lunedì 9 febbraio 2015

22a giornata: Athletic 2-5 Barcelona.


Mikel Rico subito dopo aver segnato l'1-2 (foto Athletic-club.eus).

Athletic Club: Iraizoz; De Marcos, Etxeita, Laporte, Balenziaga (51' Aurtenetxe); San José, Mikel Rico; Susaeta (68' Beñat), Unai López, Muniain (77' Gurpegi); Aduriz.
FC Barcelona: Bravo; Dani Alves (68' Adriano), Piqué, Mathieu, Jordi Alba; Busquets, Xavi (73' Rafinha), Rakitić; Neymar, Suárez (79' Pedro), Messi.
Reti: 15' Messi, 26' Suárez, 59' Mikel Rico, 62' De Marcos (ag), 64' Neymar, 66' Aduriz, 86' Pedro.
Arbitro: Mateu Lahoz (Colegio Valenciano).
Note: espulso al 74' Etxeita (A) per gioco violento.

Se nella tua squadra ci sono tre dei primi cinque attaccanti del mondo, e uno di questi tre è pure il miglior giocatore del pianeta, per vincere ti basta che almeno uno di loro sia in serata: il calcio, in fondo, è un gioco semplice. Ieri sera, per sfortuna dell'Athletic, Messi, Neymar e Suárez hanno sfoderato una prestazione impensabile per il 99% degli esseri umani che, per passione o per lavoro, passano 90 minuti ogni tanto dando pedate a un pallone. E il Barça, chiaramente, ha vinto. Sta tutta qua l'essenza della partita, anche se uno di quei siti che stanno rendendo irrespirabile la blogosfera calcistica potrebbe menarla per qualche pagina con l'analisi tattica di ogni movimento, diagonale, sovrapposizione, eccetera visti ieri al San Mamés.
I Leoni hanno interpretato il match come meglio non avrebbero potuto fare, soprattutto in un primo tempo nel quale hanno cercato di rimanere corti e compatti e hanno pressato benissimo, confondendo le idee agli avversari e impedendo loro di palleggiare come al solito in uscita dalla difesa. Il gol fortunato di Messi (punizione, peraltro inesistente, deviata dalla barriera) ha chiaramente mandato all'aria i piani degli zurigorri, che però hanno mantenuto la calma e sono riusciti a rendersi pericolosi senza mostrare troppo il fianco ai catalani. Purtroppo il calcio vive anche di episodi: Bravo ha tirato fuori dal cilindro una risposta di puro istinto su una deviazione in spaccata di Aduriz, dopodiché Suárez è andato a bersaglio a coronamento di un contropiede da manuale della squadra di Luis Enrique (facilitato da uno dei pochi errori di posizionamento del blocco difensivo biancorosso). Il palo colpito dal solito Aduriz in chiusura ha certificato una volta di più come la serata non fosse delle più favorevoli ai bilbaini. Nella ripresa è successo di tutto, complice il calo fisiologico di un Athletic non più in grado di pressare e chiudere con la stessa efficacia dei primi 45'. Mikel Rico ha accorciato le distanze al 59' (da applausi il filtrante di Unai López), ma il Barça si è portato sul 4-1 con una sfortunata deviazione di De Marcos su tocco di Messi e con una splendida azione di rimessa (palla sanguinosa persa da Muniain) finalizzata da un Neymar in gran serata. Due minuti dopo la rete del brasiliano, Aduriz ha rimesso i suoi in partita con una conclusione secca che ha sorpreso Bravo sul suo palo, ma ogni tentativo di rimonta zurigorri è stato vanificato dall'espulsione (un po' esagerata) di Etxeita per una brutta entrata su Suárez. Il sipario è calato definitivamente con il quinto e ultimo gol culé firmato da Pedro, anche se nell'occasione il 90% del merito è stato di un Messi fantascientifico: vedere per credere il suo tener palla insistito, tra finte e dribbling nel cuore della difesa dell'Athletic, finalizzato solo ad aspettare l'inserimento di Busquets dalla seconda linea. Uno spettacolo, sottolineato nell'occasione dai meritatissimi applausi del San Mamés.
Il punteggio è stato forse ingeneroso, anche se la vittoria del Barcelona è assolutamente meritata. I Leoni, in ogni caso, possono essere soddisfatti: se avessero sempre mostrato l'atteggiamento di ieri sera, di certo adesso la classifica sarebbe molto diversa. Non è troppo tardi, comunque, e gli uomini di Valverde devono cominciare a dimostrarlo già da mercoledì, quando scenderanno in campo contro l'Espanyol per l'andata della semifinale di Copa del Rey.

Promossi e bocciati: in generale tutta la squadra, tranne un paio di eccezioni, è stata sopra la sufficienza. Iraizoz forse è stato poco reattivo in occasione della punizione deviata dello 0-1, poi però ha pareggiato i conti con una parata clamorosa su colpo di testa di Suárez. Etxeita e Laporte hanno retto sostanzialmente bene, così come la diga San José-Mikel Rico davanti a loro (imprescindibile specie quando la squadra andava a pressare nella trequarti del Barça). Se Aduriz è stato commovente per impegno e abnegazione, Unai López ha avuto momenti di gran calcio: bravissimo nella gestione del possesso, ha perso pochi palloni e ha fornito un paio di assist sontuosi (da grandissimo giocatore il filtrante per Aritz da cui è nata la rete di Mikel Rico).
Dietro la lavagna solo Balenziaga e Muniain. Il primo, sostituito al 51' da un buon Aurtenetxe causa infortunio (almeno sembra), è stato letteralmente fatto a fettine dalle folate offensive di Messi e co. Muniain continua a essere a metà del guado: spiace dirlo, ma non sta mantenendo le grandissime promesse dell'esordio. A quel tempo in pochi gli avrebbero preferito Griezmann, e invece il francese ora è un giocatore fatto, pur con notevoli margini di miglioramento, mentre Iker è rimasto al palo. A lui dimostrare che questo giudizio è sbagliato.

venerdì 6 febbraio 2015

L’Athletic e l’Italia: una storia europea.


