mercoledì 12 marzo 2008

27a giornata: Athletic 2-0 Valladolid.


Il video del minuto di silenzio al San Mamés.

Athletic Club: Armando; Iraola, Ocio, Amorebieta, Koikili; Susaeta (75' David López), Orbaiz (89' Garmendia), Javi Martínez, Gabilondo; Aduriz (61' Ramos), Llorente.
Real Valladolid: Sergio Asenjo; Pedro López, Bea, García Calvo, Marcos; Borja (46' Sisi), Álvaro Rubio; Vivar Dorado, Kome (72' Capdevila), Sesma (79' Ogbeche); Manchev.
Reti: 5' e 68' Gabilondo.
Arbitro: Ayza Gámez (Comité Valenciano).
Note: espulso al 55' Pedro López (V) per fallo da ultimo uomo su Aduriz.

Povero Gabilondo. Neppure nel giorno in cui segna due gol e porta l'Athletic a +4 sulla zona retrocessione, "Oso ondo" (soprannome di Igor che in basco significa "molto bene, alla grande") si guadagna la luce dei riflettori, oscurato da un evento che ha poco a che vedere con le vicende del campo. Parlo del minuto di silenzio osservato per l'assassinio dell'ex politico socialista Isaias Carrasco, ucciso da un commando di ETA ad Arrasate. Era la prima volta che al San Mamés entrava la politica, visto che fino a domenica gli unici minuti di silenzio consentiti riguardavano la morte di personaggi importanti per la storia del club. L'epilogo era facile da immaginare: fischi e cori dalla Norte e da altri settori dello stadio, minuto di silenzio interrotto dopo una decina di secondi, polemiche a non finire. Dare un giudizio su quanto è successo non è facile. Ho letto molti commenti al riguardo, sia di giornalisti che di persone comuni, e mi sento di dire che è troppo semplicistico liquidare la questione come se si fosse trattato dell'ingerenza di una banda di cretini. E' sempre molto facile parlare dalla sedia della propria camera, lontani centinaia di chilometri da Bilbao e più o meno inconsapevoli di cosa significhi vivere nei Paesi Baschi. Questo non è un blog politico, come ricordavo in un commento di qualche giorno fa, ma solo un sito amatoriale di calcio. Tuttavia, mi sento di fare delle precisazioni, perchè troppo spesso la gente parla per sentito dire. Innanzi tutto, l'errore più grave è stato di Macua, che poteva benissimo evitare di far osservare il minuto di silenzio che la RFEF ha posto come facoltativo, pur invitando le società a rispettarlo (a Pamplona, per esempio, non è stato fatto). In secondo luogo, va chiarita la natura della contestazione. Prima sono stati intonati cori a favore dei prigionieri politici e delle vittime della Stato spagnolo, quindi sono iniziati i fischi rivolti non a Carrasco, bensì ad un'altra parte della tifoseria. Riporto di seguito l'importante testimonianza di un socio dei Leones Italianos che domenica era allo stadio:

"Da quello che ho potuto vedere e sentire nei "famigerati" 10 secondi della Catedral, i fischi non erano assolutamente per il povero Isais Carrasco... Per lo meno metà stadio se ne è rimasta seduta senza partecipare nel minuto di silenzio, mentre circa 200-300 persone (settore HNT) e un'altra cinquantina (settore A. S.) ha cominciato a cantare in denuncia della morte (civile) che decine di migliaia di persone soffrono nella "democratica" Spagna del "caro" ZP...i FISCHI sono iniziati solo quando all'inizio della partita (è successo tutto in pochissimi secondi) sono proseguiti alcuni "cori politici" (per la precisione PNV ESPAÑOL!!!) direzione palco, cosa che peraltro avviene domenicalmente, e da lì sono iniziati i fischi provenienti principalmente dalla tribuna PR. BAJA (dove sto abitualmente io). Nel 1978 ci fu l'unico precedente di un minuto di silenzio totale, spontaneo, per un morto del conflitto politico in E.H. (precisamete fu per ARGALA)...poi negli ultimi trenta anni sappiamo tutti qual è stato l'atteggiamanto dell' Athletic in merito ai "minuti di silenzio" (sicuramente il piu' accertato, appunto perche' evita la divisione tra vittime del confilitto di serie A - morti per mano di ETA - e quelli di serie B - morti per mano del terrorismo di Stato- ). Tutte meritano assolutamente il massimo rispetto (e il povero Isaias, tra l'altro "tifosissimo" dell'Athletic, anche!)".

