martedì 17 maggio 2011

Caparros sì o no?


Joaquin Caparros (foto Zimbio.com).

Poco da dire sulle ultime due partite di Liga che non ho commentato. Martedì con il Depor l'Athletic ha restituito il favore-salvezza che i galiziani ci fecero nel 2006, quando il 2-1 ottenuto in trasferta al Riazor alla penultima giornata permise ai Leoni, allora guidati da Clemente, di ottenere la permanenza in Primera al termine di una stagione davvero travagliata. Stavolta erano i biancazzurri a dover ottenere i tre punti per portarsi in una zona di classifica più tranquilla, e va detto che i bilbaini hanno quantomeno giocato sottoritmo dopo essere passati subito in vantaggio, specie nella ripresa. L'autorete di Castillo ha sancito il 2-1 per i padroni di casa e la loro quasi certa salvezza. Ieri al San Mamés è andato in scena il più classico dei pareggi che accontentano tutti: il Malaga con il punto ottenuto si è salvato matematicamente, mentre l’Athletic ha ottenuto la certezza della qualificazione UEFA, la 25a della storia zurigorri. La partita è stata viva fino all’1-1 di David Lopez su rigore (se non avete visto l’azione fatelo subito: prima il riojano ha calciato sulla traversa un penalty concesso per fallo di Demichelis su Llorente, quindi ha insaccato un secondo rigore causato dal “mani” di Eliseu sulla respinta del legno!), dopodiché le squadre hanno smesso di giocare, meritandosi i fischi di un San Mamés poco incline ad accettare certe sceneggiate. I Leoni bene o male hanno fatto il loro dovere, ora gli resta solo da vincere l’ultima di campionato per evitare un turno di qualificazione ai gironi UEFA in più.
Dato che non trovo nient'altro da aggiungere sulle partite, ne approfitto per postare il pezzo su Caparros che avevo preannunciato nei giorni scorsi. Nient'altro che l'elenco (spero il più obiettivo possibile) sui motivi per cui tenerlo e su quelli per cui salutarsi a fine stagione. Voi da che parte state?


Perché tenerlo:
1. Ha preso la squadra dopo un biennio orribile, nel quale venne sfiorata per due volte consecutive la retrocessione (l’anno prima, quello di Sarriugarte-Mané, la salvezza venne ottenuta solo all’ultima giornata), e le ha dato un’innegabile continuità di risultati, tenendola sempre lontana dalle zone pericolose della classifica.
2. Sotto la sua direzione la difesa ha smesso di essere il principale tallone d’Achille dell’Athletic. Non dimentichiamo che, prima dell’arrivo dell’utrerano, il reparto arretrato biancorosso era il più battuto della Liga nel nuovo millennio, mentre adesso si è stabilizzato ad un discreto livello di rendimento, fortunatamente lontano da quello delle difese più battute del torneo. In particolare, il primo anno di Caparros fu il migliore dal punto di vista del rendimento del reparto arretrato, con pochi gol incassati e una ritrovata sicurezza che si percepiva chiaramente durante le partite; tale situazione è andata scemando nel corso delle stagioni, tuttavia è innegabile che i Leoni non siano più i colabrodi di qualche tempo fa.
3. Ci ha riportato in Europa dopo cinque anni di lontananza (quattro se si considera l’irrisoria partecipazione all’Intertoto con Mendilibar, finita subito con l’eliminazione al primo turno). La campagna in Coppa UEFA fu peraltro positiva fino al doppio confronto agli ottavi con l’Anderlecht, giocato male e conclusosi con una scoppola memorabile subita a Bruxelles. Non dimentichiamo inoltre che l’anno scorso siamo stati in corsa fino a poche giornate dalla fine del campionato per la qualificazione in Champion’s League, traguardo che manca dal 1998.
4. Nel 2009 ha guidato i Leoni alla prima finale di Coppa del Re dopo un digiuno infinito, lungo ben 24 anni (l’ultima era stata Athletic-Atletico Madrid 1-2 del 1985). Il cammino in quell’edizione di Copa non fu clamoroso (prima della semifinale con Siviglia i biancorossi eliminarono Recreativo di Huelva, Osasuna e Sporting Gijon), tuttavia resta innegabile la grande impresa compiuta dal mister e dai suoi giocatori. La finale contro il Barcellona fu giocata bene per mezz’ora, poi i blaugrana rimontarono il gol iniziale di Toquero e a quel punto si notarono tutte le lacune della squadra in fase di proposizione del gioco. L’impresa però, come detto, resta.
5. Ha lanciato in prima squadra molti giovani del vivaio, non tutti confermatisi ad alti livelli ma in generale utili alla causa della prima squadra. Su tutti spiccano i nomi di Susaeta, Iturraspe e soprattutto Muniain.
6. Ha incoraggiato la politica di monitoraggio delle squadre minori basche al fine di ingaggiare quei famosi “talenti di provincia” non ancora esplosi oppure finiti, per un motivo o per un altro, a calcare i palcoscenici meno prestigiosi del futbol iberico. Una politica che ha pagato, portando agli ingaggi di due colonne della prima squadra come Koikili e Toquero e a quelli di alcune giovani promesse come De Marcos, Igor Martinez e Urko Vera.
7. Ha dato un impianto di gioco riconoscibile alla squadra (4-4-2 verticale che privilegia le fasce e gli inserimenti sulle seconde palle) e innegabilmente ha mostrato momenti di buon calcio, soprattutto quest’anno.

