(Foto Espnfc.com).
Dopo la roboante vittoria sull'Almeria (6-1 e partita chiusa dopo mezz'ora, ma va detto che gli avversari sono stati impresentabili) si è chiuso il girone di andata di questa Liga 2013/2014, ed è quindi giunto il momento del classico post riassuntivo di mezza stagione.
Fin qui il bilancio, va da sé, è assolutamente positivo: aldilà della classifica (quarta posizione con 2 punti di vantaggio sul Villarreal, quinto, e 6 sul Sevilla, settimo), rosea ben oltre ogni aspettativa, a lasciare piacevolmente sorpresi è senza dubbio la caratura complessiva dell'Athletic di Valverde, sia dal punto di vista del gioco che da quello della forza mentale. Txingurri sta svolgendo un lavoro eccelso sulla panchina biancorossa e questa sua seconda esperienza nel Botxo rischia di essere anche migliore della prima, cosa di cui ero il primo a dubitare. Il mio timore maggiore era che la squadra fosse stata irrimediabilmente prosciugata da un biennio, quello bielsiano, vissuto sempre alla massima velocità, nei momenti esaltanti come in quelli deprimenti; Valverde, invece, è riuscito nell'impresa di rigenerare il gruppo e di dargli convinzione e nuovi stimoli, mentre sul lato tattico ha mostrato intelligenza e non ha stravolto l'approccio di Bielsa, apportando però dei correttivi che sembrano aver funzionato.
Analizzerò adesso il rendimento dei giocatori reparto per reparto, mentre nello spazio riservato al mister descriverò più a fondo com'è cambiato l'Athletic del dopo-Loco.
Portieri: nelle ultime stagioni non gli ho mai lesinato critiche anche molto dure, ma non faccio fatica a scrivere chiaro e tondo che Gorka
Iraizoz sta giocando una delle sue migliori stagioni con la
zurigorri (forse addirittura la migliore insieme alla prima, tenendo comunque conto che ne manca metà). Sicuro tra i pali, ha commesso pochi errori e sembra aver ritrovato la fiducia mancatagli negli ultimi 3 anni, nonché l'appoggio di un pubblico che ora lo sostiene in modo compatto. Le buone prestazioni del navarro, tuttavia, non mi hanno fatto cambiare idea rispetto all'inizio della
temporada: per me il titolare dovrebbe essere
Iago Herrerin. Valverde, dopo aver dato una prima chance a Iraizoz, sembrava di questo stesso parere, ma è bastata una brutta partita del numero 13 contro il Celta (che peraltro non costò alcun punto, visto che l'Athletic la spuntò per 3-2) per farlo ritornare in panchina. Quando è stato chiamato in causa Iago ha alternato buoni interventi ad alcuni errori evitabili, dovuti soprattutto alla mancanza di esperienza in Primera, mostrando qualità interessanti e prospettive di miglioramento non trascurabili; in Copa del Rey, dove Txingurri lo schiera titolare, fin qui è stato positivo. Insomma, quest'anno sembra che l'Athletic abbia due portieri affidabili, e non è poco.
