martedì 5 maggio 2009

34a giornata: Sporting 1-1 Athletic.


Iraola sommerso dai compagni dopo il gol del pari (foto Marca).

Sporting:
Cuellar; Sastre, Gerad, Iván Hernández, José Ángel; Michel, Diego Camacho; Carmelo (84' Luis Morán), Barral, Diego Castro (87' Matabuena); Bilic.
Athletic Bilbao:
Iraizoz; Iraola, Aitor Ocio, Amorebieta, Koikili; Susaeta, Goñi (45' Muñoz), Javi Martínez, Del Olmo (62' Etxeberria); Llorente (18' Vélez), Toquero.
Reti:
60' Bilic, 90' Iraola.
Arbitro:
Teixeira Vitienes (Colegio Cántabro).

Non tutti i pareggi vengono per nuocere, e di certo quello del Molinon è ossigeno puro per un Athletic che mantiene il suo +7 sulla zona retrocessione e vede la salvezza matematica a un passo. Considerando la prestazione complessiva dei Leoni, poi, c'è da essere più che soddisfatti per il punto strappato al 90' grazie al gol "in coabitazione" della coppia Amorebieta-Iraola, rete che ha imposto allo Sporting il primo pareggio assoluto di questa stagione e ha regalato ai biancorossi un'altra settimana di relativa tranquillità.
Con il solo Javi Martinez disponibile nel settore centrale del centrocampo, falcidiato da squalifiche e infortuni, Caparros decide di far debuttare nella Liga il ventunenne Adrien Goñi, regista/trequartista di grande talento e attualmente capocannoniere del Bilbao Athletic; mentre il giovane navarro va a far coppia col suo ben più noto conterraneo, sulle fasce si posizionano Susaeta a destra e Del Olmo (in sostituzione di David Lopez) a sinistra, con l'ormai collaudata coppia Llorente-Toquero in avanti. I padroni di casa devono fare la partita, costretti come sono a vincere per continuare a sperare nella salvezza, e in effetti fin dai primi minuti gli uomini di Preciado impostano una gara tutto ritmo e aggressività; gli asturiani, che non posseggono grandi individualità nel settore nevralgico del campo, tengono molto alta la linea difensiva per recuperare palla più vicino possibile alla porta basca e non dover elaborare la manovra fin dalla loro metà campo, tuttavia palesano ben presto una preoccupante mancanza di idee offensive che frustra la generosità e lo spirito di sacrificio con cui tentano di farsi largo verso Iraizoz. Il lancio lungo verso Bilic pare essere l'unica soluzione praticabile per lo Sporting e i tre trequartisti che operano alle spalle del croato hanno più la funzione di inserirsi per sfruttare le "seconde palle" che di creare gioco vero e proprio, situazione che ben presto diviene di lettura estremamente facile per i difensori dell'Athletic. In avanti, però, non si hanno notizie dei Leoni e l'infortunio occorso al 18' a Llorente, oltre a spaventare tremendamente i tifosi in vista della finale di Coppa, mette una pietra tombale sulle speranze zurigorri di segnare, poiché a fare tandem con Toquero arriva Ion Velez; per fortuna la contusione al quadricipite di Nando non è nulla di grave, anche se probabilmente Caparros lo terrà a riposo precauzionale domenica, altrimenti le già debolissime speranze di vittoria contro il Barça si sarebbero del tutto azzerate senza di lui. Il primo tempo scorre tra cross, mischioni in area basca e pochissimo calcio, ma al 45' gli ospiti costruiscono la palla-gol più ghiotta fin lì: cross dalla sinistra, la difesa asturiana fa scorrere la sfera senza che nessuno intervenga e Ion Velez, sbucato alle spalle di tutti, controlla e conclude, trovando una grande deviazione di piede di Cuellar sul suo diagonale comunque dimenticabile. Nella ripresa c'è Muñoz per Goñi, la cui buona tecnica è stata penalizzata da una partita penosamente impostata sui pelotazos a scavalcare il centrocampo: Caparros cerca dunque più forza in mediana per contrastare il prevedibile assalto degli uomini di Preciado, non certo maggiori doti di regia visto che sul terreno verde si continuano a sparacchiare palloni con poco costrutto. Il pubblico di casa si accende per due azioni poco chiare in area bilbaina, anche se la moviola chiarisce che non ci sono né il fallo di Iraola su Barral né il mani di Amorebieta, chiaramente spinto dallo stesso Barral al momento dello stacco di testa, quindi può esultare per il gol di Bilic al 60' (bello il colpo di testa del croato, meno bella la marcatura allegra dei due centrali su di lui). La partita muta radicalmente: l'Athletic deve rimontare, e Caparros inserisce giustamente Etxebe per Del Olmo, ma così facendo lascia finalmente degli spazi per il contropiede dello Sporting, squadra molto più a suo agio quando può distendersi attraverso le maglie larghe delle difese altrui rispetto a quando deve attaccare avversari schierati. I bilbaini risultano quasi nulli in avanti, mentre i padroni di casa giocano bene ma sono troppo spreconi; sembrerebbe una partita ormai scritta, invece negli ultimi 10 minuti succede di tutto. Prima l'Athletic, mai pericoloso fino all'80', coglie due legni con Iraola e Toquero, dopodiché Carmelo si mangia un gol a porta vuota dopo un grande assist di Bilic. Finita? Per niente, visto che al 90' i Leoni battono un corner: palla ad Etxeberria, pallonetto di testa del Gallo a metà tra la conclusione e l'assist , altro colpo di testa di Amorebieta e "parata" di José Angel oltre la linea di porta. Potrebbero nascere polemiche sul gol fantasma del numero 5, ma ci pensa Iraola a sciogliere tutti i possibili dubbi spedendo definitivamente il pallone in rete.
Finisce 1-1 ed è un pari che serve pochissimo allo Sporting e molto all'Athletic, che riesce a mantenere il suo confortante vantaggio proprio sugli asturiani, attualmente terzultimi. Non era facile fare risultato al Molinon, soprattutto viste le condizioni molto precarie con cui i Leoni hanno affrontato questo match, pertanto tornare da Gijon con un punto è molto positivo, anche perché adesso Caparros e i suoi sono consapevoli di avere in mano una carta decisiva per fare loro il "piatto" della salvezza. L'incontro casalingo col Betis somiglia ad un match-point sul proprio servizio: pur senza Llorente i bilbaini dovranno sfruttarlo appieno, consapevoli che chiudere già domenica il discorso liguero sarebbe fondamentale per preparare nel migliore dei modi la finale stile Mission Impossible che li attende il 13 maggio.

martedì 28 aprile 2009

33a giornata: Athletic 2-1 Racing.


Esulta ancora una volta Llorente: l'Athletic ritorna a volare con i gol del suo bomber (foto Eitb24).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola (87' Etxeberria), Etxeita (78' Murillo), Amorebieta, Koikili; Susaeta, Orbaiz, Yeste, David López (72' Bóveda); Toquero, Llorente.
Real Racing Club: Coltorti; Pinillos, Garay, Marcano, Sepsi (81' Toni Moral); Munitis, Moratón (46' Colsa), Lacen, Serrano (46' Jonathan Pereira); Tchité, Zigic.
Reti: 21' Llorente, 42' David López (rig.), 55' Pinillos (rig.).
Arbitro: González Vázquez (Colegio Gallego).
Note: espulsi Yeste (A) al 55', Marcano (R) al 63', Pinillos (R) all'82', Jonathan Pereira (R) al 95' per doppia ammonizione e Orbaiz (A) al 94' per gioco violento.

