Con la sconfitta al San Mamés rimediata contro il Rayo Vallecano si è chiuso il girone di andata di una Liga fin qui nerissima per l'Athletic Club. Il giro di boa del campionato è, tradizionalmente, il momento giusto per tracciare un primo bilancio della stagione, dunque ne approfitterò per ricapitolare quanto successo fin qui e anche per parlare di quelle competizioni (Copa del Rey e UEFA) che ho colpevolmente trascurato a causa di vari impegni personali. Sarà un'analisi per punti, più razionale nell'esposizione e facile da commentare qualora ne abbiate voglia. Buona lettura!
Liga: 21 punti. 6 vittorie, 3 pareggi, 10 sconfitte. 23 gol fatti (quinto peggior attacco), 39 subiti (peggior difesa). I numeri di questa
primera vuelta biancorossa sono impietosi, quasi drammatici nella loro asettica descrizione di una realtà lontana anni luce dai fasti di qualche mese fa. La squadra che incantava il mondo, che imponeva al Barcellona un pareggio acciuffato da Messi per il rotto della cuffia sotto un diluvio epico, che giocava divinamente in casa come in trasferta e che sapeva dare, giornata dopo giornata, delle vere e proprie lezioni di calcio a tutti, non esiste più. Come ciò sia stato possibile resta il mistero più grande, e francamente devo dire che ho esaurito ipotesi e tentativi di dare una spiegazione all'inspiegabile. Sicuramente si è trattato di un processo lento, iniziato con le voci delle dimissioni di Bielsa a luglio, proseguito con la
querelle sulle opere non finite a Lezama e che non ha mai smesso di crescere e fagocitare pezzo dopo pezzo l'ambiente bilbaino, sorta di Blob calcistico impossibile da fermare. La fuga di Javi Martinez al Bayern e l'inizio della telenovela-Llorente hanno finito di sfasciare uno spogliatoio già provato dalle delusioni delle due finali perse e dal caos estivo, e da lì in poi niente è andato nel verso giusto. L'inizio della Liga è stato al rallentatore, come già accaduto l'anno scorso, solo che, a differenza della stagione passata, la squadra non ha mai dato segnali incoraggianti e non c'è stata nessuna partita della svolta, quella cioè in grado di sbloccare un intero gruppo a livello mentale. Un anno fa il derby dell'Anoeta, vinto 2-1 al termine di un match che sarebbe potuto finire in mille modi, rappresentò la chiave di volta dell'intero progetto bielsiano, dando ai giocatori convinzione nei propri mezzi e, soprattutto, nel nuovo modo di gioco adottato dal rosarino. Stavolta invece nessuna vittoria, per quanto importante e ben ottenuta, è riuscita a far cambiare passo ai Leoni. L'impressione è che gli
zurigorri non stiano avanzando, pur in mezzo a mille difficoltà, lungo il cammino tracciato l'anno scorso, ma che si stiano trascinando stancamente, che stiano arrancando senza sapere bene quale direzione seguire. Non c'è continuità né progettualità, solo un demoralizzante peregrinare tra sconfitte (tante) e risultati positivi (pochi), un vagare a tentoni nel blackout totale della sinergia tra club, allenatore e giocatori che tanto aveva reso nel 2011/2012. Chi va in campo non rende, chi siede in panchina ha le idee poco chiare, chi comanda a Ibaigane non riesce a gestire determinate situazioni; risultato: lo spogliatoio è una polveriera sempre sul punto di esplodere e sta minando in modo serissimo l'intera stagione. L'andamento nella Liga è stato più che altalenante, ma il momento critico si è avuto dopo una mini-serie positiva di due vittorie consecutive a inizio dicembre che sembrava in grado di rilanciare le ambizioni dell'Athletic; dopo, invece, sono arrivate tre sconfitte di fila che hanno fatto sprofondare i bilbaini a tre passi dal baratro, aumentati di uno dopo il pareggio in casa del Betis di lunedì. Insomma, la situazione non è rosea e i 9 punti di distanza dal sesto posto, l'ultimo utile per la qualificazione europea, non autorizzano a sognare. Anche perché prima c'è da pensare alla salvezza.