Ma cosa si apettavano lorsignori, che la gente se ne stesse tranquilla? Ignorano forse che più della metà di chi siede in quelle curve ha avuto un parente o un amico picchiato, imprigionato o ammazzato nelle carceri spagnole? Per quale motivo non c'è mai stato un secondo, non un minuto, di silenzio per le vittime dei GAL, per i prigionieri politici e per i loro parenti morti sulle strade, nel tentativo di raggiungerli in prigioni lontane centinaia di chilometri dai Paese Baschi (se non sapete di cosa parlo, cercate su Google il sito di "Euskal Presoak")? Mi sembra quasi il caso-Sandri...certe morti pesano più di altre? Vale più un poliziotto morto non si sa come fuori da uno stadio o un tifoso ammazzato ad un autogrill? Vale più un ex politico del PSOE o un cittadino basco morto per le torture subite durante un interrogatorio?

Ripeto, è troppo facile parlare senza conoscere la situazione, come peraltro hanno fatto i giornali italiani. A tale proposito, riporto il pezzo del blog di un amico:

"15 righe, quante imprecisioni ! Tutto perchè si è voluto per forza di cose parlare di un fatto successo senza conoscere il benchè minimo dettaglio !! Sto parlando di questo articolo apparso ieri su "La Repubblica" on line: BILBAO, CORI AL MINUTO DI SILENZIO.

Premessa, fate conto che io ero allo stadio, nel senso che non ero li fisicamente, ma ci sono stato tante volte al San Mames di Bilbao che lo conosco come le mie tasche, e molti di quelli che erano li sono amici miei.

Svisceriamo l'articolo nei punti salienti e correggiamo le ZOZZERIE ivi presenti.

Cominciamo con la prima parte dell'articolo.

"Una parte del pubblico dello stadio San Mames non ha rispettato il tributo al politico socialista Isaias Carrasco, ucciso venerdì dall'Eta"

Niente da eccepire, se non che ISAIAS CARRASCO era un ex-politico socialista, in quanto si era allontanato dal suo partito recentemente.

"Prima della partita Athletic-Valladolid, durante il minuto di silenzio raccomandato dalla Lega calcio spagnola, cori e fischi sono venuti dalla 'Cattedrale', il settore tradizionalmente occupato da tifosi vicini alla sinistra indipendentista basca"

E qui cominciano i dolori, "La Catedral" è il soprannome dello stadio SAN MAMES di Bilbao. Il nomignolo fu dato allo stadio dell'ATHLETIC agli inizi dell' era del calcio spagnolo, quindi non è, come si evince dal pezzo, solo una parte dello stadio. Per inciso quella parte di stadio mostrata anche nel video si chiama " fondo norte" (curva nord) dove risiede un gruppo di tifosi ben definito che si chiama appunto HERRI NORTE, corretto invece che sono i ragazzi vicini alla sinistra indipendentista basca.

"Secondo la stampa spagnola, era la prima volta che la squadra basca faceva osservare un minuto di silenzio dopo un attentato attribuito all'Eta."

Tentennamento inutile e fuori luogo. Non sono di certo un membro dell'Accademia della Crusca, ma quel "secondo la stampa spagnola" ci dice che il giornalista prende con le pinze la notizia sul fatto che sia la prima volta che la squadra basca etc etc. Ma secondo voi ( sono un genio lo so), perchè un giornalista e un quotidiano dovrebbero prendersi la briga di dare risalto a un fatto accaduto, prendendo però con le molle una segnalazione che è per forza di cose veritiera ? Lo sanno tutti gli spagnoli, nei paesi baschi NON SI CELEBRANO MINUTI DI SILENZIO CON MOTIVO POLITICO ! E qui vi rimando all'ultima cagata dell'articolo :

