domenica 17 ottobre 2010

Nuova rubrica: Che fine ha fatto...?

Avevo intenzione di inaugurare questa nuova sezione del blog durante la pausa per le nazionali, ma purtroppo non ci sono riuscito a causa del poco tempo a disposizione. Eccomi dunque a presentarvi la rubrica "Che fine ha fatto...?" proprio a ridosso della partita col Saragozza, che l'Athletic affronterà senza Amorebieta, infortunato, e Aurtenetxe, convocato dall'under 19 per un torneo di qualificazione all'Europeo (al loro posto giocheranno probabilmente Ustaritz e Koikili; cervellotiche le convocazioni di Caparros, che ha chiamato Ion Velez e Ibai lasciando a casa, tra gli altri, De Marcos, Iturraspe e Balenziaga). Ritornando alla rubrica, si tratta di un progetto che avevo in mente da mesi e che mi è stato ispirato da quei siti che si occupano di rintracciare le meteore passate dalla nostra serie A; cercherò dunque di scoprire che fine abbiano fatto quei giocatori passati dall'Athletic negli ultimi anni e sui quali venivano riposte tante speranze. Si comincia con una delle maggiori delusioni che ho avuto riguardo a un calciatore dei Leoni, quel Joseba Arriaga che è sempre stato un mio pallino e per il quale imaginavo una carriera ben diversa (qui potete trovare la scheda che compilai su di lui nel 2005). Buona lettura!


Arriaga in azione contro il Numancia (foto Athletic-club.net).

Quando si affacciò in prima squadra, lanciato nel 2002 da un certo Jupp Heynckes (che di giovani baschi se ne intendeva, giacché fu lui a far esordire Julen Guerrero), venne subito indicato come una delle maggiori promesse della cantera di Lezama. Rapido, verticale, sempre in movimento, Arriaga mostrò caratteristiche perfette per agire come seconda punta o come trequartista esterno in un 4-2-3-1 e lasciò intravedere momenti di buon calcio; dotato di tecnica e capacità di dialogare palla a terra con i compagni, giocò molto il primo anno (28 partite) ma segnò solo un gol. Proprio le scarse capacità realizzative, unite ad un fisico inadatto per la Primera (1,71 m per 61 kg), rappresentarono l'ostacolo maggiore alla sua affermazione con la maglia dell'Athletic. Utilizzato solo sporadicamente da Valverde, subentrato a Heynkes nella stagione 2003/04, sembrò poter ritornare alla ribalta con Mendilibar (stagione 2005/06), suo ex tecnico al Basconia, e invece venne ceduto al Barakaldo in Segunda B. Da quel momento iniziò la sua peregrinazione nelle serie minori iberiche: Barakaldo, come detto, quindi Eibar (12 partite e 1 gol nella seconda parte della temporada 2005/06, conclusasi con la "storica" retrocessione del club giputxi dopo 18 anni consecutivi in Segunda), U.D. Las Palmas (32 partite e 1 gol in Segunda), Real Jaén (Segunda B, 17 gol in due stagioni), Cadiz (Segunda, da gennaio 2010 all'Alaves in Segunda B, dove ha segnato 8 reti) e infine Ceuta, squadra di Segunda B con ambizioni di promozione. I numeri, impietosi, testimoniano di un attaccante realmente capace di incidere solo in terza serie; troppo piccolo e minuto per poter lasciare il segno in campionati più duri, Arriaga non è riuscito a tenersi a galla solo con le sue qualità tecniche, buone ma evidentemente non eccezionali. Ciò spiega una carriera in tono minore, lontana anni luce da quella che in molti gli pronosticarono quando, il primo settembre del 2002, giocò da titolare il derby all'Anoeta insieme a Guerrero e Urzaiz.



martedì 5 ottobre 2010

6a giornata: Valencia 2-1 Athletic.


Susaeta si dispera, l'Athletic non va (foto Deia.com).

Valencia: César; Bruno, David Navarro, Ricardo Costa, Mathieu; Pablo (82' Feghouli), Topal, Manuel Fernandes, Mata (65' Vicente); Aduriz, Soldado (75' "Chori" Dominguez).
Athletic Club: Iraizoz; Iraola, San José, Aitor Ocio, Aurtenetxe; Gurpegui, Orbaiz (46' Susaeta), Javi Martínez (68' Muniain), Gabilondo; Igor Martínez (59' Toquero), Llorente.
Reti: 11' Aduriz, 91' Vicente, 93' Gabilondo.
Arbitro: Velasco Carballo (colegio madrileño).

