venerdì 18 luglio 2014

Il pagellone 2013/2014: gli attaccanti.



Muniain 7,5: sono stato indeciso fino all'ultimo nello scegliere il migliore del reparto, ma alla fine ho deciso di premiare Iker. Per tre motivi: è uno dei più giovani, anche se ormai è quasi un veterano, ed è l'elemento di maggior prospettiva (anche internazionale) attualmente in rosa; in questa prima stagione agli ordini di Valverde è migliorato moltissimo, specie rispetto all'annata precedente; ha rinnovato, cosa non scontata dopo l'addio di Herrera. Il passo in avanti compiuto nel corso della temporada è stato innegabile: dopo un primo anno con Bielsa fantastico, specie in Europa, e un secondo molto deludente, Muniain era chiamato a mostrare di non essere un bluff, e a parer mio ci è riuscito in modo inequivocabile. Partito piano, forse con qualche scoria del recente passato ancora addosso, è andato in crescendo e, nella parte finale del girone di ritorno, è anche riuscito a trovare la rete con buona continuità, cosa che gli era sempre mancata. I 7 gol in Liga (9 totali), tuttavia, spiegano solo in parte i progressi di un giocatore che, al netto di alcuni difetti ancora da limare, è sembrato meno egoista, meno dribblomane, più partecipativo e più interessato al gioco della squadra. Scegliere di rimanere a Bilbao è stata la scelta giusta per proseguire nel percorso che, si spera, lo porterà a diventare una stella di prima grandezza.

Aduriz 7+: stagione letteralmente a due facce per il centravanti di Donostia, svoltasi in modo speculare rispetto a quella del gran rientro a Bilbao. Se la scorsa temporada, infatti, Aritz era partito a cento all'ora per poi spegnersi nel girone di ritorno, stavolta ha fatto il percorso esattamente contrario, iniziando cioè col freno a mano tirato per poi spiccare letteralmente il volo dopo la pausa invernale. I numeri lo dimostrano chiaramente: 4 i gol segnati nelle prime 19 giornate, 12 quelli realizzati nelle altre 19. Una differenza notevole, frutto di un'impennata clamorosa nel rendimento e nell'efficacia sotto porta dell'ex Valencia. Evidentemente le fatiche di una stagione massacrante come quella vissuta con Bielsa, dove l'assenza coatta di Llorente lo obbligò a degli sforzi quasi insostenibili per un giocatore della sua età, hanno pesato parecchio sulla preparazione e, di conseguenza, sulla prima parte dell'annata; una volta che la condizione fisica è tornata ottimale, anche il suo rendimento in campo è salito di livello. Generosissimo, splendido da riferimento unico in attacco e goleador come mai gli era accaduto (le 16 reti in campionato rappresentano un record), Aduriz attraversa uno dei momenti migliori della carriera: dalle sue prestazioni dipenderanno mote delle fortune dell'Athletic nel prossimo futuro.

Ibai 7+: se non si fosse fatto male a metà stagione, proprio nel picco massimo della forma, probabilmente sarebbe stato lui l'attaccante migliore. In ogni caso, Ibai resta l'esempio più bello della diversità dell'Athletic: ragazzo di Santutxu, barrio bilbaino dove la passione per i Leoni è naturale come bere e mangiare, è partito dalle retrovie del calcio per poi scalare con pazienza, tappa dopo tappa, la salita che porta in Primera. Dov'è arrivato con pieno merito e dopo uno sfortunato infortunio, dal quale si è ripreso alla grande e che gli ha dato ancor più voglia di conquistare un posto nella rosa della sua squadra del cuore. Apprezzatissimo da Bielsa, ha subito conquistato anche Valverde che, come il Loco, lo ha proposto più come revulsivo dalla panchina che come titolare. Ibai però ha mostrato di non soffrire questa condizione, si è sempre fatto trovare pronto e ha anche segnato un numero notevole di gol (8), alcuni dei quali particolarmente belli e pesanti (su tutti, il tiro a giro con cui ha imposto il pari al Real Madrid). Peccato per la lesione muscolare che lo ha tolto dai giochi a metà febbraio. In ogni caso, la sua resta una temporada ampiamente positiva.

Susaeta 7: giocatore sempre discusso, è uno di quelli che si ama o si odia. Il perché è presto spiegato: possiede qualità tecniche eccelse, ma ha la tendenza a estraniarsi dalla partita e il suo rendimento incostante, fatto di un'alternanza spiccata tra grandi partite e prove abuliche, non è all'altezza dei mezzi a sua disposizione. Io comunque appartengo al partito dei suoi estimatori, in quanto un giocatore come lui, capace di risolvere una partita con una singola giocata, preferisco sempre averlo in campo, nonostante l'incostanza. Primo della squadra e quinto assoluto in Liga per numero di assist (10), a cui ha aggiunto 6 reti, ha confermato che, pur non essendo il campione da molti intravisto ai tempi del suo esordio, resta uno dei giocatori offensivi più pericolosi e decisivi dei Leoni. La concorrenza di Guarrotxeba, talentuosa ala destra made in Lezama, potrà solo fargli bene.

Guillermo 6,5: catapultato in prima squadra a furor di popolo dopo un inizio travolgente con il Bilbao Athletic in Segunda B, il giovane Guille ha dimostrato di poter diventare un giocatore valido per la Primera. Al momento, però, è ancora troppo acerbo per ambire ad una maglia da titolare,  anche se ha confermato di possedere qualità interessanti: veloce e duttile, può giocare da prima punta così come sulle fasce, ha buona tecnica e sa essere pericoloso in area avversaria (il solo gol segnato in 9 apparizioni, tuttavia, indica che deve acquisire maggior freddezza davanti al portiere). Per valutarlo meglio, specie a livello fisico (secondo me non ha la struttura della punta da 4-3-3/4-2-3-1, ma servirebbero più prove), sarebbe opportuno mandarlo in prestito, magari all'Eibar; una temporada da riserva, infatti, sarebbe inutile sia per lui che per il club.

Toquero 6: nonostante la seconda stagione consecutiva a quota 0 reti in Liga, non me la sento di appioppare un'insufficienza al giocatore più generoso, altruista e combattivo non solo dell'Athletic, ma di tutta la Primera Division (per non dire della LFP). Inoltre, anche stavolta Gaizka ha saputo ritagliarsi un ruolo non banale, come testimoniano le 21 presenze ufficiali (6 da titolare); Valverde infatti ha dimostrato di apprezzarlo come carta da calare a partita in corso, elogiandone più volte lo spirito pugnace, la grande corsa e la capacità di mettere pressione alle difese avversarie con i movimenti continui. Le sue qualità finiscono più o meno qui, però va detto che Toquero sa sfruttarle al meglio. Quest'anno ha pure avuto un bel po' di sfortuna, perché ha sfiorato clamorosamente quel gol che sta cercando come un ossesso da troppi mesi. Alcune voci lo davano per sicuro partente nel mercato di luglio, ma per il momento non si è mosso nulla. Alla fine anch'io spero che resti, ritrovi la via della rete e torni a far esultare la Catedral.