"Tutte le altre partite della 27ma giornata della Liga spagnola di calcio si sono aperte ieri e oggi con un minuto di silenzio in omaggio all'ultima vittima dell'Eta"

Se chi ha scritto l'articolo si fosse preso la briga di verificare anche solo una delle cose che ha riportato, non avrebbe avuto nessuna difficoltà nel riscontrare che a PAMPLONA, Navarra, Paesi Baschi, allo stadio "Reyno de Navarra", per la partita OSASUNA-ALMERIA il minuto di silenzio non è nemmeno cominciato. E la stessa cosa sarebbe successa allo stadio di ANOETA, San Sebastian capoluogo della Guipuzkoa , Paesi Baschi, se la squadra di casa la REAL SOCIEDAD non fosse stata impegnata in trasferta.

Mi rendo conto che dovrei stare a spiegare i motivi del perchè nei Peasi Baschi non si celebrano minuti di silenzio per motivi politici, vi metto solo sulla strada, forse che nel resto della Spagna si è celebrato mai un minuto di silenzio in ricordo dell'ECCIDIO DI GUERNIKA?

Anche altri giornali hanno voluto per forza dare risalto alla cosa, e tutti hanno scritto qualcosa prendendo spunto, per sentito dire o peggio COPIANDO dallo spagnolo e riportando una traduzione maccheronica che ha dell'assurdo. Il quotidiano "La Stampa" nella versione cartacea a pagina 3 dell'edizione di ieri lunedi 10 marzo, riportava un trafiletto in cui veniva scritto che il " minuto di silenzio veniva interrotto dall'arbitro dopo solo 8 secondi mediante l'uso del megafono". Ma immaginatevi voi un arbitro al centro del campo che con il megafono dice a tutti " il minuto di silenzio finisce qua ", ovvio che chi ha scritto il pezzo ha buttato giù due righe tanto per, senza rileggere l'assurdità della cosa. Leggendo i quotidiani spagnoli che parlano della cosa trovo questo articolo in cui viene scritto:

"Es de suponer que por la situación creada, el árbitro del partido Athletic Club-Real Valladolid, el valenciano Ángel Ayza Gámez, decidió que no se alargase y recortó el minuto a unos 8 segundos desde que se dieron las últimas palabras por megafonía y pitó el final del minuto." che tradotto significa che l'arbitro ha decretato la fine del minuto di silenzio giusto quando la "megafonia" della stadio stava terminando le ultime parole. Le parole che introducevano la motivazione del minuto di silenzio. L'ho fatta io la ricerca, ho fatto io una traduzione semplice e non faccio il giornalista...ci voleva tanto?

MA CAMBIATE MESTIERE, LA GENTE HA BISOGNO DI PROFESSIONISTI E PROFESSIONALITA' NON DI CIALTRONI CHE SCRIVONO A COMANDO!!".

Questo è quanto. La condanna di ETA e del terrorismo è ferma e direi ovvia, ma prima di parlare a vanvera credo che bisognerebbe conoscere i fatti. La vita nei Paesi Baschi non è simile a quella nel resto della Spagna, chi dà per scontato questo punto è un superficiale. Si sentono i fischi e subito si fa 2+2: sono etarras, sono terroristi, sono imbecilli, sono incivili, sono vigliacchi, ecc ecc. Nessuno ha pensato che i fischi non fossero per Carrasco. Nessuno ha provato, come ho fatto io, a sentire cosa dicevano i cori e a dare un'occhiata alle bandiere che sventolavano nella Norte. Nessuno ha capito che quella era una contestazione alla democratica e civile Spagna, non un appoggio a ETA. Si può discutere dell'opportunità della protesta, prima però sarebbe bene informarsi. C'è perfino gente che si è scandalizzata perchè i giocatori dell'Athletic non si sono abbracciati a metà campo, ma sono rimasti a capo chino nelle loro posizioni. Un peccato grave anche questo?

Per quanto riguarda la partita, mi sembra quasi superfluo soffermarmi sull'andamento del match. Valladolid migliore sul piano del gioco, Athletic che ringrazia Gabilondo, Llorente (autore di due assist) e Armando, salvatore della patria in più occasioni. Non mi sento di aggiungere altro, per chi vuole vedere un po' di calcio ecco il link al filmato con le azioni salienti del match: Athletic-Valladolid.


