giovedì 3 marzo 2011

26a giornata: Zaragoza 2-1 Athletic.


Jarosik insacca il gol dell'1-1 (foto As.com).

Zaragoza: Doblas; Lanzaro (80' Da Silva), Jarosik, Contini, Obradovic; Ponzio; Boutahar (92' N'Daw), Gabi, Ander Herrera, Bertolo; Uche (76' Sinama-Pongolle).
Athletic Club: Iraizoz; Iraola, San José, Ekiza, Balenziaga; Susaeta (70' David López), Javi Martínez, Orbáiz (78' Iñigo Pérez), Gabilondo (57' Muniain); Toquero, Llorente.
Reti: 18' Llorente, 48' Jarosik, 55' Uche.
Arbitro: Undiano Mallenco (Comité Navarro).

Dopo la vittoria del 7 febbraio con lo Sporting, dalla quale sembra passato un secolo, scrivevo queste parole: “Erano 13 anni che l’Athletic non vinceva quattro partite di fila: nella stagione 1997/98 alla fine arrivò il secondo posto e la qualificazione alla Champion’s, stavolta cosa accadrà?”. La risposta, purtroppo, è arrivata dopo neanche un mese e non è stata quella che tutti aspettavamo con trepidazione e grande speranza. Ci eravamo illusi che l’Athletic fosse maturato, che avesse smesso di essere la squadra prigioniera degli alti (in casa) e bassi (in trasferta) che avevano caratterizzato finora la gestione Caparros, e invece… Invece, dopo quattro vittorie consecutive i Leoni hanno collezionato altrettante sconfitte di fila, buttando letteralmente nel cesso il patrimonio di punti che avevano messo tra loro e le immediate inseguitrici; intendiamoci, perdere con Barcellona e Valencia ci sta (specie giocandosela fino all’ultimo come hanno fatto i biancorossi), ma tornare a vedere prestazioni come quelle di Maiorca e di ieri sera è stato come precipitare di nuovo in un incubo da cui si sperava di essersi liberati per sempre. Particolarmente indecente è stata la sconfitta della Romareda: com’è possibile che una squadra giochi bene i primi 20 minuti, vada in vantaggio e poi SCOMPAIA dal campo? L’unica spiegazione è che l’accordo per l’acquisto di Ander Herrera (ieri molto positivo) prevedesse di dover pagare dazio al Saragozza nell’incontro di Liga, perché altrimenti non si spiega un crollo verticale come quello di ieri; contro il Valencia la rimonta avversaria era stata causata da un mix di sfortuna, errori e mosse azzeccate dall’allenatore altrui, mentre il Saragozza non ha fatto nulla di trascendentale per vincere, limitandosi a sfruttare gli spazi e la porzione enorme di campo gentilmente concessa dall’arretramento senza senso di tutta la squadra bilbaina.
Caparros cambia molto rispetto a domenica: Koikili, ultimamente a corto di fiato, viene sostituito da Balenziaga, fin qui mai utilizzato, Gabilondo e Susaeta sono titolari sulle fasce in luogo di Muniain e David Lopez (conferma del fatto che Jokin ha ormai in mente due coppie non intercambiabili di centrocampisti esterni) e l’infortunato Gurpegi viene rimpiazzato da Orbaiz; c’è poi il rientro tra i titolari di Iraola, con De Marcos unico attaccante, se ancora vogliamo considerarlo tale, portato dal mister a Saragozza. L’inizio del match è equilibrato, le squadre giocano a viso aperto e da ambo le parti ci sono gli spazi per far male: al 6’ Susaeta colpisce il palo con un tiro-cross, al 16’ Boutahar sfiora il gol con una bella volée e l’incontro si fa appassionante. Il vantaggio dei baschi al 18’ con Llorente (15° gol stagionale, record per il riojano) premia la pressione costante esercitata dall’Athletic nei minuti precedenti e sembra il viatico a una vittoria tranquilla, da portare a casa sfruttando l’organizzazione difensiva e il contropiede, ma dopo un’occasionissima propiziata da un’azione di Toquero la squadra sparisce letteralmente dal terreno di gioco. L’impressione è che gli uomini di Caparros siano alla canna del gas dopo neppure mezz’ora: in avanti non c’è una pressione unitaria (Toquero, poi, mostra di aver bisogno di riposare), il centrocampo si schiaccia sulla difesa e per Iraizoz comincia la paura. Il Saragozza sfiora il pareggio almeno in tre occasioni: prima Uche chiama Gorka all’intervento, quindi Herrera si vede alzare da un difensore un tiro da buonissima posizione e infine Contini colpisce di testa sopra la traversa un cross perfetto di Gabi. Si va al riposo sul punteggio di 1-0 per i Leoni, ma è chiaro che la squadra difficilmente potrà resistere altri 45’ giocando come ha fatto dopo il vantaggio, anche perché la velocità e i dialoghi palla a terra di Herrera, Bertolo e Uche hanno messo più volte in ambasce la difesa bilbaina. Dopo 3’ minuti della ripresa si concretizzano i timori di tutti: Jarosik colpisce di testa in area, Ekiza devia e il pallone torna sui piedi del ceco, che insacca con una botta di destro da due passi. L’Athletic è incapace di reagire e non riesce a mettere la testa fuori dalla sua metà campo, mentre il Saragozza ci crede e continua a spingere. Logico che al 55’ i padroni di casa trovino il vantaggio con Uche, che sfrutta un grossolano errore in anticipo di San José per scappare verso Iraizoz e batterlo con un piattone preciso. Una volta passata in vantaggio la formazione di Aguirre controlla senza problemi la partita, lasciando spesso il pallone ai biancorossi e limitandosi a difendere con estrema attenzione: tattica perfetta, visto che i minuti passano e i Leoni non tirano mai in porta. Caparros prova a smuovere la situazione con i cambi ma non ottiene risposte significative dai suoi, che riescono a riportarsi nei pressi della porta aragonese solo a una manciata di minuti dal fischio finale. L’Athletic, guidato più dalla forza della disperazione che da un’idea di gioco, inizia a buttare palloni “in the box” per sfruttare Llorente, che all’87’ quasi fa il miracolo: Nando riceve dopo un rimpallo, si libera per il tiro e conclude di potenza, trovando però un Doblas superlativo sulla sua strada.
Sarebbe stato un pareggio immeritato per quanto visto in campo e la sconfitta per 2-1 ha punito giustamente l’undici bilbaino, francamente sconfortante per quasi tutta la partita. I passi indietro compiuti dai Leoni sono ormai evidentissimi e non si capisce quale sia il problema: cattiva condizione fisica (d’altra parte per Caparros il turnover è sempre stato una parolaccia), scarsa tenuta mentale, fragilità psicologica? L’unica cosa certa è che la lotta per un posto UEFA, che sembrava praticamente chiusa due settimane fa, si è riaperta in modo clamoroso e coinvolge ora le squadre dal 5° al 12° posto, racchiuse in un arco di punti che va dai 40 dell’Espanyol ai 29 del Racing (che però gioca oggi con l’Almeria ed è in un ottimo momento grazie alla cura-Marcelino). Un altro dato su cui riflettere è che per la prima volta nella sua storia il club zurigorri ha giocato senza biscaglini in squadra, cosa che lascia un alone di tristezza ulteriore su una partita da dimenticare al più presto. E pensare che Imaz, il presidente di petroMerda, qualche tempo fa delirava di vittorie in Champion’s…
I migliori e i peggiori nell’Athletic: poche le prestazioni da salvare nel contesto generale di una prova pessima da parte dei Leoni. Llorente, al contrario di molti compagni, è in ottima forma e trasforma in oro ogni pallone toccato, ben supportato da un Toquero cui però non si può chiedere di correre come un disperato ed essere pure lucido in zona gol. Iraizoz si riprende dopo gli errori col Valencia, Susaeta è l’unico che prova ad inventare qualcosa, Balenziaga non demerita all’esordio stagionale.
Da incubo la partita di Iraola: in avanti non si vede mai, non riesce ad arginare Bertolo e commette errori in serie non da lui. Si vede che una giornata storta capita anche ai migliori. Orbaiz è impalpabile, si fa vedere con una bella progressione all’inizio e poi svanisce, ma non è che Javi Martinez faccia poi molto meglio. Male San José, che commette un errore pazzesco sul gol di Uche, Gabilondo non carbura, David Lopez non è l’uomo giusto per cambiare una partita. Tra i peggiori voglio mettere anche Caparros, da me pubblicamente elogiato nelle scorse settimane (avevo pure detto che avrebbe meritato un eventuale rinnovo, pur non condividendo questa scelta): la squadra ha fatto bene, risultato a parte, contro Barcellona e Valencia, poi però si è sgonfiata del tutto nelle trasferte di Maiorca e di ieri. Sembra che sia tornato pure lui a commettere i soliti errori, e a questo punto mi sento di dire che l'Athletic abbia bisogno di un altro allenatore che sia capace di far spiccare il volo ai biancorossi (un po' il refrain della carriera dell'utrerano, no?). Intanto speriamo che Jokin riesca a portarci in Europa, poi si vedrà.