Kike Sola n.g.: uno dei dubbi principali che lo riguardavano era la tenuta fisica, e puntualmente è stato proprio questo aspetto a pregiudicare in maniera notevole la sua prima temporada con la zurigorri. Bersagliato da problemi continui, soprattutto di natura muscolare, l'ex Osasuna in pratica non è mai riuscito a trovare una minima parvenza di forma e ha finito per passare più tempo in infermeria o in riabilitazione che sul campo. Le 9 presenze totali (condite da un solo gol, segnato proprio ai rojillos navarri), diverse delle quali caratterizzate da uno scarso minutaggio, sono troppo poche per poter formulare un giudizio. Lo aspettiamo con fiducia: senza infortuni, infatti, a parer mio è un centravanti con buone doti fisiche e tecniche, in grado di sostituire in modo adeguato Aduriz al centro dell'attacco.

lunedì 14 luglio 2014

Il pagellone 2013/2014: i centrocampisti.


Iturraspe è cresciuto molto, anche a livello di personalità.

Iturraspe 8: la straordinaria temporada dell'Athletic è coincisa con la sua definitiva consacrazione nell'Olimpo dei migliori centrocampisti della Liga, sancita peraltro dalla pre-convocazione di Del Bosque per Brasile 2014. Se con Bielsa era sempre stato a metà del guado (ottimo come regista basso, ma troppo leggero da frangiflutti davanti alla difesa), con Valverde è riuscito a migliorare sensibilmente nella fase di non possesso (aiutato probabilmente dall'abbandono delle marcature a uomo) e si è affermato come uno dei migliori mediani iberici. Strepitoso l'aumento esponenziale dei palloni recuperati (290 contro i 225 della scorsa stagione), segno di una netta maturazione nel ruolo e della piena capacità di sfruttamento dei notevoli mezzi fisici di cui dispone; come organizzatore della manovra si è confermato giocatore tecnicamente pulito, sempre capace di trovare i compagni al momento giusto nonché di dare loro un appoggio nei momento di difficoltà. All'inizio ha stentato ad imporsi e ha anche dovuto misurarsi con la panchina, poi però ha convinto Txingurri e non è più uscito dall'undici titolare; è in questa sua affermazione che va ricercato il motivo del poco spazio riservato a Beñat, per caratteristiche più regista basso che trequartista alla Herrera. La sua crescita e i margini di miglioramento che ancora mostra lo rendono una delle più belle realtà del club, al quale ha giurato fedeltà nel nome dell'amore per la zurigorri. Faro.

Herrera 7,5: nessun mezzo punto in meno per il passaggio unilaterale al Man Utd, scelta legittima e che francamente non mi ha colto alla sprovvista (la squadra del cuore di Ander è il Saragozza, si sapeva che la sua esperienza a Bilbao sarebbe stata limitata). Pur giocando una temporada meno strabiliante rispetto a un Iturraspe di livello assoluto, il numero 23 è stato senza dubbio l'altro riferimento imprescindibile in mezzo al campo: direttore d'orchestra squisito, dai suoi piedi sapienti, seppur giovani, è passata la maggior parte delle azioni offensive della squadra, che gli ha sempre girato intorno come un pianeta col suo Sole. Finalmente efficace anche in fase realizzativa, suo storico tallone d'Achille, ha raggiunto il record personale di gol segnati in Liga (5). Ha tutto per imporsi anche a Old Trafford e diventare uno dei migliori centrocampisti del mondo, anche se gli manca ancora un pizzico di personalità in più. Di certo, la sua perdita non passerà inosservata.

Mikel Rico 7,5: pur dichiarandomi, in tempi non sospetti, contrario al suo arrivo (come fui contrario all'acquisto di Herrera: prendere un giocatore, togliendo spazio a un cachorro, per poi vederlo partire dopo 3 anni continua a non sembrarmi una cosa da Athletic), non ho problemi a scrivere che è stato uno dei migliori in assoluto di questa splendida stagione. Centrale atipico (non è un regista e neppure un incontrista), è una sorta di mezzala tuttofare, efficace sia in interdizione che negli inserimenti a fari spenti; non è un costruttore di gioco, ma il suo movimento costante e la grande generosità costituiscono una risorsa fantastica per il compagno in possesso della sfera. Rivelazione solo per chi non lo aveva mai visto giocare (spesso magnificamente) col Granada, è stato fortemente voluto da Valverde e lo ha ripagato con 5 reti e prestazioni sempre di grandissima sostanza. È già un idolo della tifoseria e il suo attaccamento alla zurigorri, quasi commovente, mi fa dimenticare volentieri la sua carta d'identità e qualche panchina di troppo per il mio pallino Moran.

De Marcos 6,5: al posto suo, un altro giocatore a fine anno sarebbe stato probabilmente ricoverato per una labirintite acuta, ma Oscar come sempre non ha fatto una piega e ha resistito senza problemi ai cambi di ruolo e agli spostamenti in campo ai quali è stato sottoposto fin dall'inizio da Valverde. Con l'addio di Bielsa e l'abbandono del 4-3-3 ipercinetico dell'argentino, il suo status di titolare inamovibile non è stato confermato: come mezzala sempre in movimento e in costante sovrapposizione sulla destra l'ex Alaves era perfetto per il Loco, ma nel contesto di uno schema più tradizionale, com'era intuibile già a inizio stagione, si è confermato giocatore di difficile collocazione tattica. Txingurri, capito di non poterlo lasciare in panchina, ha ovviato al problema usandolo un po' come tappabuchi, un po' come asso nella manica da giocarsi a partita in corso, spostandolo in varie posizione (trequartista centrale, ala, terzino destro le principali); a inizio stagione De Marcos è stato più volte decisivo con i suoi gol e le sue giocate entrando dalla panchina, poi si è ritagliato un suo spazio anche da titolare (19 presenze dall'inizio su 35 totali, condite da 5 reti). Splendidi il suo atteggiamento nell'accettare la perdita del posto fisso e l'attaccamento dimostrato più volte al club. Esemplare.