Stranissimo derby del Norte quello visto ieri al San Mamés; tre partite in una, così l'ha definita in modo assai azzeccato Marca, e devo dire che per una volta concordo in tutto e per tutto con il noto giornale iberico. Se nel primo tempo si è infatti assistito ad un monologo in piena regola dell'Athletic, confortato dai gol al contrario di quanto successo una settimana fa col Depor, nella ripresa c'è stata inizialmente una breve sfuriata di puro orgoglio degli ospiti, al termine della quale è cominciato lo show personale dell'arbitro Gonzalez Vazquez. 17 cartellini gialli, 5 rossi (più un'altra espulsione ad un massaggiatore del Racing) e una gestione di gara del tutto sconclusionata hanno trasformato l'ultima mezz'ora in una specie di teatro dell'assurdo, con giocatori ammoniti al minimo fallo ed un nervosismo crescente che ha impedito alle due squadre di giocare a calcio. Ai Leoni sta bene così, giacché Recreativo e Sporting Gijon hanno perso e il vantaggio sulla zona retrocessione è dunque salito a sette lunghezze; resta tuttavia il fatto che i bilbaini non riescono mai a condurre in porto un risultato in modo tranquillo, senza complicarsi la vita e senza rischiare fino all'ultimo secondo.
E dire che i biancorossi partono più che bene: cortissimi, mantengono alla perfezione le distanze tra i reparti, pressano alto come nelle giornate migliori e riescono anche a proporre un gioco non banale, sfruttando le accelerazioni sulla destra di un Susaeta ispirato e la grande giornata di Fernando Llorente, immarcabile sia per Marcano che per il tanto reclamizzato Garay, futuro madridista. Il doble pivote obbligato Yeste-Orbaiz (Javi Martinez è squalificato e Gurpegi è infortunato), libero dalla pressione dei centrocampisti avversari che devono dare una mano alla difesa, può esprimere tutta la sua capacità creativa e nei primi 45' l'Athletic mette alla frusta la squadra di Muñiz. Llorente avvisa tutti cogliendo la traversa al 9', aggiusta la mira al 15' (cabezazo parato da Coltorti) e infine centra il bersaglio al 21' grazie ad uno splendido colpo di testa in torsione su cross di Koikili, propiziato anche da una marcatura a dir poco distratta di Marcano. Il vantaggio è legittimo ma non accontenta i baschi, subito vicini al raddoppio in due occasioni con Nando: la prima volta il numero 9 ciabatta fuori col sinistro un assist di Susaeta, la seconda spedisce clamorosamente alto un cabezazo a porta vuota dopo una parata di Coltorti sull'elettrico Markel. In chiusura di tempo ancora Llorente, davvero devastante, fa in tempo a guadagnarsi un calcio di rigore per un fallo tanto ingenuo quanto netto di Lacen, che va ad agganciare il riojano nonostante questi si trovasse in posizione molto defilata; dal dischetto David Lopez non sbaglia e sigla un 2-0 meritato per quanto visto nella prima frazione. Al rientro della squadre dopo l'intervallo c'è una grossa novità: il Racing manda in campo dei giocatori veri al posto degli undici simil-amatori con cui aveva iniziato la partita e inizia a pressare seriamente sui portatori di palla avversari, provocando subito grossi danni a causa dell'estrema fragilità del centrocampo biancorosso. La traversa colta da Lacen al 53' è il classico squillo che precede il gol, che infatti giunge puntualmente dopo un giro d'orologio. Lo segna Pinillos, al primo centro liguero in carriera, trasformando un calcio di rigore decretato da Gonzalez Vazquez per uno sgambetto di Yeste su Jonathan Pereira: giusto il penalty, meno corretta la decisione di estrarre il secondo giallo nei confronti di Fran, ma non sarà l'ultimo cartellino che il direttore di gara tirerà fuori, anzi... Inizia qui, infatti, la terza partita nella partita, quella del fischietto galiziano, destinata ad eclissare il football ed a sovrapporsi alla gara vera e propria. Lo show di Gonzalez Vazquez prende l'avvio dall'espulsione di Yeste e prosegue con quella di Marcano per doppia ammonizione (la seconda pressoché inesistente), che ha l'effetto di stroncare sul nascere l'arrembaggio dei cantabrici e di permettere all'Athletic di difendersi con ordine lontano dalla propria area. Le occasioni da gol spariscono, il gioco diventa un susseguirsi di lanci lunghi e pallonate senza costrutto e i veri protagonisti diventano pertanto il nervosismo e i cartellini gialli, dispensati a pieni mani dall'arbitro ad ogni minimo contatto, come se il direttore di gara seguisse il regolamento del calcio a 5 e non di quello a 11. Pereira, Pinillos, David Lopez e il neo entrato Murillo cadono sotto i colpi della giacchetta nera gallega, che attende al varco uno degli ammoniti e all'82' riesce ad espellerne un altro, Pinillos. Finita? Macché: Toquero e Zigic vengono ammoniti per reciproche scorrettezze, quindi, in un crescendo rossiniano, Gonzalez Vazquez (ormai totalmente fuori controllo) butta fuori anche Orbaiz, stavolta con un rosso diretto, e Jonathan Pereira. Un vero e proprio delirio, in mezzo al quale si segnala solo l'esordio del canterano Eneko Boveda, terzino destro ventunenne che ha ben figurato quest'anno nel Bilbao Athletic.
Aldilà delle esagerazioni arbitrali, restano i tre punti fondamentali messi in cascina dai biancorossi, che vedono la salvezza a un passo e potrebbero conquistarla matematicamente già domenica, visto che faranno visita allo Sporting terzultimo. Non sarà facile e gli asturiani giocheranno consapevoli di non poter perdere, tuttavia la vittoria sarebbe fondamentale per potersi poi concentrare sulla finale di Copa del Rey. Ai Leoni mancheranno Yeste, Orbaiz e Gurpegi, dunque sarà curioso vedere a chi ricorrerà Caparros per ovviare a questa emergenza. La cosa importante è che il periodo nero sembra finito, anche se i miei dubbi sul tecnico e sulla reale consistenza di questa squadra non sono affatto scomparsi.

giovedì 23 aprile 2009

32a giornata: Numancia 1-2 Athletic.


Llorente festeggiato dai compagni dopo il gol dell'1-2 (foto Marca).

Numancia: Juan Pablo; Juanra, Sergio Ortega, Boris, Cisma (53' Quero); Dimas (53' Brit), Nagore; Del Pino (78' Lago Junior), Barkero, Bellvis; Goiria.
Athletic:
Iraizoz; Iraola, Aitor Ocio, Amorebieta, Koikili; David López (26' Gurpegui; 61' Etxeita), Javi Martínez, Yeste, Susaeta; Toquero (79' Ion Vélez), Llorente.
Reti:
10' Cisma, 30' Toquero, 47' Llorente.
Arbitro:
Fernández Borbalán (Colegio Andaluz).
Note:
espulsi Aitor Ocio (A) al 20' e Boris (N) al 69', entrambi per doppia ammonizione.

Missione compiuta, ma che fatica. Nonostante la notevole differenza di valori in campo, infatti, l'Athletic ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per aver ragione di un Numancia solo generoso e tuttavia capace di mettere in difficoltà i Leoni soprattutto nel primo tempo. Diciamolo chiaramente: dopo l'1-0 di Cisma e l'espulsione di Ocio, lo spettro della Segunda ha iniziato ad aggirarsi per Bilbao, anche perché la squadra ha attraversato una fase di smarrimento totale nella quale ha rischiato di incassare il colpo del ko; madama Fortuna ci ha messo lo zampino, sotto forma di una traversa e di un gol casuale di Toquero, e una volta ritrovata la convinzione l'ostacolo dell'inferiorità numerica non è bastato a impedirela rimonta basca.
Jokin deve fare a meno di Orbaiz e decide di sostituirlo non con Gurpegi, come sembrava probabile alla vigilia, bensì con Yeste, che cede la fascia sinistra a Susaeta e si accentra in posizione di regista. La mossa dell'utrerano è condivisibile, soprattutto perché la mediana del Numancia non è dotata del dinamismo che Fran ha mostrato di soffrire terribilmente quando giostra da pivote; al contrario, se i ritmi restano bassi è il tasso tecnico del numero 10 che può fare la differenza e Caparros, che lo sa bene, decide di tentare questa strada. Nel Numancia fanalino di coda, distante cinque punti dalla salvezza, militano due vecchie conoscenze dell'Athletic, l'ex cachorro Goiria e Txomin Nagore, che giocò 17 partite nella stagione del secondo posto, nel 1998; accanto a loro c'è Barkero, ex Real Sociedad, che alcuni giornali vorrebbero in trattativa con il club bilbaino per la prossima stagione. I Leoni scendono in campo decisi ad imporre il loro gioco e si trovano davanti un avversario piuttosto arrendevole, nonostante la situazione di classifica lasci ai soriani un solo risultato utile, la vittoria; i biancorossi si installano permanentemente nella trequarti avversaria, pressando alto e attaccando con le solite folate di pura furia, e Llorente va subito vicino al gol, sfiorando soltanto un gran cross di controbalzo di David Lopez dalla destra. I padroni di casa non esistono, eppure appena fanno capolino nell'area altrui passano subito in vantaggio con Cisma, che tenta un'improbabile conclusione dai 25 metri ed è fortunato a trovare la deviazione decisiva di Ocio: Iraizoz non può più arrivarci e i castigliano-leonesi si portano a sorpresa sull'1-0. Il buon Aitor, non contento della frittata appena combinata, decide di completare da par suo il patatrac e si fa cacciare al 20' per doppia ammonizione, rimediando la prima per una baruffa in area del Numancia e prendendosi un secondo giallo, rigoroso ma giusto, per una trattenuta sullo scatto in profondità di Goiria. I rossoblu prendono visibilmente coraggio e aumentano i giri nel motore, schiacciano l'Athletic a ridosso della propria area e metteno alla frusta il povero Yeste, lasciato solo in mezzo al campo dopo che Caparros sposta Javi Martinez in difesa; Dimas ha sul destro il pallone del 2-0 che forse chiuderebbe il match, tuttavia la dea bendata stavolta sorride ai baschi e, complice un tocco lievissimo di Iraizoz, il pallone si stampa sulla traversa. I Leoni ci capiscono pochissimo in questa fase, non riescono a spezzare la manovra soriana, elementare ma ficcante, e non hanno più riferimenti a centrocampo, dunque si limitano a cercare Llorente e Toquero con delle pallonate oscene e ingiocabili. Jokin corre ai ripari, inserisce Gurpegi per David Lopez e lo piazza al fianco di Amorebieta, ridisegnando poi una linea mediana a tre con Susaeta largo a sinistra, Javi Martinez tuttofare e Yeste mezzala sul centro-destra. L'assetto della squadra è ora più razionale, tuttavia serve una combinazione di dabbenaggine altrui e discreta fortuna per giungere al pari di Toquero: i difensori del Numancia sbagliano un disimpegno elementare e regalano il pallone all'ex giocatore del Sestao, bravo ad avanzare e a tentare la sorte con un tiro da fuori che si insacca proprio all'incrocio dei pali. La mia impressione è che Gaizka tiri a casaccio, senza mirare, ma forse ho troppa poca stima delle qualità del vitoriano...sia come sia, gli zurigorri pareggiano nel momento migliore degli avversari e riprendono di slancio fiducia nei propri mezzi, così come i soriani perdono all'improvviso tutte le loro convinzioni. Il tiro dalla distanza di Nagore, respinto con sicurezza da Iraizoz, è l'ultimo segno di vita dei padroni di casa, mentre l'Athletic sfiora due volte il gol in chiusura, prima con Koikili (colpo di testa che lambisce la parte alta della traversa) e quindi con Susaeta, che fa la barba al palo con un destro da dentro l'area.
La ripresa si apre come era finita la prima frazione e dopo 2' i Leoni passano in vantaggio con un gol capolavoro di Llorente: stop a seguire di petto spalle alla porta, dribbling nello stretto che fa fuori un difensore e diagonale destro nell'angolino. Rete da attaccante di razza che conferma la dipendenza della squadra da questo giocatore sempre più straordinario. Ottenuto il vantaggio, i biancorossi non hanno troppe difficoltà nel controllare il match, pur se in inferiorità numerica, tale è il divario tecnico che intercorre tra elementi come Yeste, Javi Martinez, Susaeta, Iraola e lo stesso Llorente e i calciatori del Numancia, squadra che a parer mio faticherebbe ad imporsi anche in Segunda. Il fatto che Barkero sia il loro uomo migliore la dice molto lunga e mi stupirei non poco se l'ex errealista fosse davvero nel mirino di Ibaigane: puntare su un giocatore buono solo a tirare le punizioni e che ha disputato la sua stagione più bella a trent'anni suonati mi parrebbe quasi un insulto verso tutti i bravi canterani che scalpitano nel Bilbao Athletic, nonché un investimento tecnicamente errato (ricordiamoci che nella Real Barkero era chiusa da un certo Gabilondo...). Gli uomini di Caparros rischiano solo in occasione di un paio di piazzati del succitato Barkero, per il resto si difendono in modo ordinato e non soffrono troppo il logico tentativo di rimonta degli avversari. L'unica nota stonata è l'infortunio occorso allo sfortunatissimo Gurpegi, che si rompe di nuovo il naso dando una capocciata fortuita a Brit; Carlos è costretto ad uscire (al suo posto entra Etxeita) e lo fa in mezzo ai vergognosi "Fuera, fuera" del pubblico di Soria, che rovinano una serata altrimenti molto tranquilla (e adesso andate a farli in Segunda questi cori, ndr). L'ultima occasione è per Yeste, che combina benissimo nello stretto con Javi Martinez ma si vede respingere il sinistro da un gran balzo di Juan Pablo.
Vittoria dunque tutto sommato meritata per l'Athletic, che espugna per la prima volta nella sua storia Los Pajaritos e compie un bel balzo in avanti lungo la strada per la salvezza; buona la determinazione dei biancorossi e la capacità di reagire mostrata dopo l'1-0 e l'espulsione di Ocio, sfruttando anche alcuni episodi fortunati che hanno mutato il corso del match. Risultati favorevoli oggi e una vittoria in casa contro il Racing domenica potrebbero chiudere il discorso Liga e far concentrare allenatore e giocatori sulla finale di Copa del Rey del 13 maggio.