Copa del Rey: che non fosse aria, per i colori biancorossi, si era capito già al momento del sorteggio, quando l'Athletic era stato estratto dalla parte "sbagliata" del tabellone, quella cioè dove già si trovavano sia Barcellona che Real Madrid (con l'aggiunta, tanto per gradire, di Malaga e Valencia). Il modo in cui i Leoni hanno salutato la competizioni di cui sono vicecampioni in carica, tuttavia, ha dell'inammissibile. Va bene venire eliminati prima del previsto, e in fondo ci può stare anche di cadere contro una squadra che gioca due serie più in basso (il Mirandés dell'anno scorso insegna), però non si può cadere senza combattere, senza neppure tentare di guadagnarsi la qualificazioni. Onore massimo all'Eibar, discreta formazione di Segunda B con ambizioni di
ascenso, ma per chi ha visto entrambe le partite (e io sono tra questi, purtroppo) lo spettacolo è stato davvero miserabile. Se lo 0-0 dell'andata allo stadio Ipurua era stato giustificato con la scusa del campo pesante e anche più stretto del normale, l'1-1 (in rimonta!) che ha suggellato il passaggio del turno degli
armeros di Gaizka Garitano agli ottavi è stato davvero uno schiaffo a tutti i tifosi biancorossi. Una squadra molle, senza nerbo né grinta alcuna, si è fatta mettere sotto da degli onesti semiprofessionisti che, a ben guardare, non hanno neppure disputato la partita della vita. È bastata una prestazione onesta dei guipuzcoani per permettere loro di eliminare l'Athletic, ed è stata questa la parte più brutta della vicenda. C'era una finale da difendere e gli
zurigorri non ci hanno neanche provato. Un modo ben triste di chiudere la storia del San Mamés nella competizione più cara al club di Bilbao.
Europa League: dopo la soffertissima qualificazione al turno preliminare contro i croati dello Slaven Belupo, dal'urna di Nyon l'Athletic aveva avuto un responso più che positivo. Tolti i francesi del Lione, infatti, Gurpegi e soci avevano pescato due formazioni non propriamente irresistibili, lo Sparta Praga e i poco conosciuti israeliani dell'Hapoel Kiryat Shmona. Il pareggio casalingo contro l'Hapoel ha fatto suonare un primo campanello di allarme, smorzato però dalle circostanze più che sfortunate nelle quali è maturato (20 tiri a 2, pali, miracoli del portiere, ecc). Quando però i Leoni hanno incassato tre sconfitte di fila (Praga, Lione in casa e in trasferta) la situazione è degenrata in maniera irrimediabile, e a nulla sono serviti i quattro punti nelle ultime due giornate, giocate peraltro con una squadra composta i maggioranza dai ragazzini del Bilbao Athletic. Bisogna dire che in questa competizione i biancorossi hanno palesato più sfortuna che altro; nel doppio confronto con il Lione e nella prima partita contro l'Hapoel, infatti, gli uomini di Bielsa avrebbero meritato di più, anche se l'eliminazione in un gruppo del genere brucia eccome. Diciamo che anche la competizione continentale ha confermato come questo non sia l'anno buono degli
zurigorri.