Moran 6+: non è stata un'annata facile per uno dei cachorros più promettenti degli ultimi anni. Il salto in prima squadra, sempre duro, è stato reso ancor più complicato dalla fortissima concorrenza a centrocampo e dall'acquisto quasi a fine mercato di Mikel Rico, già esperto della categoria e richiesto personalmente da Valverde. Il mister ha comunque mostrato di riporre grande fiducia nel giovane mediano di Portugalete e lo ha fatto partire titolare nella storica, prima partita al nuovo San Mamés con il Celta: l'Athletic ha vinto, ma il numero 6 ha commesso un grave errore, perdendo un pallone in transizione e spalancando a Charles la porta per il primo gol del match. Dopo due mesi di purgatorio è tornato in campo a Madrid contro l'Atletico: entrato dopo 36 minuti per sostituire Balenziaga, è stato espulso al 79' per doppia ammonizione. Un inizio da incubo. L'episodio che probabilmente ha svoltato la sua stagione è stato il più drammatico: la morte del padre. Nonostante il colpo ricevuto, Moran ha infatti reagito da grandissimo professionista, rispondendo alla convocazione per la gara con il Valladolid e presentandosi al campo proprio dopo aver assistito al funerale. Colpito dal comportamento del ragazzo, Txingurri è tornato a tenerlo in considerazione e lo ha proposto stabilmente nel finale di stagione, ricevendo in cambio più di una prova convincente. Con l'apertura del fronte europeo presumibilmente troverà più spazio, che dovrà sfruttare al meglio per proporsi come valida alternativa ai titolari.

Beñat 5: senza troppe perifrasi, la più grande delusione di una stagione trionfale. Tornato a Bilbao con festeggiamenti da figliol prodigo (anche se, in questo caso, lui non aveva colpe per il precedente addio), non ha mai convinto davvero quando Valverde lo ha proposto titolare e ha perso via via minuti e importanza nel gioco della squadra, diventando un rincalzo nel girone di ritorno e vedendosi addirittura surclassato da altri al momento di sostituire qualche assente. Pur avendo già denunciato una flessione l'anno prima al Betis, resta inspiegabile come il numero 7 abbia stentato ad imporsi in un contesto che, tolta la pressione riservata ovunque al "colpo del mercato", aveva tutto per metterlo in grado di esprimere al meglio l'ottimo futbol che ha nelle corde. Timido, impacciato e sovente timoroso col pallone tra i piedi, Beñat è sembrato schiacciato dal peso dell'obbligo di non fallire ed è risultato nullo in ogni aspetto, perfino nei calci da fermo di cui è maestro. Qualche prestazione discreta e alcuni segnali di risveglio nel finale non bastano per cancellare un'annata storta. Forse gli è costato più del previsto adattarsi agli schemi di Valverde o, cosa più probabile, l'allenatore non è riuscito a trovargli una collocazione in campo adatta alle sue caratteristiche; in tal senso l'addio di Herrera non aiuta, perché il 27enne di Igorre è più regista basso che trequartista, ma è palese che il suo recupero sia una priorità della prossima temporada. Il giocatore che quasi strappò una convocazione per Euro2012 c'è ancora, bisogna solo ritrovarlo.

Iñigo Pérez n.g.

lunedì 23 giugno 2014

Il pagellone 2013/2014: i difensori.


Un bell'intervento di Laporte, senza dubbio il migliore dei difensori biancorossi (foto Uefa.com).

Laporte 8: stagione eccezionale per il centrale francese, che ha sbagliato giusto un paio di partite e, per il resto, ha fornito delle prestazioni sempre sopra la media. Dopo un periodo di adattamento fisiologico al nuovo partner, Gurpegi, è stato impeccabile, confermandosi (e non era facile) centrale solidissimo, difficile da superare, bravo di testa e con un sinistro da centrocampista; a dirla tutta è addirittura migliorato rispetto al primo anno da "pro", riuscendo ad evitare quelle insicurezze tipiche dell'esordio e dimostrandosi maturo come un veterano. Difficile trovargli difetti tecnici, perché anche nella lettura delle situazioni di gioco, nel posizionamento e nella capacità di comandare la difesa (nonostante gli appena 20 anni di età!) è francamente dotato; a parer mio in futuro dovrà solo cercare di limitare certi eccessi, dovuti alla personalità strabordante (come le incursioni palla al piede alla libero vecchio stampo), e aumentare il livello di concentrazione. Cose del tutto marginali per un ragazzo che, già adesso, è uno dei miglior difensori del continente. A fine campionato avrei scommesso su una sua partenza, viste le fortissime sirene catalane, ma il ritocco del contratto con l'Athletic indica che almeno per un'altra stagione resterà a Bilbao (ottima scelta). Scandaloso che Deshamps non lo abbia portato in Brasile.

Gurpegi 7,5: mea culpa, mea maxima culpa. Lo avevo criticato parecchio a inizio stagione, ritenendolo inadatto al ruolo di leader della difesa, ma a suon di prestazioni mi ha smentito, quindi mi cospargo volentieri il capo di cenere di fronte a Carlos. Resto convinto che, essendo un mediano adattato, non abbia le caratteristiche per comandare il reparto (cosa che in effetti ha fatto più spesso Laporte), ma a livello di concentrazione, cattiveria agonistica e spirito di sacrificio è davvero il numero 1 della squadra. Capitano nel senso più puro della parola, ha dimostrato di avere spalle larghissime dopo la vicenda del rosso a Ronaldo, per la quale ha ricevuto offese pesanti anche da giornalisti professionisti, oltre che dai soliti tifosi beceri; c'è voluto un brutto infortunio per fargli alzare bandiera bianca a marzo, ma siamo tutti certi che tornerà più forte di prima, come ha sempre fatto dopo i tanti momenti bui della sua carriera.

Balenziaga 7: tra le sorprese più liete della temporada, l'ex Real Sociedad ha dimostrato sul campo che, con lui, la maglia del terzino sinistro ha trovato finalmente un proprietario credibile. Richiamato dopo due ottime stagioni a Valladolid, Mikel ha fatto subito vedere di essere un altro giocatore rispetto al 20enne inesperto che arrivò a Bilbao nel 2008 (e che perse il posto in favore del più regolare Koikili): il piede è sempre buono e sa mettere in mezzo cross invitanti, ma l'efficacia in copertura e la concentrazione massima hanno costituito una bella novità per chi non lo aveva seguito di recente e lo ricordava solo per la sua prima tappa con la zurigorri. Non è un fenomeno ma è anche molto di più di un onesto mestierante, cosa che potrebbe consentirgli di restare titolare a lungo.

San José 7: non è un santo di mia devozione, per usare un'espressione iberica con cui si rivela di apprezzare o meno qualcuno, tuttavia è innegabile che abbia disputato il miglior campionato da quando è tornato a Bilbao. Per leggerezza nei contrasti, tendenza ai cali di concentrazione e scarsa capacità di lettura tattica lo ritengo il peggior centrale della rosa, ma se tre signori allenatori (e con visioni del gioco molto diverse) come Caparros, Bielsa e Valverde gli hanno dato fiducia, considerandolo titolare o comunque prima alternativa, una ragione ci sarà. Probabilmente i motivi sono la buona capacità di palleggio e la discreta visione di gioco, caratteristiche assimilabili a quelle di un mediano, che lo rendono utile in fase di impostazione e per uscire bene dal primo pressing avversario; tutto ciò senza dimenticare l'estrema pericolosità sui calci piazzati e gli ottimi tempi di inserimento, che anche quest'anno gli hanno permesso di realizzare un buon numero di reti (5, davvero niente male per un difensore). Gol a parte, il suo contributo è stato in ogni caso di rilievo.