Difensori: la difesa è il reparto che ha fatto i progressi maggiori dall'anno scorso, anche perché è tutta la squadra che in fase di non possesso occupa meglio gli spazi e lascia meno buchi rispetto al passato. La coppia centrale, inamovibile, è formata da capitan
Gurpegi e
Laporte, col francese tra i protagonisti assoluti dell'ottimo girone di andata bilbaino: fisicamente straripante, fortissimo in marcatura e dotato di una tecnica di base da vero centrale moderno, Aymeric deve solo limare alcuni difetti legati all'età, in particolar modo la tendenza a voler sempre giocare il pallone anche in situazioni al limite, e sarà pronto per entrare nelle classifiche dei migliori difensori under 25 europei. Di certo un obiettivo anche troppo "basso" per lui, vista la personalità impressionante che lo caratterizza. Gurpegi è partito col freno a mano tirato, poi però è uscito alla distanza e adesso sta giocando molto bene. Lo ritengo ancora poco compatibile con Laporte, che avrebbe bisogno di un compagno in grado di guidarlo e di mostrargli il mestiere, cosa che un giocatore nato centrocampista come Carlos non può fare, ma finora la coppia ha funzionato mediamente bene, pur con qualche ombra di troppo in trasferta. La decisione di Valverde di puntare stabilmente su Gurpegi e Laporte ha penalizzato fortemente gli altri centrali, con il solo
San José, considerato la prima scelta dopo i titolari, ad aver accumulato un buon numero di presenze (16 totali tra campionato e coppa condite da 4 gol, prova che spesso Mikel è più efficace nell'area avversaria che nella propria);
Albizua (2 presenze),
Ekiza (1 presenza) ed
Etxeita, ancora in attesa di scendere in campo questa stagione, sono praticamente dispersi. Davvero paradossale è il caso di quest'ultimo: ritornato a Bilbao dopo quattro stagioni tra Cartagena ed Elche, durante le quali si è affermato come uno dei migliori centrali di Segunda, non è mai stato preso in considerazione da Valverde ed è finito ai margini del gruppo, venendo in pratica bocciato senza neppure la prova di una partita ufficiale. Dispiace veramente per questo ragazzo, bizkaino purosangue e gran tifoso dei Leoni, tornato per trionfare con la squadra dei suoi sogni e finito invece ad intristirsi tra panchina (poca) e tribuna (tanta). Probabile che almeno uno tra lui ed Ekiza, un altro passato da giocare spesso a non vedere mai il campo, se ne vada in prestito, anche perché non ha senso avere in rosa sei centrali per due sole competizioni. Devo però dire che la gestione di questo overbooking da parte di Txingurri non mi sta assolutamente convincendo, perché per far giocare un 34enne agli sgoccioli di carriera vengono sacrificati due elementi di valore e prospettiva... un peccato.
Per quanto riguarda le corsie laterali, a destra
Iraola è la solita sicurezza, e addirittura sta giocando anche meglio rispetto alle ultime stagioni, con la solita qualità in appoggio all'azione d'attacco accompagnata da un'applicazione difensiva molto più continua del solito; pressoché inamovibile, ha giocato 18 partite su 19 (17 dall'inizio), venendo sostituito in caso di bisogno da De Marcos (che, come sapete, non apprezzo particolarmente come terzino). A sinistra, invece,
Balenziaga ha superato le perplessità iniziali di Valverde e si è guadagnato la maglia da titolare, che sta onorando con prestazioni quasi sempre sopra la soglia della sufficienza; l'ex Real Sociedad non è un fenomeno, ma gli anni trascorsi a Valladolid lo hanno rafforzato dal punto di vista mentale e gli hanno anche lasciato in eredità un'incisività difensiva mai vista durante la sua prima tappa nell'Athletic, alla quale unisce sgroppate in avanti piuttosto efficaci. Bocciato al contrario il promettente
Saborit, giubilato dopo due partite così così, mentre l'esperimento di Laporte terzino spero che non si ripeterà in futuro, non tanto per il rendimento del francese come laterale, quanto per l'assurdità di far giocare sulla fascia il miglior centrale della rosa.