Carlos García e Lacruz contro Del Piero, Athletic Club-Juventus 0-0 del 21 ottobre 1998 (foto aupaAthletic.com).

di Igor Igor Santos Salazar, Peña Leones Italianos

La storia dell'Athletic è legata a doppio filo alla storia stessa del calcio europeo. Non solo perché la squadra di Bilbao vide la luce sotto l'influsso, persino nel nome della società, del calcio inglese (basti ricordare come la sua maglia prenda i colori del Southampton e come molti dei suoi primi giocatori e allenatori furono inglesi) o perché sono ormai due le finali europee giocate (e perse...), ma anche per la fama internazionale della sua utopistica filosofia, della sua "eresia", come l'ha recentemente definita Gianni Mura, uomo molto sensibile alle tradizioni e alle diverse culture del calcio.
E in questo rapporto inesauribile dell'Athletic tra le proprie radici nella terra basca e la sua apertura all'Europa, l'Italia occupa un luogo più significativo di quel che si potrebbe pensare. Infatti, nonostante la prima sfida contro una squadra italiana risalga al novembre del 1976 (ben vent'anni dopo il debutto ufficiale dell’Athletic in competizioni continentale a Porto), da allora (si era nel terzo governo Andreotti) la fortuna dei sorteggi ha voluto che gli zurigorri incontrassero altre sette volte squadre italiane. Quasi quarant'anni di sfide che hanno portato l'Athletic in giro per lo stivale da Torino a Napoli e da Genova a Milano e Parma, per un totale di 15 partite (8 a Bilbao e 7 in Italia) tra Coppa Uefa, Champions ed Europa League. Soltanto le sfide contro squadre inglesi (non poteva essere diversamente) superano quella statistica (18 partite).
Quasi quarant'anni, dunque, separano il gol di Capello a San Mamés (effimero vantaggio rossonero) da quello di Ibai al Napoli nel "nuovo" San Mamés. Un periodo lungo abbastanza per offrire alcune tra le più ricordate (e rimpiante) storie dell'Athletic, prima tra tutte il gol di Bettega nella finale di ritorno della Coppa Uefa del 1977.
Gli episodi sono tanti. I giocatori protagonisti sono nomi indimenticabili della storia dell'Atheltic e del calcio europeo: Capello e Rivera eliminati all’88’ da un rigore segnato a San Siro; la doppietta di Andrinua contro la Vecchia Signora (Bilbao, ottobre 1988), resa inutile dal 5 a 1 dell'andata (la doppietta, là, fu merito di Laudrup). La vittoria a Marassi contro la Sampdoria di Klinsmann, Montella, Verón e Mihajlovic, l'unica, sino a oggi, in terra italiana (1 a 2). E ancora i pareggi contro la Juve di Zidane e Del Piero in Champions (gol di Guerrero al Delle Alpi), le sfide contro il Parma, sempre sconfitto a Bilbao, prima da Ziganda, dieci anni più tardi, con Valverde in panchina, grazie ai gol di Gurpegi e Del Horno.
In tutte queste storie, è Torino la città più volte visitata dal club e dai suoi tifosi (1977, 1988 e 1998). E la capitale sabauda ci attende ancora, diciassette anni più tardi, per rendere visita per la prima volta alla sponda granata della pedata cittadina. Un altro classico del calcio europeo. Un'altra partita dell'Athletic in Europa. Un'altra sfida nell’Italia. Un altro tassello della nostra centenaria storia. Eup!

Tabella 1. Cronistoria
Data
Competizione
Turno
Partita
Risultato
24/11/1976 Uefa 76/77 1/8 Athletic-Milan 4:1
08/12/1976 Uefa 76/77 1/8 Milan-Athletic 3:1
04/05/1977 Uefa 76/77 Finale Juventus-Athletic 1:0
18/05/1977 Uefa 76/77 Finale Athletic-Juventus 2:1
26/10/1988 Uefa 88/89 1/16 Juventus-Athletic 5:1
09/11/1988 Uefa 88/89 1/16 Athletic-Juventus 3:2
22/11/1994 Uefa 94/95 1/8 Athletic-Parma 1:0
06/12/1994 Uefa 94/95 1/8 Parma-Athletic 4:2
16/09/1997 Uefa 97/98 1/32 Sampdoria-Athletic 1:2
30/09/1997 Uefa 97/98 1/32 Athletic-Sampdoria 2:0
21/10/1998 Ch. L. 98/99 Gruppi Athletic-Juventus 0:0
04/11/1998 Ch. L. 98/99 Gruppi Juventus-Athletic 1:1
21/10/2004 Uefa 04/05 Gruppi Athletic-Parma 2:0
19/08/2014 Ch. L. 14/15 Preliminare Napoli-Athletic 1:1
27/08/2014 Ch. L. 14/15 Preliminare Athletic-Napoli 3:1

Tabella 2. Riassunto
Gare
Vinte
Pareggiate
Perse
GF
GS
Casa 8 7 1 0 17 5
Trasferta 7 1 2 4 8 16
Totale 15 8 3 4 25 21

lunedì 2 febbraio 2015

21a giornata: Levante 0-2 Athletic.


Aduriz dopo il primo gol: il numero 20 è stato ancora decisivo (foto Athletic-club.eus).

Levante UD: Mariño; Morales, Vyntra, El Adoua, Juanfran; Camarasa, Simão Mate (46' Diop); Xumetra, Víctor Casadesús, Ivanschitz (56' Uche); David Barral (70' Rubén García).
Athletic Club: Iraizoz; Iraola (90' Etxeita), Gurpegi, Laporte, Balenziaga; Iturraspe, Mikel Rico, De Marcos; Unai López (46' Susaeta), De Marcos, Muniain (78' San José); Aduriz.
Reti: 49' e 90' Aduriz.
Arbitro: Hernández Hernández (Colegio Canario).

