale di Copa del Rey: Athletic 3-0 Sevilla.


Toquero, quasi in lacrime, esulta dopo il gol del 3-0: l'Athletic è in finale (Athletic-club.net).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Ocio, Amorebieta, Koikili; David López (87' Gabilondo), Orbaiz, Javi Martínez (79' Gurpegui), Yeste; Toquero (68' Ion Vélez), Llorente.
Sevilla: Palop; Mosquera, Squillaci, Prieto, Fernando Navarro; Navas, Fazio (35' Luis Fabiano), Romaric (77' Duscher), Adriano (46' Capel); Renato; Kanouté.
Reti: 4' Javi Martínez, 34' Llorente, 36' Toquero.
Arbitro: Mejuto González (Colegio Asturiano).

L'attesa è una situazione molto particolare all'interno dell'esperienza di vita di un essere umano. Una lunga attesa, in particolare, se da un lato tortura terribilmente colui che aspetta, dall'altro gli assicura che l'evento tanto desiderato, quando giungerà, sarà più bello e più dolce per ogni minuto in più passato a sperare nella sua comparsa. L'Atletic ha dovuto attendere per 24 anni, tanto è trascorso dalla sua ultima finale, Atletico Madrid-Athletic di Copa del Rey, disputata il 30 giugno del 1985 e vinta per 2-1 dai colchoneros di Hugo Sanchez. La sconfitta del Bernabeu fu il canto del cigno di una generazione straordinaria, quella dei Goikoetxea e degli Zubizarreta, dei Liceranzu e dei Sarabia, dei Dani e degli Urkiaga e di tanti altri, capace di regalare al club bilbaino due "Ligas" epiche, una Coppa del Re e una Supercoppa; al termine della stagione, infatti, tutti i pezzi pregiati furono venduti per far fronte alla mancanza di liquidi che attanagliava le casse societarie e per i Leoni iniziò un lunghissimo periodo di digiuno che dura a tutt'oggi. Il 3-0 di ieri non vale ancora alcun trofeo, tuttavia le emozioni che è riuscito a suscitare in noi tifosi (ma anche, credo, in chi non è un hintxa biancorosso) sono state fortissime e totali, come solo il calcio sa regalare, con buona pace dei suoi critici e detrattori. Il futbol è da sempre romanzo popolare e metafora eccezionalmente veritiera della vita stessa, eppure è solo in occasioni come quella di ieri che è possibile rendersene conto, presi come siamo (e per "noi" intendo tutti gli appassionati di pallone) ad evitare di sporcare la nostra passione con tutto il marciume del calcio moderno. Doping, corruzione, strapotere delle televisioni, soldi, interessi politico-economici, svendita a poco prezzo di simboli e valori comuni...tutto è stato spazzato via, anche se solo per una notte, dall'incredibile spettacolo del San Mamés. Vedere all'opera una tifoseria come quella zurigorri non ha prezzo, altro che Mastercard: gente di ogni età che ha affollato prima le strade e quindi la Catedral, che ha cantato a squarciagola per 90 minuti e che infine ha riempito il prato con un'invasione pacifica di struggente bellezza. E' stata una serata d'altri tempi e anche la partita si è adeguata a questo leit-motiv, proponendo la miglior versione possibile dei Leoni.
Lo scenario del match è tipicamente basco: San Mamés strapieno, pioggia e freddo, con il tocco di una finale all'orizzonte a rendere più pepato il tutto. Sceso in campo col 4-4-2 tipico di Caparros e in formazione tipo, eccezion fatta per Toquero in luogo di Velez, l'Athletic non tradisce le speranze di tutti i suoi tifosi e fin dall'inzio riversa sul campo un furore agonistico e una garra eccezionali, come se volesse da subito mostrare al presidente andaluso Del Nido (sue le parole "ci mangeremo il Leone dalla testa alla coda") che la pelle del felino ultracentenario è troppo coriacea per i denti dei suoi giocatori; quel Leone, simbolo della squadra e di tutta Bilbao, ne ha passate moltissime e dentro di sé ha ancora un fuoco che brucia e che spinge gli zurigorri ad aggredire gli avversari con un'intensità pazzesca. Il gol di Javi Martinez arriva presto, prestissimo, ed è esemplare in tal senso: dopo la sponda aerea di Llorente, infatti, il navarro si avventa sulla sfera quasi con rabbia, conclude trovando la respinta di Palop ma è il più lesto a scagliarsi sulla respinta e a scaraventarla in rete. Lo stadio esplode, è una bolgia infernale e forse agli uomini di Jimenez sembra davvero di essere finiti in un girone dantesco. La punizione riservatagli dal Re degli inferi calcistici è quella di non riuscire a toccare il pallone e, ad un certo punto, pare quasi che i padroni di casa stiano giocando con un uomo in più, tale è la superiorità tattica e atletica che mostrano nel primo tempo. Yeste, dominatore del gioco, fa quel che vuole a sinistra e al 34' corona una prima mezz'ora superba con un assist al bacio per la testa di Llorente, che prende l'ascensore e schiaccia in porta il 2-0, confermandosi grande trascinatore dei bilbaini. Il tecnico andaluso corre ai ripari inserendo Luis Fabiano, al rientro dopo un mese di stop, per l'invisibile Fazio, ma dopo un solo minuto Nando, ancora lui, ruba palla sulla trequarti e serve a Toquero un pallone che va solo messo dentro. E' il primo gol per l'ex Sestao, autore di una gara strepitosa, ed è anche la rete che seppellisce il Siviglia e manda in estasi un intero popolo.
Dopo questa prima frazione da urlo, l'Athletic tira un po' i remi in barca nella ripresa, ma a conti fatti rischia solo in un paio d'occasioni (specie su un colpo di testa di Kanoutè finito fuori di un niente, con Iraizoz uscito a farfalle) e anzi punge spesso in contropiede. Al triplice fischio può iniziare una festa attesa per 24 anni, come ben dimostrano la gioia purissima, le lacrime di commozione e il calore infinito dei tifosi biancorossi. L'Athletic è in finale, ancora una volta. Qualcuno aspetta Godot per tutta una vita, ogni tanto, invece, i sogni diventano realtà.