Perché non tenerlo:
1. La scarsa qualità del gioco è senza dubbio uno dei più grandi crucci dei tifosi biancorossi da quando Caparros siede sulla panchina dell’Athletic. Difficoltà nel manovrare rasoterra, nessuna ricerca della superiorità nel possesso palla, scarsa attenzione all’elaborazione dell’azione offensiva attraverso il coinvolgimento di più di 3-4 giocatori: tutto ciò porta ad avere un gioco sì verticale e diretto, ma anche maledettamente facile da leggere e poco attraente dal punto di vista estetico. Diciamoci la verità: tante, troppe volte le partite dei Leoni sono state uno strazio e hanno rappresentato un inno all’anti-calcio più spinto. Qualcosa di meglio si è avuto in questa stagione, almeno fino a metà campionato: troppo poco, però, per dimenticare le decine di pomeriggi trascorsi a vedere pallonate dalla difesa per la testa di Llorente, e stop.
2. Considerando la qualità complessiva della rosa, che può contare su tre nazionali maggiori (di cui due campioni del Mondo) e uno svariato numero di nazionali under 21 o minori, risulta chiaro che la sfilza di posizioni di metà tabellone messa insieme dall’Athletic sotto la guida di Caparros non rappresenta un traguardo così lusinghiero. Nel contesto di una Liga impoveritasi anno dopo anno nella sua classe media (basti pensare al ridimensionamento notevole di realtà quali Siviglia, Valencia e Atletico Madrid, per tacere del Depor o delle retrocesse “di lusso” Celta Vigo, Betis e Real Sociedad), essere arrivati solo due volte sopra il decimo posto non mi pare un grandissimo risultato. Si poteva fare di più, senza dubbio.
3. Analizzare nello specifico le varie stagioni biancorosse significa salire sulle montagne russe, paragone che spesso ho proposto nei miei commenti. E d’altra parte è proprio l’alternanza tra vittorie e sconfitte, tra buone prestazioni e partite inguardabili a costituire uno dei tratti principali della gestione di Caparros. Quante volte ci siamo esaltati per una serie di belle vittorie per poi sprofondare nell’incertezza causata da una serie di risultati negativi? A ben guardare, è stata proprio questa mancanza di continuità nel corso di una singola stagione a negarci piazzamenti finali migliori di quelli poi ottenuti. Un esempio perfetto di ciò si è avuto in questa temporada, con la serie di quattro vittorie consecutive (record della stagione 1997/98 eguagliato) vanificata dalle pessime prestazioni nelle gare successive. Con un po’ più di continuità, la zona Champion’s adesso sarebbe molto più vicina.
4. Un altro aspetto che su questo blog è stato più volte sottolineato è l’atteggiamento troppo rinunciatario assunto dalla squadra in determinate partite, soprattutto in trasferta. La “prudenza” di Caparros ci avrà anche evitato le figuracce del biennio precedente al suo insediamento, tuttavia credo che i punti persi a causa dell’eccessivo difensivismo siano molti di più di quelli guadagnati grazie ad esso. Difficile dimenticare le barricate innalzate dalla squadra innumerevoli volte dopo essere passata in vantaggio, e che solo in rari casi hanno resistito (mi viene in mente l’1-0 al San Mamés contro il Madrid, gol dopo 2’ e poi 88 minuti di assalti merengues respinti in qualche modo). Spesso ho pensato che un club come l’Athletic avrebbe dovuto affrontare certi incontri in ben altro modo, e credo proprio di non essere stato il solo a farlo.
5. Uno dei meriti riconosciuti spesso e volentieri a Jokin è la valorizzazione del settore giovanile, ma è tutt’oro quel che luccica? In realtà, non è difficile notare che la percentuale di giovani “made in Lezama” fatti esordire in Primera dal tecnico di Utrera non è così elevata… ma soprattutto, sono davvero pochi quei canterani che, dopo aver esordito, sono riusciti a conservare una maglia della prima squadra nelle stagioni successive.
6. Ha avallato la discutibile politica societaria degli acquisti da altri club. In campagna elettorale (e sulla scorta di due stagioni pessime prima delle elezioni), Macua promise di rafforzare la squadra con innesti esterni, e infatti arrivarono David Lopez, Cuellar, Munoz e compagnia; da allora, ogni anno sono stati acquistati diversi calciatori, spesso neppure troppo validi, e in tal modo si sono tolti spazi importanti ai giovani del vivaio. Peraltro molti dei soldi spesi potevano essere risparmiati, visto che sono stati spesso investiti in calciatori poco o mai utilizzati; per quale motivo, dunque, l’allenatore ha sempre approvato operazioni del genere per poi non sfruttare minimamente la maggior parte delle nuove risorse fornitegli dalla società?
7. La sua gestione della rosa è stata quantomeno discutibile. E non si parla solo dei nuovi arrivi (anche se sarebbe bello avere una spiegazione dei casi di Cuellar, Munoz, Inigo Velez, Del Olmo e Diaz de Cerio, presi per non giocare mai), ma anche di alcuni senatori accantonati senza tanti problemi. Incredibile in tal senso il caso di Gurpegi: osannato dall’allenatore al rientro dopo la squalifica (le parole esatte di Caparros furono: è Carlos il nostro più grande acquisto), per un anno ha giocato poco e sovente fuori ruolo, dopodiché ha fatto la voce grossa, minacciando di andarsene nel caso in cui l’ostracismo verso di lui non fosse finito, e magicamente è ritornato titolare (ora è quasi indispensabile). Sorte che non è toccata a Ustaritz, mai inserito seriamente nel giro dei titolari, mentre ad Amorebieta è andata meglio: dopo l’infortunio di quest’anno ha fatto quasi un mese tra panchina e tribuna, poi il calo verticale di San José ha consigliato al mister di ripescarlo in tutta fretta.
8. È fossilizzato su un 11 base che non cambia praticamente mai e sembra non conoscere il significato della parola “turnover”, a prescindere dal numero di competizioni su cui la squadra deve competere. Gente come Iraola, Javi Martinez e Llorente è costretta a giocare anche se non si regge in piedi (come si è visto benissimo quest’anno), mentre ci sono elementi potenzialmente freschi che fanno la muffa in panchina.
9. In questi quattro anni Jokin ha mostrato spesso poca reattività in panchina: raramente ha effettuato cambi decisivi e pochissime volte ha cambiato lo schieramento della squadra in corso d’opera per fare bottino pieno.
10. La dedizione con cui propone il 4-4-2 come unico schema di riferimento è proverbiale, tanto da meritarsi un coro scherzoso ma non troppo (“Ca-par-ros, cuatro cuatro dos!”). Sacrificare uomini di talento (uno su tutti Yeste, costretto a giocare in mille ruoli diversi tranne il suo) sull’altare di uno schema immutabile non mi è mai sembrato un segno di particolare perizia tattica.
11. Ai tempi di Valverde ce la giocavamo con tutti, Barcellona e Real Madrid compresi: chi si è scordato dell’1-1 al San Mamés con i blaugrana di Rijkaard (partita eccezionale) o del 2-0 ottenuto al Bernabeu? Nonostante qualche vittoria prestigiosa, su tutte il già citato 1-0 al San Mamés con le merengues, solo in rarissimi casi l’Athletic di Caparros ha dato l’impressione di potersela davvero giocare con le squadre migliori della Liga. Mancanza non da poco per un club della storia e del prestigio di quello basco.