I migliori e i peggiori nell'Athletic: esauriti aggettivi superlativi e commenti vari ed eventuali su Llorente, autore dell'ennesimo gol pesante della stagione, i riflettori vanno puntati sulla grande prova di Susaeta. Markel inizia timido, crescendo pian piano col passare dei minuti fino a diventare fondamentale nella ripresa con le sue cavalcate che allungano il Numancia e fanno rifiatare i compagni: classe e polmoni al servizio della squadra, per una prova in linea con le grandi prestazioni dell'anno scorso. Non sono mai stato tenero con Toquero, giocatore che non mi piace e di cui apprezzo unicamente lo spirito di sacrificio, tuttavia è innegabile che il suo gol, il primo nella Liga della sua carriera, sia determinante per indirizzare la partita verso la sponda biancorossa; si batte, è generosissimo e alla fine la rete è un giusto premio per la sue ferrea volontà. Molto bene Yeste, specie quando è il responsabile della gestione del possesso durante l'inferiorità numerica, così come eccellente è l'instancabile Javi Martinez visto al Los Pajaritos. Amorebieta è molto concentrato in difesa, Iraizoz risponde sempre presente quando viene chiamato in causa.
Koikili è un po' bloccato, spinge col contagocce, non aiuta Susaeta e soffre anche troppo le avanzate di Del Pino. Ocio peggiore in campo: non contento di aver rovinato il derby con l'Osasuna, si fa cacciare anche a Soria e per di più dopo appena 20 minuti, rischiando seriamente di compromettere la partita dei suoi. Da un giocatore della sua esperienza certe leggerezze non sono tollerabili.

martedì 21 aprile 2009

31a giornata: Athletic 0-1 Deportivo.


Pablo Alvarez scocca il tiro della vittoria galiziana (foto As).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Etxeita, Ustaritz, Koikili; David López, Orbaiz (89' Etxeberria), Javi Martínez, Yeste (60' Susaeta); Toquero (85' Ion Vélez), Llorente.
Deportivo de La Coruña:
Aranzubia; Laure, Colotto, Zé Castro, Filipe Luis; Juan Rodríguez; Guardado, Antonio Tomás (11' Sergio), Verdú, Pablo Álvarez (86' Cristian); Lassad (72' Bodipo).
Reti:
85' Pablo Álvarez.
Arbitro:
Clos Gómez (Colegio Aragonés).
Note:
espulso Javi Martinez (A) dopo il termine della partita per offese al direttore di gara.

Strano sport, il calcio. Nell'ultima partita giocata in casa, quella con il Maiorca, l'Athletic aveva rimediato tre punti assolutamente immeritati, subendo una vera e propria lezione di calcio dagli uomini di Manzano e riuscendo a vincere grazie ai due soli tiri in porta messi insieme nei 90' di gioco. Il trend si è però invertito dalla domenica successiva, quando il derby in casa dell'Osasuna si è risolto in una sconfitta pesantemente condizionata dagli errori arbitrali (primo gol navarro in fuorigioco ed espulsione più che severa di Aitor Ocio a inizio ripresa), ed è continuato su binari del tutto negativi anche nell'ultima giornata di Liga, che ha visto prevalere il Depor al termine di un match letteralmente dominato dai biancorossi. Legge del contrappasso, certo, ma anche incapacità di far propria una partita che i galiziani non sembravano troppo interessati a vincere (eufemismo), difetto gravissimo per una compagine impegnata a cercare punti utili per staccarsi al più presto dalla zona retrocessione. La realtà parla ancora di un margine di 4 punti sulla terzultima, il Recreativo, ma allo stesso tempo racconta di un Athletic che non gioca una partita decente dalla leggendaria semifinale di Copa del Rey contro il Siviglia; da allora, una sola vittoria e tutte sconfitte, e adesso non c'è neppure la scusa del Tourmalet da tirare in ballo. Inutile nascondersi dietro a un dito: i Leoni hanno riperso il filo del discorso faticosamente annodato al termine del girone di ritorno e sono tornati ad essere quella squadra sconclusionata e senza idee che Caparros non è mai riuscito seriamente a disciplinare. Non si può impostare un intero campionato sulle prestazioni "di pancia", originate cioè dal furore agonistico e dalla spinta del pubblico, perché quando le energie calano e la condizione si fa più approssimativa, come in questo periodo, vengono a galla tutte le lacune tecnico-tattiche che l'utrerano non ha mai risolto. Ammetto che io stesso sono stato trascinato dall'alternarsi di risultati pessimi e grandi prestazioni e ho pertanto faticato ad esprimere un giudizio definitivo sull'operato del mister, passando dalla voglia di non vederlo più sulla panchina basca all'esaltazione per alcune grandi imprese compiute dai suoi, ma ora che siamo giunti praticamente al termine del suo secondo anno come allenatore biancorosso non posso promuovere il suo operato, tutt'altro. Mancanza di una cultura del turnover, atteggiamento ultra-difensivista e immobilismo tattico sono le cose che più rimprovero a Jokin; in particolare, continuo a non comprendere la sua riproposizione ossessiva di un 4-4-2 per il quale non ci sono gli interpreti adatti, specie dal centrocampo in su. Perché ostinarsi a giocare con quel modulo, addirittura proponendo il nostro elemento più tecnico, Yeste, in un ruolo che non gli appartiene? Preso atto che Llorente è l'unica punta che abbiamo (non voglio considerare Velez e Toquero due attaccanti), non sarebbe più logico impostare un 4-2-3-1 con Fran alle spalle di Nando e dua ali pure a mettere dentro cross su cross? Certo, è facile giocare a fare l'allenatore comodamente seduti davanti al pc in camera propria, però certe osservazioni mi paiono legittime e del tutto giustificate, specie giudicando il rendimento recente di una squadra incapace di fare punti con le migliori e ora in difficoltà anche contro formazioni che le sono visibilmente inferiori. Non scordiamoci che nell'Athletic militano due elementi della nazionale maggiore (Iraola e Llorente, per tacere di Amorebieta che è stato convocato ma non ha esordito), due nazionali under 21 (Susaeta e Javi Martinez, peraltro capitano delle giovani Furie rosse) e diversi ex nazionali (Orbaiz, Etxebe e pure Yeste, che mancò l'esordio a causa di un infortunio), cosa che molte squadre che ci precedono si sognano; eppure siamo laggiù, a pochi passi dal baratro, dunque il condottiero del vascello dovrà pur avere qualche responsabilità per questa traversata arenatasi nelle secche della bassa classifica.
Non ho visto la partita di sabato, o meglio ho visto solo parte del primo tempo, dunque non sono in grado di riportare dettagliatamente quanto avvenuto sul terreno del San Mamés, ma a leggere le cronache dei giornali spagnoli si capisce benissimo che l'Athletic non è riuscito ad affondare il colpo nonostante un chiaro dominio territoriale, fattosi quasi imbarazzante nella ripresa. Non è una scusante questa, anzi, perché una squadra appena decente sa far fruttare la sua superiorità, mentre i Leoni hanno palesato una volta di più i loro limiti nella conduzione della manovra offensiva e, cosa ancor più grave, nella finalizzazione. D'altra parte, tutte le squadre della Liga hanno capito che basta fermare Llorente per disinnescare automaticamente la formazione basca e non è raro che preferiscano raddoppiare il numero 9 lasciando solo il Toquero o il Velez di turno, consapevoli che questi due fenomeni non segnerebbero nemmeno a porta vuota (a questo punto sarebbe meglio mettere Etxeberria, bollito quanto si vuole ma dotato almeno di due piedi consoni alla serie in cui gioca). Detto fatto, il povero Nando è stato controllato benissimo e non ha avuto grosse occasioni, mentre Toquero non ha tradito le attese e ha sprecato almeno un paio di palle-gol ghiottissime, anche se va sottolineata la buona prestazione dell'ex Aranzubia. Il golletto di Pablo Alvarez (con tocco decisivo di Koikili) a 5' dalla fine è la giusta punizione per una squadra spuntata e incapace di accelerazioni e cambi di ritmo, nonché per un tecnico che fa dell'immobilismo il suo stile di conduzione tecnica. Nessuno chiede la luna, ma quando si deve vincere sarebbe il minimo aspettarsi di vedere cambi un po' più audaci di Susaeta per Yeste o Etxebe per Toquero...un tentativo di tre punte, una variazione di schema, un inserimento di giocatori più di spinta (Balenziaga per Koi, ad esempio) non mi sembrano concetti rivoluzionari, specie quando i tre punti in palio servirebbero come il pane e l'atteggiamento dell'avversario non è quello di chi lotta con il coltello tra i denti. Ma tant'è, anche questa partita è archiviata e davanti a noi c'è il Numancia, che ci attende questa sera nella sua tana del Pajaritos e da cui dobbiamo aspettarci una condotta più bellicosa rispetto a quella del Depor, visto che i soriani si giocano le ultime possibilità di permanenza nella Liga. Il divario tecnico tra le due squadre è notevolmente sbilanciato a favore dei baschi, tuttavia le partite vanno giocate sul terreno verde, non sulla carta. Intanto la Federazione ha accolto il ricorso biancorosso contro la squalifica a Javi Martinez, espulso al termine della partita per aver rivolto alcune parole di troppo al direttore di gara, dunque il giovane navarro stasera potrà giocare accanto a Gurpegi, giacché Orbaiz è squalificato per somma di ammonizioni. Inutile dire che pareggiare o perdere spalancherebbe scenari devastanti sul finale di campionato bilbaino...speriamo che i giocatori e, soprattutto, Caparros ne siano consci e si adoperino al meglio per ottenere tre punti che sarebbero fondamentali anche per poter preparare con più calma la finale di Coppa col Barcellona.