Avete presente quando, nel film "Matrix", il protagoista Neo ha un deja-vu con un gatto nero? La bellissima Trinity si preoccupa e gli rivela che "un deja-vu è un'imperfezione di Matrix". Bene, se fossimo realmente dentro la Matrice inizierei seriamente a preoccuparmi, perché ogni volta che vedo l'Athletic mi sembra sempre di rivedere la stessa partita (eccezion fatta per quella con il Maiorca, va detto). E francamente diventa noioso, per me che scrivo come per voi che leggete, ripetere per la milionesima volta le stesse cose. Lo spartito contro le squadre forti è sempre uguale: partenza al rallentatore, tutti dietro e si attacca solo con le pallonate dalla difesa; il fatto che tale atteggiamente finora non abbia portato neppure ad ottnere uno straccio di punto evidentemente non è sufficiente per convincere Caparros che magari si potrebbe tentare altro, tanto per vedere l'effetto che fa. Peraltro credo che un atteggiamento diverso, più propositivo, sarebbe foriero di risultati migliori, visto che il Valencia capolista, quando è stato attaccato nella ripresa, è riuscito a tirare in porta solo un paio di volte (segnando in contropiede, ma questo è un altro discorso). Mi fa ridere Jokin che nel dopo gara dichiara che i suoi non entrano in campo convinti di potersela giocare alla pari: chi se non lui, di grazia, dovrebbe dare l'esempio? Presentare una formazione con Gurpegi e Gabilondo esterni e Orbaiz in mediana secondo lui cosa induce a pensare, che ce la vogliamo giocare a viso aperto o che pensiamo innanzi tutto a non prenderle? Io rimango basito, davvero. Va bene perdere, ma sentirsi pure prendere per il culo non è piacevole.
Come detto, Caparros decide di confermare la formazione iper-difensiva già proposta contro il Barcellona, con l'unica novità di Aitor Ocio, titolare dopo parecchi mesi, al posto dello squalificato Amorebieta. Emery opta per le due punte, dunque parte dall'inizio il mai troppo rimpianto Aritz Aduriz (che oggi è stato chiamato da Del Bosque in nazionale. Complimenti a lui e un cordiale vaffanculo a chi decise di svenderlo). Dopo cinque minuti di gioco - ma già la lettura della formazione era indicativa - si capisce che sarà una classica partita da trasferta dei Leoni, il che implica ovviamente un non-gioco diffuso e l'intasamento degli spazi. Il Valencia ci mette però pochissimo a prendere le misure ai baschi, capisce di poter sfondare a sinistra dove Pablo Hernandez è imprendibile e dopo 11 minuti va in vantaggio: Soldado si sposta sulla sinistra e attira fuori San José, combina proprio con Pablo, evita Aurtenetxe e Javi Martinez e mette in mezzo per Aduriz, che sfrutta un mezzo errore di Iraizoz (Gorka si tuffa in anticipo aspettandosi un rasoterra, invece l'ex Getafe lo scavalca con cross a mezza altezza) e mette dentro comodamente di testa. Giusta l'esultanza di Aritz, che avrebbe finito la carriera con noi se qualcuno non avesse deciso di cederlo, pensando peraltro di poterlo sostituire con Ion Velez e compagnia. La reazione biancorossa è inesistente, e d'altra parte c'è poco da aspettarsi da un centrocampo in cui sugli esterni giostrano un mediano e un cursore banalissimo e in mezzo transita Orbaiz, costantemente in difficoltà contro la velocità e gli inserimenti di Manuel Fernandes. Caparros, che alla mezz'ora dovrebbe togliere mezza squadra, sposta Orbaiz a destra (!), mossa mai vista, e accentra Gurpegi, trovando se non altro maggiore stabilità, anche se è impossibile creare qualcosa con una formazione del genere. Il Valencia in ogni caso domina in lungo e in largo, sfiora almeno 3-4 volte il raddoppio e non rischia nulla. A fine primo tempo lo "zero" alla casella tiri in porta dell'Athletic è una rappresentazione perfetta della partita penosa dei bilbaini.
La ripresa inizia con un cambio logico: Susaeta dentro al posto di Orbaiz. L'ingresso del numero 14 cambia subito il match, perché dà profondità ad almeno una delle fasce e consente di provare a giocare palla a terra. L'Athletic non fa niente di eccezionale, intendiamoci, ma è schierato con un undici più razionale e riesce a creare qualcosa dalle parti di Cesar, pur non costruendo palle gol clamorose. Al 58' Jokin mette dentro Toquero per alzare maggiormente il pressing e il buon Gaizka dimostra di poter essere utile in situazioni tattiche del genere, andando anche pericolosamente al tiro. Il Valencia comunque rischia sempre pochissimo e si ha l'impressione che Emery nell'intervallo abbia suggerito ai suoi di lasciare il pallone ai Leoni, già poco fantasiosi normalmente e nell'occasione privi pure di un regista; in ogni caso i valenciani, pur se provati dall'impegno di Coppa Campioni, reggono bene l'urto e riescono a tenere lontano dall'area di rigore gli attaccanti baschi. Al 68' esce Javi Martinez, infortunatosi in uno scontro con Cesar, e non avendo alcun centrocampista centrale in panchina (Iturraspe e Iñigo Perez non sono stati convocati...) l'allenatore di Utrera inserisce Muniain a sinistra e accentra Gabilondo. Tranne un tiro alto all'83' di Toquero, che nell'occasione anticipa Susaeta meglio piazzato, non succede nulla fino allo scoppiettante recupero. Prima Vicente segna il 2-0 in contropiede (un gol di gran classe per l'eterno infortunato del Valencia), quindi Gabilondo accorcia le distanze a un minuto dalla fine con una punizione all'incrocio. Il risultato non cambia e l'Athletic incassa così la seconda sconfitta consecutiva, sconfitta assolutamente meritata e che poteva essere evitata con un po' più di coraggio da parte del tecnico.
Ci troviamo dunque a recriminare per l'ennesima volta su una partita buttata via a causa di un primo tempo letteralmente non giocato; d'altra parte non è sempre domenica e non si può pensare di rimontare ogni volta uno svantaggio, anche perché il Valencia non è lo Sporting Gijon e credo che l'abbia ampiamente dimostrato. Meglio smetterla qui e passare ai voti, la voglia di ripetere sempre i medesimi concetti sinceramente mi è passata da un pezzo.

Le pagelle dell'Athletic.