Centrocampisti: tutti aspettavano
Beñat, il figliol prodigo tornato a Bilbao dopo aver fatto fortuna in Andalusia, e invece l'uomo-copertina è diventato un altro, l'insospettabile
Mikel Rico. L'ex Almeria è un calciatore che sfugge alle classificazioni: non è un interdittore puro, non è un regista, non è un incursore che si preoccupa solo di attaccare a fari spenti l'area altrui; semplicemente è un ottimo calciatore, dotato di un gran senso della posizione e molto efficace in entrambe le fasi del gioco. Utilizzato inizialmente come alternativa ad
Iturraspe, si è invece imposto come ideale complemento del numero 8, del quale è sia fedele scudiero che riferimento imprescindibile per lo sviluppo delle trame offensive. Iturraspe, dicevamo: ecco un altro biancorosso che sta facendo passi da gigante con Valverde. Portato in prima squadra da Caparros e consacrato titolare da Bielsa, sotto la guida di Txingurri si sta esprimendo a livelli fantastici, interpretando alla perfezione il ruolo di mediano "di lotta e di governo", capace cioè sia di difendere che di far girare la squadra. Ander finalmente sta facendo vedere tutta la sua classe, espressa solo a tratti durante il biennio di Bielsa, e se dovesse proseguire con questa continuità di rendimento potrebbe anche fare qualche pensierino
brasileiro. A completare il trittico di centrali titolari c'è
Ander Herrera, ripresosi alla grande dopo un inizio di stagione fortemente condizionato dal tentativo di acquisto, non ancora chiarissimo, del Manchester United. La delusione per il mancato passaggio ad una delle squadre più prestigiose del mondo, sfumato quando tutto sembrava già deciso, ha condizionato in modo evidente l'inizio di Liga dell'ex Saragozza, apparso spesso impreciso, svagato e abulico, proprio come se non avesse la testa centrata sull'Athletic; un certo numero di panchine lo ha sicuramente spronato, e lui si è fatto trovare pronto quando Valverde ha deciso di riproporlo nell'undici titolare. Adesso Herrera gioca benissimo e, se solo riuscisse a segnare di più, sarebbe tra i trequartisti più devastanti del campionato. Per un centrocampista che cresce, ce n'è un altro che cala in maniera preoccupante: si tratta del già citato Beñat, passato nel giro di pochi mesi da salvatore della patria a oggetto semi-misterioso. Nessuno mette in dubbio le grandi qualità del ragazzo, tuttavia l'adattamento al modulo di Valverde non è ancora andato a buon fine, tanto che l'ex Betis sembra, ad oggi, un vero pesce fuor d'acqua; probabilmente le grandi aspettative createsi dopo il suo acquisto gli hanno messo addosso troppa pressione, però ci si aspettava comunque ben altro da lui. Va recuperato assolutamente, così come sarebbe auspicabile un maggior utilizzo di Erik
Moran, accantonato dal mister dopo la brutta prestazione col Celta a inizio campionato; il fatto che non sia prevista una sua cessione, neppure in prestito, è indicativo della stima dell'allenatore, tuttavia per un giovane come lui la prospettiva di non assaggiare mai il campo è peggiore di quella di trasferirsi ad una squadra più debole per trovare minuti.
Gli esterni, molto sollecitati dagli schemi di Valverde, finora hanno risposto presente e sugli scudi, in particolare, c'è senza dubbio
Muniain, tornato a mostrare grandi numeri (e anche qualche gol, storicamente il suo maggior tallone d'Achille) dopo una seconda annata bielsiana e un avvio di
temporada che avevano generato più di qualche dubbio sulla sua reale consistenza.
Susaeta è sempre il solito: giocatore intermittente e incostante se ce n'è uno, alterna partite (o tratti di esse) da funambolo ad altre in cui non lascia la minima traccia della propria presenza; il suo apporto in termini di reti e assist è comunque buono, e sono convinto che senza di lui l'Athletic sarebbe molto più prevedibile e sterile. A
Ibai, invece, il ruolo di dodicesimo uomo va sempre più stretto: il numero 11 ha infatti già segnato le stessi reti dell'intero anno scorso (4) e, soprattutto, si è spesso rivelato fondamentale con la sua capacità di trovare il fondo e mettere dentro cross fantastici per le punte (stupendi i suoi passaggi d'esterno destro, vero marchio di fabbrica della casa, sempre potenti e precisissimi); la forza del ragazzo di Santutxu è proprio quella di essere un'ala vecchio stampo all'interno di un campionato, per non dire di un calcio moderno, nel quale gli esterni sono secondo punte e trequartisti mascherati, che cercano sempre di rientrare per il tiro e l'assist, o terzini costretti a fare tutta la fascia come negli obbrobriosi 3-5-2 (falsi) che tanto vanno di moda in serie A. Un peccato che Ibai non possa giocare di più da titolare, un po' come sta capitando a
De Marcos, passato (apparentemente senza grossi problemi) da elemento imprescindibile per il centrocampo a 3 di Bielsa a riserva di lusso e jolly tuttofare. Ed è proprio l'estrema adattabilità, paradossalmente, a penalizzare Oscar, che sta giocando dappertutto e rischia quindi di beccarsi una labirintite a furia di cambiare continuamente posizione in campo; d'altra parte è difficile trovargli una collocazione in campo a causa delle sue caratteristiche molto particolari, perfette per il ruolo di incursore/corridore ritagliatogli su misura dal Loco ma poco adatte nel contesto di un gioco più tradizionale come quello di Valverde. De Marcos è stato comunque fondamentale a inizio stagione con alcuni gol pesantissimi segnati entrando a partita in corso, e questa funzione di "asso nella manica" da giocarsi nel secondo tempo per sparigliare le carte a parer mio gli calza a pennello, mentre resto dell'idea che la sua collocazione migliore in un undici iniziale sia quella di ala destra.