Per una squadra abbacchiata e con evidenti problemi di fiducia, l'unica cura possibile è ritrovare la vittoria: un vecchio adagio la cui validità è stata ridimostrata negli ultimi quattro giorni dall'Athletic. Ai Leoni, che non ottenevano un successo in campionato da novembre, passare il turno in Coppa giovedì scorso è indubbiamente servito per acquisire un minimo di convinzione in più rispetto alle ultime, miserrime esibizione nella Liga, e tanto è bastato per ottenere una vittoria al Ciutat de Valencia che vale tanto oro quanto pesa.
Intendiamoci, il paziente è lungi dalla completa guarigione: nel primo tempo gli zurigorri, dopo un inizio promettente (e una traversa clamorosa colpita da Muniain), si sono progressivamente spenti, vittime delle proprie paure prima ancora che delle offensive del Levante. Volenterosi ma con ben poca qualità media, gli uomini di Alcaraz sono comunque riusciti a creare almeno un paio di buone occasioni da rete, tutto ciò mentre i biancorossi non riuscivano a servire un solo pallone decente a uno dei migliori centravanti del campionato. Valverde, a dirla tutta, ci ha messo del suo con la formazione iniziale: se il cambio Gurpegi-Etxeita era motivato (Xabi, diventato padre sabato, non aveva riposato molto), sinceramente non si capisce perché insistere con Unai López a destra, dov'è fuori dal gioco e non riesce a incidere, o per quale motivo non riproporre il positivo Beñat visto contro il Málaga. Per fortuna Txingurri, da tecnico intelligente qual è, ha rimediato all'intervallo, inserendo Susaeta per il giocane cachorro; è bastata questa semplice mossa per dare una scossa a tutta la squadra, scossa che peraltro ha avuto effetti immediati sulla partita. Prima lo stesso Susaeta è andato a pochi centimetri dal gol, con Mariño a fermare sulla linea il pallone calciato da Markel, quindi Aduriz ha firmato il vantaggio bilbaino con un'azione da mostrare a tutti i giovani con velleità da centravanti: perno sul difensore, controllo spalle alla porta di destro e girata vincente di sinistro. Una rete da applausi, che ha mostrato ancora una volta come l'Athletic dipenda in maniera viscerale dal suo numero 20. Trovato il vantaggio, i Leoni hanno giocato con più tranquillità e hanno sfiorato il raddoppio con Muniain, che si è divorato un gol fatto con un colpo di testa sciagurato. Non chiudere il match è stato senza dubbio l'aspetto più negativo del secondo tempo, in quanto il Levante nel finale è cresciuto ed è andato vicino al pareggio; per fortuna Iraizoz, in grande spolvero, ha salvato due volte in rapidissima successione su Xumetra e Rubén García. La seconda rete biancorossa è arrivata proprio al 90' col solito Aduriz, premiato stavolta da un filtrante di lusso di un ottimo Susaeta, ed è servita per evitare il prevedibile arrembaggio finale dei padroni di casa.
A Bilbao si torna a respirare, dunque. Adesso è necessario dare continuità alle prestazioni e ai risultati, perché la zona "calda" della classifica è ancora pericolosamente vicina. La prossima partita col Barça sarà proibitiva, ma provarci è d'obbligo.

venerdì 30 gennaio 2015

Ritorno dei quarti di finale di Copa del Rey: Athletic 1-0 Málaga.


Finalmente a Bilbao si torna a festeggiare... (foto Athletic-club.eus).

Athletic Club: Iago Herrerín; Iraola, Etxeita, Laporte, Balenziaga; Beñat (85' Iturraspe), San José, De Marcos (71' Rico); Susaeta, Aduriz, Muniain (91' Ibai)
Málaga CF: Ochoa; Rosales, Angeleri, Weligton, Antunes; Horta (65' Castillejo), Camacho, Recio (77' Duda), Juanmi (64' Samuel); Amrabat, Javi Guerra.
Reti: 48' Aduriz.
Arbitro: Velasco Carballo (Madrid).

Nella sera più importante, finalmente, la resurrezione. Quella di ieri è stata una grande prova, e l'aspetto più positivo è che i giocatori sono riusciti a offrirla proprio al momento giusto. Corti, cattivi, decisi: i Leoni si sono guadagnati meritatamente la semifinale di Copa del Rey, la numero 45 della loro storia. Ora c'è solo l'Espanyol a separarli dalla 36esima finale, traguardo importantissimo anche nell'ottica di una qualificazione europea ormai quasi impossibile da raggiungere attraverso la Liga.
Valverde ha dimostrato di essere ancora lucido e ha proposto una formazione convincente: fuori Iturraspe, dentro Beñat nel suo vero ruolo, quello di regista arretrato, con un mediano puramente difensivo come San José a fargli da scudiero. Mikel Rico è stato sacrificato (può comunque giocare più avanzato, dove ieri c'era De Marcos), ma la mossa è servita a dimostrare come l'ex Betis sia in grado di esprimersi ai livelli che gli competono quando viene messo in condizione di farlo. La giocata del gol, non a caso, è nata da un contropiede condotto in modo magistrale dal numero 7, rapido nell'avanzata e in grado di regalare un passaggio a Susaeta perfetto per precisione e tempistica. Buonissime anche le prestazioni di Muniain e Susaeta, da me segnalati tra i peggiori della stagione nello scorso post, e grande la sicurezza data da Iago alla difesa. È da queste indicazioni che si devono gettare le basi per risalire in campionato, dove la situazione inizia a farsi delicata; serve una striscia di risultati utili per allontanarsi dalle secche della bassa classifica e occorre iniziare subito a far punti, partendo dalla cruciale partita di domenica prossima con il Levante.
L'atteggiamento è stato l'altro aspetto positivo della serata oltre al risultato: da tempo non si vedeva una squadra così attenta, concentrata e convinta dei propri mezzi. Il fatto di non aver subito gol non potrà che dare un'ulteriore spinta al morale degli zurigorri, che ieri sono tornati ad essere pure fortunati; il Málaga, infatti, un gol lo aveva pure segnato, ma l'arbitro ha deciso di annullarlo per un fuorigioco che in realtà non era di Javi Guerra, l'autore della rete, ma di Juanmi. Giocata dubbia che ha premiato l'Athletic, un ulteriore segno dell'inversione di tendenza rispetto al recente passato. Ai biancorossi non mancano i giocatori di spessore, questo è chiaro. Serve solo un'iniezione di fiducia, proprio quella che potrebbe avere rappresentato la vittoria di ieri.

