
Un uomo chiamato Carisma.
Bielsa 7,5: la storia dell'umanità è piena di rivoluzionari che alla fine, tirando le somme, sono tali solo sulla carta. Gente che in ogni campo promette senza mantenere, prospettando cambiamenti epocali che non avverranno mai. Chi invece vuole cambiare davvero lo status quo, spesso lo fa operando in silenzio, senza proclami, e portando unicamente i risultati ottenuti come prova del proprio lavoro oscuro: Bielsa è uno di loro. Un uomo che non ama parlare, non sopporta le interviste e tollera a fatica perfino le conferenze stampa; un uomo che preferisce far parlare il campo al suo posto, anteponendo l'oggettività e la concretezza alla fuffa e alla chiacchiere da bar; un uomo, insomma, che mal si adatta alla contemporaneità e alla filosofia dell'apparenza che domina il nostro mondo occidentale. Perdonatemi questa introduzione quasi mistica, ma come avrete capito il personaggio del Loco mi ha conquistato nel profondo. Conoscevo l'allenatore e lo apprezzavo, ho scoperto l'uomo dietro il ruolo e lo stimo ancora di più. Il rosarino è arrivato nel Botxo e in una sola stagione ha stravolto tutto: la squadra, la tifoseria, la società, Lezama, forse Bilbao stessa. A partire dal materiale lasciatogli in eredità da Caparros, buono ma senza squilli (un po' come l'allenatore andaluso), Bielsa ha costruito una realtà nuova e nello stesso tempo antica, innovativa eppure tradizionale: un blocco di 13-14 giocatori, come negli anni '80, tantissimo lavoro tecnico-tattico, i giovani lanciati all'assalto della titolarità senza farsi troppi problemi. I risultati, dopo un inizio difficile che andava messo in conto, non si sono fatti attendere, sia in termini di gioco che di obiettivi raggiunti; la lotta per il quarto posto aperta fino a un mese e mezzo dalla fine della Liga e le due finali lo dimostrano, così come gli elogi unanimi per il calcio offensivo e spumeggiante dei biancorossi stanno lì a rimarcare l'abisso che intercorre tra l'Athletic del Loco e quello di Jokin (che sembra un reperto preistorico e invece è roba di un anno e mezzo fa). Non sono però solo rose e fiori, chiaramente. I Leoni sono arrivati a fine temporada letteralmente distrutti, svuotati da un impegno costante su tre fronti che ha lasciato tutti senza energie psicofisiche proprio nel momento topico della stagione, quello delle due finali; voci di corridoio riferiscono che lo scarsissimo utilizzo di Javi Martinez e Llorente (mai impiegato) durante Euro 2012 sia stato dovuto proprio alle cattive condizioni nelle quali li ha trovati Del Bosque al momento del ritiro... Vero che la rosa era limitata, tuttavia Bielsa avrebbe potuto ruotare di più i suoi uomini o comunque operare una scelta verso marzo-aprile, cioè schierare le riserve in campionato per mantenere freschi i titolari nelle coppe; non è successo e, pur non avendo la controprova, forse le cose sarebbero state diverse soprattutto contro l'Atletico in UEFA. Dell'argentino non mi è poi piaciuta una certa rigidità caratteriale che lo ha portato a scontrarsi a muso duro con i suoi giocatori (e le conseguenze purtroppo si vedono, come mostra il balletto sul contratto di Llorente), e non ho apprezzato neppure la decisione di scartare alcuni giocatori e di tenerli del tutto ai margini del gruppo.
Al netto di questi difetti, comunque, il bilancio è ampiamente positivo. Lo "sgonfiamento" dell'Athletic proprio sul più bello mi impedisce di dare a Bielsa un voto più alto, ma è indubbio che l'entusiasmo e il senso di esaltazione collettiva che lui ha avuto il merito di riportare a Bilbao abbiano segnato la stagione. Una stagione già entrata di diritto nella storia zurigorri e che, aldilà delle due sconfitte in finale, ha riempito di ricordi incancellabili le menti e i cuori di migliaia di tifosi. Eskerrik asko, Marcelo.