martedì 7 aprile 2009

29a giornata: Athletic 2-1 Mallorca.


Yeste, autore del primo gol biancorosso (foto As).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Ocio, Amorebieta, Koikili; Susaeta, Orbaiz, Javi Martínez, Yeste (77' Del Olmo); Ion Vélez (70' David López), Llorente (59' Toquero).
Real Mallorca:
Aouate (81' Lux); Scaloni, David Navarro, Nunes, Ayoze; Varela (67' Gonzalo Castro), Martí, Santana, Arango (74' Trejo); Jurado; Aduriz.
Reti:
4' Yeste (rig.), 72' Jurado, 84' Javi Martínez.
Arbitro:
Mejuto González (Colegio Asturiano).

Sono molti i santi che l'Athletic deve ringraziare per l'importantissima vittoria con il Mallorca, risultato che ha permesso di incamerare tre punti fondamentali in chiave salvezza: San Fran e San Javi, i due marcatori; San Mejuto, che ha visto un fallo da rigore netto eppure molto difficile da individuare; San Mamés, che sempre veglia sui Leoni; ma soprattutto San Aritz Aduriz che, da vero cuore biancorosso, ha sbagliato almeno tre gol fatti, permettendo così ai suoi ex compagni di ottenere un 2-1 a dir poco immeritato proprio sul filo di lana. Il successo degli uomini di Caparros non deve però cancellare le numerose ombre che hanno offuscato la loro prestazione: gioco ai minimi termini, atteggiamento remissivo, grosse difficoltà in difesa e una condizione fisica non proprio ottimale hanno posto le basi per quella che molti giornali spagnoli hanno definito "una delle peggiori partite dell'Athletic in questa stagione". Insomma, teniamoci stretti i punti, ma non dimentichiamo che servirà ben altro per affrontare nel modo migliore un finale di stagione che si preannuncia infuocato.
I Leoni tornano alla Catedral dopo la bruciante sconfitta con il Real Madrid e lo fanno praticamente in formazione tipo: Velez rientra tra i titolari dopo tre partite, Llorente è al suo posto nonostante la febbre e dunque manca soltanto il convalescente David Lopez, che si siede in panchina e lascia spazio a Susaeta sulla destra; tra le riserve non c'è Gabilondo, per il quale la stagione è già finita dopo il grave infortunio al ginocchio rimediato durante l'amichevole con il Bordeaux. Il Maiorca di Manzano, reduce da sette risultati utili consecutivi, non cambia il suo schema portafortuna e si presenta perciò con Jurado dietro Aduriz, senza dubbio il giocatore più atteso dall'alto della sua lunga storia d'amore con il club bilbaino; il guipozcano, infatti, è calcisticamente nato e cresciuto nella società basca, che lo ha svezzato e lo ha poi proposto ai massimi livelli del calcio spagnolo prima di cederlo incomprensibilmente nello scorso mercato estivo. L'inizio del match non potrebbe essere più favorevole all'Athletic, che passa in vantaggio al primo affondo serio. Il merito è non solo del rigore di Yeste, ma anche dell'occhio di lince del direttore di gara, che riesce a cogliere il tocco di mano di Ayoze gettatosi in scivolata per respingere il tiro di Susaeta. Fran dal dischetto insacca di potenza e la partita sembra mettersi in discesa per i padroni di casa, ai quali non resterebbe che controllare e mettere in pratica ciò che sanno fare meglio, ovvero il gioco di rimessa. Il problema è che il Maiorca non ci sta e, dopo una fase di fisiologica riorganizzazione in cui accetta i ritmi bassi dei Leoni, alza il baricentro ed inizia a farsi vedere pericolosamente dalle parti di Iraizoz, mentre i bilbaini palesano uno stato di forma precario e una preoccupante mancanza di idee. Con Llorente debilitato dalla febbre, i centrocampisti perdono il loro punto di riferimento principale, per non dire unico, ed ogni azioni finisce inevitabilmente per dover fare i conti con la pochezza di Velez e l'assenza di soluzioni alternative al dialogo con Nando. Dall'altra parte gli ospiti guadagnano fiducia e metri sul terreno e riescono anche a creare diverse palle-gol, difettando però al momento della finalizzazione; Aduriz ha sulla testa il pallone più clamoroso alla mezz'ora, tuttavia lo spedisce clamorosamente fuori e grazia Gorka. Nella ripresa ci si aspetterebbero dei cambi da parte di Caparros, anche solo per rinforzare la mediana con Gurpegi al posto di un evanescente Orbaiz, ma l'utrerano non tocca i suoi undici giocatori e il leit-motiv della partita resta lo stesso. I maiorchini, anzi, finiscono quasi per assediare la porta avversaria, anche se la loro pressione non si traduce in una pioggia di tiri verso Iraizoz. Il solito Aduriz salva ancora i suoi ex compagni al 60', mettendo fuori un altro colpo di testa dopo un'uscita a farfalle del portiere biancorosso, quindi è il neo-entrato Castro a spaventare Gorka con una sassata improvvisa alta di poco. L'Athletic, nel frattempo, esce definitivamente dal match dopo la sostituzione di Llorente, troppo condizionato dal suo malanno per poter incidere, al cui posto entra Toquero che va a formare con Ion Velez una delle coppie più spuntate dell'intero panorama spagnolo. "Guidati" magistralmente dal loro tandem offensivo, i Leoni spariscono dalla trequarti del Maiorca e si trovano schiacciati a ridosso della loro area, dunque il gol di Jurado al 71' (gran bella conclusione dal limite quella dell'ex Atletico Madrid) non stupisce nessuno. Manzano ci crede ed inserisce Trejo per Arango, Caparros invece prosegue nella sua linea tesa alla conservazione del risultato e sostituisce Yeste con Del Olmo, mentre al 70' (e dunque sull'1-0) aveva tolto Velez per infoltire il centrocampo con David Lopez, spostando Susaeta nel suo ruolo naturale di trequartista centrale. Il vecchio adagio secondo cui la fortuna aiuta gli audaci stavolta non funziona e il vecchio Gregorio se ne accorge suo malgrado all'82', quando il Maiorca passa dal possibile (e meritato) gol dell'1-2 alla rete che lo condanna alla sconfitta: sul colpo di testa di Aduriz, infatti, c'è la testa di Iraola a salvare sulla linea, mentre il ribaltamento di fronte porta alla conclusione Javi Martinez, bravo ad inserirsi a rimorchio e a bucare il povero Lux, subentrato da un paio di minuti all'infortunato Aouate e ancora visibilmente freddo; è una rete fortunata e ingiusta ma vale comunque tre punti, un bottino vitale che permette agli zurigorri di distanziare di quattro lunghezze la zona retrocesione.
Bisogna comunque sottolineare come i Leoni abbiano tirato in porta due volte segnando in entrambe le occasioni, dato significativo della prestazione assolutamente deficitaria in attacco e della discreta dose di buona sorte che ha consentito ai baschi di portare a casa la vittoria. Domenica il derby di Pamplona presenterà più di un'insidia, anche perché i cugini dell'Osasuna vengono da un ottima prima parte di girone di ritorno e saranno carichi al massimo dopo lo splendido 4-2 con cui hanno sbancato il Calderon. Servirà un'altra testa, serviranno altre gambe...servirà un altro Athletic.

sabato 28 marzo 2009

Alla ricerca dell'attaccante perduto.


Iñigo Diaz de Cerio è da tempo nel mirino dell'Athletic (foto As).

