martedì 12 gennaio 2010

17a giornata: Malaga 1-1 Athletic.


Llorente viene festeggiato dai compagni dopo il gol dell'1-1 (foto Athletic-club.net).

Málaga CF:
Munúa; Gámez, Weligton, Iván González, Mtiliga; Fernando (46' Valdo), Juanito (80' Edinho), Apoño, Duda; Benachour (69' Toribio), Forestieri.
Athletic Club:
Iraizoz; Iraola (46' David López), San José, Amorebieta, Koikili; Orbaiz (69' Muniain), Javi Martínez, Gurpegui, Susaeta (62' De Marcos); Toquero, Llorente.
Reti:
48' Weligton, 79' Llorente (rig.).
Arbitro:
Pérez Burrull (Comité Cántabro).

Non è stato un grande inizio di 2010 per l'Athletic: dopo la sconfitta ridimensionatrice di Maiorca, infatti, i Leoni sono stati bloccati sull'1-1 alla Rosaleda dal Malaga, che quest'anno non è nemmeno lontano parente della squadra-rivelazione della scorsa stagione. I biancorossi stanno attraversando un momento di forma davvero basso, non riescono a tenere un buon ritmo di gara e questo è penalizzante al massimo per una formazione con un impianto di gioco piuttosto scarno come quella di Caparros. Teniamoci stretti il punto, dunque, consapevoli che la dimensione dei bilbaini è, esattamente come avevo scritto qualche settimana fa, quella di una squadra solida e monocorde, che sa sfruttare al massimo determinate situazione (i calci piazzati, ad esempio) ma che non ha i mezzi per imporsi in modo netto davanti ad avversari più attrezzati tecnicamente o più organizzati tatticamente.
Jokin ripresenta il solito 4-4-2 "à la Gurpe" (vi annuncio un post in settimana al riguardo), con Susaeta a sinistra e Toquero che torna a far coppia con Llorente; speculare la tattica di Muñiz, che propone in avanti il giovane Forestieri e si affida alle iniziative di Duda e Apoño per scardinare la difesa basca. Il primo tempo inizia col botto, rappresentato da una terrificante bordata di Mtiliga che si infrange sul palo, ma ben presto si affloscia a causa del ritmo blando e dell'impostazione data al match dall'Athletic, che si limita ad aspettare gli avversari e ad agire di rimessa (o a sparare pallonate dalle retrovie). Il Malaga prova a fare la partita e lascia anche discreti spazi per il contropiede biancorosso, ma la stanchezza evidente e la mancanza di precisione dei bilbaini impediscono loro di creare occasioni nette, tolto un palo colto da Toquero su sponda di petto di Llorente. L'intervallo arriva tra gli sbadigli e la sensazione è che ai Leoni il risultato non dispiaccia, mentre ai padroni di casa sembrano mancare del tutto i presupposti per mettere in difficoltà gli avversari. A sparigliare le carte ci pensa però Weligton che, imbeccato alla perfezione dal calcio di punizione di Duda, buca l'incerta difesa biancorossa e porta in vantaggio i suoi. Lo svantaggio suona la sveglia per l'Athletic, che si vede costretto a rimontare e deve giocoforza alzare baricentro e ritmo; gli uomini di Caparros iniziano a pressare più alto e ottengono immediatamente dei riscontri in termini di palle-gol, cosa che fa rimpiangere l'atteggiamento remissivo tenuto dalla squadra nei primi 50' di gioco. Al 56' Susaeta si divora un gol enorme, spedendo fuori da due passi una corta respinta di Munua, quindi dopo dieci minuti è il portiere di casa a strappare letteralmente dalla porta un gran colpo di testa di Javi Martinez. L'Athletic gioca stabilmente nella trequarti avversaria, col Malaga praticamente sparito, colleziona corner e punizioni pericolose ma trova sempre davanti a sé un ottimo Munua, che al 67' salva un altro cabezazo di Llorente. Le cose sembrano mettersi male per i Leoni, quand'ecco che Iván González strattona Nando in area di rigore e Pérez Burrull fischia un rigore fiscale ma che può starci. Sul dischetto si presenta lo stesso numero 9: botta di potenza sulla destra del portiere, Munua tocca ma non riesce a deviare. All'ultimo minuto di recupero i biancorossi rischiano addirittura di vincere grazie a Muniain, la cui conclusione dal vertice sinistro dell'area trova però la pronta opposizione del portiere uruguaiano.
Finisce dunque 1-1, risultato che andrebbe analizzato con cura. Il punto non è da buttare, tuttavia indispone il fatto che i bilbaini si ricordino di saper giocare palla a terra solo quando vanno in svantaggio. Quasi un'ora di pallonate compensate da 30 minuti tutti pressing e intensità: un caso? Credo di no, anche se voglio onorare quanto scritto tempo fa, ovvero che non parlerò più del non-gioco di Caparros visto che mi ripeto da troppo tempo. Domenica prossima arriva il Real Madrid: speriamo che in campo scenda un Athletic diverso.