5 commenti:

  1. utente anonimo3 marzo 2011 16:55

    analisi giusta, con Caparròs è già da quando seguo l'Athletic che la squadra non ha una sua identità oltre che di gioco anche di squadra, nel senso che se le cose vanno bene non ci sono problemi, ma quando arriva la prima sconfitta i giocatori non hanno certezze alle quali appigliarsi in questi momenti delicati e vanno nel pallone.....eppure fa rabbia vedere che abbiamo 2 giocatori nella nazionale spagnola, quindi la quota più alta forse tra squadre che non siano barça o real, eppure non arriva il salto di qualità...qualche tempo fa leggevo nel sito dei Leones una discussione in cui parlavano di vari allenatori che potessero sostituire Caparròs e fu nominato Mazzarri, che per me, da tifoso del Napoli oltre che degli zurigorri e che quindi lo conosce bene, sarebbe l'allenatore perfetto per questa squadra, e cioè un allenatore che dà un gioco preciso alla sua squadra pur non facendola giocare spettacolarmente, che punta a un'ottima organizzazione difensiva (e questa non mi pare sia il punto forte dell'utrerano) e poi sfrutta le qualità dei singoli che il Napoli ha e che anche l'Athletic ha eccome. Non so se nel panorama del calcio spagnolo ci sia un allenatore di queste caratteristiche che, secondo il mio modesto parere, sarebbe l'ideale per una squadra che ha qualità da prime 4-5 ma non ha fame, cioè non ha quella voglia matta di far sue tutte le partite, che caratterizza tutte le grandi squadre.
    panner39

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  2. Ciao Panner, aldilà dell'impossibilità oggettiva della cosa, a me Mazzarri non convince granché come allenatore. Gran motivatore, per carità, ma è uno di quei tecnici che vanno avanti a dogmi (per lui esiste solo il 3-5-2, schema che peraltro a noi non si adatta) e sinceramente non mi è mai piaciuta la gente che mette gli schemi pri a dei singoli. A questo punto mi tengo Caparros, che non propone mai un'laternativa al 4-4-2 ma almeno conosce la squadra. Che poi Jokin non sia ferrata sulla fase difensiva mi sembra poco corretto, d'altra parte è da sempre riconosciuto come uno dei pochi catenacciari della Liga e va detto che ha ricostruito una difesa che nell'anno di Sarriugarte-Mané era penosa. Comunque ci sono voci che vogliono Caparros al Siviglia l'anno prossimo, vedremo.

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  3. utente anonimo5 marzo 2011 19:22

    ma io lo facevo come esempio Mazzarri, cioè un allenatore con le cosiddette "palle" per dare più convinzione dei propri mezzi alla squadra e non fargli avere cali di concentrazione, secondo me questo è fondamentale per una squadra di giovani com'è fortunatamente l'Athletic....sulla difesa invece continuo a non essere d'accordo con te perchè alla fine spesso le difese "catenacciare" che attua a volte Caparròs poi vanno a farsi benedire come per esempio mercoledì, dove la squadra più che difendersi si è proprio chiusa totalmente, annullando le ripartenze...c'è differenza tra il chiudersi e il difendersi, perchè per difendersi c'è bisogno di organizzazione difensiva, e a me raramente l'Athletic è sembrato invulnerabile in difesa anche contro squadre non eccelse
    panner39

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  4. Ciao Panner, sono d'accordo con te quando dici che il catenaccio di caparros è talvolta più dannoso che altro, tuttavia sull'organizzazione difensiva il nostro mister mi sembra alquanto ferrato (l'Athletic occupa benissimo gli spazi quando non ha il pallone, poi magari si schiaccia troppo ma questo è un altro discorso); certi meriti di jokin sono innegabili, ad esempio ha riportato la nostra difesa a livelli decenti in quanto reti incassate (prima di lui avevamo il peggior record di gol subiti in tutta la Liga dal 2000), ha insegnato a difendere ad alcuni elementi, Iraola su tutti, e dopo un biennio terribile ha restituito certezze a tutta la squadra.
    A me per il dopo-Caparros piacerebbe un sacco Martin O'Neill (tecnico cazzutissimo, per tornare al tuo discorso sugli allenatori tipo Mazzarri), ma credo sia fantacalcio.

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  5. utente anonimo8 marzo 2011 11:36

    di o'neill non conosco i metodi di allenamento o il temperamente anche se mi pare che con l'Aston Villa ha quasi raggiunto la Champions uno o due anni fa, anche se bisogna sempre considerare secondo me l'adattabilità a un altro tipo di calcio...sulla difesa io ovviamente giudico su quanto vedo, poi che Caparròs abbia riportato a certi livelli di solidità la squadra (come difesa e anche come classifica) niente da obiettare, ma alla fine si arriva sempre a dire che in giro c'è di meglio per l'Athletic, bisogna trovarlo però ;)
    panner39

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