Giocatori: tranne alcuni rari casi, gli autori della cavalcata dello scorso anno sembrano le controfigure di loro stessi. In difesa, Aurtenetxe non ha trovato continuità a causa degli infortuni, Amorebieta ha fatto letteralmente ridere (con lo zenith al contrario del rigore assurdo contro l'Eibar che è costato il passaggio del turno in Copa) e San José, ancora una volta, ha evidenziato limiti caratteriali e anche tecnici; sufficienti Iraola, che si è salvato con esperienza, ed Ekiza, bravo a conquistarsi un posto da titolare dopo un inizio ai margini. Tra i nuovi (inteso anche chi aveva giocato poco o nulla la passata stagione), Castillo si è rivelato il mediocre giocatore che si temeva fosse, Gurpegi ha sostanzialmente fallito la sua riconversione a centrale difensivo (poco efficace in contenimento, non riesce a incidere neppure in impostazione, risultando sostanzialmente inutile) mentre la nota più lieta è senza dubbio Laporte, subito tra i migliori nonostante sia appena maggiorenne. Passando al centrocampo, è quasi impossibile non notare che sono tutti calati tranne Herrera, l'unico elemento che sta disputando una
temporada probabilmente migliore rispetto all'anno scorso. Iturraspe (anche se in misura minora), De Marcos e soprattutto Muniain, utilizzato spesso come trequartista con esiti disastrosi, stanno ampiamente deludendo, e non a caso il peggioramento del gioco è coinciso con il loro calo. Il caso di Bart Simpson è emblematico del periodaccio di tutta la squadra: immarcabile solo pochi mesi fa, non riesce più ad azzeccare un dribbling, una giocata e neppure un passaggio che vada più in là di due metri; in più dimostra di essere testardo come un mulo e sembra voler risolvere le partite da solo, cosa che lo porta a tentare di continuo una soluzione personale che non gli riesce praticamente mai. In avanti il quadro non è molto più confortante. Sparito quasi subito Isma Lopez, sotto-utilizzati Toquero e Igor Martinez, le note liete sono Ibai ed ovviamente Aduriz, senza i cui gol i Leoni sarebbero nel letame fino al collo, mentre anche Susaeta sembra suo cugino scarso più che il giocatore che si è anche conquistato la nazionale. Se volete leggere di Llorente non vi resta che aspettare un paio di capoversi.
Bielsa: anche lui sembra un po' in confusione. L'insistenza con la quale continua a proporre il 4-3-3 dell'anno scorso sfiora talvolta il masochismo, soprattutto perché il problema principale della squadra, ovvero il numero enorme di gol incassati, potrebbe essere risolto blindando maggiormente la difesa grazie all'aumento degli uomini a centrocampo; un passaggio ad un 4-4-2, per esempio, che senza dubbio sarebbe un passo indietro dal punto di vista stilistico, ma che potrebbe portare benefici a corto raggio. Bielsa però è fatto a modo suo e per lui, persona coerente, la ricerca del risultato passa inderogabilmente attraverso l'espressione di un gioco piacevole, armonioso e offensivo; le sue idee ci hanno portato a due finali e non devono essere rinnegate alle prime difficoltà. Peraltro il limite maggiore visto finora è la condizione fisica precaria di molti elementi della rosa, e si sa che i calciatori devono essere al 100% per poter esprimere il calcio a 100 all'ora del rosarino. L'uscita da entrambe le coppe potrebbe migliorare la situazione, visto che non ci sarà più da giocare ogni tre giorni e i Leoni potranno tirare il fiato. La domanda è: Bielsa sarà ancora l'allenatore dell'Athletic il prossimo anno? Io credo di no. Nella vita mai dire mai, ma le varie situazioni createsi dall'estate e i risultati non soddisfacenti mi portano a pensare che l'avventura del Loco sulla nostra panchina si concluderà al termine del secondo anno di collaborazione. E Kuko Ziganda già scalpita...
Il caso Llorente: la notizia di ieri, ufficiale, è che Llorente ha firmato con la Juventus per la prossima stagione. Auguri e figli maschi, visto che andrà a giocare per la Vecchia Signora. L'incubo però non finisce, visto che il baldo riojano resterà in rosa fino a giugno... non a dare il suo contributo in campo, visto quanto lo sta utilizzando Bielsa, ma l'obiettivo di Urrutia non è certo quello di assicurarsi i suoi gol per qualche altro mese. Qui ci sono in ballo l'etica e i valori di un club differente da tutti gli altri, come io e altre persone dei Leones Italianos stiamo (inutilmente, ahimè) cercando di far capire da tempo anche ai giornalisti italiani. Vi lascio il
link all'articolo scritto da me e dal presidente Emiliano Gabrielli sull'argomento, mentre in soldoni il mio pensiero è: sbagliato criminalizzare Llorente (non tutti sono Julen Guerrero, ci sta che un calciatore professionista abbia ambizioni diverse), ma lui ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare in termini di gestione della vicenda. Addio, non ci mancherà.