Approfittando del fatto che la Liga è ferma per gli impegni delle nazionali, vorrei recuperare alcune rubriche che non tratto da tempo (i profili, i cachorros), inaugurarne una sul Bilbao Athletic e sulle altre filiali del club e scrivere qualcosa sulle prospettive future della squadra, con particolare riferimento al mercato. Il post di oggi si inserisce in quest'ultimo filone. Nonostante il campionato sia ancora lungo e la posizione dei Leoni resti tutt'altro che definita, con il baratro della retrocessione a sole due lunghezze di distanza, è infatti già possibile tracciare un primo bilancio delle prestazioni dell'Athletic versione 2008/2009, in modo tale da individuare i principali punti deboli che dovranno essere rinforzati in estate. Non c'è bisogno di essere grandissimi esperti per osservare che i numeri più deficitari provengono dal reparto offensivo, ed è dunque del parco attaccanti che intendo occuparmi oggi. Tolto Fernando Llorente, a segno per 12 volte in 25 gare di campionato e per 4 volte in 8 partite di Copa del Rey, gli altri "delanteros" biancorossi hanno quantomeno le polveri bagnate, anche se tale espressione mi sembra francamente eufemistica. Le cifre delle punte parlano chiaro: Ion Velez ha realizzato 4 gol, 2 in Liga e 2 in Coppa, su un totale di 29 presenze; Etxeberria ha racimolato fin qui 2 reti in 16 apparizioni; Toquero, arrivato a gennaio, ha segnato solo contro il Siviglia nella semifinale copera (i suoi gettoni sono 16), mentre Iñigo Velez chiude questa triste graduatoria con uno score degno di un desaparecido, ovvero 5 partite e nessun gol. Numeri che testimoniano della pochezza dell'attacco bilbaino in modo inequivocabile. Il reparto, diciamocelo chiaramente, è uno dei peggiori della Liga per qualità dei suoi componenti, sempre escludendo il fantastico Llorente di quest'anno, ed è impossibile non muovere un preciso atto d'accusa nei confronti di una dirigenza che ha venduto a cuor leggero Aduriz (ma lo sponsor sulla maglia non era stato messo per garantire liquidità?) pensando di poterlo rimpiazzare con Ion Velez o chissà chi altro. Nel calcio, però, non si inventa niente e non è un caso che una punta da 5 gol in Segunda (il succitato Velez), un residuato bellico (Etxeberria), un oggetto misterioso (Iñigo) e un carneade assoluto (Toquero) non siano riusciti a sostituire il mai troppo rimpianto Aritz. Caparros ha provato a rotazione un po' tutti, con l'eccezione di Iñigo che si è trovato chiuso da Llorente (a me, comunque, nel Murcia non era sembrato così scarso), ma i risultati sono sempre stati mediocri; colpa della scarsa qualità tecnica di Velez e Toquero, due che corrono molto e ancor di più sbagliano col pallone tra i piedi, e del declino ormai notorio del Gallo. Per il prossimo anno urgono soluzioni, ma quali? Sappiamo come il bacino basco non brulichi attualmente di grandi attaccanti, dunque i nomi su cui focalizzarsi non sono molti. L'opzione più concreta, al momento, è quella dell'attaccante della Real Sociedad Iñigo Diaz de Cerio, che non sembra intenzionato a rinnovare il suo contratto in scadenza a giugno. Iñigol, come viene chiamato con poca fantasia dai tifosi txuri-urdin, è un classico finalizzatore d'area di rigore: poco appariscente, tecnicamente solo discreto, non è un centravanti di manovra e partecipa raramente al gioco della squadra, tuttavia possiede un innato fiuto del gol, quella rara capacità di saper concretizzare la prima palla utile che gli capita all'interno di una partita. Nonostante la giovane età (compirà 25 anni a maggio) ha già dimostrato di saper giocare e segnare in qualsiasi campionato, giacché somma la bellezza di 68 gol con la Real Sociedad tra Segunda B, Segunda e Primera. E' stato capocannoniere con 26 reti del campionato 2005/06 di Segunda B, ha segnato 7 volte in Liga la stagione successiva, conclusasi con la retrocessione dei donostiarri, ed è poi sceso nella serie cadetta coi txuri-urdin, realizzando 16 centri il primo anno e 4 in 11 partite nel toneo attuale. L'unica incognita sul suo acquisto riguarda il bruttissimo infortunio che gli è occorso a novembre e dal quale si sta ancora riprendendo, una frattura di tibia e perone causata da un pauroso scontro col portiere dell'Eibar Zigor; un giocatore con le sue caratteristiche non dovrebbe risentire più di tanto dei postumi di una lesione del genere, tuttavia i dubbi ci sono e hanno fatto momentaneamente arenare una trattativa che sembrava già in porto. In realtà, alternative a Diaz de Cerio di fatto non esistono. Qualche nome c'è, ma si tratta o di giocatori che devono ancora confermarsi (Agirretxe, Kike Sola) o di giocatori il cui arrivo a Bilbao è impensabile (Joseba Llorente, il cavallo di ritorno Aduriz). Negli ultimi giorni è però spuntato un nuovo obiettivo dell'Athletic: è Jorge Galan, attaccante dell'Osasuna Promesas (la seconda squadra dei navarri), a segno già 14 volte in un torneo difficile come la Segunda B. 20 anni, fisico minuto (1,73 m per 72 kg), Galan è un attaccante tutto mancino molto rapido ed estroso, in possesso di un'ottima tecnica e di uno spiccato senso della porta. La sua clausola di rescissione è di 6 milioni di euro, ma raddoppierebbe se il ragazzo dovesse esordire con la prima squadra (Camacho lo fa allenare spesso con i suoi): una bella cifra per un ventenne, di certo una somma al di fuori delle capacità economiche dell'Athletic.
Cosa farei se fossi un dirigente biancorosso? Innanzi tutto, taglierei due tra Ion Velez, Iñigo e Toquero, con preferenza per i primi due, visto che Toquero è il più fastidioso in fase di pressing e sa regalare assist niente male; prenderei subito Diaz de Cerio a parametro zero, quindi promuoverei almeno uno tra Isma Lopez e Iker Munian (su cui al più presto scriverò un pezzo), dando la precedenza al primo per la maggiore età e la conseguente esperienza in più. Mi sembra il percorso più logico da attuare per coniugare l'arricchimento sotto il profilo tecnico alla valorizzazione dei giovani della cantera. Sarà così? Lo spero, anche se l'attuale dirigenza ci ha abituato alle decisioni più strane...

martedì 24 marzo 2009

28a giornata: Villarreal 2-0 Athletic.


Mati Fernandez batte Iraizoz per il 2-0 (foto As.com).

Villarreal CF:
Diego López; Ángel, Fuentes, Godín, Capdevila; Cazorla, Senna, Eguren, Ibagaza (82' Matías Fernández); Nihat (64' J. Llorente), Rossi (87' Bruno Soriano).
Athletic Club:
Iraizoz; Iraola, Amorebieta, Aitor Ocio, Koikili; Susaeta, Orbaiz (86' Iñigo Velez), Javi Martínez, Gabilondo; Toquero (60' Garmendia), F. Llorente.
Reti:
68' Cazorla, 91' Matias Fernandez.
Arbitro: Carlos Velasco Carballo (Colegio Madrileño).
Note: espulso al 78' Susaeta (A) per doppia ammonizione.

