martedì 12 aprile 2011

31a giornata: Athletic 0-3 Real Madrid.


Kakà batte Iraizoz dal dischetto e segna il suo primo gol (foto Athletic-club.net).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, San José, Ekiza, Castillo; Gurpegui (46' David López), Orbaiz, Javi Martínez (61' Iturraspe), Muniain; Toquero (78' Gabilondo), Llorente.
Real Madrid: Casillas; Sergio Ramos, Albiol, Garay (77' Carvalho), Arbeloa; Pepe, Lass, Granero; Kaká, Di María (66' Xabi Alonso); Higuaín (61' Cristiano Ronaldo).
Reti: 13' e 53' Kaká (rig.), 69' Cristiano Ronaldo.
Arbitro: Clos Gómez (colegio aragonés).

E’ più difficile commentare uno 0-3 di fronte agli arci-rivali del Madrid o provare a dare una spiegazione al calo verticale dell’Athletic negli ultimi due mesi? Tra queste due opzioni opterei per la prima, senza dubbio. E non solo a causa del mio cuore tifoso, che mi rende amarissimo il boccone inghiottito sabato pomeriggio, ma anche perché le ragioni delle prestazioni deficitarie offerte dalla squadra biancorossa dopo l’illusoria serie di quattro vittorie consecutive mi sembrano del tutto palesi. Un allenatore ripiombato nei dubbi e nelle contraddizioni tattiche che pareva essersi lasciato alle spalle; una condizione fisica pessima, con molti giocatori bolliti o quasi; una mancanza di carattere, di mentalità vincente, di attitudine pugnace nelle partite che contano sotto gli occhi di tutti. Dal mix di questi tre fattori nasce, secondo me, lo scadimento del gioco dei Leoni e il conseguente precipitare in classifica, col vantaggio sulle inseguitrici praticamente azzerato. La partita contro un Real Madrid imbottito di riserve e con la testa lontanissima dalla Liga è stata impietosa nel mostrare tutti i difetti dei bilbaini in soli 90 minuti, e serve a poco prendersela con l’arbitraggio pro-merengues o con gli errori dei singoli, che pure ci sono stati: l’Athletic è alla canna del gas e servirà un mezzo miracolo per strappare una qualificazione UEFA che solo poche giornate fa era vicinissima.
Caparros conferma la squadra vittoriosa sul campo dell’Almeria, riproponendo dunque Gurpegi sulla destra con Orbaiz in cabina di regia; in difesa resta intoccabile la coppia San José-Ekiza, mentre a sinistra si rivede Castillo. Come detto, il Madrid presenta invece un undici modello squadra B: in panchina, infatti, si accomodano Cristiano Ronaldo, Marcelo, Adebayor, Ricardo Carvalho,Ozil e Xabi Alonso, insomma non proprio gli ultimi venuti. Fin dalle battute iniziali i Leoni si mostrano molto meno freschi dei loro rivali storici, cui le riserve danno il giusto apporto di brillantezza atletica; Gurpegi, il più in palla dei centrocampisti, è isolato sulla fascia, quando al centro Orbaiz non ha più il passo per giocare a ritmi alti e Javi Martinez necessita visibilmente di una pausa. Mourinho con grande intelligenza sceglie di lasciare il possesso palla agli avversari, protegge la difesa con Pepe in posizione di mediano e imposta una partita basata sulle ripartenze rapide una volta riconquistato il pallone, cosa che avviene spesso a causa della lentezza della manovra basca e del confronto impietoso tra le due linee di centrocampo. La difesa zurigorri si trova dunque scoperta in molte occasioni e i tagli di Di Maria e Kakà prendono d’infilata i due centrali, esposti a delle brutte figure negli uno contro uno. L’azione del primo gol madridista è emblematica di quanto appena illustrato: Iraola sale ma l’Athletic perde palla, Di Maria viene immediatamente servito nello spazio lasciato vuoto dal terzino e con la sua velocità punta verso la porta tagliando fuori San José, poi è innegabile che Iraizoz sbagli come un principiante nell’uscire (l’argentino infatti era ancora in posizione troppo laterale per far male) e nel commettere un