Iraizoz 6-: non è irreprensibile sul primo gol, poi fa il suo senza sbavature. Incolpevole in occasione del 2-0 di Vicente.
Iraola 7: nel primo tempo è l'unico a tentare altre soluzioni rispetto al pelotazo dalle retrovie e solo per questo meriterebbe un monumento. Con Susaeta davanti spinge con maggior intensità, è un peccato non poterlo vedere sempre in tandem con un altro elemento di qualità. Particolare non trascurabile: annulla Mata.
San José 6+: soffre come tutti nei primi 45 minuti, poi fa vedere che con la squadra meno schiacciata dietro è capace di tenere alta la linea e di difendere con efficacia.
Aitor Ocio 5: ha addosso tanta di quella ruggine da risultare quasi dannoso nella prima mezz'ora, nella quale stenta moltissimo a tenere la posizione. Col passare dei minuti ritrova un minimo di ritmo partita e migliora, ma non convince. La colpa ovviamente non è sua, anche perché soluzioni alternative rispetto all'impiego di un giocatore fuori da quasi un anno c'erano (Ramalho, Aurtenetxe centrale con Balenziaga a sinistra).
Aurtenetxe 5: al Mestalla comprende cosa significhi giocare contro una delle squadre migliori della Liga. Soffre moltissimo Pablo Hernandez, che lo salta spesso, in più non è aiutato da Gabilondo e lascia troppi spazi agli avversari. Ha comunque il merito di non perdere la testa, dote importante specie se si pensa alla sua età, e alla fine riesce in qualche modo a limitare i danni. Partite come questa lo aiuteranno sicuramente a maturare.
Gurpegi 6,5: inizia nell'ormai abituale posizione di esterno destro, ma ormai l'efficacia di questa soluzione è ridottissima. Al Valencia basta cambiare fascia, isolando Mata e giocando quasi sempre su Pablo, per aggirare l'ostacolo e creare scompiglio. Caparros lo rimette al centro dopo mezz'ora e lui dimostra che il suo ruolo naturale è quello di mediano, tappando ogni falla e limitando un Manuel Fernandes che stava diventando straripante. Sarà il caso di dire basta al confinamento di Carlos sulla fascia?
Orbaiz 4: inguardabile, il peggiore in campo per distacco. Inutile in regia perché i compagni lo scavalcano sempre coi lanci lunghi, è deleterio in fase di contenimento perché viaggia a meno della metà della velocità degli avversari. Caparros gli evita l'onta di una sosituzione dopo un terzo di gara spostandolo sulla destra, dove almeno tiene la posizione e non fa danni. Il motivo per cui venga ancora schierato titolare è un mistero paragonabile alle Piramidi o al Santo Graal: sarà il caso di chiamare Giacobbo per un'indagine di Voyager? Bollito (dal 46' Susaeta 7: entra lui e la partita cambia. Salta l'uomo, cerca sempre l'uno contro uno e mette dentro dei cross decenti. Fa quello che deve fare un'ala, insomma, e lo fa bene. Giorni fa ha detto di soffrire per la sua condizione di riserva: Susa, stai pur certo che soffriamo anche noi vedendoti in panchina, e tanto).
Javi Martinez 6,5: regge la baracca nella prima frazione, tamponando ovunque e sfiancandosi in un lavoro di copertura che frustra le sue innate capacità d'inserimento. Nella ripresa, protetto da Gurpegi, gioca sempre puntando l'area altrui e va alla conclusione un paio di volte. Esce dopo uno scontro con il portiere, speriamo non sia niente di grave (dal 68' Muniain 6,5: subito in partita, col suo gioco elettrico mette in difficoltà i difensori del Valencia, come dimostra con l'azione che porterà al gol di Gabilondo nella quale si incunea al centro della trequarti e viene steso al limite. Altro rompicampo per gli amanti degli indovinelli: com'è possibile che Caparros gli preferisca Gabilondo?).
Gabilondo 5: As lo indica come migliore in campo tra i Leoni, ma evidentemente abbiamo visto due partite diverse. Sulla fascia non riesce a imbastire un'azione degna di nota, in più latita in fase difensiva e lascia che Aurtenetxe venga travolto; meglio al centro, dove i suoi tocchi semplici e puliti hanno per lo meno un senso, tuttavia il motivo della sua titolarità mi sfugge. Il gol non lo riabilita.
Igor Martinez 5+: anche lui non ha colpe particolari per la sua brutta prestazione, causata dalla ricerca ossessiva della testa di Llorente da parte dei compagni che lo estromette dal gioco. Fa sinceramente rabbia vedere un talento del genere costretto a rincorrere dei palloni impossibili, e per di più Caparros lo toglie proprio quando l'Athletic inizia a mgliorare. Utilizzato così serve a poco (dal 59' Toquero 6,5: dimostra che può dire la sua se il contesto tattico è quello adeguato. Messo dentro per pressare e disturbare l'inizio dell'azione ché, fa il suo dovere egregiamente e riesce anche ad andare al tiro in due occasioni. Quando bisogna alzare il pressing e aggiungere peso a centro area è utile, molto più che da titolare).
Llorente 5,5: ancora una volta mi è toccato leggere diverse critiche verso di lui sui siti dei tifosi baschi, che evidentemente ad ogni azione pretenderebbero che Nando stoppasse il pallone, saltasse i suoi marcatori e la piazzasse all'incrocio con una botta da fuori. Come si può contestare un centravanti costretto per 90' a battersi spalle alla porta contro due o tre difensori non lo capisco. Capita anche di leggere che Llorente giochi meglio quando è in nazionale: e ci credo, lì lo servono palla a terra o con dei cross dal fondo, non con le pallonate dalla difesa. In pochi capiscono che un attaccante del genere, se innescato decentemente, sarebbe sul podio dei cannonieri da almeno un paio d'anni... Premessa a parte, non gioca benissimo contro il Valencia, ma non possiamo sempre chiedergli i miracoli.

Caparros 5: la Liga era iniziata con proclami europei e promesse di maggior aggressività contro le squadre migliori del torneo, eppure contro Atletico, Barcellona e Valencia abbiamo visto il solito film che a Bilbao va in onda da quattro anni. Mi sembra lapalissiano che il primo responsabile di ciò sia l'allenatore, ancora una volta troppo timoroso e incapace di dare uno straccio di gioco alla squadra. Quando a Lezama la squadra si allena sugli schemi cosa fa? Piazza Llorente in mezzo a tre uomini e giù pallonate? Capivo l'atteggiamento prudente le prime stagioni, quando c'era da ricostruire dopo annate tribolatissime, ma è possibile che la situazione sia rimasta la stessa e non si sia minimamente evoluta? E' possibile che siano titolari i più scarsi? E' possibile vedere in campo Gabilondo e Orbaiz quando in panchina ci sono Muniain e Susaeta e a casa sono rimasti Iturraspe e De Marcos? Abbiamo una rosa che può competere per il quinto-sesto posto: sfruttiamola! Tutto ciò per tacere di Orbaiz ala destra e della genialata di far giocare dall'inizio tutti e tre i centrali di centrocampo convocati, cosicché quando Javi Martinez è dovuto uscire al centro è andato Gabilondo. Sono errori talmente grossolani da far nascere qualche sospetto, perché Jokin è sì un difensivista, ma è anche un tecnico navigato e capace. Che le scarsissime speranze di rinnovo gli abbiano tolto motivazioni, un po' come successe il secondo anno al Depor?

sabato 2 ottobre 2010

Domani Athletic-Valencia.

Ennesimo anticipo del sabato (inizio alle 22) per l'Athletic, orario alquanto scomodo per molti tifosi biancorossi - me compreso - che devono fare i salti mortali per vedere il match. La scorsa settimana purtroppo mi sono perso la sfida con il Barcellona, incontro che ho poi visto in differita anche se non sono riuscito, causa impegni molteplici, a scrivere qualcosa qui sul blog. Ragionando a freddo, i punti interessanti mi sono sembrati fondamentalmente tre: 1) il passo indietro tattico di Caparros, che com'era presumibile ha rinunciato al 4-2-3-1 visto contro il Maiorca per riproporre un 4-4-1-1 bloccato con Gurpegi esterno destro; 2) la buona prestazione della squadra finché è durata la parità numerica; 3) l'espulsione di Amorebieta, sulla quale si è scritto moltissimo sui giornali sportivi spagnoli in questi ultimi giorni. Mi sembra chiaro a tutti che il fallo di Nando non meritasse il rosso diretto, nonostante l'entrata del basco-venezuelano fosse stata scomposta e irruenta come da specialità della casa; il vero nocciolo della polemica non risiede tanto nell'errore tecnico dell'arbitro, piuttosto evidente e che comunque fa parte del gioco, quanto nella disparità di trattamento nei confronti dell'Old Firm iberico Real Madrid-Barcellona che ha raggiunto vette finora insondate. Gurpegi ieri lo ha detto chiaramente: per i media esistono solo Madrid e Barça, le altre squadre sono solo comparse (e qui ha citato il Valencia capolista di cui non parla nessuno). Come dare torto all'ottimo Carlos? Ovviamente chiunque comprende le ragioni per cui i mezzi di comunicazione si concentrano di più sulle due maggiori realtà del campionato, ma da qui ad apprezzare (anzi, a favorire) la trasformazione della cosiddetta "Liga de Estrellas" in una Scottish Premier League più tecnica ce ne corre. Le entrate dei bruti difensori sui poveri Messi e Cristiano Ronaldo, le schermaglie tecnico-dialettiche tra Guardiola e Mourinho, le parole dei leader Xavi e Xabi Alonso, e poi i record di Pedro (basta!), le polemiche su Pedro Leon (sic!), Real Madrid e Barcellona, Barcellona e Real Madrid...signori, non se ne può più. Tutta la settimana assistiamo a bombardamenti del genere, poi arriva la domenica e alla prima entrata un po' rude si vede l'arbitro mettere mano al cartellino rosso e falsare una partita già segnata da un gap tecnico evidente. Ricordo che al momento dell'espulsione di Amorebieta il punteggio era di 0-0, dunque l'arbitro ha dato più di una mano ai catalani. La rabbia non nasce, ripeto, dall'episodio in sé, che nel contesto di una partita di calcio può starci; è la disparità di trattamento, l'evidente parzialità che in questo momento regna sovrana nella Liga a esasperare tutti gli amanti di questo campionato. Il mio amico Emiliano ha lanciato una giusta provocazione: se questo è l'andazzo, che tutte le squadre della Primera Division schierino la squadra B contro Madrid e Barça, lasciandole libere di giocarsi il titolo in pace nei due scontri diretti ed evitando di continuare a fare i conti con il loro dualismo ossessivo. Se questo è il calcio che a lorsignori piace, se lo prendano e non rompano più le scatole a noialtri. Novità nelle convocazioni di Caparros per domani: a Valencia ci saranno Toquero, al rientro dopo l'infortunio, Balenziaga e soprattutto Ibai Gomez, l'altro acquisto estivo che finora ha ben figurato nel Bilbao Athletic, del quale è capocannoniere con 3 gol in 6 partite. Resta invece a casa Ustaritz, che avrebbe dovuto sostituire lo squalificato Amorebieta ma che si è infortunato proprio durante l'ultimo allenamento a Lezama; con lui rimangono a Bilbao Iturraspe, Iñigo Perez, De Marcos, Velez e Castillo, tutti per scelta tecnica, e l'acciaccato Koikili. Questi i 18 giocatori convocati: Iraizoz, Raul; San José, Iraola, Aitor Ocio, Aurtenetxe, Balenziaga; David López, Gabilondo, Susaeta, Orbaiz, Gurpegi, Javi Martinez; Igor Martinez, Muniain, Ibai Gomez, Toquero, Llorente.