17 commenti:

  1. Grazie dei chiarimenti che hai apportato!

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  2. Ma Edo, il punto è che quello era un minuto di silenzio, non credo fosse l' occasione migliore per una protesta politica. Se tutti siamo d' accordo che l' omicidio di Carrasco è stata una cosa atroce, e che quella era l' occasione per rendergli omaggio (che ha deciso la società in piena autonomia, nessuno l' ha costretta, e i vertici del club sono eletti dalla maggioranza dei tifosi, quindi in un senso molto lato una decisione "democratica"), bisogna dire che in questo modo la sua memoria non è stata debitamente rispettata, almeno questa è la mia opinione.

    Ciao,
    Valentino

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  3. Ciao Vale. La questione è assolutamente spinosa, nel mio post ho cercato di chiarire alcuni punti.
    Secondo me il minuto non andava fatto, come a Pamplona. E questo non perchè le tifoserie di Athletic e Osasuna siano piene di terroristi, ma perchè un minuto di silenzio "politico" non può non diventare occasione di protesta. La visione delle cose muta al mutare dei punti di vista. Se per te e per altri osservatori neutri può essere sembrata inopportuna, per me e per altri che conoscono meglio la realtà basca (soprattutto perchè conosciamo persone che ci vivono) la protesta assume un senso. La gente non ha idea dei soprusi che quotidianamente vengono perpetrati dallo stato spagnolo ai danni di cittadini baschi...botte, carcerazioni illegali, torture, limitazioni della libertà d'espressione, attacchi continui all'identità basca e ai suoi simboli. Come dicevo nel post, almeno la metà (ma sono molti di più) di chi siede in quello stadio ha avuto brutte espereienze del genere. Come si può pretendere il rispetto del minuto di silenzio per una vittima del terrorismo, quando le vittime dello stato spagnolo sono dimenticate e ignorate?
    Questo era il senso della protesta. Non c'entra nulla Carrasco, povero Cristo. A me ha ricordato moltissimo il caso-Sandri, ma sui media nostrano ovviamente ha avuto una lettura diversa.

    Come dicevo in chiusura del post, si può discutere dell'opportunità o meno della protesta (come stiamo facendo io e te adesso), però bisogna chiarire che non è stata una selva di fischi beceri contro una vittima di ETA, mentr einvece è stata dipinta in questo modo.

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  4. utente anonimo12 marzo 2008 17:55

    caro VALENTINO, continuate a non voler capire. Eppure EDO lo ha spiegato in maniera perfetta. ISAIAS era per di più un tifoso zurigorri, sicuramente molti di quelli che hanno fischiato il minuto di silenzio, hanno omaggiato ISAIAS in altri modi. Fidati. Hanno fischiato il "minuto di silenzio voluto dalla SPAGNA perbenista, che vede solo le vittime di ETA ma si dimentica di quelle fatte dal GAL " !

    Punto. E non è stata una protesta della STADIO. Molti di quei ragazzi hanno già la bocca chiusa politicamente perchè non possono votare il loro partito, BATASUNA, e quindi hanno manifestato politicamente. Fintanto che non capite questo, non capirete nè i fischi nè il popolo basco. E se io non capisco una cosa, o chiedo o taccio e non sparo sentenze. Come invece ha fatto la stampa italiana di merda !

    EMI

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  5. utente anonimo13 marzo 2008 01:12

    ...Grazie dei chiarimenti, è sempre difficile avere qualsivoglia informazione "non filtrata" -leggasi "autentica"- dagli organi di comunicazione italici.