Iraola 6,5: passano gli anni, cambiano i governi e le mezze stagioni non esistono più, ma l'incrollabile certezza rappresentata dal numero 15 resiste. È vero, non è più un ragazzino (32 le candeline spente giusto ieri) e gli undici campionati consecutivi in prima squadra (tutti conclusi con più di 30 presenze, un record per la Primera) iniziano a farsi sentire; l'impegno, l'applicazione tattica e l'estrema efficacia, specie in fase offensiva, sono però sempre quelle dei giorni migliori, anche se aumentano le pause e i minuti trascorsi in panchina a riposare. Sottovalutato forse persino a Bilbao, come succede spesso con giocatori del genere capiremo la sua importanza solo dopo che smetterà col calcio; per me è già ora, e per distacco, il miglior terzino destro iberico degli ultimo 10 anni. Per gestirlo nel modo migliore tra i molti impegni della prossima temporada (nonché per iniziare una "transizione morbida" propedeutica all'addio) sarà opportuno trovare un sostituto diverso da De Marcos, volenteroso ma sprovvisto dei movimenti difensivi di un terzino. Bustinza e Ramalho sono avvisati.

Etxeita 6: probabilmente pure lui dovrebbe far parte del gruppone dei non giudicabili che chiuderà le pagelle, tuttavia ho voluto premiarlo per il suo atteggiamento esemplare nel contesto di una stagione difficilissima a livello personale. Rientrato a Bilbao dopo aver vinto la Segunda con l'Elche, sembrava poter diventare il nuovo partner di Laporte al centro della difesa, o almeno una delle alternative principali insieme ad Ekiza, invece è sparito dai radar subito dopo un precampionato poco convincente e di lui si sono perse le tracce. Non è partito durante il mercato invernale, nonostante fosse stato richiesto proprio dall'Elche, ed ha alternato per settimane panchina (poca, e comunque senza mai entrare) e tribuna (tanta), vedendosi passare avanti non solo Gurpegi e San José, ma addirittura il canterano Albizua. In tutto ciò ha resistito senza fare polemica, aspettando pazientemente il proprio turno, e alla fine il momento è arrivato alla 33a giornata: out Gurpegi e Laporte, Valverde lo ha scelto per affrontare il Levante e lui ha risposto con una prestazione perfetta, meritandosi gli elogi del mister nel dopo gara. Ha chiuso la temporada giocando titolare contro l'Almeria. Merita più spazio, speriamo possa trovarlo a breve.

Saborit 5: spiace dare un'insufficienza a un giocatore giovane e promettente, sceso peraltro pochissimo in campo, ma è innegabile che il catalano abbia rappresentato una delle maggiori delusioni stagionali, specie per chi segue da vicino i "prodotti" del vivaio di Lezama e si aspettava grandi cose da lui. Nonostante Valverde abbia dimostrato di crederci, spedendo Aurtenetxe al Celta e proponendolo titolare alla seconda e all'ottava giornata, Enric non ha convinto ed è finito nell'ombra, surclassato da un Balenziaga più continuo ed efficace in entrambe le fasi. In particolare, Saborit ha mostrato gli stessi difetti che aveva già palesato con il Bilbao Athletic: tendenza ai cali di concentrazione, scarsa attitudine difensiva e, soprattutto, mancanza di cattiveria agonistica, garra e personalità, peccato gravissimo in un club portato per tradizione a perdonare la mancanza di talento ma non l'indolenza. Deve maturare, la Primera al momento gli va larga (anche se non per caratteristiche tecniche). Un prestito è sicuramente la soluzione migliore per tutti.

Albizua, Ekiza n.g.: impossibile dare un voto ai due centrali. Albizua, il migliore l'anno scorso nel Bilbao Athletic, è stato tenuto in rosa nonostante le richieste dalla Segunda, scelta poco comprensibile visto che è sceso in campo 4 volta e mai da titolare; al 99% andrà in prestito nella serie cadetta con un anno di ritardo. Ekiza, partito dall'inizio nella prima giornata di Liga, è stato continuamente tormentato dagli infortuni e non è riuscito a riprendersi un posto tra i convocati, finendo la stagione con la miseria di 2 presenze (una in Copa) e neppure 90' giocati. Lo vuole l'Olympiacos: per me sarebbe un errore cederlo, ma gli spazi, visto che Laporte rimarrà almeno un altro anno, sono limitati e i centrali in rosa in sovrannumero. Il rischio di perderlo, insomma, è elevato.

lunedì 16 giugno 2014

Ongi etorri Borja!



Borja Viguera è ufficialmente un giocatore dell'Athletic. Venerdì ha firmato un triennale (scadenza 30 giugno 2017) con una clausola rescissoria di 30 milioni. Dandogli il benvenuto nella familia zurigorri, vi propongo di seguito i numeri di una carriera in ascesa costante (fonte: Wikipedia, Transfermarkt).

Temporada Club Categoría Liga Copa Total
Part. Goles Part. Goles Part. Goles
2006/07 Real Sociedad B Segunda División B 38 9 - - 38 9
2007/08 Real Sociedad B Segunda División B 31 9 - - 31 9
Real Sociedad Segunda División 3 0 - - 3 0
2008/09 Real Sociedad B Segunda División B 22 6 - - 22 6
Real Sociedad Segunda División 2 0 - - 2 0
2009/10 Real Sociedad Segunda División 4 0 - - 4 0
2010/11 Real Sociedad Primera División 5 0 2 0 7 0
Gimnàstic de Tarragona
(cedido)
Segunda División 5 2 - - 5 2
2011/12 Gimnàstic de Tarragona
(cedido)
Segunda División 10 1 1 0 11 1
Albacete Balompié
(cedido)
Segunda División B 9 1 - - 9 1
2012/13 Deportivo Alavés Segunda División B 37 17 5 3 42 20
2013/14 Deportivo Alavés Segunda División 42 25 2 1 44 26
Total carrera 208 70 10 4 218 74

venerdì 13 giugno 2014

Il pagellone 2013/2014: i portieri.


Iraizoz con la fascia da capitano contro il Barcellona al Camp Nou.