sabato 25 settembre 2010

Convocati per Athletic-Barcellona.


Coda ai botteghini del San Mamés per assicurarsi i biglietti di Athletic-Barcellona (foto Deia.com).

Questa mattina Caparros ha diramato le convocazioni per la partita di domani sera (calcio d'inizio alle ore 22) contro il Barcellona. Questa la lista: Iraizoz, Raúl; Amorebieta, San José, Iraola, Aitor Ocio, Aurtenetxe; David López, Gabilondo, Gurpegi, Susaeta, Javi Martínez, Orbaiz, Iturraspe; Muniain, De Marcos, Llorente, Igor Martínez. Restano fuori per scelta tecnica Ustaritz, Balenziaga, Castillo, Íñigo Pérez (protagonista martedì scorso), Ion Vélez e Castillo, mentre Koikili e Toquero sono ancora infortunati. Fernando Llorente figura tra i convocati anche se la sua presenza in campo è ancora fortemente in dubbio: l'ariete riojano è uscito malconcio dalla partita con il Maiorca e al momento non è chiaro se potrà partire o meno tra i titolari. Secondo me Llorente giocherà, altrimenti Jokin avrebbe chiamato l'unica altra prima punta della rosa, Ion Velez, che invece guarderà l'incontro dalla tribuna. Il navarro sicuramente non sarà felice ma almeno ha un posto assicurato al San Mamés, al contrario delle centinaia di persone che ieri hanno affrontato una fila di tre ore per ottenere uno dei pochi biglietti ancora disponibili. Ci sono molte aspettative riguardo a questa partita e devo confessare che anch'io sto vivendo una vigilia tra la curiosità e la tensione: curiosità per scoprire quale atteggiamento tattico sceglierà Caparros e per verificare le reali potenzialità di questa squadra, tensione perché davanti ai Leoni ci saranno i fantastici campioni blaugrana, Messi escluso (il pestone di Ujfalusi lo terrà fuori per un paio di settimane). I precedenti casalinghi con il Barcellona sono positivi (41 vittorie, 17 pareggi e 21 sconfitte), tuttavia negli ultimi dieci anni ci sono state solo due vittorie biancorosse, di cui una all'ultima giornata della Liga vinta da Rijkaard che schierò una formazione rimaneggiatissima, a fronte di tre pareggi e ben cinque affermazioni dei catalani; l'anno scorso finì 1-1 con reti di Daniel Alves e Toquero.

giovedì 23 settembre 2010

4a giornata: Athletic 3-0 Mallorca.


Iturraspe festeggia Iñigo Perez dopo il gol del 3-0 (foto Athletic-club.net).

Athletic Club:
Iraizoz; Iraola, San José, Amorebieta, Aurtenetxe; Iturraspe, Javi Martínez; David López (66' De Marcos), Igor Martínez (72' Susaeta), Muniain (80' Íñigo Pérez); Llorente.
RCD Mallorca:
Aouate; Cendrós (65' Webó), Nunes, Ramis, Kevin; Martí, De Guzmán; Nsue, Pereira, Gonzalo Castro; Cavenaghi.
Reti:
43' David López, 61' San José (rig.), 92' Íñigo Pérez.
Arbitro:
Fernando Teixeira Vitienes (Comité cántabro).