    Mi resta però un'ulteriore curiosità: io parlo spagnolo, e vedendo quel video il commento dice in sintesi "il Valladolid si raduna al centro del campo mentre i giocatori dell'Athletic restano fermi dove sono".
    Questo atteggiamento è di per sé ambiguo, credo: se vuoi fare il minuto di silenzio, vai a centrocampo come usuale.
    Se non lo vuoi fare, non lo fai e punto.
    Ma anche questo atteggiamento lascia trapelare come il minuto fosse stato istituito solo per qualche ragione di comodo o di facciata, e che né la squadra né chi vi sta dietro fossero minimamente convinti né condividessero il gesto.
    Alex

    PS: So che non è il caso di parlare qui di tutto l'episodio e non lo farò, ma visto che sono interessato alla questione mi piacerebbe approfondire con chi di voi è più informato di me.
    kofey@hotmail.com

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  6. Ciao Alex, in realtà anche in Italia spesso i giocatori restano a capo chino dove si trovano, non mi sembra ci sia nulla di incredibile. Il contrasto è dovuto al fatto che quelli del Valladolid si sono abbracciati, ma era evidente che i nostri già sapevano cosa sarebbe successo (come tutti, del resto) e si trovavano in difficoltà in quel momento.
    Quello che dici sulle ragioni per cui Macua & friends hanno fatto fare il minuto di silenzio è giustissimo...si è visto benissimo che anche i giocatori non erano convinti, evidentemente anche molte persone della società non lo erano. Mi sfugge il motivo per cui sia stato fatto, sembra quasiun tentativo di gettare fango sui tifosi...mah.

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  7. Io non lo avrei fatto fare e amen...che poi tante persone parlino senza sapere le cose è risaputo, soprattutto in Italia...AUPA ATHLETIC

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  8. utente anonimo14 marzo 2008 19:17

    Caro Edo,
    ho letto con attenzione quanto da te scritto. Nel commento n. 3 aggiungi: "La gente non ha idea dei soprusi che quotidianamente vengono perpetrati dallo stato spagnolo ai danni di cittadini baschi...botte, carcerazioni illegali, torture, limitazioni della libertà d'espressione, attacchi continui all'identità basca e ai suoi simboli". Poichè io faccio parte di quella gente, ti sarei grato se mi indicassi come saperne qualcosa (siti internet, articoli giornalistici, libri). Bigogna studiare prima di esprimere opinioni su argomenti così delicati; ciò anche perché la Spagna di Zapatero è considerata un modello da imitare.
    Grazie per l'attenzione che, sono sicuro, mi dedicherai.
    Michele. Parma.

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  9. utente anonimo15 marzo 2008 13:25

    io ho vissuto a madrid, ho amici a barcelona, a salamanca, a jaen, la mia ex ragazza è asturiana. credimi, quindi che non parlo da un punto di vista di madrid capital. Non entro su ragioni, torti, ma semplicemente guarda una nazione (quella spagnola) impaurita dal fenomeno eta, io sono arrivato a baraja poco dopo la bomba, un clima veramente terribile. Quindi permetterai che la gente si incazzi se al momento del minuto di silenzio per una persona (io sono estremamente contrario a queste cose, lo sport non centra) morta, uccisa, si trovi la scusa per una protesta politica. Il problema non è la sostanza, che non mi interessa giusta o sbagliata che sia, è la forma. gira la frittata: assassinio politico di un membro del batasuna e la curva norte del bernabeu dopo otto secondi fa interrompere il minuto di silenzio. Tu, da simpatizzante di un movimento, di una nazione, come quella basca, cosa penseresti? non ti incazzaresti come una bestia?

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  10. Michele: in rete puoi trovare un sacco di notizie riguardo a ciò che ti ho detto. Innanzi tutto, puoi leggere i rapporti annuali di Amnesty International in cui la Spagna è accusata di non rispettare i diritti umani nei Paesi Baschi. Poi ti consiglio di scrivere su Google la parola GAL, troverai senza subbio la storia di questo gruppo paramilitare messo in piedi dagli stati spagnolo e francese col preciso intento di sequestrare, torturare e spesso uccidere cittadini baschi sospettati di terrorismo (è roba per stomaci forti, te lo assicuro). L'associazione Euskal Herria Genova ha un sito su cui sono riportati molti episodi di abusi e torture. C'è poi il sito di Euskal presoak, Euskal herrira, associazione che si batte per far tornare i prigionieri baschi nelle carceri basche, mentre lo stato spagnolo li spedisce lontano centinaia di km impedendo a parenti e amici di vedere i propri cari. Nella colonna dei link, infine, troverai il mio vecchio blog sui Paesi Baschi...avevo postato molte foto e molte notizie su torture, pestaggi e omicidi politici. Per iniziare dovrebbe bastare.