6 commenti:

  1. utente anonimo6 marzo 2009 10:57

    Rileggendo il tuo post ho i brividi,
    è come esserci stati.
    Grazie.
    ZènonLigre

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  2. utente anonimo6 marzo 2009 17:08

    GODO!

    http://www.youtube.com/watch?v=7Oz7cDd7ZXA&eurl=http://video.google.com/videosearch?q=athletic%20radio%20popular&rls=com.microsoft:*:IE-SearchBox&oe=UTF

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  3. utente anonimo6 marzo 2009 17:09

    GODO ANCORA!

    http://www.youtube.com/watch?v=7Oz7cDd7ZXA&eurl=http://video.google.com/videosearch?q=athletic%20radio%20popular&rls=com.microsoft:*:IE-SearchBox&oe=UTF

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  4. utente anonimo6 marzo 2009 20:43

    Mitico, ho letto il risultato ogii sulla gazzetta che liquidava la cosa con un articoletto a pagina 30, dicendo che "il Bilbao" non faceva più niente da 24 anni. Tutto l'articolo si basava sulla rissa di Maradona nell'84, quelli la partita non l'hanno neanche vista...
    Questo è un grande risultato, l'Athletic se non sbaglio è qualificato alla Uefa, cosa secondo me tanto importante quanto vincere il trofeo
    Alex

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  5. Gazzetta, gazzetta, gazzetta...mi ricorda qualcosa ma non so bene cosa...una marca di carta igienica, forse?
    Io non la leggo più da anni, e prima non leggevo mail il calcio internazionale sulle sue pagine. Non ho mai capito se i giornalisti della rosea che si occupano di calcio estero sono incompetenti (ma mi rifiuto di crderlo) o se devono semplicemente rispettare il leit-motiv secondo il quale bisogna sempre inserire un'ancora, un ricordo "tricolore" al quale far appigliare l'italiano medio (ed ecco che entra in gioco Maradona). Se solo capissero che i lettori non sono più quelli di 10 o 20 anni fa...
    Comunque liquidare il ritorno dell'Athletic in una finale, avvenimento che potrebbe ispirare una quantità notevole di pezzi sulla particolare filosofia della squadra basca, con un articoletto come quello che immagino è vergognoso e mi rafforza nella decisione di lasciare che la "Gazza" se la comprino i quattro gatti rimasti.

    Oddio, Alex, che qualificarsi alla UEFA sia importante come vincere la Coppa del Re non direi...sono 25 anni che l'Athletic non vince un titolo, è un quarto di secolo, e poi pensa a cosa significherebbe una vittoria di un club così particolare in un periodo storico in cui anche il calcio è totalmente globalizzato e asservito alle logiche del mercato. In UEFA si fa presto ad andare, ma una finale non è così semplice da raggiungere. No, per me non c'è paragone tra le due cose, a meno che tu non intenda ragionare da un lato puramente economico...ma cos'è l'economia di fronte al cuore, alla passione, alle emozioni di mercoledì?

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  6. utente anonimo7 marzo 2009 20:53

    Mai scelta di immagine fu più azzeccata! Toquero tra il felice e l'incredulo con quel braccio sinistro a coprire strategicamente la scritta petroNOr! :)

    E quanti bei video ci sono in rete sulla serata.

    Stasera finale anticipa al Camp Nou :)

    Braveheart.

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