9 commenti:

  1. utente anonimo18 maggio 2011 01:25

    Proviamo a metterla così, vediamo se sei d'accordo.
    La questione è: continuiamo a vivacchiare (bene, per carità, ricordo gli anni pre-utrerano..), un anno decimi un anno sesti, o proviamo il salto di qualità?
    Perchè io la vedo così. Caparros garantisce solidità: con lui in sella non mi aspetto fallimenti clamorosi, ma non mi aspetto nemmeno annate oltre le aspettative. Io sinceramente, al netto della rosa, proverei a fare qualcosa in più. C'è il caso Siviglia come precedente, una squadra buona con Caparros che poi è esplosa.
    Il problema però è: quali sono le reali alternative???

    Pier

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  2. utente anonimo18 maggio 2011 23:29

    Semplificando un po', il pensiero appena espresso da Pier riflette abbastanza bene il mio. Come sai, in tutti i miei interventi sul tuo blog ho sempre coerentemente difeso Jokin e il suo lavoro, al limite dell'impopolarità. Tuttavia prendo atto che in seno all'entità biancorossa inizia a serpeggiare un po' di malcontento riguardo un eventuale prolungamento del mister. Ne prendo atto senza problemi, gli allenatori vanno e vengono, l'Athletic Club rimane. Non ho nessun problema a sostenere posizioni di minoranza, nel pieno rispetto di tutte le istituzioni societarie e di tutti i tifosi. Mi limito solo ad auspicare che le piattaforme elettorali che tra poco si confronteranno sappiano esprimere le idee e i nomi i più possibili vincenti e condivisi. Attenzione invece a liquidare 4 anni di Caparros con troppa superficialità e per allenatori di cui neanche si conoscono a priori idee e grado di adattamento a lavorare in una società unica nel panorama mondiale, ma il tuo post dimostra al contrario un'analisi e delle opinoni oneste e degne di una vera anima biancorossa. Cordiali saluti. Karmine