    Anonimo: la chiave di tutta la questione sta proprio nella tua ultima frase. Non si è mai vista, nè mai si vedrà, una qualsiasi manifestazione per ricordare un basco ucciso dallo stato spagnolo, e guarda caso il senso della protesta al San Mamés era la disparità di trattamento, la differenza tra morti che contano e morti di cui tutti se ne fregano. La frittata non la puoi rigirare, perchè nella Norte del Bernabeu la maggioranza non ha avuto amici e parenti massacrati, torturati e in qualche caso uccisi da Guardia Civil e polizia. Io ne faccio proprio un problema di sostanza e non di forma; per me si può discutere sull'opportunità o meno della protesta, non sulla fondatezza delle sue motivazioni. Hai vissuto in molte parti di Spagna ma non in EH e credimi, senza esserci stati e aver visto coi propri occhi certe cose, è difficile dare giudizi informati.

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  11. utente anonimo15 marzo 2008 14:03

    secondo me è è su questo che non siamo d'accordo. Lo so, difficilmente ci sarà un minuto di silenzio per un basco ucciso. Ma è vero anche che a madrid c'è gente che ha visto il figlio, il marito, lo zio uccisi da un attentato. Non è demagogia, credimi, ma il fatto che una protesta diventi militare e usi gli attentati come arma o gli omicidi politici unisce le persone contro un obbiettivo comune (praticamente, 11 settembre, in spagna 11 m, teoricamente maslow). Quando mi hanno raccontato dell'omicidio del ragazzo (adesso, scusa l'ignoranza, non mi viene il nome) con l'ultimatum, con tutta la spagna in piazza in segno di protesta, mi son venuti i brividi. Oltre per il barbaro gesto, perchè mi han detto che mai una nazione separata come la spagna era stata tanto compatta.
    Io non sono di parte nel senso che non sono informato, quindi non posso prendere posizione non conoscendo come dici tu la situazione nei paesi baschi, non conoscendo abbastanza bene neppure la controparte.
    Credimi, però, che la forma è importante, e qui ne hai l'esempio in quanto tutti i miei amici spagnoli con cui ho parlato hanno criticato il gesto, alla fine rimarrà ignorantemente solo "hanno fischiato la morte dell'ex socialista carrasco". era questo lo scopo? No. Questo hanno ottenuto? Si.

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  12. utente anonimo15 marzo 2008 16:07

    Grazie per i tuoi suggerimenti.
    Direi che per iniziare può bastare.
    Michele.

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  13. utente anonimo15 marzo 2008 16:14

    Edo, grazie per i tuoi suggerimenti.
    Direi che per iniziare non sono pochi.
    Ciao.

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  14. Salve a tutti. Ho seguito con molta attenzione la discussione e senza dubbio mi trovo d'accordo con Edo. Parlare da lontano, come sto facendo anche io, è troppo facile e non basta fare "copia/incolla". Vi confesso, inoltre, il mio malumore come giornalista sportivo quando leggo miei colleghi fregarsene altamente di cosa scrivono e pubblicare idiozie come quelle apparse su Repubblica o La Stampa. La categoria a cui appartengo, è sotto gli occhi di tutti, è alla "frutta". O si è manipolati, o si è incompetenti. E molto spesso le due cose collimano. Soprattutto nel panorama giornalistico pallonaro, il livello è davvero ai minimi storici. Pertanto, mi associo alla vostra insoddisfazione, che fa il paio con la mia frustrazione di appartenere a un mondo (il giornalismo) troppo vile e colmo di "signorsisignore". Perchè nulla cmabia? Semplice, la maggioranza della gente, del pubblico, e quindi dei lettori, non vuol sapere la verità, ma solo quello che gli fa comodo. E i media non spulciano la notizia, non si documentano, non verificano la fonte. Semplicemente, danno in pasto al gregge quello che vuol sentirsi dire. "Copia/incolla", appunto.