mercoledì 28 gennaio 2015

A metà del guado.


Ander Iturraspe: passo indietro notevole per lui quest'anno (foto Zimbio.com).

Archiviato il girone di andata della Liga 2014/2015 dopo la partita con il Villarreal (sconfitta per 2-0, la decima della stagione in campionato), la domanda è una sola: è la fine di un periodo orribile o l'inizio di qualcosa di peggiore? La domanda, con il terzultimo posto che dista solo 4 punti dopo il pareggio di domenica col Malaga, non è banale. La storia del calcio è piena di buone squadre che, rimaste impantanate nei bassifondi della classifica senza un vero motivo, non sono più riuscite ad uscirne: giornata dopo giornata i margini di recupero si assottigliano, ma la consapevolezza di essere più forti (in teoria) dei diretti concorrenti non fa scattare in tempo l'allarme rosso. E il destino è la retrocessione.
Purtroppo, e lo dico toccando ferro, sto riscontrando un atteggiamento simile anche a Bilbao. La squadra non vince in campionato dal 29 novembre, il gioco latita, i protagonisti della splendida cavalcata dell'anno scorso sono desaparecidos, eppure in pochi si stanno preoccupando di quello che potrebbe essere il finale più amaro di sempre nella storia dell'Athletic. Le squadre dietro i Leoni sono ancora molte e il tempo per tirarsi fuori dalle secche non manca, tuttavia l'inerzia con cui l'ambiente sta attendendo un deciso cambio di passo inizia ad essere inquietante.
E dire che il peggio sembrava passato, come scrivevo con poca lungimiranza un paio di mesi fa. Le quattro vittorie in cinque partite tra ottobre e novembre avevano rimesso in carreggiata la squadra, ma sono bastati alcuni risultati negativi (e pure sfortunati, su tutti la sconfitta casalinga contro l'Atlético Madrid) per toglierle tutte le certezze faticosamente messe insieme dopo la partenza a rilento e l'eliminazione dalla Champion's League. Il bilancio di questa prima parte della stagione, dunque, è ampiamente negativo.

Da salvare: poco, pochissimo. Il terzo posto nel girone di Champion's è servito quantomeno per approdare in Europa League, ma alla luce delle enormi difficoltà della squadra l'impegno continentale potrebbe anche rivelarsi controproducente. Il cammino in Copa del Rey fin qui è stato positivo a livello di risultati, anche se le prestazioni della squadra sono state tra lo sciatto e il deprimente, con l'eccezione della vittoria per 4-2 a Vigo che spicca sulla mediocrità generale (scarsissimo il doppio confronto con l'Alcoyano, da dimenticare il ritorno con il Celta); la partita di giovedì con il Malaga, decisiva per il passaggio in semifinale, sarà il primo degli snodi cruciali della seconda parte della stagione. A livello di singoli, Etxeita è stato probabilmente l'unica nota davvero lieta, anche se un infortunio lo ha fermato nel momento migliore. Alcuni buoni sprazzi dei giovani (Unai López, Guillermo, Aketxe, Williams) non possono essere sufficienti per salvare la baracca. Dei "vecchi", gli unici a confermarsi sui livelli della scorsa temporada sono stati Mikel Rico, che però predica nel deserto, De Marcos, sempre a disposizione e utilissimo grazie alla sua duttilità, e l'unico centravanti in rosa degno di questo nome, Aritz Aduriz.

Da buttare: tutto o quasi. In primis, il gioco, involutosi in maniera incredibile nell'arco di pochi mesi. L'Athletic, che l'anno scorso faceva del ritmo inferocito, del pressing ossessivo e della velocità delle combinazioni a terra i suoi punti di forza, si è trasformato in una squadra lenta, prevedibile e con pochissima garra. Inoltre gli avversari conoscono a memoria la disposizione tattica dei giocatori e il modo in cui interpretano le partite, e la mancanza del famigerato plan B (un problema che risale alla prima stagione di Bielsa) è un ritornello che sa tanto di coazione a ripetere. I migliori elementi biancorossi, dal canto loro, hanno fatto ben poco per invertire la tendenza al ribasso. Iturraspe è sembrato il cugino scarso dell'uomo che fu la chiave di volta per il raggiungimento del quarto posto: lento e confuso, con le sue dolorosissime perdite di palla in transizione offensiva ha causato alcune delle sconfitte più pesanti del girone di andata. Se il numero 8 è stato il simbolo dello smarrimento zurigorri, i suoi compagni non sono stati certo migliori di lui. Svagato e poco pugnace Laporte, in perenne difficoltà il pur volenteroso Balenziaga, in fisiologico declino Gurpegi e Iraola, troppo altalenante Iraizoz... La palma di peggiori va però a Muniain e Susaeta, due autentici ectoplasmi per i quali andrebbe allertata Federica Sciarelli. Trascurabile pure l'impatto del nuovo acquisto Borja Viguera, a un primo giudizio ancora inadatto alla Primera, mentre continua il personale calvario bilbaino di Beñat, irriconoscibile rispetto ai tempi del Betis e per il quale si profila un addio come soluzione agli enormi problemi di adattamento. Il fallimento del numero 7 nel ruolo di Ander Herrera rappresenta una spiegazione alle difficoltà di sviluppo del gioco della squadra, anche se sarebbe ingeneroso dare a lui tutta la colpa. E qui entra in ballo Valverde, che è stato a dir poco insufficiente nella gestione della rosa e nella ricerca di un'alternativa al solito 4-3-3/4-2-3-1. Uscito di scena Herrera, Txingurri ha continuato imperterrito a riproporre il suo schema di fiducia senza cercare nuove vie: una strategia rischiosa e avara di risultati, peraltro difficile da correggere in corsa (inserire ora un nuovo modulo sarebbe complicato). Lungi da me invocare un esonero, ma l'assenza di una reazione della guida tecnica di fronte ai continui rovesci dell'Athletic è preoccupante. Sembra quasi che Valverde sappia già che non continuerà il suo percorso sulla panchina biancorossa... cosa che, comunque, non giustificherebbe una sua eventuale perdita di interesse. Mi rifiuto di credere che a Ernesto non importi del club della sua vita, dunque spero che sia lui a svegliarsi per primo dal torpore diffuso che aleggia dalle parti del Botxo.