Iraizoz 7,5: dopo le brutte prestazioni della scorsa stagione, senza dubbio la peggiore da quando è a Bilbao, in pochi avrebbero scommesso sulla sua rinascita (io non ero tra questi). Invece il gigante navarro ha stupito tutti, firmando una temporada di altissimo livello e rimettendo forse in discussione i piani della società per il futuro - da Lezama premono infatti Kepa e Alex Remiro. Partito titolare senza però aver convinto Valverde, ha perso il posto a causa di un lieve acciacco alla seconda giornata e ha dovuto aspettare più di un mese per tornare in campo; quando lo ha fatto, però, non ha più mollato un centimetro e ha lasciato a Herrerin solo le briciole (la Coppa del Re e tre partite di Liga, l'ultima di campionato e due saltate per infortunio). Bravo tra i pali, ma non è una novità, e più sicuro del solito nelle uscite, ha messo anche la sua firma sul grande campionato della squadra e si è sicuramente tolto delle belle soddisfazioni dopo le critiche (a parer mio giustificate) degli ultimi anni. I numeri lo confermano: con una media di 0,97 gol incassati a partita, Iraizoz è stato il secondo portiere meno battuto del torneo, superato solo dal fenomenale Courtois. Bentornato.

Iago Herrerín 6,5: come ho avuto più volte modo di affermare, la grande stagione di Iraizoz è dovuta anche alla concorrenza di buon livello rappresentata dal 26enne bilbaino, che tutto sommato ha ben figurato all'esordio in Primera. Cresciuto a Lezama, ha fatto tutta la trafila fino al Bilbao Athletic ed è poi stato ceduto all'Atletico Madrid B, quindi è stato ripreso dopo la splendida stagione al Numancia in Segunda; era riuscito anche a conquistare la maglia da titolare a inizio stagione, poi però una brutta partita contro il Celta, alla quarta giornata, lo ha fatto tornare in panchina. Poco male per un portiere che non si era mai misurato prima con la categoria: l'esperienza che ha fatto si rivelerà sicuramente utile nella prossima stagione, anche perché, con l'apertura del fronte europeo, ci saranno molte più possibilità per mettersi in luce. Dal punto di vista tecnico lo considero un buon elemento: esce molto, anche a costo di sbagliare, ha un'ottima gestione dell'area piccola ed è piuttosto reattivo tra i pali. Parte senza dubbio come numero 12, ma non è detto che debba restare in panchina per sempre.

giovedì 5 giugno 2014

Quale Athletic per la prossima stagione?


Borja Viguera, attaccante dell'Alaves vicinissimo all'Athletic (foto Lavozdegalicia.es).

Con l'inizio della prossima Liga fissato ufficialmente per il 24 agosto, possiamo mettere definitivamente in archivio la stagione 2013/2014 e pensare alla prossima, che si annuncia eccitante come poche altre nella recente storia del club. Ernesto Valverde ha scelto il 7 luglio come data per la ripresa degli allenamenti: ma da chi sarà composta la rosa zurigorri che affronterà l'andata dei preliminari di Champion's League il 19 agosto? Vediamo, reparto per reparto, quali potrebbero essere i cambiamenti più significativi.

Porta: Txingurri ha espresso chiaramente di volere tre portieri, in quanto l'apertura del fronte europeo rende impossibile affrontare la temporada con i soli Iraizoz ed Herrerin (confermatissimo, anche perché le grandi prestazioni del navarro sono anche figlie della sua concorrenza di buon livello). Raul Fernandez, di rientro da un prestito non felicissimo al Numancia, dovrebbe essere la scelta scontata, ma la sorpresa è in agguato: Kepa Arrizabalaga, la più grande promessa di Lezama nel ruolo, potrebbe essere promosso dal Bilbao Athletic. Lo scenario più probabile, a quel punto, sarebbe un prestito in Segunda o all'Eibar, della cui clamorosa promozione ho parlato nello scorso post, però Valverde potrebbe anche decidere di aggregarlo alla prima squadra, cosa che comporterebbe la cessione di Raul; una scelta possibile ma che, a parer mio, si spiegherebbe solo se il tecnico volesse provarlo subito come titolare, altrimenti non vedo come potrebbe giovargli un anno da secondo o terzo portiere. C'è anche una terza ipotesi: tenere Kepa nel filial, facendolo allenare con la prima squadra, e convocarlo in caso di bisogno.

Difesa: il nome caldo, come potrete facilmente immaginare, è quello di Aymeric Laporte. Il ventenne francese è reduce da una stagione clamorosa per rendimento e personalità mostrata sul campo, e chiaramente le sue qualità, già note da tempo, hanno condotto sulle sue tracce vari club europei di prima fascia. Il Barcellona, impegnato in una profondissima opera di rinnovamento, è indubbiamente il più interessato a Laporte, giocatore che corrisponde perfettamente al profilo richiesto da Luis Enrique: giovanissimo ma con esperienza, molto bravo in impostazione, forte fisicamente e dotato di ottima tecnica. Come sempre l'Athletic è stato chiaro: il numero 4 non è in vendita e, se qualcuno lo vuole, deve sborsare per intero i 36 milioni della clausola rescissoria. Una cifra importante, ma di certo non insormontabile per i blaugrana. Aldilà delle dichiarazioni di facciata, l'impressione è che Aymeric accetterebbe al volo un'eventuale offerta del Barça; in ogni caso, se non partirà quest'anno lo farà il prossimo, perché è ambizioso e non ha legami particolari con la maglia zurigorri. Di fronte ad un eventuale addio del francese, il pacchetto dei difensori centrali dovrebbe comunque fornire sufficienti garanzie, anche se al momento quattro giocatori (Gurpegi, Ekiza, Etxeita e San José, che ha rinnovato pochi giorni fa fino al 2018) sono forse pochini per far fronte a tre competizioni. Non ho citato di proposito Albizua, poiché al 99% sarà ceduto in prestito in Segunda. Per quanto riguarda i terzini, Iraola e Balenziaga sono inamovibili, mentre non è ancora chiaro quali saranno i loro ricambi. Valverde, in particolare, ha bisogno di un laterale destro in grado di offrirgli buone garanzie, perché Andoni comincia a sentire il peso degli anni e De Marcos, pur lodevole per tenacia e applicazione, rende sicuramente di più quando può giocare a centrocampo. Tramontata l'ipotesi dell'acquisto di Anaitz Arbilla, autore di un buon campionato con la maglia del Rayo ma accasatosi all'Espanyol, Txingurri dovrà scegliere tra Ramalho, di rientro da un prestito tutto sommato positivo al Girona, o Unai Bustinza, colonna del Bilbao Athletic che si aggregherà alla prima squadra durante il ritiro precampionato e dovrà giocarsi bene le sue carte. Ramalho non sembra particolarmente apprezzato dal mister, mentre Bustinza a Lezama è molto considerato e può vantare anche una buona adattabilità come difensore centrale, caratteristica che potrebbe pesare parecchio in caso di cessione di Laporte. La riserva di Balenziaga dovrebbe invece essere Aurtenetxe, al quale Valverde è intenzionato a dare un'altra chance dopo il prestito così così al Celta, mentre Saborit, richiesto dall'Eibar, con tutta probabilità cercherà di dimostrare il suo valore in Primera con la casacca degli armeros. Le chiacchiere su Monreal, che ogni estate viene accostato alla maglia biancorossa, vanno infine prese per ciò che sono: pura spazzatura da calciomercato di luglio.