L'Athletic brilla solo per un tempo, il secondo, ma per superare un Maiorca irriconoscibile 45 minuti di qualità bastano e avanzano. Finalmente qualcosa si muove in panchina: Caparros ha messo dentro dall'inizio Iturraspe, Muniain e Igor Martinez, ottenendo una risposta sicuramente positiva rispetto alle solite partite impostate solo sui lanci dalle retrovie per Llorente. Da tempo invocavo una soluzione di questo tipo, giacché i giocatori tecnici e capaci di dialogare palla a terra in rosa non mancano, e adesso spero che l'esperimento di martedì sera abbia un seguito; in realtà non ne sono troppo convinto, almeno a breve termine, perché Jokin sicuramente non prescinderà da Toquero quando rientrerà e vorrà sicuramente trovare un posto a Gurpegi, che - mi costa dirlo - quest'anno per me non dovrebbe essere titolare fisso. Sia come sia, al San Mamés si è vista una squadra con potenzialità veramente interessanti: Iturraspe è un signor regista e si completa alla perfezione con Javi Martinez, ormai divenuto un centrocampista universale, in grado di fare tutto benissimo; Muniain è pronto per giocare dall'inizio; Igor Martinez si candida a diventare una delle maggiori sorprese delle stagione. Se a tutto ciò si aggiungono Susaeta e De Marcos, ieri in panchina, e la carta-Iñigo Perez, altro giovane di qualità, il quadro si fa davvero succulento. Caparros, si sa, non è un tecnico che fa del gioco offensivo il suo credo, tuttavia rinunciare a tale abbondanza in luogo della classe operaia (Gabilondo, David Lopez, Toquero), dei mostri sacri (Orbaiz) o di un difensivismo spesso eccessivo (Gurpegi esterno destro) appare uno spreco pazzesco, un peccato capitale; speriamo che il 3-0 contro il Maiorca possa contribuire a cambiare la storia della stagione che è appena cominciata. Sicuramente il 4-2-3-1 proposto martedì ci ha messo un po' a carburare, tuttavia nella ripresa si sono intraviste le potenzialità di questa disposizione tattica: Iturraspe sa innescare palla a terra gli attaccanti, Llorente è una boa di grande qualità e la coppia Muniain-Igor Martinez (a cui deve aggiungersi Susaeta, troppo superiore a David Lopez) sa proporre inserimenti, tagli senza palla e scambi continui di posizione capaci di mandare in crisi qualsiasi difesa. Nel primo tempo, giocato maluccio da entrambe le squadre, ci sono stati ancora troppi lanci lunghi a saltare il centrocampo, probabilmente dovuti all'abitudine al pelotazo dei difensori centrali; quando nel secondo i Leoni hanno cominciato a dialogare palla a terra, però, la musica è cambiata e le occasioni da gol sono fioccate. L'Athletic sicuramente è stato fortunato in occasione del primo gol (un cross di David Lopez bucato dai centrali e che si è insaccato lemme lemme sul palo lontanto) ed è stato anche omaggiato di un rigore dubbio, ma va detto che il Maiorca è apparso solo la brutta copia della squadra di Manzano; quando si tira in porta una volta in 90' c'è poco da recriminare, come ha ammesso lo stesso Laudrup nel dopo gara. Ultima nota per l'età media della formazione schierata da Caparros: 23 anni e rotti, con ben 8 canterani su 11 dall'inizio (più altri due inseriti a partita in corso). Un altro calcio è possibile, per lo meno a Bilbao.

Pagelle dell'Athletic.

Iraizoz 6: si riscatta della brutta serata di Gijon con una partita sobria e senza sbavature. Viene impegnato poco, è vero, ma appare sempre molto concentrato.
Iraola 6,5: capitano per le assenze di Orbaiz e Gurpegi, gioca una partita ordinata e senza squilli, riuscendo però ad appoggiare sempre l'azione offensiva con continuità. Contro il "Chori" Castro non soffre mai.
San José 7: annulla Cavenaghi insieme al collega e tira un rigore perfetto, chiudendo virtualmente il match.
Amorebieta 6,5: serata di tutta tranquillità, Cavenaghi prima e Webó poi gli rimbalzano contro senza riuscire a saltarlo una sola volta.
Aurtenetxe 6,5: la maturità e la sicurezza che dimostra partita dopo partita sono sorprendenti. Non spinge moltissimo, ma tiene la posizione e controlla senza patemi Nsue, il più attivo dei trequartisti avversari.
Iturraspe 6,5: a centrocampo sa starci, eccome. Buon senso della posizione, ottime geometrie, è un regista dotato e sa far girare velocemente il pallone. Attualmente è una spanna sopra ad Orbaiz.
Javi Martinez 6,5: la condizione è in crescita e le prestazioni migliorano di pari passo con essa. Contrasta, riparte e si inserisce senza pause: una colonna.
David Lopez 6+: fino al momento del gol è il peggiore dei centrocampisti avanzati, poi la rete casuale lo sblocca. Meglio nella ripresa, quando si rende pericoloso in un paio di occasioni, ma Susaeta è un'altra cosa (dal 66' De Marcos 6: entra subito nel vivo del gioco e dimostra di poter rendere molto di più con questo tipo di schema).
Igor Martinez 7: conferma tutto ciò che di buono aveva mostrato a Gijon. È tecnico, veloce e possiede la rara capacità di saper servire l'ultimo passaggio al momento giusto. Parte al centro e si scambia spesso con Muniain, facendo venire il mal di testa ai maiorchini. Può diventare importante per questa squadra (dal 72' Susaeta 6: dà un saggio delle sue qualità dribblando un avversario in un fazzoletto per poi servire l'assist da cui nascerà il 3-0. Cosa ci faceva in panchina?).
Muniain 7: quando parte palla al piede dà sempre l'impressione di poter creare qualcosa di pericoloso per gli avversari. Miglior biancorosso nel primo tempo, nel secondo è sempre attivo ed esce dal campo tra gli applausi (dall'80' Iñigo Perez 6,5: in dieci minuti mette Llorente davanti al portiere e segna il primo gol con l'Athletic. Ha qualità, deve entrare a far parte delle rotazioni a centrocampo).
Llorente 6-: il meno brillante della compagnia, sbaglia un paio di gol di cui uno clamoroso a fine gara (peraltro con De Marcos liberissimo dall'altra parte). Resta comunque fondamentale per la sua funzione di boa, e quando la squadra inizia a tenere la palla a terra sembra ancora più a suo agio.

Caparros 6,5:
finalmente tenta qualcosa di diverso rispetto al suo classico 4-4-2 rigidissimo e trova risposte confortanti. Ha una rosa giovane, ricca di talento e con grandi potenzialità, adesso sta a lui dare continuità alla partita col Maiorca. Per adesso onore al merito per quanto visto martedì.

martedì 21 settembre 2010

3a giornata: Sporting 2-2 Athletic.


Gurpegi suona la carica dopo aver segnato il gol del 2-1 (foto Athletic-club.net).

Sporting: Juan Pablo; Lora, Botía, Gregory, Canella; Eguren, Rivera; Nacho Novo (73' Luis Morán), De las Cuevas (78' Carmelo), Diego Castro; Sangoy (63' Barral).
Athletic Club:
Iraizoz; Iraola, San José, Amorebieta, Aurtenetxe; Gurpegui, Orbaiz (86' Iturraspe), Javi Martínez, Gabilondo (54' Susaeta); Igor Martínez (70' Ion Vélez); Llorente.
Reti:
12' De las Cuevas, 23' Sangoy, 28' Gurpegui, 58' Llorente.
Arbitro:
Álvarez Izquierdo (Colegio catalán).