Attaccanti: passiamo adesso alla nota dolente del girone d'andata
zurigorri, ovvero l'attacco.
Aduriz, titolare per esperienza e meriti sul campo, fin qui ha deluso moltissimo: aldilà dei quattro gol segnati, davvero una miseria per un centravanti di razza come lui, a lasciare perplessi è lo scarsissimo peso sul gioco della squadra che ha avuto nella prima parte di stagione; abituati com'eravamo a vedere un Aritz lottatore e altruista, è stato difficile credere che quel fantasma che vagava in campo col numero 20 sulle spalle fosse proprio lui. Va detto che, nelle ultime uscite, l'ex Valencia ha mostrato qualche segnale di risveglio, ma a questo punto diventa prioritario capire se stia ancora scontando i postumi degli sforzi da mulo dell'anno scorso (che lo avevano portato, non a caso, a giocare una parte finale di Liga da dimenticare) o se abbia imboccato il viale del tramonto. Aduriz ha comunque giocato molto, anche perché le alternative non si sono finora rivelate completamente affidabili.
Kike Sola, il più atteso, in pratica non ha mai giocato a causa di un infortunio muscolare, inizialmente ritenuto di poco conto ma che, tirando le somme, lo ha tenuto fuori da fine agosto a dicembre; il navarro è rientrato adesso e ovviamente ha bisogno di tempo per ritrovare il ritmo partita, però ha caratteristiche interessanti che, a mio modo di vedere, ben si sposano con il lavoro richiesto alla punta centrale da Valverde, per cui lo aspetto con curiosità alla prova del campo. Ad aver beneficato dell'assenza di Sola è stato
Toquero, passato dal ruolo di terzo incomodo (vicino all'addio in estate) a giocare quasi quanto l'intera stagione scorsa. Come sempre l'apporto di Gaizka in termini di gol è stato trascurabile (zero reti fatte, ma anche tanta sfortuna: un paio avrebbe potuto tranquillamente segnarle), però gli va reso atto di essersi fatto trovare prontissimo e di aver conquistato Valverde con la sua capacità di pressare chiunque per 90 minuti; non a caso, Txingurri ha promosso titolare il vitoriano contro il Barcellona, azzeccando la mossa e portando a casa la vittoria anche grazie alla gran partita del numero 2. Menzione finale per il canterano
Guillermo, che ha esordito in prima squadra vista l'assenza momentanea di Aduriz e Sola: il bilbaino ha confermato di essere una punta mobile, veloce e tecnicamente interessante, forse ancora un po' acerba fisicamente per la Primera ma di sicuro avvenire. Per il momento è bene lasciarlo maturare al Bilbao Athletic (fin qui 11 gol in 14 presenze con i
cachorros), ma di certo ne risentiremo parlare a breve termine.