Prospettive a breve termine: aldilà delle voci di mercato su Monreal (un classico) e Illarramendi (il giocatore sembra poco convinto), serve indubbiamente un cambio di mentalità. Una vittoria potrebbe sbloccare la squadra com'era già successo nel girone di andata, dopo però servono continuità e consapevolezza (dei propri mezzi, certo, ma anche della vicinanza alla zona pericolosa) per tirarsi al più presto fuori da guai. Da parte mia, ho abbandonato il "nuovo" layout per tornare alla vecchia grafica del blog: un po' perché non ero convinto, un po' per pura scaramanzia. Serve anche questa in momenti del genere!

lunedì 1 dicembre 2014

DEP Jimmy.


Oggi niente cronaca. Dopo quanto successo ieri a Madrid, parlare di calcio (nonostante la vittoria a Getafe) non ha senso, almeno per me.
16 anni dopo il brutale assassinio di Aitor Zabaleta, un pacifico tifoso della Real Sociedad pugnalato al cuore nei pressi del Vicente Calderón nel 1998, il Frente Atlético ieri è tornato ad uccidere. La vittima è Francisco José Romero Taboada "Jimmy", gallego e membro dei Los Suaves, frangia dei Riazor Blues del Deportivo la Coruña. Un membro di un altro dei popoli odiati dai neofranchisti e un esponente di un gruppo di sinistra: il nemico perfetto. Dopo essere stato colpito alla testa, è stato gettato nel Manzanarre gelato ed è morto per un arresto cardiorespiratorio. Aveva due figli, uno dei quali di 4 anni.
Lascio ai giornalai e ai vari pennivendoli le cronache degli scontri (concordati via Whatsapp, a quanto si dice), le speculazioni sui partecipanti (i Bukaneros del Rayo hanno negato ogni coinvolgimento, ad esempio) e le dotte riflessioni su un fatto del tutto evidente, ovvero che il calcio funziona da valvola di sfogo per tensioni sociali ormai oltre il livello di guardia. Nonostante la morte di Jimmy, nessun editorialista si sentirà di fare un passo indietro. Lo faremo noi tifosi decerebrati anche per loro. Di seguito, il comunicato della Peña Leones Italianos. Non ho altro da aggiungere.

La Peña Leones Italianos condanna la vile esecuzione, perché di questo si tratta, di stampo fascista perpetrata dal Frente Atlético, un gruppo che tuttora imperversa nel calcio spagnolo nonostante la chiara ideologia neonazista e gli atti gravissimi di cui si è reso responsabile nel tempo. Desideriamo inoltre porgere le nostre più sincere condoglianze alla famiglia e agli amici di Jimmy e a tutta la tifoseria del Depor in questi giorni di lutto. Il nostro profondo disprezzo va invece alla LFP e alla RFEF, che hanno lasciato tranquillamente proseguire lo spettacolo mentre una persona moriva. Il calcio moderno vorrebbe che ci trasformassimo tutti in automi, seduti in poltrona e pronti ad applaudire a comando: noi non siamo e non saremo mai così. Il vostro calcio-business non ci avrà mai complici. DEP Jimmy.

martedì 25 novembre 2014

12a giornata: Athletic 3-1 Espanyol.