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  3. Pier: il tuo discorso non fa una grinza, pure la tua domanda sulle reali alternative. Al momento non so quali siano e, pur ritenendo conclusa l'esperienza di Caparros sulla nostra panchina, credo che tra l'utrerano e un tecnico di secondo piano possiamo tenerci il primo.

    Karmine: grazie delle belle parole, sono perfettamente d'accordo con quanto hai espresso.

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  4. utente anonimo21 maggio 2011 10:35

    Ciao Edo, bella disamina... come hai evidenziato tu, di Caparròs si può dire tutto ed il contrario di tutto... secondo il mio modestissimo parere, ormai Jokin ha un pò fatto il suo tempo... Per carità, bisogna ringraziarlo tantissimo per aver dato una svecchiata alla rosa e aver fatto riconquistare all' Athletic posizioni più consone al blasone della squadra... Ma mi farebbe piacere anche veder giocare al calcio questi ragazzi... Tanto più che, se le voci verranno confermate, l'anno venturo il buon Nando se ne andrà in altri lidi e in questo modo lo schema che ci aveva tolto più volte le castagne dal fuoco, il lancio lungo sulla sua testa, andrà a farsi benedire...a meno di non considerare Urko Vera già pronto per un posto da titolare, anche se mi sembra un azzardo non da poco... Secondo me, in questo momento e con questa rosa a disposizione, fare di più si può e si deve.
    Per questo io non confermerei l'utrerano alla guida della squadra.
    Poi, oh, per carità, in mancanza di alternative valide, meglio continuare così... Ma estrarre dal cilindro un nuovo Valverde ? E' possibile ?
    Certo che gli esperimenti di Sarriugarte e Mendilibar di qualche anno fa, grazie ai quali rischiammo la retrocessione, non consiglierebbero di tentare strade troppo alternative...
    Ciao.
    Gianmarco

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  5. Ciao Gianmarco, la tua analisi mi sembra assolutamente condivisibile: la squadra è stata ristrutturata e le fondamenta sono tornate solide, ora è il momento di abbellirla, ovvero di far giocare a calcio i Leoni. E' però anche vero che, in mancanza di alternative serie, è meglio tenersi Caparros. Tecnici emergenti dalle giovanili? De La Fuente del Bilbao Athletic non ha fatto sfracelli in due anni (salvezza all'ultimo tuffo il primo, tranquilla stavolta), c'è Bingen Arostegi che guida benissimo lo Juvenil, ma sarebbe come promuovere l'allenatore degli Juniores... Per il momento si fanno molti nomi (ieri ho sentito che Macua vorrebbe Emery), ma aspettiamo le presentazioni ufficiali dei candidati per capirci qualcosa in più.

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  6. utente anonimo22 maggio 2011 15:06

    Grandissimi! in Uefa senza preliminari! stagione fantastica, e ora speriamo che Ander si riveli uyn grande acquisto!

    Reza

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  7. Come qualità non si discute, vedremo se saprà adattarsi alla realtà bilbaina e compiere il salto di qualità che ancora deve fare. Ciao!

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  8. Ciao a tutti, certo che Bingen sarebbe affascinante, abbiamo un potenziale giovanile se riusciamo a trattenere le stelle da far spavento, ricordardando le felici vittorie della giovanili in questi anni sarebbe fantastico, senza bisogni di acquisti che non scendono in campo, veder giocare quei giocatori oramai 20enni relegati al Bilbao Athletic o al Baskonia in prima squadra, non farebbero riampiangere i De Cerio e compagnia bella, la giovin rosa e' tutta dalla nostra e con qualche de Gallareta, Ramalho, Guarrotxena, Mines, Guillermo Fernandez ecc. in piu' in prima squadra, utilizzato nel giusto modo, come solo noi si iresce a fare con i giovani, credo che la qualita' del gioco non possa che beneficiarne, vista l'elevata tecnica dei sopracitati, a prescindere da Jokin o da qualsiasi altro, giustissim oe condiviso a pieno il commento, GLI ALLENATORI VANNO, ATHLETIC CLUB RIMANE ... Eskerrik Asko...John

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  9. Bingen Arostegi andrebbe prima provato nel Bilbao Athletic. Vero che nel settore giovanile c'è attualmente buona qualità, ma senza una guida tecnica decente i talent sono solo sprecati. Vedremo cosa ci poteranno le elezioni...

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