L'allenatore: sostituire un maestro della panchina, autore per di più di una delle stagioni più esaltanti dell'intera storia dell'Athletic, era un'impresa che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Per questo motivo Urrutia, presidente criticabile (come tutti, del resto) ma innegabilmente capace, ha deciso di richiamare a casa Ernesto
Valverde, che proprio a Bilbao aveva mosso i primi passo da allenatore, prima alla guida del
filial e poi della prima squadra: solo un uomo con una profonda conoscenza dell'ambiente e già rispettato dalla tifoseria, questo il ragionamento di Urrutia, avrebbe infatti potuto raccogliere l'eredità del Loco senza correre il rischio di spaccare l'ambiente in caso di risultati negativi. Un'intuizione, inutile dirlo, rivelatasi assolutamente felice. Il Valverde rientrato in Bizkaia otto anni dopo la sua ultima panchina biancorossa è un tecnico molto diverso rispetto a quella prima, positiva esperienza come allenatore nel calcio professionistico; con una bacheca di tutto rispetto (finale di UEFA raggiunta alla guida dell'Espanyol, 3 titoli greci e due coppe nazionali con l'Olympiakos), un solo esonero (in un Villarreal agli inizi della crisi che avrebbe portato il club in Segunda) e un'ultima stagione trascorsa sulla panchina del Valencia, preso in cattive acque e portato a sfiorare il quarto posto, Txingurri si è presentato a Lezama carico di un bagaglio di esperienze importanti, che lo hanno condotto a ripensare alcuni aspetti della concezione tattica che aveva a inizio carriera. Come allenatore dell'Athletic Ernesto stupì tutti per il gioco arioso e iper-offensivo, con una filosofia riassumibile nel vecchio adagio "segniamone uno in più degli altri"; scelta condivisibile, anche perché il pacchetto arretrato di quella squadra era formato da gente che, lo dico con tutto il rispetto e l'affetto del mondo, nella rosa attuale difficilmente troverebbe spazio nella partitella del mercoledì. Quell'approccio sfrontato e spettacolare portò a grandi risultati (quinto posto il primo anno, semifinale di Copa del Rey il secondo), anche se la scarsa esperienza del tecnico si palesò in alcuni momenti topici, come in occasione dell'eliminazione contro l'Austria Vienna in UEFA e, soprattutto, della sconfitta nella già menzionata semifinale di Copa col Betis, gara gestita malissimo e che, in caso di vittoria, ci avrebbe spalancato le porte di una finale più che abbordabile con l'Osasuna. Il Valverde attuale ha fatto ovviamente tesoro degli errori del passato e si presenta come un tecnico molto equilibrato, che cura al meglio entrambe le fasi e, pur restando amante del gioco d'attacco, ha compreso l'importanza di una difesa solida e sa adattarsi alle caratteristiche di ogni singola partita, mentre qualche anno fa la mancanza di elasticità tattica rappresentava il suo peggior difetto. Txingurri, inoltre, è uomo e allenatore intelligente, dunque è stato ben attento a non stravolgere la lezione tattica di Bielsa e si è limitato a correggere quegli aspetti che lo convincevano poco. Spazio dunque alle sovrapposizioni, ai tagli e alle triangolazioni in avanti, ma senza l'ossessione della profondità ad ogni costo: la squadra palleggia di più a centrocampo e cerca la verticalizzazione solo in determinate occasioni, cosa che rende la manovra più prevedibile ma evita quei contropiedi spesso letali per l'Athletic del Loco. La novità principale riguarda però la fase difensiva, dove è stata abbandonata la peculiare marcatura "a uomo nella zona" del tecnico argentino, causa principale delle voragini che talvolta si aprivano nella retroguardia biancorossa, per un ritorno ad una più efficace marcatura a zona pura. Insomma, il Valverde-bis si sta caratterizzando per pragmatismo,
garra (come dimenticare le rimonte di pura rabbia di inizio stagione?) e applicazione difensiva, senza tuttavia smarrire la via maestra del gioco frizzante che tanto piace al mister. I risultati sono dalla sua parte, la squadra sembra rigenerata (basti pensare al rendimento attuale di alcuni giocatori, Iturraspe e Muanian su tutti, paragonato a quello della passata stagione) e il San Mamés è tornato ad essere un fortino inespugnabile (fin qui, 8 vittorie e 2 pareggi in Liga e 2 vittorie in Coppa): in tutta sincerità, chi lo avrebbe detto ad agosto?
PS Negli ultimi tempi, come avrete notato, non riesco più a pubblicare i post dopo le partite dei Leoni. Questo perché sono portato, per forma mentis e abitudine, a scrivere parecchio e ad analizzare i match in modo piuttosto approfondito, cosa che lo scarso tempo attualmente a mia disposizione mi consente solo in rari casi. Dato che, però, non mi piace lo stato di abbandono in cui spesso versa il blog, ho deciso che d'ora in avanti posterò sempre dei brevi articoli sugli incontri dell'Athletic, riservandomi più spazio per quelli maggiormente significativi (oppure scrivendo di più quando ne ho il tempo). Spero che gradirete!