Se dovessero chiedermi quali caratteristiche rendono immediatamente identificabile l'Athletic di Caparros, tra le altre citerei senza dubbio la "sindrome Stevenson o di Jekyll/Hyde", ovvero la capacità impressionante di mostrare due atteggiamenti completamente diversi nel contesto di una sola partita. Questa nota malattia calcistica, i cui primi sintomi cominciarono a intravvedersi più o meno quattro anni orsono, è tornata a manifestarsi sabato sera allo stadio El Molinon di Gijon e ha lasciato esterrefatti numerosi esperti per la violenza con cui si è presentata. Primo tempo molle, apatico, senza idee e condito da errori da oratorio; ripresa frizzante, volitiva e di buon livello tecnico-tattico. In mezzo, solo 15 minuti per riprendere fiato e bere qualcosa di fresco (il tè caldo lo lascio più che volentieri a Caressa). Spiegazioni? Poche e confuse, giacché ancora non si conoscono origini e cause della sindrome Stevenson. Di certo è stata una partita godibile e ha fruttato un punto che, per come si erano messe le cose dopo i primi 25 minuti di gioco, non dev'essere disprezzato.
Jokin stupisce riproponendo Gurpegi esterno destro, mossa che pareva inflazionata dopo essere stata utilizzata con risultati alterni (bene all'inizio, male nel finale di Liga) per larga parte della scorsa stagione; a centrocampo ritorna Orbaiz, che parte per la prima volta titolare, mentre a supportare Llorente c'è Igor Martinez, esordiente assoluto in Primera intorno al quale c'è grande curiosità dopo le ottime prestazioni nel precampionato. Lo Sporting di Preciado è in formazione tipo, con un 4-2-3-1 nel quale sono titolari i due nuovi acquisti Nacho Novo e Sangoy. La partita, purtroppo per i Leoni, viene subito mal indirizzata da un grossolano errore di Iraizoz, che si lascia sfuggire un crossetto innocuo di Novo e serve a De las Cuevas il più comodo degli assist. Il match è dunque subito in salita, i bilbaini danno segni di vita cogliendo un palo con Javi Martinez ma si fermano lì, ricominciando col solito monoschema del pelotazo e così sia. Che la difesa sia ancora un po' traballante, poi, lo dimostra il 2-0 dei padroni di casa, cui basta un lancio preciso di Rivera per bucare la retroguardia (Amorebieta viene risucchiato a sinistra, San José marca De las Cuevas e non c'è nessuno che scali sul centravanti) e mettere Sangoy solo davanti a Iraizoz; l'argentino è bravissimo nel controllare e tirare immediatamente, tuttavia le responsabilità del reparto arretrato basco sono evidenti. La notevole mazzata provocata dall'uno-due dello Sporting viene fortunatamente mitigata subito dal gol di Gurpegi, assistito nell'occasione da un bravissimo Igor Martinez: l'ex Alaves si sposta a sinistra su un ribaltamento di fronte, evita due avversari e trova con precisione la testa di Carlos nell'area piccola. L'Athletic sembra accontentarsi ed esaurisce qui la sua azione, mentre la squadra di Preciado controlla. A inizio secondo tempo, oltre a Susaeta, entra in campo anche la sindrome Jekyll/Hyde: i Leoni sono positivamente irriconoscibili, dominano il possesso palla ed esprimono un calcio gradevole, come se i continui lanci della prima frazione fossero stati fatti per scherzo. Al 54' Igor Martinez trova un corridoio fantastico per Llorente, sciagurato nello spedire fuori, ma dopo 4 minuti Nando si riscatta con un preciso colpo di testa su corner di Orbaiz. I bilbaini ora fanno la partita con grande convinzione e lasciano allo Sporting solo il contropiede, anche se gli asturiani sono sempre pericolosi e sfiorano il 3-2 grazie ad una nuova uscita a farfalle di Iraizoz; il gol sembra nell'aria, Susaeta e Llorente ci provano senza fortuna e l'incontro si avvia al termine. Proprio nel recupero l'Athletic avrebbe però il colpo del k.o.: Ion Velez, riapparso dopo una lunga assenza, tiene in gioco un pallone destinato ad uscire, Llorente serve Susaeta e Markel tira di prima intenzione, trovando purtroppo la grande risposta di Juan Pablo.
2-2 giusto o che ci va stretto? Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Meglio la carbonara o l'amatriciana? Dichiarando conclusa la fiera delle domande inutili, teniamoci stretto il punto e pensiamo a fare bottino pieno domani contro il Maiorca di Michelino Laudrup.
I migliori e i peggiori nell'Athletic: da sottolineare senza dubbio la bella prova di Igor Martinez, che esordisce senza paura in uno stadio difficile come il Molinon. Un assist, tanto movimento e una qualità di gioco evidentissima confermano le buone sensazioni che aveva trasmesso ad agosto, quando si era segnalato per i gol e il talento palla al piede; a parer mio è inferiore solo a Muniain come partner di Llorente, vedremo cosa deciderà Caparros nelle prossime partite. Gurpegi è l'altro uomo-copertina, non solo per il gol ma soprattutto per l'abnegazione e la capacità di adattamento che lo portano a saper essere decisivo in più di una posizione. Llorente è a quota tre gol in tre partite: serve altro da un centravanti? Aurtenetxe conferma di essere solido e affidabile, Javi Martinez mostra una condizione in crescendo.
Giornata-no per Iraizoz: commette un errore marchiano sul primo gol, non è particolarmente reattivo in occasione del secondo e rischia di combinare un'altra frittata a fine gara; in settimana si era parlato di un interessamento dell'Arsenal, di certo con questa prova non avrà convinto Wenger. Orbaiz, indicato da As come migliore in campo, a me non è piaciuto per nulla, sia per l'ormai cronica staticità che per la piattezza della sua regia; in rosa ci sono due prospetti come Iturraspe e Iñigo Perez, non sarebbe meglio provarli ogni tanto? Gabilondo regala l'ennesima prova incolore, la coppia San José-Amorebieta non è irreprensibile in occasione del 2-0.

sabato 11 settembre 2010

Stasera Athletic-Atletico.


De Marcos rientra nella lista dei convocati dopo l'assenza contro l'Hercules.

Seconda giornata di campionato e prima partita di prestigio della stagione 2010/2011 per l'Athletic: alle 22 scenderanno infatti sul terreno del San Mamés i Leoni e i "materassai" dell'Atletico Madrid. I nostri parenti poveri (l'Atletico venne fondato da alcuni studenti baschi residenti nella capitale come succursale dell'Athletic) sembrano d'improvviso diventati un'invincibile armata solo perché si sono aggiudicati la Supercoppa europea contro 11 zombi in maglia nerazzura, per poi vincere di goleada contro uno squadrone come lo Sporting Gijon; di fronte a questi due successi in serie - roba grossa - i giornali e l'ambiente colchonero si sono esaltati in maniera pazzesca, arrivando a delirare di un possibile ruolo da terzo incomodo per la vittoria della Liga. Come no. La partita di stasera rappresenta dunque un'occasione imperdibile per ridimensionare subito una delle nostre rivali storiche, che in questo momento viene pompata su tutti i media con una persistenza e una mancanza di obiettività che hanno quasi del ridicolo (per fare un esempio, oggi Marca.com titola sulla partita: "Primera prueba de fuego para el lider", come se l'Atletico fosse solo al comando e non in cima alla classifica dopo appena una giornata per differenza reti, peraltro a pari punti anche con l'Athletic). Caparros ha convocato i seguenti 18 giocatori: Iraizoz, Raúl; Ustaritz, Amorebieta, San José, Iraola, Aurtenetxe; David López, Iturraspe, Gabilondo, Susaeta, Orbaiz, Gurpegui, Javi Martínez; Muniain, De Marcos, Toquero, Llorente. Gabilondo e Toquero si sono pertanto ripresi dai loro infortuni, e bisogna dire che Gaizka ha fatto un mezzo miracolo recuperando in un paio di settimana dalla lesione alla caviglia che lo costrinse a uscire con le stampelle dallo stadio dell'Hercules; l'unica novità rispetto ad Alicante è rappresentata da De Marcos, inserito tra i convocati al posto di Castillo. Restano fuori per scelta tecnica anche Iñigo Perez, Balenziaga e Aitor Ocio, mentre Ion Velez e Koikili sono ancora infortunati. Nell'Atletico due assenze di rilievo, quelle di Fran Merida e soprattutto di Ujfalusi, colonna della difesa di Quique Sanchez Flores. Negli ultimi cinque anni i colchoneros hanno vinto per tre volte alla Cattedrale, anche se i precedenti a Bilbao restano nettamente a favore dei baschi, con 39 vittorie su 73 incontri (20 i successi madrileni, 14 i pareggi), l'ultima delle quali l'anno scorso, 1-0 con gol di Javi Martinez.