Centrocampo: anche qui ruota tutto intorno a un nome, quello di Ander Herrera. Richiesto già un anno fa dal Manchester United, l'ex Saragozza sembra ora nel mirino di svariati altri club, su tutti il solito Barcellona. Senza dubbio l'eventuale perdita di Herrera impoverirebbe la squadra, ma a parer mio è altrettanto vero che i ricambi ci sono e permetterebbero una transizione morbida verso una formazione titolare priva del numero 21. Pur con caratteristiche diverse, infatti, Beñat potrebbe prendere in mano senza troppi problemi le redini del gioco della squadra, anche se è naturalmente portato a giocare da pivote più che da trequartista; un problema tattico non insormontabile per Valverde, che ha messo proprio il recupero dell'ex Betis tra le priorità della prossima stagione. L'asse portante della mediana, formato da Iturraspe e Mikel Rico, è chiaramente intoccabile, così come Moran, al quale Txingurri darà probabilmente più spazio, e De Marcos, jolly di enorme importanza nello scacchiere tattico dell'allenatore. Incerta invece la situazione di Iñigo Perez, rientrato a gennaio dal prestito al Maiorca per alcuni problemi di salute e che, al momento, non sembra avere spazio in prima squadra. Ruiz de Galarreta si è ripreso perfettamente dal grave infortunio al ginocchio e tornerà in prestito al Mirandes, dove stava facendo benissimo prima del crac, per ritrovare minuti e ritmo partita. Non sono previsti movimenti in entrata, dunque l'unico "acquisto" sarà la promozione dal Bilbao Athletic di Aketxe, centrocampista talentuosissimo per il quale un prestito (magari all'Eibar) potrebbe essere perfetto. Unai Lopez, altra perla di Lezama che sembrava destinata al salto in prima squadra, rimarrà almeno inizialmente con i cachorros, anche perché la partecipazione all'Europeo under 19 con la selezione spagnola non gli avrebbe comunque permesso di aggregarsi ai "grandi" per la pretemporada.

Attacco: l'unica operazione in entrata del mercato estivo biancorosso dovrebbe riguardare proprio questo reparto. Si tratta dell'acquisto di Borja Viguera, attuale pichichi della Segunda Division con la maglia dell'Alaves; il riojano, tesserabile dall'Athletic in quanto cresciuto nel vivaio della Real Sociedad, costerà solo 1 milione e andrà a rinforzare un parco attaccanti che, tolto Aduriz, nella scorsa stagione non ha fornito grandi certezze a Valverde. Viguera ha 27 anni e si trova nel pieno della maturità calcistica: ai tempi di Zubieta era considerato una grande promessa, poi gli infortuni interruppero la sua progressione e lo costrinsero a ripartire dalla Segunda B. A Vitoria è rinato, ha vinto il campionato e si è confermato goleador implacabile nella categoria superiore; non è tanto un centravanti puro, quanto piuttosto una seconda punta/trequartista che preferisce partire da lontano, tuttavia non ha troppi problemi nell'agire da unico riferimento offensivo. Pur avendo già giocato qualche partita in Primera è praticamente un esordiente sul palcoscenico della Liga, dunque il suo acquisto rappresenta un discreto salto nel buio; il prezzo basso e le ottime prestazioni con la camiseta del Glorioso hanno comunque indotto Ibaigane a puntare su di lui. L'arrivo di Viguera dovrebbe portare ad uno sfoltimento del reparto: con Aduriz imprescindibile e Sola da considerare quasi un neo-acquisto, dato che ha saltato praticamente tutta la temporada a causa degli infortuni muscolari, a giocarsi l'ultimo posto in rosa saranno Toquero e Guillermo, che verrà promosso in pianta stabile dal Bilbao Athletic. Le ultime voci danno Guille, bisognoso di spazio per completare il processo di maturazione, vicino all'Eibar con la solita formula del prestito, cosicché il buon Gaizka dovrebbe guadagnarsi un altro anno nel Botxo grazie allo spirito di sacrificio, molto apprezzato da Txingurri, e ad una certa versatilità tattica. Per quanto riguarda gli esterni offensivi (De Marcos, Susaeta e Ibai e Muniain), l'unica novità riguarda Iker, ed è positiva: Marca scrive infatti che il giocatore avrebbe trovato l'accordo per il rinnovo fino al 2018 con il club. Da valutare, infine, la situazione di Guarrotxena, autore di uno splendido campionato nel Bilbao Athletic; l'ala destra svolgerà la preparazione estiva con la prima squadra e Valverde dovrà decidere se dargli un dorsal o se mandarlo a farsi le ossa in Segunda tramite un prestito.

venerdì 30 maggio 2014

Defiende al Eibar.



Nessuno pensa che la vita sia giusta, dunque perché dovrebbe esserlo il calcio? La Sociedad Deportiva Eibar, espressione di un paese gipuzkoano di poco più di 27.000 anime, domenica scorsa ha ottenuto matematicamente la prima, storica promozione in Primera Division; uno splendido traguardo per un club che, tra le società basche di seconda fascia, è probabilmente il più importante degli ultimi decenni, potendo contare su un totale di 26 stagioni trascorse in Segunda (delle quali 18 consecutive, un record assoluto). Il miracolo sportivo compiuto sul campo da una squadra con il presupuesto (il budget totale) più basso della categoria (3,9 milioni di Euro), tuttavia, potrebbe non essere sufficiente: il Real Decreto1251/1999 sulle Sociedades Anónimas Deportivas impone infatti alla dirigenza degli armeros un aumento del capitale sociale, che dovrà passare dagli attuali 400.000€ a 2,2 milioni circa. Insomma, un club finanziariamente sano, senza alcun debito nei confronti di banche e fisco (cosa che non accade agli attuali campioni della Liga, ai vincitori della Champion's League e ai loro rivali catalani, tanto per dire) e con una gestione esemplare, potrebbe essere relegato d'ufficio in Segunda B.
Noi non ci stiamo. Come Leones Italianos siamo tifosi dell'Athletic, certo, ma anche innamorati di Euskal Herria e difensori di tutte le sue espressioni culturali, comprese quelle sportive. L'Eibar ha scritto una pagina importante della storia calcistica recente, riuscendo a conquistare la Primera con una squadra piena di onesti operai (in gran parte baschi) della pedata; un'impresa che, stante la trasformazione del futbol in un business che premia solo chi è in grado di assicurare ascolti e incassi stellari, rappresenta un unicum che va ben oltre i casi del Chievo e del Sassuolo nostrani, "dopati" da patron che sono tutto fuorché sprovvisti di quattrini. Capitan Arruabarrena e i suoi compagni (tra loro altre vecchie conoscenze dell'Athletic, come Eneko Boveda, Yuri Berchiche, Urko Vera, Alain Eizmendi e Ander Capa), invece, possono contare solo su una base di 3.500 soci, che ogni partita affollano le tribune del vecchio Ipurua (cha ha una capienza di 5.250 spettatori). L'ingiustizia che si sta per consumare non deve accadere. Possiamo impedirlo, il tempo non manca. L'Eibar ha infatti aperto una sottoscrizione popolare per raggiungere entro luglio il milione e 700.000€ che mancano. Il nome dell'iniziativa è "Defiende al Eibar" e, al momento, la cifra raccolta è quasi la metà del totale. Contribuire a salvare una realtà come quella degli armeros è doveroso per chi crede che un altro calcio sia possibile, specie se queste storie avvengono nei "nostri" amati Paesei Baschi.