6 commenti:

  1. Ciao Edo, ti seguo sempre con molto piacere e interesse.
    Agur

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  2. utente anonimo12 gennaio 2010 16:05

    ho visto un ampia sintesi del match su Youtube e in effetti la sensazione è sempre che i ragazzi abbiano paura di scoprirsi per subire, ma siamo sicuri che con un idea di gioco più propositiva la squadra non andrebbe in difficoltà visto che è una squadra fisica e anche un po' lenta in alcuni uomini? 
    panner29

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  3. Ciao Antonio, grazie mille!

    Panner: secondo me non è paura, ma una precisa indicazione del tecnico. In trasferta si gioca chiusi, in casa magari si può singere e pressare di più, ecco tutto. La tua domanda è interessante ma manca la controprova, nel senso che in teoria vale tutto ma è la pratica che dà la sentenza definitiva; secondo me l'Athletic è una squadra fisica perché così vuole Caparros, tuttavia in rosa non mancano certo giocatori tecnici e capaci di far girare la palla a terra (Iraola, Orbaiz, Yeste, Susaeta, De Marcos, Muniain, lo stesso Llorente), dunque credo che si potrebbe giocare un calcio più ragionato e propositivo. D'altra parte, abbiamo visto che con l'attuale sistema di gioco non possiamo progredire ulteriormente, quindi perché non tentare?

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  4. utente anonimo13 gennaio 2010 19:52

    in effetti anch'io penso che Caparros sia il responsabile di ciò e credo anche dell'atteggiamento anche remissivo in trasferta della squadra contro squadra sulla carta leggermente superiori o più forti di squadre battibili come Saragozza o Racing (come il Mallorca contro la quale c'è stata una pochezza di gioco imbarazzante)

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  5. utente anonimo14 gennaio 2010 19:42

    Scopro oggi con piacere che molti tifosi o semplici simpatizzanti italiani del Athletic Club dedicano tempo ed energie a questa gloriosa società. Certo, si tratta di un seguito necessariamente a distanza, come del resto nel mio caso ma ugualmente emozionante e apprezzabile. Io mi innamorai dell'Athletic seguendo per caso in tv una partita vinta in casa con il Barcellona 2-1 nella temporada 1996/97 se non erro (gol strepitoso di J. Guerrero) e subito mi resi conto che quella squadra e quell'ambiente esprimevano un qualcosa di diverso dal solito calcio che denaro e tv, già in quegli anni, avevano iniziato ad omologare amorfamente. Scorsi un sentimento, una intensità e un vissuto che erano perfettamente intuibili da quelle immagini che arrivavano in diretta via etere. Da allora ho seguito con coinvolgimento, scambiato corrispondenza con un club basco e persino visto una volta la squadra dal campo. Mando un incoraggiamento a tutti, spero che sabato trovino spazio Yeste e David Lopez per sfruttare al meglio le giocate da palle da fermo. Loro calciano in modo formidabile e le nostre opzioni di vincere, a mio avviso, passano dal sacrificio collettivo del gruppo e dalle loro giocate da fermo. Con un po' di fortuna si puo' fare, il Real è una squadra battibile. Saluti.

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  6. Ciao, è sempre un piacere conoscere appassionati dell'Athletic! Siicuramente quando tu hai iniziato a seguire i Leoni era molto difficile informarsi (idem per me, che lo faccio più o meno dal 1998...all'epoca guardavo il Guerino, poi subentrò il Televideo), mentre adesso con Internet è molto più semplice e si possono anche vedere le partite. Dalle tue parole sembra che la passione che nutri per i biancorossi sia davvero radicata, per questo ti invito a visitare il sito della Peña Leones Italianos (www.leonesitalianos.net), il fan club ufficiale italiano dell'Atheltic, dove troverai anche un forum per scambiare due chiacchiere con tanti altri tifosi tricolori del club basco.
    Per quanto riguarda la partita di sabato, trovo che questo sia il momento peggiore per affrontare il Real: loro sono in grande condizione e stanno esprimendo un buon gioco, merito dell'ottimo tecnico che hanno in panchina e che qualche furbone (vero Marca?) voleva defenestrare dopo un paio di brutte prestazioni. I Leoni dovranno essere iper-concentrati in difesa, dovranno pressare alto per non farsi schiacciare e dovranno soprattutto sfruttare i pochi palloni puliti (specie su calcio piazzato, come noti giustamente tu) che avranno nell'arco dei 90'. Personalmente non sono un fan di David Lopez e credo che non giocherà, così come non lo farà Yeste: ormai nel 4-4-2 di Caparros c'è Gurpegi a destra, dunque resta spazio solo per un esterno (immagino che sarà Susaeta). Mi auguro invece di vedere Toquero finalmente in panchina, con uno tra De Cerio, De Marcos o Muniain al suo posto. Saluti.

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