martedì 31 agosto 2010

1a giornata: Hercules 0-1 Athletic.


Capitan Gurpegi lotta a centrocampo (foto Athletic-club.net).

Hércules: Calatayud; Cortés, Abraham Paz, Pamarot, Peña; Fritzler, Abel Aguilar (57' Kiko); Tote, Tiago Gomes (84' Cristian), Sendoa (68' Thomert); Portillo.
Athletic Club:
Iraizoz; Iraola, Amorebieta, San José, Aurtenetxe; Susaeta (84' Iturraspe), Gurpegui, Javi Martínez, Gabilondo (54' Muniain); Toquero (39' David López), Llorente.
Reti:
46' Llorente.
Arbitro:
Rubinos Pérez (Colegio Madrileño)
Note: espulso all'89' Fritzler (H) per doppia ammonizione.

Si ricomincia esattamente da dove si era finito, e d'altra parte era quasi impossibile immaginare un Athletic diverso da quello uscito sabato sera con i tre punti dal Rico Perez. Il mercato estivo è stato pressoché nullo (i due nuovi acquisti Ibai e Igor Martinez hanno giocato con il Bilbao Athletic) e Caparros, forte dei risultati ottenuti sin qui, giustamente non ha ritenuto di dover cambiare niente dal punto di vista tattico, come era peraltro apparso chiaro nel precampionato. Ad Alicante i Leoni sono scesi in campo con una formazione identica per 9/11 a quella dello scorso anno: Gabilondo in luogo di Yeste e Aurtenetxe in campo dall'inizio sono state le uniche novità di rilievo. Anche la partita ha seguito la falsariga di tante esibizioni dei biancorossi, bravi a sfruttare l'episodio (un calcio di punizione dalla trequarti di Gabilondo deviato da Llorente alle spalle di Calatayud) ed a contenere la reazione dell'Hercules, squadra invero apparsa modesta e ancora priva dei giusti automatismi. Fin quando ha dovuto fare la partita l'Athletic si è visto solo con i soliti lanci lunghi per Llorente, con Toquero a correre intorno al numero 9 cercando di sfruttarne le sponde; dopo il gol, tuttavia, i Leoni sono apparsi più solidi (ottima la diga Gurpegi-Javi Martinez) e hanno mostrato qualche combinazione palla a terra grazie a Muniain, molto ispirato nel suo ruolo naturale di seconda punta. Gli alicantini hanno tentato una reazione ma sono stati frenati dalla presenza di un Portillo involuto e inguardabile, lontanissimo dal giovane bomber che vinse una Coppa dei Campioni col Madrid diversi anni fa; con Valdez e Trezeguet in campo sarebbe stato un altro discorso, anche perché la difesa bilbaina ha scricchiolato su un paio di iniziative dell'ottimo Tote. Insomma, primi tre punti col minimo sforzo: l'inizio ideale per un Athletic che quest'anno vuole centrare l'Europa.

Pagelle dell'Athletic.

Iraizoz 6,5: si guadagna la pagnotta chiudendo lo specchio a Portillo nel primo tempo e mostrando sicurezza in occasione del forcing finale dell'Hercules.
Iraola 6: non soffre l'ex canterano biancorosso Sendoa, ma spinge poco rispetto ai suoi standard.
San José 5,5: si perde Portillo nell'occasione del primo tempo e buca il lancio di Tote spalacando la porta all'ex Osasuna nel secondo.
Amorebieta 6-: nel contesto di un pomeriggio tranquillo sbanda pericolosamente un paio di volte.
Aurtenetxe 6,5: è un terzino adattato e bada poco a salire, tuttavia assicura una copertura diligente della sua zona, senza contare che l'esperienza accumulata in Primera sarà utile in previsione di un futuro utilizzo da centrale; tirando le somme, un buon esordio.
Susaeta 7: uno dei pochi capaci di creare superiorità numerica e pericoli per la difesa avversaria. Sfiora la rete due volte, clamorosa la punizione che dà l'illusione del gol al 37' del primo tempo (dall'84' Iturraspe s.v.).
Gurpegi 6: quando c'è da impostare non si vede mai, ma è utilissimo come diga davanti alla difesa dopo il vantaggio.
Javi Martinez 6,5: prima frazione col freno a mano tirato, si scioglie progressivamente nella ripresa e finisce per dominare il centrocampo con le sue ampie falcate.
Gabilondo 6: come sempre non fa niente di trascendentale, però mette sulla testa di Llorente il pallone della vittoria (dal 54' Muniain 6,5: quando prende palla è sempre in grado di inventare qualcosa. Caparros lo schiera seconda punta e lui lo ripaga con una mezz'ora di grande qualità. Da riprovare in questa posizione).
Toquero 6-: non riceve un pallone pulito e si arrangia come può fino all'infortunio che lo toglie dai giochi (dal 39' David Lopez 5,5: non lascia tracce di sè nel match).
Llorente 6+: invisibile per 89 minuti, appare quando serve e segna il gol che decide l'incontro.

Caparros 6: stupisce negativamente quando inserisce David Lopez per Toquero, spostando Susaeta a supporto di Llorente, ma riprende quota schierando finalmente Muniain nel suo ruolo naturale. La prestazione della squadra è tutt'altro che trascendentale, ma il suo calcio è questo e ormai dovremmo esserci abituati. I tre punti comunque li conquista, partire bene era importante e Jokin c'è riuscito.

domenica 29 agosto 2010

Si comincia.


Un giovane Amorebieta posa con la maglia della nazionale venezuelana.