fallo evitabile in piena area. Rigore netto e Kakà non sbaglia. La reazione dei Leoni è confusa e lascia ancora più spazi al contropiede del Madrid, vicinissimo al gol due volte con Higuain (il suo tiro di prima da 40 metri dopo un’uscita di testa di Iraizoz, uscito di poco, sarebbe stato la fotocopia di quello di Stankovic allo Schalke) e altre due con un immarcabile Di Maria, mentre per i padroni di casa si segnalano solo una conclusione di Muniain parata senza problemi da Casillas e un tiro di Gurpegi che fa la barba al palo; aldilà delle occasioni, è però l’andamento generale del match a risultare sfavorevole ai biancorossi, che non danno mai l’impressione di poter prendere il sopravvento, anche se solo per pochi minuti, e rischiano di capitolare ogni volta che gli uomini di Mourinho decidono di accelerare. La ripresa inizia con David Lopez al posto di Gurpegi, scelta incomprensibile nonostante il cartellino giallo rimediato da Carlos nella prima frazione: togliere l’unico centrocampista apparso in partita per inserire un esterno senza cambio di passo è una mossa per me assurda, e non a caso la sostituzione non apporterà nulla al gioco dell’Athletic. I Leoni provano a pressare con maggior intensità, si guadagnano un paio di punizione dalla trequarti non sfruttate ma mostrano presto di non avere in mezzo al campo il ritmo necessario per infastidire il Madrid; quando poi il signor Clos Gomez decreta al 53’ un secondo rigore per un fallo di Castillo su Di Maria (il tocco c’è, l’argentino però cade come se qualcuno dalle tribune gli sparasse), realizzato con freddezza ancora da Kakà, la gara finisce con 40 minuti di anticipo. Poco dopo Toquero sfiora il 2-1 con un sinistro a lato dopo un buco dei centrali merengues, mentre al 69' non sbaglia Cristiano Ronaldo, entrato da otto minuti, che si beve San José e scarica in rete per il 3-0 definitivo.
Tralasciando l’inutile cronaca del resto della partita, credo sia opportuno concentrarsi sui problemi che la squadra sta palesando e che probabilmente la terranno fuori dalla prossima coppa UEFA. Delle formazioni in lotta per un posto europeo, infatti, l’Athletic è quella messa peggio, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale, minato da una serie di risultati sconfortanti. La cosa che più mi ha colpito della partita di sabato è stata l’assenza assoluta di carattere, per di più di fronte a una squadra piena di giocatori di seconda fascia e già rassegnata ad assistere alla vittoria blaugrana in Liga: se la famosa garra dei bilbaini, molto meno leggendaria di quanto si potrebbe pensare, non viene espressa in partite del genere, quando deve venire fuori? La mancanza di personalità di alcuni giocatori, Llorente su tutti, è quasi disarmante e fa il paio con una condizione atletica drammaticamente in calo. Sembra di assistere a un film già visto negli anni scorsi, con la squadra in lotta per l’Europa fino ai due terzi del campionato che si squaglia quando gli altri riprendono tono; se tre indizi fanno una prova, a questo punto è lecito sospettare dei metodi di preparazione scelti dall’allenatore, che peraltro ci mette sempre del suo ignorando anche un pur minimo turnover (esempio tratta dalla partita di sabato: sotto di tre gol a 20 minuti dal termine, perché non dare un po’ di riposo a Llorente?). Molti, troppi elementi hanno assoluto bisogno di tirare il fiato, e non a caso col Madrid i giocatori più brillanti fisicamente sono stati Toquero, che è stato fermo 3 settimane per infortunio, il redivivo Castillo e i soliti Muniain (che ha l’età verdissima dalla sua) e Gurpegi, un uomo che non si risparmia mai. Insomma, lo sprint per una piazza UEFA è stato appena lanciato, ma l’Athletic sta già arrancando e per spuntarla dovrà fare davvero un'impresa.