E' ufficiale: l'Athletic non solo non è una squadra medio-grande, ma non ha neppure, al momento, i mezzi per dare continuità alle proprie prestazioni quando incontra i top team della Liga. Dopo la disastrosa "scalata" del girone d'andata, il ritorno sul Tourmalet ha confermato il suo impietoso verdetto: 4 sconfitte su 4 gare contro le prime della classe, 3 gol fatti contro 11 reti subite e prove spesso all'insegna dell'impotenza, tolta la gara col Real positivamente influenzata, a livello di prestazione, dal fattore campo. Alcuni risultati positivi e la sbornia di Copa del Rey hanno forse fatto dimenticare ai più che quella biancorossa è, attualmente, una formazione mediocre, non tanto per la qualità dei singoli (molti dei quali sono giovani e davvero bravi, è bene tenerlo presente) quanto per l'assoluta mancanza di un'identità tecnico-tattica, di un gioco riconoscibile, di una fisionomia che le appartenga in toto. Dopo il calcio offensivo e spumeggiante di Valverde e le barricate del biennio Clemente-Mané, i Leoni hanno intrapreso un percorso di totale rinnovamento con Caparros i cui risultati, tuttavia, stentano ad arrivare; non parlo di risultati pratici (la finale di Coppa basta e avanza, da quel punto di vista), quanto del soddisfacimento di obiettivi a lungo termine quali il conferimento alla squadra di un impianto di gioco stabile e di una personalità che si stentano a vedere, nonostante l'utrerano sia alla guida del club da quasi due anni. L'Athletic si muove spesso in modo disomogeneo, spinto più dal furore agonistico che da un piano tattico preciso, e dà il meglio di sé quando si scatena senza riflettere troppo, spinto dalle urla del suo pubblico, pressando altissimo, lottando su ogni pallone come se fosse l'ultimo e attaccando a folate, ma è chiaro che un tale sistema non offre garanzie certe per il futuro; sulla partita secca, specie se in casa, i bilbaini possono dare fastidio a molti, però nel lungo periodo il loro modo di giocare non può essere redditizio. Spentasi l'euforia copera, i biancorossi sono passati a suon di sberle dal sogno UEFA ad una dura realtà che parla di appena due lunghezze di margine sulla zona retrocessione, ovvero, a vedere la cosa da un'altra prospettiva, di 10 punti persi in sette giornate di campionato. Se la situazione non è drammatica, poco ci manca.
Dopo la partitaccia casalinga con il Madrid, Caparros decide di non cambiare uomini e si limita a sostituire lo squalificato Yeste con Gabilondo e l'infortunato David Lopez con Susaeta; Pellegrini risponde schierando una linea offensiva di pigmei (Rossi, Nihat, Cazorla, Ibagaza), il cui scarso peso fisico è però compensato da un tasso tecnico fuori dalla norma. L'intento dell'allenatore del Submarino Amarillo è chiaramente quello di sollecitare la retroguardia avversaria in uno dei suoi maggiori punti deboli, la mancanza di velocità dei centrali, ma nel primo tempo l'Athletic concede pochissimo spazio grazie ad una prova difensivamente impeccabile di tutti i suoi elementi. Gabilondo e Susaeta giocano molto bassi per contrastare le avanzate di Capdevila e Angel ed evitare il riproporsi delle situazioni di uno contro uno sulla fascia che sono costate il match con i merengues, Javi Martinez si incarica di soffocare le geometrie di Senna e, in tal modo, Rossi e Nihat hanno poche occasioni di ricevere palloni giocabili nei pressi della porta di Iraizoz. Quando lo fanno, peraltro, sono pericolosissimi, tuttavia alcune parate di Gorka scongiurano il peggio. La condotta di gara dei Leoni, assai proficua dietro, non è altrettanto efficace in avanti: un tiro di Gabilondo su cui Diego Lopez, fresco di convocazione, concede molto al pubblico e un paio di palle-gol vanificate da Toquero sono tutto ciò che il bilbaini mettono insieme in 45 minuti. Proprio Toquero è l'emblema perfetto dell'Athletic attuale: se il calcio fosse solo corsa, generosità e pressing sarebbe da Pallone d'oro, ma il problema è che un attaccante dovrebbe segnare, ogni tanto, e vedere una punta sbagliare uno stop a tu per tu col portiere o concludere in porta con la forza di un Pulcino non è ammissibile a questi livelli; simpatia a parte, se il buon Gaizka da gennaio ad oggi ha realizzato la bellezza di un gol, tra l'altro in Copa, non è un caso che la squadra si ritrovi a soffrire. O segna Llorente o il tabellino resta inchiodato sullo 0, questa è la verità. Tralasciando i due errori arbitrali che avrebbero potuto indirizzare su altri binari la gara (fallo da espulsione di Ibagaza su Amorebieta e mani clamoroso di Godin in piena area...e Villar?), va detto che un brutto primo tempo si chiude meritatamente sullo 0-0, risultato che ai Leoni potrebbe anche andare bene.
Il fatto è che i "gialli" non sembrano volersi accontentare e nella ripresa scendono in campo con un'altra convinzione rispetto al primo tempo, alzano il baricentro e cominciano a bombardare Iraizoz. Rossi, ispiratissimo, sfiora il gol in pallonetto, quindi è Nihat a spaventare i baschi al 58' con un destro che lambisce il primo palo dopo un assist al bacio di Ibagaza. L'Athletic non esiste dalla mediana in su ma le sue barricate sembrano tenere, sennonché un possibile contropiede biancorosso si arena sul nascere a causa di uno scivolone di Susaeta e la squadra si trova inspiegabilmente scoperta: Rossi cavalca sontuosamente con la palla al piede, evita Iraola e Koikili, clamorosamente risucchiato fuori posizione, e serve alla perfezione Cazorla, libero di avanzare, prendere la mira e infilare Gorka con un destro che è una rasoiata. I Leoni si trovano ora nella spiacevolissima situazione di dover attaccare e si espongono fatalmente al contropiede del Submarino, una vera arma impropria che produce due occasioni strepitose nel giro di dieci minuti: la prima viene sprecata da Joseba Llorente, entrato al posto di Nihat, che calcia fuori solo davanti a Iraizoz, mentre la seconda è vanificata dall'egoismo di Rossi, che sceglie la conclusione invece del comodo assist per l'ex attaccante della Real Sociedad. Le velleità di rimonta dei baschi si infrangono in modo definitivo sull'espulsione per doppio giallo di Susaeta (discutibile, e molto, la prima ammonizione comminata a Markel), anche perché l'unico guizzo di Llorente, un minuto prima, era stato sventato in sicurezza da Diego Lopez. Servito poco e male, Nando non ha avuto una sola palla pulita a disposizione ed è questo il maggior atto di accusa al non-gioco di Caparros: disporre di un centravanti come il navarro e non riuscire ad innescarlo nel corso di un'intera partita è un peccato che grida vendetta quasi più dei punti persi al Madrigal. Il gol finale di Mati Fernandez è una perla che fa felici i molti appassionati del cileno e che restituisce proporzioni più giuste ad una vittoria netta e mai in discussione per l'undici di Pellegrini, che può rimproverare ai suoi solo la mancanza di cattiveria in avanti e una certa timidezza di fronte al gioco fisico degli ospiti nel primo tempo. In casa Athletic c'è poco da stare tranquilli, visto che, alla ripresa del campionato, ci sarà da ricevere il Maiorca e da far visita ai cugini dell'Osasuna, squadre molto più in salute della formazione biancorossa; i Leoni hanno fatto meno punti di tutti nel girone di ritorno, appena 5 in 9 partite, e la loro media è ovviamente da retrocessione. La pausa del campionato arriva giusto in tempo per schiarire le idee a tecnico e giocatori in vista del rush finale della Liga, nella speranza che la squadra, similmente a quanto fece nel girone d'andata, riesca a fare punti con le dirette avversarie ora che il ciclo terribile è concluso. Bando alle manie di grandezza, comunque: finale o non finale, l'uscita definitiva dal tunnel in cui il club è entrato nell'era Lamikiz è ancora di là da venire.

giovedì 19 marzo 2009

27a giornata: Athletic 2-5 Real Madrid.


Il momento chiave del match, l'espulsione di Yeste (foto Athletic-club.net).

Athletic: Iraizoz; Iraola, Aitor Ocio, Amorebieta, Koikili (46' Balenziaga); David López (52' Gurpegi), Javi Martínez, Orbaiz (56' Susaeta), Yeste; Toquero, Llorente.
Real Madrid: Casillas; Sergio Ramos, Pepe, Metzelder, Heinze; Robben (66' Faubert), Lass, Sneijder, Marcelo; Raúl (64' Higuaín); Huntelaar (79' Parejo).
Reti:
22' Robben, 34' Heinze, 36' Heinze (ag), 45' Llorente, 47' e 61' Huntelaar, 84' Higuaín (rig.).
Arbitro: Muñiz Fernández (Colegio Asturiano).
Note: espulsi Yeste (A) al 37' per comportamento non regolamentare, Ion Vélez (A) al 57' e Luci (allenatore in seconda dell'Athletic) al 71' entrambi per proteste e direttamente dalla panchina.