La telenevole è finita: con un comunicato ufficiale sul proprio sito, l'Athletic ha reso nota la rinuncia di Amorebieta alla convocazione del Venezuela per le due amichevoli del 3 e del 7 settembre prossimi, nonché - si ipotizza - per qualunque impegno futuro della vinotinto. Diciamo la verità, Nando non esce bene da questa vicenda. Prima aveva dichiarato di essere disponibile a giocare per il Venezuela, paese in cui è nato e ha vissuto per i primi due anni (i genitori, baschi di Iurreta, si trovavano lì per lavoro); in seguito alla presa di posizione dell'Athletic, contrario per motivi logistici legati agli spostamenti in Sudamerica, il giocatore ha preso tempo, e infine ha rifiutato l'agognata convocazione giunta pochi giorni fa. Per me questa pantomima aveva l'unico scopo di indurre Del Bosque a chiamarlo, ed evidentemente sono bastate delle generiche parole di considerazione del selezionatore per indurre il numero 5 biancorosso a tornare sui suoi passi. Non mi sembra che Nando abbia fatto una gran figura con la federazione venezuelana (e neppure con quella spagnola), ma almeno adesso le cose sono state chiarite. Amorebieta, tra l'altro, è stato protagonista dell'unica offerta vera arrivata all'Athletic per un suo giocatore: i russi del Rubin Kazan si sono visti rifiutare da Macua e soci un'offerta di 12 milioni di euro. E' stato giusto rispedire i soldi al mittente? Forse sì, anche se resto convinto che entro un paio d'anni Nando debba essere venduto per poter evitare di cedere altri prezzi pregiati. In fondo, non è cero insostituibile...

Chiuso il caso-Amorebieta, possiamo parlare della nuova stagione della Liga che inizierà ufficialmente fra tre ore con Hercules-Athletic. La partita è subito molto importante, poiché il calendario balordo che presenta Atletico, Valencia, Barcellona e Siviglia nelle prime otto gionate di campionato costringe i Leoni a fare assolutamente punti contro le rivali più abbordabili, onde evitare di ritrovarsi a fine ottobre nelle zone basse della classifica. Per la sfida di questo pomeriggio Caparros ha convocato 19 giocatori: Iraizoz, Raúl; Ustaritz, Amorebieta, San José, Iraola, Castillo, Aurtenetxe; David López, Iturraspe, Gabilondo, Susaeta, Orbaiz, Gurpegui, Javi Martínez; Llorente, De Marcos, Toquero, Muniain. Sono rimasti a casa gli infortunati Koikili, Ramalho e Velez, nonché i due volti nuovi Ibai e Igor Martinez, lasciati fuori per scelta tecnica insieme a Iñigo Perez, Balenziaga e Aitor Ocio. La formazione si discosterà da quella tipica dell'anno scorso solo sulla fascia sinistra: il giovanissimo Aurtenetxe ha scalato le gerarchie in precampionato e dovrebbe partire titolare al posto di Castillo, mentre il vuoto lasciato dall'addio di Yeste verrà presumibilmente riempito da Gabilondo. A centrocampo i giornali indicano un doble pivote composto da Gurpegi e Javi Martinez, ma credo che Jokin potrebbe puntare fin da oggi su Iturraspe in luogo di Carlos. Uno sguardo ai nostri avversari di oggi: l'Hercules di Alicante è tornato in Primera dopo un'assenza di 13 anni ed è tuttora un cantiere aperto, tanto che il tecnico Esteban Vigo si è lamentato con la stampa per il ritardo con cui sono arrivati gli ultimi rinforzi, che infatti non giocheranno oggi (tra loro il paraguaiano Valdez, assenza benefica per l'Athletic). Nelle fila degli alicantini si segnalano le vecchie glorie Rufete e Portillo e il bilbaino Sendoa Agirre, giunto finalmente nella massima serie a 34 anni. I precedenti in Liga dell'Athletic al "Rico Perez" sono di 5 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte in 19 incontri; l'ultima partita in casa degli alicantini risale al 2007, quando i gol di Llorente e Del Horno permisero di pareggiare 2-2 l'andata dei sedicesimi di Copa del Rey (al ritorno finì 2-0 per l'Athletic).

martedì 17 agosto 2010

La pretemporada va avanti.



Innanzi tutto vorrei illustrare la foto con cui si apre il post: si tratta dei Leones Italianos (me compreso) in visita all'hotel genovese che ha ospitato l'Athletic prima della partita con il Genoa. Nel gruppone si possono riconoscere Caparros, Gurpegi e il mitico "Txopo" Iribar, disponibili e gentili come sempre.
La partita è stata molto meno allegra e divertente rispetto al clima della foto, anche se ci siamo dati da fare per sostenere la squadra per tutti i 90 minuti; purtroppo lo spettacolo sul campo è stato davvero inguardabile, più per colpa dell'Athletic che del Genoa, e la vittoria per 1-0 dei grifoni (seconda sconfitta consecutiva dei bilbaini dopo l'1-2 di Wolverhampton) è stata legittima. Jokin ha proposto una squadra plausibile nel suo undici titolare (almeno fino alla coppia di attaccanti Toquero-Muniain, troppo leggera), ma non è riuscito a dare alternative ad un gioco tutto basato sui lanci lunghi che si è rivelato fin troppo facile da leggere per gli imponenti centrali rossoblu. Insomma, tirando le some non si sono visti né tiri né occasioni da gol evidenti per i biancorossi, incapaci di sviluppare trame concrete dalla mediana in su; positiva, invece, la prova del reparto difensivo, con il duo Amorebieta-Ustaritz raramente in difficoltà e gli esterni Iraola e Aurtenetxe poco presenti in fase di spinta ma piuttosto diligenti in copertura. La presenza del giovanissimo Jon nella formazione di partenza non è più una novità: Caparros sembra ormai intenzionato a promuoverlo terzino sinistro titolare, cosa che porterà ad un sovraffollamento clamoroso in quel ruolo. Attualmente a contendersi la maglia numero 3 vi sono infatti Aurtenetxe, Koikili, Castillo e Balenziaga, troppi galli per un solo pollaio, e non a caso stanno circolando voci su una possibile cessione di almeno uno di questi quattro giocatori (Castillo il più gettonato, giacché Koi è una riserva ideale e Balenziaga è stato spesso schierato ala sinistra). A proposito di movimenti in uscita, dispiace riportare la notizia del prestito di Diaz de Cerio al Cordoba, compagine di Segunda Division; la motivazione ufficiale è che all'ex attaccante della Real Sociedad servono minuti per ritrovare la forma migliore dopo il grave infortunio di quasi due anni fa, tuttavia sono spinto a credere che il rendimento del giocatore sia stato ritenuto insufficiente dalla guida tecnica dell'Athletic, soprattutto considerando l'abbondanza di giocatori offensivi nella rosa dei Leoni. Mi piacerebbe sapere, a questo punto, le motivazioni che hanno portato all'acquisto di un calciatore praticamente mai utilizzato da Caparros, la cui vicenda mi ricorda sinistramente quella di Zubiaurre; una domanda sorge spontanea, per dirla alla Lubrano: il mercato viene fatto in accordo con l'allenatore oppure Caparros non viene consultato?