Il calcio, si sa, non è una formula esatta, ma alla luce degli ultimi risultati dell'Athletic non posso non usare un'espressione tipica dei teoremi matematici: c.v.d., come volevasi dimostrare. Una volta smaltite le fatiche del preliminare, intese come carichi di lavoro specifici totalmente diversi rispetto al recente passato, i giocatori di Valverde hanno infatti ripreso a correre e a vincere, tirandosi fuori dalle zone più pericolose della classifica nel giro di un mese. Sarebbe facile, adesso, mettere alla berlina chi invocava l'esonero di Txingurri o proponeva roghi di piazza per alcuni singoli (un esempio su tutti quello di Etxeita, crocifisso dopo un errore col Porto e ora tra i più in forma), ma l'importante è solo e soltanto che i Leoni si siano ripresi; i tifosi da tastiera, quelli che a chiacchiere vincerebbero Liga e Champion's ogni anno, sinceramente lasciano il tempo che trovano.
Contro l'Espanyol, che si presentava al San Mamés forte di una striscia di 7 partite senza sconfitte contro l'Athletic (i pericos sono stati i primi a violare il nuovo stadio in campionato, lo scorso 16 febbraio), gli zurigorri hanno disputato una partita quasi perfetta. Dopo una prima mezz'ora di studio, con una buona occasione per l'Espanyol in contropiede e poco altro, il gol di un Aduriz sempre più imprescindibile ha indirizzato la partita sui binari dei padroni di casa, splendidi nel gestire al meglio la restante ora di gioco come raramente avevano fatto negli incontri precedenti. Buona circolazione di palla (Iturraspe finalmente è stato all'altezza), pressing a folate ma intelligente, freddezza e lucidità nella trequarti avversaria: questi gli elementi di una vittoria meritata e mai in discussione, specie dopo il bellissimo 2-0 di Viguera. Finalmente Borja ha mostrato sprazzi convincenti di quel talento che gli ha permesso di diventare, la scorsa stagione, capocannoniere e miglior giocatore della Segunda Division; la sua rete, un intelligente tocco d'esterno ad anticipare il portiere, è stata un capolavoro di rapacità e senso del gol, un segnale incoraggiante per il prosieguo della temporada (anche perché Aduriz fin qui è stato commovente, ma non possiamo chiedergli di tirare la carretta da solo fino a giugno). Nella ripresa il copione non è cambiato, anche se l'Espanyol ha fatto qualcosina in più nella seconda parte della frazione, con un tiro fuori di pochissimo di Stuani e un palo colpito da Salva Sevilla. L'Athletic, tuttavia, non è mai andato veramente in sofferenza, anche grazie alla prestazione di alto livello della coppia centrale Laporte-Etxeita, sempre più affiatata e precisa negli interventi. L'eurogol di Iturraspe, un destro da 25 metri di rara precisione, ha dato il via in anticipo ai titoli di coda, peraltro non interrotti dal 3-1 buono solo per l'onore (e per interrompere l'imbattibilità di Iraizoz, che durava da 372 minuti) di Victor Sanchez.
La marcia di avvicinamento ai livelli di gioco di qualche mese fa procede a buon ritmo. Muniain, Iturraspe, Mikel Rico e Laporte stanno iniziando a carburare, peccato solo che la qualificazione in Champion's sia compromessa. C'è però da ottenere la prima vittoria nel girone e da guadagnarsi il passaggio in Europa League: prossima fermata L'viv, avversario lo Shakhtar.

I più e i meno: merita un'ovazione Aritz Aduriz, senza il quale l'Athletic sarebbe perduto. Anche venerdì sera ha influito come nessun altro sul risultato, segnando un gol e inventando dal nulla l'azione (coronata da un assist sontuoso) che ha portato al raddoppio. E poi le palle difese, le sponde di testa, i corpo a corpo coi difensori avversari... andrebbe clonato, altroché. Bravo anche Borja Viguera, che ha realizzato il primo gol ufficiale in biancorosso e da lì in avanti è andato in crescendo, mostrando qualità non banali. Merita la continuità di cui ha bisogno. Muniain finalmente è stato incisivo, Mikel Rico sta salendo di livello e Iturraspe (gran gol a parte) è sulla via del pieno recupero. La coppia centrale Etxeita-Laporte ha confermato di essere in grandissimo spolvero.
Nessuna insufficienza piena, anche se Susaeta pure con l'Espanyol non ha brillato particolarmente. Un po' sottotono, Markel, in linea con una prima parte di stagione non all'altezza dei suoi mezzi. E se altri giocatori venerdì hanno dato segni di ripresa, l'ala di Eibar (corner-assist per Aduriz a parte) non ha battuto colpi particolari. Sarà per la prossima...

Athletic Club: Iraizoz; De Marcos, Etxeita, Laporte, Balenziaga; Iturraspe, Mikel Rico; Susaeta (68' Beñat), Viguera, Muniain (88' Unai López); Aduriz (81' San José).
RCD Espanyol: Casilla; Javi López (68' Arbilla), Colotto, Álvaro, Fuentes; Cañas, Víctor Sánchez; Lucas (55' Caicedo), Abraham (55' Salva Sevilla), Stuani; Sergio García.
Arbitro: Melero López (Andalucía).
Reti: 29' Aduriz, 43' Viguera, 77' Iturraspe, 84' Víctor Sánchez.

Foto: Athletic-club.net.

lunedì 10 novembre 2014

11a giornata: Valencia 0-0 Athletic.


Buon pareggio dell'Athletic in uno degli stadi più "stregati" della Liga, quel Mestalla dove i Leoni hanno vinto solo una volta negli ultimi 27 anni. Ed è un pareggio che vale più del semplice punto ottenuto: gli uomini di Nuno Espirito Santo avevano infatti sempre vinto in casa, mentre il rendimento di quelli di Valverde in trasferta è stato finora piuttosto deficitario (1 vittoria, 4 sconfitte e il pareggio di ieri). Txingurri si è presentato inoltre con molte assenze e una formazione inedita (e con due giovanissimi) nelle posizioni offensive, con Guillermo a sinistra, Unai Lopez al centro e De Marcos a destra dietro a Borja Viguera.
Date le premesse chiunque avrebbe firmato per il punto, ma ancor più importante è, a parer mio, la ritrovata solidità difensiva. Nelle ultime tre partite di campionato, l'Athletic non ha incassato reti nonostante abbia giocato contro il terzo (Valencia) e il quinto (Sevilla) miglior attacco; dato importantissimo vista la difficoltà dei biancorossi nell'andare a rete, specie quando Aduriz non è in campo. Anche ieri la coppia formata da Laporte ed Etxeita è stata quasi perfetta, tolto un errore di Xabi su Piatti al quale ha rimediato un Iraizoz molto attento; a sinistra Balenziaga cresce, e se Iraola a destra è in buone condizioni continua ad essere un cliente difficile per tutti sulla sua fascia di competenza. Intendiamoci, l'Athletic attuale non è neppure cugino di secondo grado di quello dello scorso anno, ma è giusto che non lo sia: la squadra aveva bisogno di ritrovare fiducia e l'unico modo per farlo, come dichiarato più volte da Valverde, era smettere di subire gol con la facilità dei primi tre mesi della temporada. L'operazione sta riuscendo: gli zurigorri si sono compattati, hanno smesso di regalare palloni agli avversari e hanno ricominciato a giocare con grinta e a pressare gli avversari con buona continuità. Le trame della scorsa stagione per il momento non si vedono, però il gioco semplice e lineare proposto ora da Iturraspe e soci sta portando quei risultati che finora non erano arrivati. Chiaramente la fase offensiva ne risente (non è certo colpa di Viguera se davanti arrivano palloni col contagocce...), tuttavia tenere in equilibrio il match è importante perché permette di poter sfruttare anche la minima occasione: ieri tale occasione è capitata a 10' dalla fine ad Etxeita in mischia, e se Diego Alves non avesse parato di faccia (!) ora staremmo commentando una vittoria clamorosa al Mestalla.
La nuova sosta per le nazionali arriva al momento giusto: i ragazzi potranno ricaricare ulteriormente le pile per dare l'assalto all'Europa League e portarsi nelle zone più nobili della classifica, sfruttando un calendario liguero che adesso si farà più semplice (Real Madrid, Barça, Valencia, Sevilla, Malaga e Celta, ovvero sei delle prime sette, sono già state affrontate). Sull'avventura in Champion's, che per motivi di tempo non ho potuto seguire al meglio, scriverò un post riassuntivo durante la pausa.