Non è stata fortunata la trasferta annuale a Bilbao di noi Leones Italianos, solitamente più abituati a festeggiare che a deprimerci per una sconfitta di tali proporzioni. Le dimensioni del passivo non ingannino, però: l'Athletic, supportato come sempre da un pubblico strepitoso (noi italiani compresi), può uscire a testa alta da questo Clasico giocato con intensità e grande cuore, anche se con poco raziocinio.
Dopo il semi-turnover di Barcellona, Caparros torna a schierare la sua formazione-talismano, quella per intenderci vittoriosa contro il Siviglia in Copa, e dunque ecco rientrare dal primo minuto Aitor Ocio, David Lopez e Toquero; assenze pesanti in casa madridista, con Ramos costretto a rinunciare a Cannavaro e Gago: l'ex tecnico del Tottenham piazza Metzelder al centro della difesa, conferma Marcelo esterno sinistro di centrocampo e sposta Sneijder a fare coppia con Lassana Diarra sulla mediana. La Catedral è strapiena e le sue antiche mura amplificano all'inverosimile le urla dei 40.000 tifosi biancorossi, in mezzo ai quali, sparsi in Curva Nord, ci sono anche 35 hintxak italiani che non si risparmiano nell'animare la squadra. I Leoni partono a mille e cercano di mettere la partita sull'unico piano nel quale possono fare la differenza, quello del ritmo: difesa alta, aggressività a centrocampo e raddoppi continui sulle fasce non danno respiro alla manovra del Real e creano anzi una pressione costante nei pressi della porta di Casillas, pressione alla quale non si accompagnano però adeguate occasioni da rete. Una punizione dal limite di Yeste e alcuni calci d'angolo in serie non sono sufficienti a superare il numero 1 merengue, che proprio al San Mamés giocò dieci anni fa la sua prima partita nella Liga, e il non riuscire a concretizzare una prima parte di assoluta superiorità è il maggior peccato dei biancorossi. Il Madrid, da grande squadra qual è, colpisce invece alla prima occasione seria che riesce a creare e lo fa col suo uomo di maggior classe, quel Robben che, nelle giornate di grazia, è un folletto inafferrabile dalle movenze leggere eppure devastanti. Servirebbero i raddoppi di Yeste per contrastarlo, ma Fran (pur giocando una grande partita) non conosce il significato della parola "ripiegamento" e abbandona spesso Koikili a degli uno contro uno che lo vedono sconfitto in partenza. Emblematica l'azione del primo gol: Robben cede palla a Sneijder, scatta subito passando a doppia velocità il solitario Koi, supera Ocio in dribbling stretto appena dentro l'area e trafigge Gorka con un gran sinistro sotto l'incrocio opposto. L'Athletic sbanda e per gli ospiti si aprono d'improvviso gli spazi che per 20 minuti erano stati minuziosamente serrati dai baschi: ancora Robben spreca alla mezz'ora, scegliendo il tiro da posizione decentrata invece dell'assist per Raul o Huntelaar appostati a centro area, quindi Heinze pare chiudere anticipatamente la contesa con un inserimento in anticipo su Gorka (e sulla difesa tutta, presa d'infilata in modo dilettantesco) coronato dall'incornata che vale il 2-0. Nonostante il risultato e l'arbitraggio di Muñiz Fernandez, che è tutto fuorché casalingo (due bilbaini ammoniti nei primi 5' di gioco, a fronte dell'impunità concessa a Lass e soprattutto Heinze), il pubblico della Catedral non molla e intona canti a non finire per la sua squadra, che a sorpresa reagisce e trova subito l'1-2. La giocata è polemica e si sviluppa a partire da un contrasto sulla fascia dopo il quale Sneijder resta a terra, con i Leoni a proseguire l'azione senza mettere la palla fuori: Yeste va al tiro, Casillas respinge a mano aperta ma sul seguente cross rasoterra di David Lopez c'è il goffo intervento di Heinze, che in scivolata anticipa il proprio portiere e insacca. Iker protesta vibratamente, Yeste lo spintona in maniera più che ingenua e l'arbitro lo espelle con severità forse esagerata. La scempiaggine del numero 10 resta e aggrapparsi alla sceneggiata stile Oscar di Casillas serve a poco. Nonostante l'inferiorità numerica, l'Athletic ci crede e riesce ad ottenere un insperato pareggio proprio in chiusura grazie a Llorente, il cui perfetto colpo di testa su punizione di David Lopez incoccia nel palo, carambola sul portiere avversario e si insacca.
La gioia per il 2-2 è moltissima, tuttavia le prospettive per la ripresa sono fosche vista l'inferiorità numerica, grazie a cui il Real si trova a poter disporre di un vantaggio tattico che, a lungo andare, non può non rivelarsi fatale per i padroni di casa. Caparros toglie Koikili, in bambola e già ammonito, ed inserisce Balenziaga, lasciando Llorente isolato in avanti e spostando Toquero sulla fascia sinistra, mossa obbligata che depotenzia la manovra già di per sé poco omogenea dell'Athletic. Non c'è nemmeno il tempo di valutare l'assetto deciso dall'utrerano che le merengues tornano avanti: i biancorossi perdono palla e si trovano spezzati in due tronconi troppo distanti, i difensori rinculano dentro l'area e per Huntelaar è un gioco da ragazzi stoppare il suggerimento di Raul e beffare Iraizoz con un rasoterra sul primo palo che passa sotto le gambe di Iraola, un po' troppo generoso nella marcatura dell'olandese. Il vantaggio riporta i madridisti sul velluto, giacché i Leoni devono giocoforza scoprirsi per tentare la rimonta, e sull'ennesimo contropiede di Robben è ancora Huntelaar a sigillare il 2-4 con un pallonetto di ottima fattura. La rete, giunta peraltro appena dopo un'occasionissima di Javi Martinez (tiro salvato da Casillas con un gran balzo), frustra la mossa di Caparros di inserire Susaeta per Orbaiz e di fatto chiude i conti; prima della calata del sipario, però, c'è ancora tempo per la quinta rete ad opera di Higuain, una vera coltellata per i tifosi che comunque non smettono mai di cantare e di protestare per la condotta di gara dell'arbitro, che permette tutto al Real e niente all'Athletic (vedere per credere l'ammonizione ad Amorebieta per un'entrata sul pallone, le gomitate di Heinze condonate sempre e comunque, il tocco di mano in area di Pepe non sanzionato e le espulsioni dalla panchina di Velez e dell'allenatore in seconda Luci).
Tirando le somme, abbiamo assistito ad una partita bella ed emozionante, partecipando con grande calore al tifo sfrenato del San Mamés e guadagnandoci ancora una volta la simpatia degli altri aficionados biancorossi. Peccato per il risultato, ma la nostra spedizione in terra basca è stata senz'altro positiva.

Le pagelle dell'Athletic:
Iraizoz 6: incassa cinque gol senza troppe colpe, e anzi ne evita almeno un altro paio. Sulla rete di Heinze la sua uscita può sembrare avventata, tuttavia l'errore è più dei compagni che se lo fanno sfuggire che suo.
Iraola 5,5: positivo quando spinge, non soffre troppo Marcelo ed è bravo a tenerlo basso con le sue scorribande. Commette però due gravi mancanze: non controlla bene Huntelaar in occasione del 2-3 (il pallone gli passa sotto le gambe) e falcia Marcelo regalando al Real il rigore che fissa il punteggio sul risultato definitivo.
Aitor Ocio 5,5: prova a guidare il reparto arretrato con la solita esperienza, anche se il coordinamento difensivo viene a mancare più di una volta. Nel primo tempo si arrangia come può, nella ripresa la squadra è allo sbando e anche lui paga dazio.
Amorebieta 5: Huntelaar è un brutto cliente e certi duelli rusticani sulla trequarti difensiva dell'Athletic lo dimostrano. Costantemente sulle spine, finisce per perdere lucidità ed è fuori posizione quando l'olandese batte per due volte Iraizoz. Si becca il giallo su un intervento pulito e molto bello: non era serata.
Koikili 4,5: all'inizio riesce a tenere Robben e sembra potergli prendere le misure, poi però viene abbandonato da Yeste e si trova spesso preso in mezzo tra l'olandese e Sergio Ramos. Ridicolizzato dall'ex Chelsea sul primo gol, perde la bussola e non riesce più a ritrovarsi. Già ammonito, viene giustamente sostituito da Caparros a inizio ripresa (dal 46' Balenziaga 6: entra e sembra ispirato in un paio di discese, peccato che la doppietta di Huntelaar tagli le gambe alla squadra. Se non altro, riesce a contenere di più Robben grazie alla propria velocità).
David Lopez 6: sufficienza risicata che si guadagna col cross che provoca l'autorete di Heinze e con l'assist a Llorente per il 2-2. Presenza quasi invisibile, gioca con troppa timidezza e ben presto i compagni iniziano a preferirgli uno Yeste ispirato, almeno fino all'infausta espulsione (dal 52' Gurpegi 6: lotta da par suo anche se è spesso in inferiorità numerica a centrocampo. Si guadagna l'ovazione del San Mamés quando va a rifilare una gomitata all'impunito Heinze. Cartellino giallo e applausi per lui).
Javi Martinez 6: inizia come tutto l'Athletic, con grande ritmo e intensità, poi si spegne progressivamente, ingabbiato in una partita spezzettata dai falli e che presto si fa molto dura. I madridisti lo picchiano senza ritegno quando prova a partire e l'arbitro non lo tutela mai, contribuendo in ciò a farlo sparire dal match. Generoso, se non altro.
Orbaiz 5: non è una partita da geometri, specie se disegnano traiettorie con calma (quasi con lentezza) come il navarro. In un contesto del genere servono più i guantoni che il righello, Caparros lo capisce troppo tardi (dal 59' Susaeta 6: qualche spunto apprezzabile, ma entra troppo tardi).
Yeste 5: il migliore dell'Athletic nella prima mezz'ora, è ispirato come nelle giornate di grazia e da solo spaventa la retroguardia del Real con azioni palla al piede e conclusioni da fuori, anche se la sua latitanza nella fase difensiva si fa sentire. Scalda per due volte i guanti di Casillas, originando peraltro il gol dell'1-2, ma rovina tutto commettendo un'ingenuità non nuova per lui quando spintona il portiere avversario e si becca il rosso. Casillas esagera, lui però dovrebbe capire di avere 30 anni, non 12.
Toquero 5: un ectoplasma che vaga sul terreno della Catedral, si batte e corre moltissimo ma non riesce a lasciare tracce del suo passaggio. Ha un'unica occasione, nel secondo tempo, e non trova di meglio che sparacchiare in curva.
Llorente 6,5: compito improbo quello del numero 9, chiamato a duellare da solo contro una coppia di centrali fisicamente potentissimi quali Pepe e Metzelder. Non ha molti palloni giocabili e uno di questi lo mette dentro con un gran colpo di testa, mostrando di essere ormai diventato un centravanti maturo e pericoloso per ogni difesa. Nel secondo tempo non ha più rifornimenti e sparisce lentamente, anche se resta uno degli ultimi ad arrendersi.
Leones Italianos 10 e lode: è nelle sconfitte che si vede l'attaccamento di una tifoseria e non c'è alcun dubbio sul fatto che gli italiani abbiano risposto "presente" nonostante il duro passivo a sfavore dell'Athletic. Presentatisi in 35, tifano senza sosta, seguono i cori di incitamento della Norte anche sul 2-5 e si meritano gli abbracci caloroso e le manifestazioni di amicizia degli hintxak baschi a fine gara. Grandi!

martedì 10 marzo 2009

26a giornata: Barcellona 2-0 Athletic.


Messi, autore del secondo gol, fermato da Koikili (foto Athletic-club.net).


FC Barcelona: Valdés; Puyol (91' Víctor Sánchez), Piqué, Márquez, Sylvinho; Busquets, Xavi, Iniesta (82' Gudjohnsen); Messi, Eto'o, Henry.
Athletic Bilbao: Iraizoz; Iraola, Gurpegi, Amorebieta, Koikili; Susaeta, Orbaiz (75' Muñoz), Javi Martínez (46' Toquero), Gabilondo; Yeste; Llorente (60' Garmendia).
Reti: 17' Busquets, 31' Messi (rig.).
Arbitro: Undiano Mallenco (Colegio Navarro).