http://www.defiendealeibar.com

sabato 24 maggio 2014

Un Athletic da sogno.



Con il pareggio in casa dell'Almeria, ininfluente per la classifica finale (ma che, sommato ad altri risultati, ha purtroppo contribuito alla retrocessione dell'Osasuna), si è conclusa una delle migliori stagioni dell'Athletic degli ultimi 30 anni. Tolte infatti le leggendarie annate del Clemente I, le ultime vincenti della storia biancorossa, e la cavalcata dei Leoni di Fernandez che portò al secondo posto nel 1997/98, trovare una temporada capace di unire un altissimo livello qualitativo a dei risultati eccellenti, come accaduto in quella appena conclusa, è praticamente impossibile. Un discorso a parte merita il biennio Bielsa, a parer mio irripetibile per emozioni e portata rivoluzionaria del discorso tattico impostato dall'allenatore di Rosario, ma bisogna ricordare che in Liga la squadra non raggiunse mai il rendimento mostrato dai ragazzi di Valverde in questa stagione.
Partiamo dai numeri, che, seppur insufficienti a restituire il quadro complessivo, sono comunque indicativi della bontà di quanto fatto da Txingurri e dai suoi giocatori. Dopo aver incassato ben 65 reti nella scorsa temporada, la difesa ha fatto segnare un record per il nuovo millennio: 39 i gol totali subiti da Iago e Iraizoz (miglior risultato dal 1989/90), con un dato relativo al girone di ritorno (15) veramente impressionante; per dare un'idea, il Madrid ne ha presi 38, il Barça 33 e l'Atletico blindatissimo del Cholo 26. Merito dell'esplosione di Laporte, senza dubbio, ma soprattutto dello splendido lavoro di Valverde, mostratosi tecnico meno arrembante e più riflessivo rispetto agli esordi. La scelta di un blocco ben definito (Iraola, Gurpegi, Laporte e Balenziaga, con De Marcos alternativa ad Andoni e San José prima riserva dei centrali) ha sicuramente contribuito alla maggior solidità del reparto, e al mister va riconosciuto anche di non aver mai messo in discussione le proprie decisioni, specie a inizio stagione quando, da più parti, veniva chiesta la testa di un Gurpe non proprio a suo agio come difensore puro. Buonissimi anche i numeri relativi alla fase offensiva: 66 gol segnati (mai così tanti dal 1996/97, quando furono 72 ma con 4 giornate in più) e massimo personale in carriera raggiunto da Aduriz (16), Ibai (8, in 18 partite), Muniain (7), Ander Herrera e Mikel Rico (5). In generale, dunque, la squadra ha trovato spesso la via della rete e lo ha fatto con tanti giocatori diversi, in particolar modo in una prima parte dell'anno nella quale Aritz aveva le polveri bagnate (primo gol segnato all'ottava giornata); in tal senso è esplicativo il caso di De Marcos, utilizzato spesso come "asso nella manica" da giocare a partita in corso e risultato decisivo con 3 reti nelle prime 6 partite di campionato. Infine, il dato sul rendimento degli zurigorri in Liga. Il San Mamés è tornato ad essere un fortino quasi inespugnabile (13 vittorie, 4 pareggi e solo 2 sconfitte, contro Espanyol e Atletico Madrid), ma è stato il cammino fuori casa a risultare particolarmente positivo: la squadra ha infatti sommato 27 punti lontano da Bilbao, frutto di 7 vittorie, 6 pareggi e 6 sconfitte, e per trovare numeri simili bisogna risalire a più di 10 anni fa, precisamente alla stagione 2001/02, quando i Leoni, guidati allora da Jupp Heynckes, totalizzarono 28 punti nelle gare esterne.
Un'annata da record, c'è poco altro da aggiungere. L'artefice principale di questo vero e proprio miracolo sportivo (perché portare una squadra con la filosofia unica dell'Athletic nel gotha europeo è un evento che appartiene più al trascendente che al reale) è, senza alcun dubbio, Ernesto Valverde. La sua gestione del gruppo nel dopo-Bielsa è stata esemplare: ha preso una squadra prosciugata nella testa e nel fisico e l'ha completamente rianimata, dandole nuove motivazioni e tenendola sempre unita. Emblematico il fatto che nessuno dei meno utilizzati (penso soprattutto a Beñat ed Etxeita, i due acquisti estivi passati, più o meno velocemente, dallo status di stelle a quello di meri rincalzi) abbia mai esternato il dispiacere per non giocare in modi meno che urbani, chiaro segno del rispetto per lo spogliatoio  e della stima per l'allenatore nonostante le sue scelte penalizzanti. Txingurri ha dimostrato coi fatti di essere un ottimo allenatore e soprattutto un uomo di grande intelligenza. Non ha pensato neanche per un istante, infatti, di fare terra bruciata dell'esperienza del Loco, ma ne ha mantenuto i lati positivi cercando, allo stesso tempo, di migliorare quelli deboli. Non a caso, come dimostrano i numeri elencati sopra, l'attacco è rimato esplosivo (anzi, si è segnato pure di più anche senza Llorente, il principale bomber degli ultimi anni), mentre la difesa, il vero tallone d'Achille del biennio di Bielsa, si è trasformato in un vero e proprio punto di forza. Bisogna inoltre rilevare come Valverde sia notevolmente maturato rispetto alla sua prima esperienza sulla panchina zurigorri: meno intransigente tatticamente (l'utilizzo variabile del 4-1-4-1, del 4-3-3 e del 4-2-3-1, così come delle due punte a partita in corso, ne è chiara prova), più attento alle transizioni difensive e senza quella rigidità nelle sostituzioni che lo caratterizzavano anni fa, si è rilanciato alla grande nell'élite degli allenatori della Liga e si è tolto diverse soddisfazioni nei confronti di chi lo aveva giudicato bollito dopo la brutta esperienza a Villarreal e la qualificazione Champion's con il Valencia sfumata all'ultima giornata della scorsa stagione. L'unico rilievo che potrei muovergli è l'uso forse troppo parsimonioso del turnover, anche se l'assenza di un fronte "europeo" ha favorito l'impiego di un undici titolare ben definito (la controprova si avrà fra qualche mese). In Coppa del Re, invece, nessuna critica: la sconfitta contro l'Atletico è stata onorevole e, sul campo, loro hanno meritato di batterci.
Se Valverde è stato un condottiere di grandissimo polso, anche le sue "truppe" hanno fatto qualcosa di straordinario. I giocatori, tolto qualche caso, hanno offerto un rendimento medio eccellente, e più di uno ha addirittura toccato il picco massimo della propria carriera. Iraizoz (che non giocava così bene dai tempi della finale di UEFA raggiunta con l'Espanyol), Gurpegi, Laporte, Balenziaga, Mikel Rico, Iturraspe, Herrera, Muniain, Ibai, Aduriz: tranne qualche pausa fisiologica nell'arco della temporada, tutti sono stati spettacolari. Chiaramente analizzerò uno per uno nelle pagelle di fine anno, ma un tributo già adesso mi sembrava doveroso.
Si è chiusa insomma una stagione che è andata ben aldilà di ogni più rosea aspettativa iniziale. Personalmente avevo pronosticato un Athletic in lotta per il sesto, massimo quinto, posto, e mai mi sarei aspettato che i Leoni potessero puntare così in alto al primo anno con un nuovo allenatore. Migliorarsi sarà impresa quasi impossibile, specie se dovesse arrivare la benedetta qualificazione alla fase a gruppi di Champion's League, ma anche confermarsi costituirà un'impresa difficile: la concorrenza in Spagna è spietata e, sebbene in Italia questo concetto non sia ancora chiaro, "hay Liga", ovvero ci sono molti club capaci di fare la voce grossa alle spalle di Madrid e Barcelona (e, forse, Atletico, se riuscirà a tenere chi di dovere). Il Sevilla di Emery ne è esempio lampante, ma guai a sottovalutare realtà come Villarreal, Real Sociedad o Valencia. Servirà una campagna di rafforzamento ben studiata, ad iniziare dalla conferma di alcuni dei pezzi da novanta della rosa. Il tempo per analizzare al meglio la situazione comunque non mancherà. Intanto vi invito, se già non lo avete fatto, a cliccare "Mi piace" sulla pagina Facebook del blog, perché è lì che, d'ora in avanti, posterò news e "ultime di mercato". Come già avevo avuto modo di scrivere, sto pensando ad una ristrutturazione grafica e contenutistica di questo spazio, che passi in primo luogo per un'integrazione più marcata con i social: con Facebook dedicato alle notizie e Twitter alle partite (ho in mente una sorta di "diretta tweet" per quegli incontri che avrà modo di vedere), il blog dovrebbe diventare una sorta di magazine dedicato a editoriali, articoli di analisi e di approfondimento a 360° sul mondo biancorosso, da Lezama alla storia del club. Per adesso mi limito a fornirvi un breve calendario dei prossimi pezzi, che saranno il pagellone finale, un focus sulla situazione di mercato e un riassunto della stagione delle giovanili (non necessariamente in quest'ordine), dopo i quali dovrei mettere mano alla grafica. Stay tuned!