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  15. Michele: prego, figurati!

    Anonimo: paragonare le vittime madrilene di ETA a quelle basche dello stato spagnolo non sta in piedi, e comunque è un esercizio becero e senza senso. Ripeto, la vediamo in modi diversi. Abitare in EH per un po' aprirebbe le menti di molti, anche spagnoli. Io resto dell'idea che la forma sia poco criticabile, perchè quando non c'è visibilità si cerca di agire in ogni contesto possibile. Se i tuoi amici non hanno capito vuol dire che anche loro si abbeverano alla fonte dei giornali servi senza una minima criticità...io ho chiesto, ho letto e dopo un giorno sapevo tutto, come ho scritto qui. Se l'ho fatto io potevano farlo tutti, giornalisti compresi.

    Grangol: ciao, era un po' che non ti vedevo da queste parti! Discorso splendido, il tuo, sulla situazione del giornalismo in Italia. Ti dirò, qualche anno fa scrivevo di calcio in un giornale locale e il mio sogno era di continuare a farlo, magari in testate più prestigiose, ma ci ho messo molto poco a svegliarmi, tanto che non compro nemmeno più un quotidiano sportivo. Sembrano sempre più delle emanazioni dei siti ufficiali e degli uffici stampa dei grandi club, così come i quotidiani nazionali lo sono di gruppi imprenditoriali o partiti. Da lì deriva la tendenza al non verificare e al dare in pasto alla gente le peggiori stronzate, peccato originale da cui poi derivano tantissimi altri problemi.

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  16. Edo, hai pienamente centrato il problema. Come dice il buon Giulietto Chiesa: «La grande maggioranza dei giornalisti italiani, prima di scrivere, dovrebbe rialzarsi i pantaloni». Come dargli torto? Sulla mala informazione nostrana posso portarti un esempio di cui sono stato testimone diretto. Sicuramente avrai letto del caso-Omolade (attaccante nigeriano, lo stesso giocatore che, quando era al Treviso, salì agli onori delle cronache per la clamorosa protesta dei suoi compagni di squadra, che entrarono in campo con il volto dipinto di nero contro gli insulti razzisti che proprio Omolade aveva subito dai suoi stessi tifosi). Il caso si riferisce al match Celano-Gela (17 febbraio, C2-C). Al termine della partita, vinta dai locali 1-0, Omolade ha preso a pugni due giocatori di casa e un dirigente abruzzese, procurandogli danni alla retina. Un gesto incredibilmente violento, che ha lasciato tutti allibiti. Immediata la scusa addotta: "Ha reagito ad insulti razzisti, dei tifosi e dei giocatori avversari". Niente di più falso, te lo assicuro. Ma, sulla stampa nazionale, è passata la linea di Omolade e della società siciliana, sfuttando la scia di un problema effettivamente grave come quello del razzismo. Per giorni e giorni gli organi di stampa nazionali hanno battuto su questo tasto, senza alcuna rettifica (eccetto il Corriere dello Sport e la Gazzetta, per i quali avevo seguito la partita e a cui ho spiegato la reale versione dei fatti). Questo per far capire come funzionano i media dello Stivale. E se certe cose accadono quando il fatto succede nel nostro belpaese, figurarsi nel momento in cui bisogna raccogliere notizie al di fuori dei confini. Sigh.

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  17. esatto, questo è il sistema dei media in Italia. Quando io scrivevo della squadra cittadina dovevo in pratica rimettere in bella prosa le veline della società...guai a proporre pezzi di analisi o minimamente critici, si doveva solo fare copia/incolla, o la massimo avventurarsi in interviste con le solite domande fritte e rifritte a dirigenti, tecnico e atleti. Questo esempio, seppur piccolo, è valido anche per i grandi quotidiani. L'episodio che porti te non fa altro che rafforzare l'idea di un sistema mediatico italiano nel quale l'approfondimento e la verifica delle notizie sono ormai diventati scomodi orpelli che adoperano pochissimi professionisti, mentre in un paese serio sono i primi doveri del giornalista. Viviamo in unpaese alla rovescia e non siamo certi noi a scoprirlo.

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