Le pagelle dell’Athletic.

Iraizoz 4: decide in negativo la partita con l’uscita senza senso che frutta il rigore del vantaggio madridista. Sembra in confusione, è spesso incerto e si avventura fuori dalla sua porta anche quando non dovrebbe: perché non dare almeno una possibilità a Raul, molto bravo nell’amichevole con il Celtic?
Iraola 5: gioca quasi di più nella metà campo avversaria che nella propria, segno che gli manca il fiato per fare entrambe le fasi, e nei buchi che lascia Di Maria sguazza a piacimento. E’ uno dei giocatori che più avrebbe bisogno di riposare, ma sembra che Caparros non contempli la possibilità di tenerlo fuori anche solo per un turno.
San José 4,5: lasciato solo di fronte agli inserimenti dei trequartisti avversari, mostra di non avere ancora la personalità e la classe per gestire determinate situazioni di gioco. Completa un pomeriggio da incubo facendosi saltare come un pivello da Cristiano Ronaldo in occasione del 3-0. Acerbo.
Ekiza 5: stesso discorso del compagno di reparto. Soffre tremendamente in campo aperto e non ha gli strumenti per leggere i contropiedi del Madrid in maniera ottimale. Una difesa di sbarbatelli può andare bene ogni tanto, ma contro certe squadre un po’ d’esperienza non guasterebbe.
Castillo 4,5: continua ad ogni partita a far aumentare le recriminazioni verso chi lo ha riportato a Bilbao. In difesa è un disastro e sul rigore è più che ingenuo: vero che Di Maria si lascia andare, ma con un arbitro che non aspetta altro come si fa a provare un intervento in scivolata in area? Un po’ meglio quando spinge, ma non mette due cross di fila. Rimandatelo a San Sebastian.
Gurpegi 6,5: nonostante venga confinato per l’ennesima volta sulla fascia, riesce a far sentire il suo peso a centrocampo pur con la spada di Damocle di un’ammonizione nei primissimi minuti. Spesso si accentra per dare una mano e non può coprire tutti i buchi, ma fa quel che può al massimo delle sue possibilità. La sua sostituzione è assolutamente dannosa (dal 46’ David Lopez 5: un fantasma che vaga per il campo, si vede solo quando va a battere le punizioni. Inutile).
Orbaiz 5: non ha più il passo per giocare a ritmi elevati e non riesce sia a contrastare che a cucire il gioco. Vederlo annaspare in mezzo al campo suscita una gran tristezza se si pensa al giocatore che fu, ma l’allenatore non sembra accorgersene. Largo ai giovani.
Javi Martinez 5: cotto come poche altre volte era capitato di vederlo. Viene surclassato dai centrocampisti blancos senza reagire e contribuisce a scoprire la difesa allungandosi e non rientrando in tempo. Pure lui necessita di una pausa, altrimenti rischia di finire la stagione sulle ginocchia (dal 61' Iturraspe 6: nella mezz'ora che disputa si mette in grande evidenza, a quando la promozione a titolare?).
Muniain 7: il migliore dei suoi, ed è indicativo che a svettare su tutti sia un ragazzino di 18 anni. Gioca senza timori reverenziali e costringe Ramos, non il primo che passa, a stare spesso sulle sue, obbligandolo peraltro al fallo sistematico quando prende palla. Gli manca ancora la conclusione, se lima questo difetto può diventare decisivo.
Toquero 6-: corre tanto come sempre ed è uno dei pochi a palesare una condizione fisica decente, peccato che sprechi l’opportunità di riaprire il match spedendo fuori il pallone del possibile 2-1 In ogni caso i suoi limiti sono noti e non gli si può chiedere di cantare e portare la croce. Utile (dal 78' Gabilondo s.v.) ...
Llorente 5: stretto nella morsa Albiol-Garay, aiutati sovente da Pepe, riceve pochi palloni giocabili e non incide. Mostra comunque scarso carattere e poca attitudine alla lotta, oltre a proseguire nella serie di partite senza segnare. Deve rifiatare, ma chi lo spiega a Caparros?

