lunedì 27 luglio 2009

Il pagellone 2008/09 (ultima puntata): il mister.

Caparros 5: l'anno scorso il buon finale di stagione e l'Intertoto sfiorato mi avevano portato ad assegnargli un bel voto finale, ma stavolta nemmeno la finale di Copa del Rey è riuscita ad addolcire il mio giudizio su colui che ritengo ormai del tutto inadatto a sedere sulla nostra panchina. Se dovessi giudicare solo in base ai risultati lo avrei promosso senza alcun dubbio, eppure ritengo che per dare un parere (da appassionato, ovviamente) ad un allenatore si debba tenere conto di un fattore più "pesante": il gioco. Un tecnico sceglie il modulo, impone la sua filosofia, seleziona i migliori undici della sua rosa e gestisce la squadra per una stagione intera; ridurre tutto ciò al mero computo dei risultati finali mi pare molto superficiale e poco rispettoso nei confronti di chi segue la squadra con passione. Certo, Jokin ha ottenuto la salvezza (in modo meno tranquillo dell'anno scorso, questo va detto) e ha condotto i suoi ad un'insperata finale di coppa, ma lo ha fatto attraverso un gioco pessimo, uno dei peggiori di Spagna, e tramite prestazioni altalenanti e spesso poco convincenti. Ho parlato fino alla nausea dei problemi in fase di manovra, degli stenti in fase di possesso e della piattezza assoluta della proposta offensiva dei Leoni, dunque non tornerò sull'argomento (rimando a questo post per la mia presentazione di come gioca l'Athletic); mi limito a dire che ho seguito moltissime partite dei biancorossi, quest'anno, e in più di un'occasione la noia e gli sbadigli mi hanno causato seri problemi ad arrivare al fischio finale. Caparros doveva dare alla squadra una fisionomia calcistica ben riconoscibile e non credo di dire una bestialità sostenendo che abbia visibilmente fallito. L'utrerano non mi ha poi affatto convinto nella gestione degli uomini: tra canterani convocati e poi spariti dopo un paio di partite (Iturraspe, Xabi Etxebarria, Goñi), vecchi elementi della prima squadra accantonati senza complimenti (Casas, Murillo, Garmendia) e nuovi acquisti mai utilizzati (Muñoz, Del Olmo, Iñigo Velez) si è auto-imposto di non fare turnover e di utilizzare sempre i soliti 15-16 giocatori, scelta risibile specie quando le fatiche di una lunga stagione hanno iniziato a farsi sentire sui titolari. Riguardo alla Copa, infine, non trovo che Jokin abbia fatto qualcosa di eccezionale, a meno che superare squadroni come Recreativo, Osasuna e Sporting Gijon (una retrocessa e due salve per miracolo) per qualcuno non rappresenti un miracolo; direi che il bel cammino dell'Athletic nella coppa nazionale è stato dovuto soprattutto alla fortuna nel sorteggio, un po' sullo stile dell'Italia ai Mondiali 2006, visto che il primo avversario di pregio (il Siviglia) è arrivato in semifinale. La partita di ritorno con gli andalusi, senza dubbio il punto più alto dell'intera temporada, è stata sì strepitosa, ma più per motivi umorali (l'ambiente eccezionale del San Mamés, la carica di tutti i giocatori, la consapevolezza di avere davanti un'occasione storica) che per merito dell'allenatore; in finale, poi, si è vista la differenza che intercorre tra una squadra che gioca a calcio e una che non ha uno straccio di idea. Sono troppo duro? Forse, ma ricordo che con Valverde, e con una rosa più o meno simile a questa, l'Athletic giocava alla pari col Barça e batteva il Real Madrid perfino al Bernabeu, e da quei tempi sono passati 4-5 anni, non 20... Insomma, con questa rosa a sua disposizione Caparros avrebbe dovuto lottare per un posto UEFA, non certo salvarsi dal baratro della Segunda a poche giornate dalla fine della Liga.
Gioco inesistente, troppi alti e bassi, pessimi rapporti con molti elementi della plantilla (qualcuno si è scordato le liti con Ustaritz e Gurpegi?), mancanza di ambizioni e gestione confusionaria della cantera: per me, bastano e avanzano per assegnare al nostro allenatore una meritata insufficienza.

4 commenti:

  1. utente anonimo27 luglio 2009 19:39

    concordo. In più un tecnico capace si adatta ai giocatori che ha e non al modulo. Sempre lì, piuttosto che scegliere tra un Velez Toquero o un Etxeberria da affiancare a Llorente cambia modulo e fai giocare di più Garmendia che di sicuro non avrebbe sfigurato. Lasciando stare le partite di pre campionato sono fiducioso, magari la cura Irureta gli fa bene :)

    Fabio Cortese

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  2. utente anonimo27 luglio 2009 21:54

    Per me la rosa che aveva Valverde non è paragonabile a quella di oggi, innanzitutto perché aveva almeno 2 attaccanti di pregio -e questo cambia molto se giochi un 442-. Poi se togliamo 5 anni a Yeste e Etxebe siamo di fronte a due campioni mentre oggi sembrano sepre più sul viale del tramonto -per Etxebe vale la carta d'identità, ma per Yeste?-.
    E poi avevamo un Del Horno in più...Comunque sul voto all'allenatore hai ragione e Jokìn è quasi al capolinea, l'unico pregio del suo "stile di gioco" per me è stato uno: non far troppo rimpiangere la scriteriata cessione di Aduriz.

    Alex

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  3. Fabio: completamente d'accordo con te, ho sempre pensato che un tecnico che adatta i giocatori al suo schema, e non il contrario, sia un mediocre.

    Alex: mah, guarda, innanzi tutto Valverde giocava col 4-2-3-1, schema che per me sarebbe senza dubbio da attuare anche adesso. In attacco aveva gente migliore, come dici tu, ma in difesa ti ricordo che giocavano titolari Prieto e Lacruz, non proprio Baresi e Costacurta (Prieto non mi dispiaceva, anche se non vale un Ocio o un Amorebieta, ma Lacruz era proprio scandaloso); non a caso, quella squadra segnava tanto ma incassava anche parecchio. Ipotizzando uno schema simile a quello di Txingurri, oggi potremmo avere questo "undici": Iraizoz; Iraola, Ocio (Ustaritz), Amorebieta, Castillo; Gurpegi (Orbaiz), Javi Martinez; Susaeta, Yeste, David Lopez (de Marcos); Llorente. In tutta franchezza, mi sembra una squadra più da UEFA che da zona retrocessione...

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  4. ah, Yeste non gioca come 5 anni fa semplicemente perché lo mettono fuori ruolo. Lui è un fantasista, piazzarlo regista o ala non ha senso.

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