Era prevedibile, soprattutto dopo la festa seguita alla vittoria in semifinale di Coppa contro il Siviglia. Troppo concentrato il Barcellona, reduce da cinque giornate senza vittorie, per un Athletic ancora con la testa alla partita (e al dopopartita...) di mercoledì scorso. Il 2-0 va perfino stretto ai catalani, dominatori assoluti del match e tornati a +6 sul Real grazie al pareggio merengue nel derby con l’Atletico; per i Leoni una sconfitta che non fa male, visto che la zona "calda" della classifica dista sempre sei lunghezze e un altro tratto del Tourmalet è ormai alle spalle.
Nelle fila biancorosse non ci sono gli infortunati Ocio, David Lopez e Velez, sostituiti da Gurpegi (cervellotica la scelta di Caparros di arretrare Carlos quando ha in panchina un buon prospetto come Etxeita), Susaeta e Yeste, che va a fare la mezzapunta dietro Llorente con Gabilondo sulla sinistra; Guardiola schiera il Barça secondo il 4-3-3 specialità della casa, ritrova Iniesta dopo un mese di assenza e presenta Busquets in luogo di Touré come vertice basso della mediana. Consci di dover ottenere assolutamente i tre punti, i padroni di casa partono a tambur battente e costringono subito nella propria trequarti l’Athletic, che si difende in modo un po’ affannoso e non trova grande qualità nelle ripartenze; il ritorno di Iniesta restituisce ai catalani quel ritmo che pareva smarrito e i tre attaccanti riprendono a muoversi con armonia e sincronismo, in particolar modo con Messi, che si accentra attirando Koikili e aprendo autostrade per Puyol, ed Eto’o, i cui smarcamenti senza palla mandano subito in ambasce il finto difensore Gurpegi. La prima palla gol, però, capita ai baschi al 15’: Yeste, imbeccato centralmente, buca una difesa blaugrana troppo alta e distratta, si presenta davanti a Valdes in tutta solitudine e ha pure la possibilità di prendere la mira, ma il suo sinistro è troppo liftato e finisce per uscire clamorosamente alla destra del portiere. Neppure il tempo di disperarsi che il Barcellona, da squadra di rango qual è, passa in vantaggio con Busquets, lasciato solo in area sulla punizione di Xavi (Gurpegi in ritardo) e favorito anche da una mezza incertezza di Iraizoz in uscita. La mazzata subita dai Leoni è notevole e quella di Guardiola è squadra troppo esperta per non approfittarne, dunque non c’è da meravigliarsi quando al 31’ Iniesta, sempre funambolico palla al piede, si procura un rigore dopo una gran percussione centrale. Rigore che, visto al replay, sembra assai dubbio, ma va detto che a velocità normale il contatto pareva esserci tutto (autore del fallo un Gurpegi in serata no, pur con le attenuanti del giocare fuori ruolo). Messi dal dischetto fa 2-0 e la pratica è archiviata. L'Athletic, infatti, non ha la forza né la convinzione per ribaltare il risultato e la ripresa è una specie di tiro al bersaglio di marca blaugrana, con goleada finale evitata solo dai pali (3, due di Eto’o e uno di Iniesta) e dai grandi interventi di Iraizoz. Caparros alza bandiera bianca e toglie in tutta fretta Javi Martinez (sostituito addirittura all’intervallo) e Llorente, inventandosi uno schema con Garmendia a supporto di Toquero. Va da sé che un attacco del genere stenterebbe a mettere in difficoltà persino il Barcellona B, ma di certo Jokin non ha in mente la rimonta ma bada più che altro a preservare i suoi in vista del Real. A 15’ dalla fine entra pure Muñoz, il sipario invece arriva dopo l’ennesima occasione fallita da Eto’o, impreciso e anche sfortunato.
L’anteprima della finale di Copa del Rey è dunque appannaggio dei catalani, ma sicuramente il 13 maggio l’atteggiamento dei biancorossi sarà ben diverso. Intanto prepariamoci al secondo grande Clasico della Liga, quell’Athletic-Real Madrid che vedrà la presenza sugli spalti della Peña Leones Italianos e quindi del sottoscritto, sempre che non cada l’aereo. Alla prossima settimana!

venerdì 6 marzo 2009

Ritorno della semifinale di Copa del Rey: Athletic 3-0 Sevilla.


Toquero, quasi in lacrime, esulta dopo il gol del 3-0: l'Athletic è in finale (Athletic-club.net).

Athletic Club: Iraizoz; Iraola, Ocio, Amorebieta, Koikili; David López (87' Gabilondo), Orbaiz, Javi Martínez (79' Gurpegui), Yeste; Toquero (68' Ion Vélez), Llorente.
Sevilla: Palop; Mosquera, Squillaci, Prieto, Fernando Navarro; Navas, Fazio (35' Luis Fabiano), Romaric (77' Duscher), Adriano (46' Capel); Renato; Kanouté.
Reti: 4' Javi Martínez, 34' Llorente, 36' Toquero.
Arbitro: Mejuto González (Colegio Asturiano).

L'attesa è una situazione molto particolare all'interno dell'esperienza di vita di un essere umano. Una lunga attesa, in particolare, se da un lato tortura terribilmente colui che aspetta, dall'altro gli assicura che l'evento tanto desiderato, quando giungerà, sarà più bello e più dolce per ogni minuto in più passato a sperare nella sua comparsa. L'Atletic ha dovuto attendere per 24 anni, tanto è trascorso dalla sua ultima finale, Atletico Madrid-Athletic di Copa del Rey, disputata il 30 giugno del 1985 e vinta per 2-1 dai colchoneros di Hugo Sanchez. La sconfitta del Bernabeu fu il canto del cigno di una generazione straordinaria, quella dei Goikoetxea e degli Zubizarreta, dei Liceranzu e dei Sarabia, dei Dani e degli Urkiaga e di tanti altri, capace di regalare al club bilbaino due "Ligas" epiche, una Coppa del Re e una Supercoppa; al termine della stagione, infatti, tutti i pezzi pregiati furono venduti per far fronte alla mancanza di liquidi che attanagliava le casse societarie e per i Leoni iniziò un lunghissimo periodo di digiuno che dura a tutt'oggi. Il 3-0 di ieri non vale ancora alcun trofeo, tuttavia le emozioni che è riuscito a suscitare in noi tifosi (ma anche, credo, in chi non è un hintxa biancorosso) sono state fortissime e totali, come solo il calcio sa regalare, con buona pace dei suoi critici e detrattori. Il futbol è da sempre romanzo popolare e metafora eccezionalmente veritiera della vita stessa, eppure è solo in occasioni come quella di ieri che è possibile rendersene conto, presi come siamo (e per "noi" intendo tutti gli appassionati di pallone) ad evitare di sporcare la nostra passione con tutto il marciume del calcio moderno. Doping, corruzione, strapotere delle televisioni, soldi, interessi politico-economici, svendita a poco prezzo di simboli e valori comuni...tutto è stato spazzato via, anche se solo per una notte, dall'incredibile spettacolo del San Mamés. Vedere all'opera una tifoseria come quella zurigorri non ha prezzo, altro che Mastercard: gente di ogni età che ha affollato prima le strade e quindi la Catedral, che ha cantato a squarciagola per 90 minuti e che infine ha riempito il prato con un'invasione pacifica di struggente bellezza. E' stata una serata d'altri tempi e anche la partita si è adeguata a questo leit-motiv, proponendo la miglior versione possibile dei Leoni.
Lo scenario del match è tipicamente basco: San Mamés strapieno, pioggia e freddo, con il tocco di una finale all'orizzonte a rendere più pepato il tutto. Sceso in campo col 4-4-2 tipico di Caparros e in formazione tipo, eccezion fatta per Toquero in luogo di Velez, l'Athletic non tradisce le speranze di tutti i suoi tifosi e fin dall'inzio riversa sul campo un furore agonistico e una garra eccezionali, come se volesse da subito mostrare al presidente andaluso Del Nido (sue le parole "ci mangeremo il Leone dalla testa alla coda") che la pelle del felino ultracentenario è troppo coriacea per i denti dei suoi giocatori; quel Leone, simbolo della squadra e di tutta Bilbao, ne ha passate moltissime e dentro di sé ha ancora un fuoco che brucia e che spinge gli zurigorri ad aggredire gli avversari con un'intensità pazzesca. Il gol di Javi Martinez arriva presto, prestissimo, ed è esemplare in tal senso: dopo la sponda aerea di Llorente, infatti, il navarro si avventa sulla sfera quasi con rabbia, conclude trovando la respinta di Palop ma è il più lesto a scagliarsi sulla respinta e a scaraventarla in rete. Lo stadio esplode, è una bolgia infernale e forse agli uomini di Jimenez sembra davvero di essere finiti in un girone dantesco. La punizione riservatagli dal Re degli inferi calcistici è quella di non riuscire a toccare il pallone e, ad un certo punto, pare quasi che i padroni di casa stiano giocando con un uomo in più, tale è la superiorità tattica e atletica che mostrano nel primo tempo. Yeste, dominatore del gioco, fa quel che vuole a sinistra e al 34' corona una prima mezz'ora superba con un assist al bacio per la testa di Llorente, che prende l'ascensore e schiaccia in porta il 2-0, confermandosi grande trascinatore dei bilbaini. Il tecnico andaluso corre ai ripari inserendo Luis Fabiano, al rientro dopo un mese di stop, per l'invisibile Fazio, ma dopo un solo minuto Nando, ancora lui, ruba palla sulla trequarti e serve a Toquero un pallone che va solo messo dentro. E' il primo gol per l'ex Sestao, autore di una gara strepitosa, ed è anche la rete che seppellisce il Siviglia e manda in estasi un intero popolo.
Dopo questa prima frazione da urlo, l'Athletic tira un po' i remi in barca nella ripresa, ma a conti fatti rischia solo in un paio d'occasioni (specie su un colpo di testa di Kanoutè finito fuori di un niente, con Iraizoz uscito a farfalle) e anzi punge spesso in contropiede. Al triplice fischio può iniziare una festa attesa per 24 anni, come ben dimostrano la gioia purissima, le lacrime di commozione e il calore infinito dei tifosi biancorossi. L'Athletic è in finale, ancora una volta. Qualcuno aspetta Godot per tutta una vita, ogni tanto, invece, i sogni diventano realtà.