mercoledì 7 maggio 2014

Champions!



1998-2014: dopo16 anni siamo di nuovo in Champion's League, anzi, in Txampions! Il comodo 3-0 sul campo di un Rayo molto ben disposto nei nostri confronti ci ha regalato il quarto posto matematico, che in soldoni significa preliminare di agosto; le prossime settimane ci diranno se lo affronteremo come teste di serie o meno, ma l'importante è essere tornati nella massima competizione continentale e aver dimostrato, una volta di più, come la filosofia dell'Athletic riesca a coniugare tradizione e risultati. Da Guerrero, Urzaiz, Alkorta, Urrutia ed Etxeberria a Susaeta, Aduriz, Laporte, Iraola e Munian: sono passati quasi 20 anni e una squadra unica, composta da ragazzi cresciuti in una regione di 3 milioni di abitanti grande meno della Lombardia, è tornata sul palcoscenico più prestigioso. Anche se, in realtà, non se n'era mai andata. Aupa Athletic!

mercoledì 16 aprile 2014

33a giornata: Athletic 3-0 Malaga.



Vittoria netta e mai in discussione per l'Athletic contro il Malaga, schiantato letteralmente dal gioco frizzante degli zurigorri e castigato senza possibilità di appello da un Aduriz sontuoso. L'ariete di Donostia, che si trova in uno stato di forma eccezionale, somma già 15 reti in Liga (record assoluto per lui), una in più dell'anno scorso e con ben 8 partite in meno. Considerando poi il lunghissimo periodo di appannamento iniziale, costituito da 7 gare consecutive senza segnare, si capisce benissimo la crescita verticale nell'arco della temporada di Aritz, sul quale io stesso avevo iniziato a nutrire dei dubbi vista la sua partenza al rallentatore. Per fortuna erano solo le scorie della scorsa stagione, davvero massacrante per lui, ma una volta ritrovata la forma el Zorro è tornato il solito cannoniere implacabile, anzi è andato anche oltre i suoi soliti standard; non a caso, su vari media spagnoli si comincia a ventilare di tenerlo in considerazione per Brasile 2014. Speculazioni sulla roja a parte, è innegabile che Aduriz stia attraversando uno dei momenti più felici della sua intera carriera, facilitato (come lui stesso ha detto) da una squadra capace di creare molte palle gol e di metterlo quindi in condizione di andare a rete con grande facilità. In fondo, il grande merito di Valverde è stato proprio di non smarrire il gioco d'attacco imposto da Bielsa, nonostante le sacrosante modifiche per evitare le imbarcate difensive; semplificando, si potrebbe dire che Txingurri sia riuscito nell'impresa, sulla carta assai complicata, di unire gli automatismi offensivi del Loco alla solidità e alla garra dell'Athletic di Caparros. Tutto ciò senza tralasciare l'inserimento dei giovani, come dimostra la scelta di puntare su un ottimo Erik Moran per sostituire l'infortunato Mikel Rico. Intanto mancano 5 partite alla fine del campionato e i punti di vantaggio sul Siviglia, quinto, sono ancora 6. Il calendario è da brividi (Barcellona al Camp Nou, scontro diretto col Siviglia in casa, trasferta col Rayo, derby con la Real al San Mamés e chiusura sul campo dell'Almeria), ma se i biancorossi si giocano bene le proprie carte potrebbero coronare il loro sogno, impensabile solo pochi mesi fa: regalare una qualificazione Champion's a Bilbao 14 anni dopo il secondo posto dei Leoni di Luis Fernandez e Julen Guerrero.