Valencia CF: Diego Alves; Barragán, Mustafi, Otamendi, Gayá; Javi Fuego, Tavares; Feghouli (80' Carles Gil), Rodrigo, Piatti (68' Negredo); Alcácer.
Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Etxeita, Laporte, Balenziaga; Iturraspe, Mikel Rico; De Marcos, Unai López (51' Ibai), Guillermo (39' Beñat); Viguera (77' Kike Sola).
Arbitro: Del Cerro Grande (Madrid).

Foto: Athletic-club.net.

lunedì 3 novembre 2014

10a giornata: Athletic 1-0 Sevilla.


L'Athletic che risorge dopo un periodo estremamente buio, capace di ricordare a molti le sofferenze del "biennio nero" 2005/2007, ha la faccia pulita e piena di gioiosa stupefazione di Xabi Etxeita. Il centrale di Zornotza, dopo una stagione vissuta ai margini, è riuscito finalmente a ritagliarsi un ruolo da protagonista: gol vittoria una settimana fa ad Almeria, prestazione clamorosa ieri contro il Siviglia e sei punti in due partite che portano soprattutto la sua firma. Fatto strano per un centrale, ma se il ritorno della squadra su buoni livelli dipende innanzi tutto dal miglioramento della fase difensiva (parole di Valverde), è giusto che questa mini-serie positiva abbia trovato un testimonial come Etxeita. Ieri il numero 16 non ha sbagliato nulla: ottimo in marcatura su un cliente difficile come Bacca, ha strappato applausi a scena aperte con almeno tre chiusure eccezionali, dal valore né più né meno di un gol segnato; un piacere aver ritrovato il centrale che fu grandissimo protagonista della promozione dell'Elche di due anni fa, la cui sicurezza ha finito per contagiare in maniera più che positiva lo zoppicante Laporte di questa prima parte di temporada.
In generale, comunque, è stato tutto l'Athletic a fornire una prestazione di grande spessore, ricordando in alcuni momenti la squadra fantastica di qualche mese fa. Di fronte a un Siviglia lanciatissimo (in caso di vittoria, gli andalusi sarebbero stati primi in solitaria davanti al Real Madrid), i Leoni hanno iniziato subito con l'intensità dei giorni migliori, aggredendo in modo ossessivo i portatori di palla avversari e proponendo il gioco diretto e verticale marchio di fabbrica di Valverde. Le fasce, in particolare, hanno martellato come mai prima d'ora quest'anno, e non è un caso che il gol sia nato sull'asse Susaeta (assist) - Aduriz (gran tiro al volo), seppur su un'azione iniziata da un calcio piazzato dalla sinistra. Genera ottimismo il numero contenuto degli errori in fase d'impostazione, fin qui vero tallone d'Achille della squadra, seppur Iturraspe sia ancora lontano dai suoi picchi di rendimento più alti. Il dilemma del trequartista sembra poi aver trovato una soluzione grazie a De Marcos: Oscar chiaramente non garantisce la qualità di Ander Herrera in transizione, ma è in grado di creare scompiglio nelle difese avversarie col suo movimento costante, i tagli dal centro verso l'esterno e la ricerca ossessiva della profondità; in attesa che Ager Aketxe maturi (i colpi, come ha mostrato ieri, sono quelli del centrocampista di razza), per il numero 10 si prospettano molte partite da titolare come vertice alto della mediana biancorossa.
Novembre non poteva iniziare in un modo migliore per l'Athletic, atteso ora dal confronto con il Porto di mercoledì, decisivo per mantenere accesa la flebile speranza del passaggio del turno. La condizione fisica è in crescita, la convinzione è tornata e tanti giocatore-chiave fin qui deludenti stanno migliorando a vista d'occhio: possiamo farcela.

I più e i meno: voto 10 in pagella per Xabi Etxeita, autore di 90 minuti da Eniclopedia del Difensore Centrale. Aduriz ha dimostrato una volta di più di essere l'unico in grado di far male in area avversaria (e speriamo che il suo infortunio muscolare non sia grave), mentre De Marcos ha creato più di un grattacapo a Pareja e soci con i suoi movimenti. Bene anche Mikel Rico, continuo e splendido in interdizione, un Susaeta voglioso e un Muniain sempre al centro del gioco. A me è piaciuto molto anche Iraola, sicuramente in fase calante ma in possesso di una classe che lo rende tuttora un terzino elegante ed efficace (quando il fisico lo sostiene).
In una giornata positiva quasi per tutti, da segnalare le persistenti difficoltà di Iturraspe, che non è tranquillo e dà l'impressione di giocare con la testa piena di cattivi pensieri. Guillermo ha lottato e si è impegnato parecchio, ma non sembra avere il fisico e l'attitudine del puntero.