Caparros 5: prepara la partita male e la gestisce peggio. Piazzare Gurpegi sulla fascia toglie peso specifico al centrocampo e scopre il settore centrale, inoltre non convincono alcune scelte di formazione (Castillo su tutte). Non riesce a reagire al vantaggio madridista: non cambia nulla in avanti, dove Llorente è troppo isolato, aspetta il solito calcio piazzato che stavolta non arriva e finisce per perdere di goleada. La stagione ormai è avviata sui binari delle annate appena trascorse, cosa di certo non positiva. Il suo tempo a Bilbao sembra finito.

5 commenti:

  1. utente anonimo19 aprile 2011 21:30

    Ciao Edo,
    Concordo pienamente con tua analisi.
    Confermata,  nonostante i 3 punti, anche a Pamplona la stanchezza e mancanza di lucidità generale (Jokin in primis).
    Vorrei concordare anche sul titolo del post .....
    Daniele

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  2. Ciao Daniele, infatti io sono alquanto scettico per la qualificazione alla UEFA: le squadre che ci inseguono sono lì, a pochi punti di distanza, e la condizione fisica sta drammaticamente calando. Non sarà facile.
    Eheheh, grazie per la segnalazione, ora purtroppo mi tocca correggere il risultato...

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  3. utente anonimo20 aprile 2011 15:27

    continuo a pensare che l'allenatore giusto per questa squadra non sia uno che la faccia giocare bene perchè la qualità già c'è in alcuni uomini, ma uno che dia convinzione e soprattutto voglia di vincere SEMPRE, anche in queste partite....come hai detto bene tu edo all'Athletic andava bene l'1-1, e considerando che siamo in piena lotta uefa non ce lo possiamo permettere questo.....ma la cosa che più mi ha sconvolto è che Trevisani di Sky continuava a dire che Caparròs è un grande allenatore che è molto sottovalutato e che Llorente stava facendo una grande partita quando in realtà Nando era poco presente....
    panner39

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  4. Ciao Panner, io non ho Skyfo e francamente non seguo i suoi commentatori per scelta, comunque a sentire certi commenti sul forum non credo brillino per competenza sull’Athletic; di quello che dice Trevisani m’importa il giusto, lui guarderà 5 partite dei Leoni all’anno, nemmeno mi voglio mettere a criticarlo.
    Riguardo a quanto dici sull’allenatore non sono troppo d’accordo, nel senso che preferirei un mister che sappia coniugare gioco e risultati; di certo mi accontenterei anche di un grande motivatore, uno alla Luis Fernandez per restare in casa nostra. Uno del genere potrebbe essere Deshamps, peraltro basco francese, ma credo resterà un sogno. Ne sapremo di più quando ci saranno le candidature ufficiali per le elezioni presidenziali di giugno, giacché ogni candidato indica subito l’allenatore che vuole (per ora si prospetta una corsa a due tra Macua e il grandissimo Josu Urrutia, ex bandiera dell’Athletic); sicuramente il prossimo coach non sarà Valverde, che ha rinnovato con l’Olympiakos.

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  5. utente anonimo22 aprile 2011 00:47

    sicuramente hai ragione anche tu, un allenatore che sappia far giocare bene la squadra è sempre meglio, ma nel nostro caso mi sembra più necessario un allenatore alla Mourinho per intenderci, cioè uno che sappia far rendere al massimo il potenziale che ha pur non esprimendo gran calcio, che un allenatore (ma non ho l'esempio :D) che preferisca il bel calcio piuttosto che l'aspetto psicologico-motivazionale, che nel calcio secondo il mio modo di vederlo è la prima componente di una grande squadra
    panner39

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