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Etxeita, Laporte, Balenziaga; Iturraspe, Rico; Susaeta (61' Aketxe), Muniain (81' Gurpegui), De Marcos; Aduriz (28' Guillermo).
Sevilla FC: Beto; Coke, Nico Pareja, Carriço, Tremoulinas; Krychowiak, Mbia (46' Banega); Aleix Vidal, Denis Suárez, Vitolo (46' Gameiro); Bacca (69' Iago Aspas).
Reti: 13' Aduriz.
Arbitro: Javier Estrada Fernández (Comité Catalán).

Foto: Athletic-club.net.

venerdì 26 settembre 2014

5a giornata: Rayo Vallecano 2-1 Athletic.


Quattro sconfitte su cinque partite: per trovare un avvio così negativo dell'Athletic nella Liga bisogna andare indietro di diversi anni, e più precisamente al secondo del famigerato biennio nero (2 punti in 5 partite con Felix Sarriugarte in panchina). Eppure questa è la stessa squadra che, neanche un mese fa, si è guadagnata una storica qualificazione ai gironi di Champion's League mandando a casa un avversario del calibro del Napoli, non il primo venuto. Da allora i Leoni, tolto l'estemporaneo successo col Levante, non sono più riusciti a vincere, hanno palesato enormi difficoltà in zona il gol e hanno commesso errori degni della Prima Categoria. Molti commentatori parlano apertamente di crisi, individuando nella mancata sostituzione di Herrera e nella scarsa ampiezza della rosa (da cui deriverebbe la difficoltà di Valverde di ricorrere al turnover) le sue cause principali. Io invece vado controcorrente: eccovi i tre motivi per i quali, secondo me, l'Athletic non è in crisi.
1) La capacità di reazione: il secondo tempo col Granada e il primo a Vallecas hanno mostrato una squadra viva, capace di lottare e decisa a ribaltare la situazione in cui si trova suo malgrado. L'anno scorso una partita come quella con la squadra di Caparros sarebbe finita con una vittoria in rimonta, mentre adesso è un periodo in cui va tutto storto e il pallone non è entrato. Il gioco, però, sta salendo di livello, così come la forma di alcuni giocatori. Anche Valverde mi sembra più reattivo: a Vallecas ha proposto un'inedita disposizione del triangolo di centrocampo, con Beñat al fianco di Iturraspe e Mikel Rico più avanzato, e in generale mi sembra più elastico del passato anche col turnover. Le sconfitte fanno male, ma ancor più grave sarebbe perdere senza dare segni di vita. Non mi sembra questo il caso.
2) Gli errori individuali: ripercorrendo la genesi delle quattro sconfitte degli zurigorri, è impossibile non notare come siano il frutto non solo di prestazioni sotto la media, ma anche (e soprattutto) di alcune clamorose topiche dei singoli. A Malaga il gol dei padroni di casa è arrivato a causa di un retropassaggio troppo corto di Gurpegi a Iraizoz. A Barcellona un brutto Athletic stava portando a casa la pellaccia, nonostante non meritasse il punto, fino al disimpegno sbagliato di Laporte che ha innescato il contropiede di Messi e il successivo gol di Neymar. Contro il Granada Iturraspe è inciampato sul pallone (!) e ha lanciato a rete Cordoba, mentre il Rayo (che fino all'1-1 non aveva neppure visto il colore della divisa di Iraizoz) è stato gentilmente rimesso in partita da Gorka, che si è fatto passare un pallone innocuo sotto il petto. Quando questi errori scompariranno (e prima o poi succederà, anche solo per un mero dato statistico), i risultati saranno diversi. Una squadra che perde quattro volte a causa di quattro sciocchezze macroscopiche, alcune delle quali piuttosto rare da vedere sui campi della massima serie, può essere poco concentrata, poco serena o semplicemente sfortunata, ma non in crisi totale.
3) La squadra è quella dello scorso anno: con l'eccezione (pesante) di Ander Herrera, allenatore e giocatori sono gli stessi capaci di conquistare un quarto posto miracoloso solo pochi mesi fa. Il gruppo ha le capacità tecniche e morali per tornare in alto, senza dubbio, a meno che non si voglia pensare che a Lezama siano diventati tutti degli asini dall'oggi al domani. Su questa partenza ad handicap pesano diversi fattori: la preparazione particolare (la squadra è stata portata al picco di forma per il preliminare e ora soffre, probabilmente per un carico aggiuntivo inserito dopo il Napoli; ciò spiegherebbe come Muniain, per dirne uno, volasse un mese fa e sia piuttosto imballato ora), la difficoltà nel reggere il duplice impegno campionato-Champion's, l'oggettiva difficoltà della sostituzione di Ander, la scarsa esperienza di giovani chiamati ad un ruolo da protagonisti... ciò nonostante, non bisogna dimenticare che siamo solo alla quinta giornata e che basterebbe inanellare un paio di risultati positivi per mettersi alle spalle il periodaccio attuale. L'Athletic si è conquistato un credito notevole lo scorso anno e non mi sembra giusto invocare addirittura l'esonero di Valverde (sì, ho letto anche questo) alle prime difficoltà.

Rayo Vallecano: Cristian Álvarez (46' Toño); Quini (27' Tito), Zé Castro, Ba, Insua; Trashorras, Baena; Licá (79' Manucho), Bueno, Kakuta; Leo Baptistao.
Athletic Club: Iraizoz; De Marcos, Gurpegui, Laporte, Balenziaga; Iturraspe, Beñat, Mikel Rico (90' Toquero); Susaeta (60' Viguera), Aduriz, Muniain (81' Guillermo).
Reti: 20' Aduriz, 38' e 89' Leo Baptistao.
Arbitro: Melero López (Comité andaluz).

Foto: Athletic-club.net.